Un affascinante romanzo storico proposto da uno storico inglese,un intreccio complesso ed affascinante di storia e fantasia, pensiero orientale e teologia occidentale, qualcosa che possiamo giudicare a metà strada tra Il nome della Rosa , Vathek di Beckford, e Le mille e una notte.
L’incubo arabo ,
Robert Irwin ,
Meridiano Zero
« L’Incubo Arabo è osceno e terribile, monotono e tuttavia orrendo. Visita le sue vittime ogni notte, eppure una delle sue caratteristiche è quella di non venire mai ricordato la mattina…»
1486. Attraversando il Cairo sulla strada del sepolcro di Santa Caterina, il giovane pellegrino inglese Balian ha un obiettivo ulteriore: spiare, al servizio della corona francese, le sospette attività della corte mamelucca. Ma la situazione è più aggrovigliata di quello che crede: l’improvviso rapimento di un mercante veneziano, suo compagno di viaggio, lo mette davanti a un complesso intrigo politico, che lo confonde sugli scopi reali della sua missione. E il suo disorientamento è solo all’inizio: Balian diviene preda di sogni confusi, dai quali si risveglia perdendo fiotti di sangue dal naso e dalla bocca. Il giovane pellegrino sospetta di essere caduto vittima dell’Incubo Arabo, un oscuro incantesimo che provoca ogni notte un dolore infinito senza lasciarne consapevolezza, e comincia a cercare una via di fuga dal Cairo. Avvolto in una dimensione surreale in cui non distingue più gli incubi dalla veglia, Balian finisce però per impigliarsi nella rete tesagli da alcuni enigmatici personaggi: l’inquietante Padre dei Gatti, che vuole il controllo dei sogni degli uomini, la seducente Zuleika, che promette di iniziarlo ai misteri dell’eros, Yoll il cantastorie, Fatima della Morte. Comincia così la sua discesa in un mondo sotterraneo, popolato di prostitute e maghi egiziani, dervisci ridenti e ordini di cavalieri lebbrosi: figure ibride e fantasmagoriche che non sono mai ciò che sembrano, e che lo trascinano nel cuore dell’incubo, al centro di una sfida di cui non può prevedere la portata.
Sogni dentro sogni, racconti nei racconti, inversioni e soluzioni apparenti: a metà strada tra Le Mille e una notte e una novella di Borges, il romanzo di Irwin riesce a unire in una narrazione appassionante la fantasia e l’erudizione, le riflessioni filosofiche e l’immaginifico, i paradossi della circolarità e il divertimento. Un gioco attraverso l’universo delle immagini e l’ebbrezza delle similitudini, gli inganni degli specchi e le illusioni della duplicità, dove ogni forma riverbera nel suo doppio maligno, rendendo impossibile distinguere l’amico dal nemico.
Robert Graham Irwin (1946), scrittore inglese. È stato professore di Storia Medievale all’Università di St. Andrews, di Arabo e Storia del Medio Oriente alle Università di Cambridge e Oxford. Ha pubblicato saggi, racconti e romanzi.
L’Incubo Arabo dell’inglese Robert Irwin è una sorta di dichiarato omaggio alle mille e una notte, un’avventura pseudo-esotica in cui s’incontrano e si accavallano tutti i più favolosi luoghi comuni dell’orientalità narrativa, dei misteri legati al mondo sconfinato della fantasia. Le vicende senza sbarramenti logico-temporali del protagonista – il giovane pellegrino-spia inglese Balian – trovano una loro collocazione nella volontà umana di raccontarsi e di creare leggende necessarie al cammino dei popoli e delle loro tradizioni. L’lncubo Arabo è un incantesimo diabolico nel quale ogni notte la malcapitata vittima sogna mondi e personaggi legati alla realtà come se vivesse un’esistenza parallela: i risvegli sono dolorosi, con fiotti di sangue dal naso e dalla bocca e la sensazione di appartenere a universi simili ma sempre più irreali. La vittima di turno e ovviamente Balian, nella caotica geografia del Cairo nel 1486: arrivato in città, il giovane non riesce più a uscirne, e tra incontri magici – Zuleika, la signora dell’amore, il diabolico Padre dei Gatti, il putrido cantastorie Yoll – e fughe in universi senza limiti di sensazioni, la sua odissea attraversa un percorso labirintico, surreale, in cui ogni accadimento rappresenta la verità e il suo contrario, in una sfida al lettore che è la scommessa – talvolta un po’ ostica – della letteratura.