un noir dai tratti angoscianti, non consolatorio, che esplora con durezza i territori del dolore e quelli della vendetta: l’uccisione di un figlio e l’odio per il suo assassino.
Dario Camilotto, L’uomo di Innichen, Mursia
«Se avete un figlio,
e un uomo lo uccide,
non affidate quell’uomo
al giudizio di Dio e non consegnatelo
al castigo degli uomini.
Cercatelo, trovatelo,
e strappategli il cuore.»
La notte in cui Roby è stato falciato da un pirata della strada per Dan sono morte le speranze di poter diventare, un giorno, un bravo padre. Tutto finito, sepolto insieme alla piccola bara bianca. A lui restano solo i sensi di colpa, la disperazione e il bisogno di sapere chi è stato a portargli via quella fragile vita. Un bisogno che lo porterà a inseguire una traccia quasi invisibile e, passo dopo passo, lo precipiterà nell’orrore di un abisso mentale sepolto in un passato torbido e tremendo.
Incalzante come una battuta di caccia che si snoda da Milano a Novara fino alle montagne dell’Alto Adige, un noir che avvolge il lettore in una trama serrata e avvincente di amore, dolore e vendetta. Una storia in cui le colpe dei padri ricadono, senza pietà, sui figli.
Dario Camilotto, nato a Torino nel 1960, ha lavorato come art-director in un’agenzia pubblicitaria di Monza e come responsabile comunicazione in un gruppo industriale di Novara. Affianca l’attività di consulente d’immagine a quella di scrittore. Con Mursia ha pubblicato Il manipolatore di sogni (2005), il noir che l’ha fatto conoscere al pubblico italiano.