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Archive for giugno 2011

Il tratto ironico e raffinato di Quentin Blake ben si presta ad accostarsi ai brillante testo di John Yeoman in questo ottimo libro illustrato per lettori dai 4 anni.

John Yeoman e Quentin Blake
ATTENTI AL GATTO!, Il castoro

Un’irresistibile e allegra storia di amicizia e solidarietà tra centinaia di topolini e… un gatto un po’ insicuro di sé, con le straordinarie illustrazioni di Quentin Blake.
Un burbero mugnaio ha un grosso problema al suo mulino: i topi! Deciso a risolvere il problema, si affida alla più classica delle armi: un gatto. Ma non ha fatto bene i suoi conti: la vispa banda di sorcetti è troppo furba, e il micio non riesce ad acchiapparne neanche uno, con gravi ripercussioni sulla propria autostima!
Quando però il mugnaio minaccia di gettare il gatto incompetente nel fiume, verrà gabbato da un’imprevedibile alleanza…
Un albo ironico, divertente, che si schiera dalla parte dei più piccoli. Intelligenza, amicizia e allegria vincono sempre contro ogni prepotenza dei grandi.
Traduzione di Gina Maneri.

E che Quentin Blake sia un maestro nel ritratte topi (e anche gatti) lo dimostra anche questa sua stampa, tirata e firmata in 195 esemplari, in esposizione presso Atlantide:

catch a mouse

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Marcel Beyer, Schriftsteller, vor dem Literatu...

Image via Wikipedia

Il bombardamento di Dresda è il doloroso spunto per le riflessioni alla base di questo toccante romanzo: la paura nelle sue forme, la paura come cartina al tornasole del secolo passato, il comune sentire di umani ed animali nei suoi confronti. Un ornitologo in pensione, testimone di quel tragico fatto della Seconda Guerra Mondiale, intraprende un viaggio della memoria in parallelo agli studi sul suo celebre maestro, uno zoologo di fama mondiale.

Una visita inaspettata induce Hermann Funk, un ornitologo ormai in pensione, a ripercorrere l’esistenza del suo grande maestro e padre putativo Ludwig Kaltenburg. E gli fornisce lo spunto per rievocare i momenti salienti della propria vita e tornare a riflettere su un libro ormai famoso, quelle Forme originarie della paura in cui Kaltenburg, raffrontando comportamento umano e animale, aveva fornito la chiave per interpretare il comune sentire di tutto il Novecento.

Forme originarie della paura, Marcel Beyer, Einaudi

«Un libro di storie che con la magia della lingua infrange il silenzio che grava sulla Storia».
Neue Zürcher Zeitung

Quando Dresda bruciò, nel febbraio del 1945, dal cielo piovvero uccelli carbonizzati e nel grande parco della città si radunarono, atterriti, gli animali fuggiti dallo zoo. Hermann Funk, all’epoca un ragazzino, si trovava nel bel mezzo di quell’inferno. Non lo scorderà per tutta la vita: nei bombardamenti perse entrambi i genitori. E la visione degli animali bruciati lo spingerà a dedicarsi all’ornitologia, studiando e successivamente lavorando sotto la guida dell’eccentrico e per molti versi ambiguo Ludwig Kaltenburg, un amico di famiglia e il più famoso zoologo ed etologo del XX secolo.
Il professore lo vuole con sé quando, nel secondo dopoguerra, accetta l’offerta di creare, appena fuori Dresda, un Istituto di ricerca destinato a consolidare definitivamente la sua fama internazionale ma soprattutto a dare lustro al primo stato socialista tedesco, la Repubblica democratica tedesca. Il giovane lo vedrà muoversi con apparente disinvoltura fra i complessi meccanismi dello stato e le sottigliezze ideologiche del partito, attraversare i drammatici mutamenti degli anni Cinquanta, dal «complotto dei medici» a Mosca, al caso Slánsky? a Praga, all’Insurrezione ungherese e infine, dopo la costruzione del Muro e la misteriosa strage delle sue amate taccole, lasciare per sempre la Rdt e stabilirsi nuovamente in Austria.
Ma soprattutto è al suo fianco quando Kaltenburg, attirando su di sé le critiche dei colleghi, decide di sconfinare dal terreno di ricerca che gli è proprio, la zoologia, per dedicarsi, nel saggio Forme originarie della paura, che rappresenterà la summa delle sue ricerche, a un raffronto fra i comportamenti di panico negli animali e negli essere umani.
La paura appare così come il sentimento dominante di tutto il XX secolo e pervade, nelle sue declinazioni individuali, politiche, sociali, ogni pagina del romanzo di Marcel Beyer che anche in questa occasione si rivela uno straordinario osservatore dei percorsi umani e in questi della nostra storia.

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