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Posts contrassegnato dai tag ‘amazon’

 

 

Amazon.com shipping follies

Amazon.com shipping follies (Photo credit: Tom Harwood)

 

http://www.amazonanonymous.org/

 

It’s time to break Amazon’s bad habits

 

They say the first step to recovery is admitting you’ve got problems, and Amazon has certainly stocked up a few. Our packages are delivered fast – but Amazon’s business practices are not made to order. They aren’t going to own up anytime soon – so let’s help them on the road to recovery. To name some ‘prime’ issues:

Billions in sales but paying workers poverty wages!

 

Receiving more in government subsidies than it pays in corporation tax

Employing human beings, but treating them like robots

Crushing independent retailers it claims to help

Crushing independent retailers it claims to help

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Qualche numero.

In Inghilterra la ditta è stata convocata dalla commissione dei lavori pubblici, alcuni deputati hanno definito “immorale” il loro comportamento.  Nello stesso Paese con un fatturato di 4,2 miliardi di sterline ha pagato 3,2 milioni di imposte: la sede in Lussemburgo occupa 380 persone contro le 21mila del Regno Unito, ma là le imposte sono diverse… Quello che manca alle entrate dello stato il risparmiatore lo risparmia in parte subito per poi versarlo allo stato quadruplicato in forma di imposte: qualcuno deve sostenere l’impalcatura dello stato, no?

In Inghilterra le grandi catene danno lavoro a 47 persone ogni dieci milioni di dollari di fatturato: amazon ha portato a 14 persone tale rapporto (studio dell’Institute for local self reliance). Alle 33 persone che mancano all’appello, verranno pagati sussidi di disoccupazione con i soldi dei contribuenti, speriamo…

Una famosa inchiesta di Milena Gabenelli, per Report,così si concludeva: ” Se io sono una multinazionale e ho in Italia dei rappresentanti che contrattano, negoziano con le case editrici, i produttori di giocattoli o di stufette, ma il magazzino con la merce e i dipendenti che spediscono, ce l’ho da un’altra parte, è un conto”,

“Ma se il magazzino l’ho qui, i dipendenti li ho qui, compro qui, vendo qui, produco reddito in Italia, le tasse le devo pagare in Italia o no? A chi di competenza accertare”.

I governi europie hanno denunciato perdite per un trilione di dollari (metteteci voi gli zero che servono) grazie all’elusione fiscale praticata da Google, Amazon, Apple.

Intanto, chi pensa di risparmiare un euro con il click online, si vede aumentare l’imposizione fiscale per bilanciare le sorti dell’economia. Ganzo!

(per non parlare del loro trattamento nei confronti dei propri lavoratori…)

 

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il migliore dei mondi è quello che promettono ai clienti. Ecco cosa c’è dietro il click, il reportage sul mondo di schiavi che viene alimentato con gli acquisti su Amazon. (sul discorso della tassazione, abbiamo già parlato…)

Jean Baptiste Malet, En Amazonie – un infiltrato nel “migliore dei mondi”

Kogoi Edizioni

In Amazon vige il silenzio stampa: i giornalisti non possono entrare e ai dipendenti non è consentito rilasciare interviste. Jean-Baptiste Malet, un giovane reporter investigativo, si fa reclutare da un’agenzia interinale per lavorare nell’équipe di notte presso il magazzino di Montélimar (Drôme). Inizia così il suo viaggio nel peggio del “nuovo mondo”. Ritmi di lavoro massacranti, hangar enormi dove i dipendenti sono costretti a scioperare per ottenere che venga acceso il riscaldamento e sempre sotto un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori per migliorare l’efficienza del colosso. Amazon ricorda “Tempi moderni” di Chaplin ma con un risvolto più inquietante: il mondo del precariato è diventato un sistema, è il “lavoro”.

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L’INCHIESTA DELLA BBC che ha svelato le condizioni di lavoro dei lavoratori (o è meglio chiamarli schiavi?) di Amazon. Occhio al CLICK, se non volete sentirvi complici di elusione fiscale alla grande, sfruttamento dei dipendenti, tecniche commerciali disinibite…

Amazon Kindle on Wikipedia

Amazon Kindle on Wikipedia (Photo credit: Wikipedia)

In Inghilterra la ditta è stata convocata dalla commissione dei lavori pubblici, alcuni deputati hanno definito “immorale” il loro comportamento.  Nello stesso Paese con un fatturato di 4,2 miliardi di sterline ha pagato 3,2 milioni di imposte: la sede in Lussemburgo occupa 380 persone contro le 21mila del Regno Unito, ma là le imposte sono diverse… Quello che manca alle entrate dello stato il consumatore lo risparmia in parte subito per poi versarlo allo stato quadruplicato in forma di imposte: qualcuno deve sostenere l’impalcatura dello stato, no? Se le grandi aziende si astengono, toccherà al singolo..

In Inghilterra le grandi catene danno lavoro a 47 persone ogni dieci milioni di dollari di fatturato: amazon ha portato a 14 persone tale rapporto (studio dell’Institute for local self reliance). Alle 33 persone che mancano all’appello, verranno pagati sussidi di disoccupazione con i soldi dei contribuenti, speriamo…

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 Evasione o elusione?

L’elusione è il meccanismo attraverso il quale il contribuente mira a evitare, ricorrendo a opportune scappatoie, il prelievo tributario a suo carico. Il fenomeno consiste nello sfruttamento delle smagliature delle norme tributarie al fine di realizzare un  risparmio d’imposta. Ad esempio, per conseguire un certo risultato economico, un soggetto può adottare in luogo della prevista forma contrattuale tipica una forma contrattuale anomala che raggiunga gli stessi effetti con un minor carico fiscale ( vedere qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Elusione_fiscale ).

Ora, se è illegale non emettere uno scontrino, è invece tutto in regola se si hanno al proprio servizio schiere di consulenti per evitare o limitare al massimo la tassazione. I sistemi per i grandi gruppi non mancano di certo, e le legislazioni degli Stati non sempre sono in grado (o non vogliono) di arginare il fenomeno. Ricordiamo che al cospetto di alcune multinazionali, molti stati contemporanei risultano essere ben poca cosa! Fissare la propria sede in territori ben disposti ad applicare tassazioni minime per le imprese (Irlanda, Lussemburgo) fanno risparmiare milioni di dollari di tasse….. Il meccanismo che abbiamo creato favorisce in tutto e per tutto i gruppi sempre più grossi e potenti, che schiacciano quelli più piccoli, spremono come limoni i consumatori (e ogni tanto devono essere salvati dal fallimento con i soldi dei contribuenti). E mentre i loro dividendi aumentano, tutti noi ci ritroviamo alla fine sempre più poveri. Ci deve essere qualcosa che non funziona al meglio!
http://italy.indymedia.org/n/7201/21-07-12/apple-multinazionale-prima-al-mondo-fatturat

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dopo Abebooks, uno dei grandi mercati del libro usato, fuori commercio, d’antiquariato del mondo, il gigante Amazon si è comprato anche Shelfari, una piattaforma di social networking per amanti del libro, dove è possibile elencare e giudicare i libri letti.

Proprio recentemente i librai Usa sono insorti contro l’editore Chelsea Green, che ha deciso di affidare la vendita del suo

Obama’s Challenge: America’s Economic Crisis and the Power of a Transformative Presidency in esclusiva ad Amazon nelle prime settimane di lancio.

Indizi che dovrebbero portare a valutare con attenzione i nuovi rapporti di forza che esistono nel mondo dell’editoria: per il pubblico è più sensato poter contare su una pluralità di soggetti per quanto riguarda l’offerta culturale, o preferire uno sconto immediato ed affidarsi a pochi monopoli?

La lettera del presidente dei librai Usa all’editore potete leggerla qui:

http://news.bookweb.org/6245.html

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dopo Abebooks, uno dei grandi mercati del libro usato, fuori commercio, d’antiquariato del mondo, il gigante Amazon si è comprato anche Shelfari, una piattaforma di social networking per amanti del libro, dove è possibile elencare e giudicare i libri letti.

Proprio recentemente i librai Usa sono insorti contro l’editore Chelsea Green, che ha deciso di affidare la vendita del suo

Obama’s Challenge: America’s Economic Crisis and the Power of a Transformative Presidency in esclusiva ad Amazon nelle prime settimane di lancio.

Indizi che dovrebbero portare a valutare con attenzione i nuovi rapporti di forza che esistono nel mondo dell’editoria: per il pubblico è più sensato poter contare su una pluralità di soggetti per quanto riguarda l’offerta culturale, o preferire uno sconto immediato ed affidarsi a pochi monopoli?

La lettera del presidente dei librai Usa all’editore potete leggerla qui:

http://news.bookweb.org/6245.html

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Amazon sta acquistando il più grande mercato di libri fuori commercio del mondo, ABEBOOKS, per una cifra che non è dato sapere, ma non immaginiamo esigua. Abebooks è on line dal 1996 e offre attraverso il suo sito i cataloghi di migliaia di librai da tutto il mondo, per piu di 110 milioni di libri, che pure è un bel numero. L’acquisizione sarà completata nel quarto trimestre del 2008. Abebooks continuerà ad avere la sua sede in Victoria, British Columbia. L’acquisizione arriva dopo quella di Audible, che offre on line qualcosa come 50000 audiolibri da scaricare….

Ormai Amazon è diventato il colosso numero uno nel mercato dei libri, capace di influenzare e modificare il comportamento degli editori, e terminiamo con le parole tratte da The bookshop blog:

http://bookshopblog.com/2008/08/01/amazon-to-purchase-abe-books/

” A sure sign of the times in which we live. Everybody buys their coffee at the same place, every goes to see the same handful of major films and now online we can all buy our books at the same place. yippee.”

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la notizia è fresca, proprio di oggi 31 luglio (compleano dell’autrice e di Hpotter, guarda caso). JK ROWLING ha annunciato che pubblicherà attraverso il suo istituto di beneficenza CHLDREN’S HIGH LEVEL GROUP The tales of Beedle The bard, in distribuzione nelle librerie dal 4 dicembre (in lingua inglese, of course). Il testo si compone di cinque brevi storie fantastiche, inzialmente era stato vergato in sette preziose copie dall’autrice lo scorso anno, e solo una era stata posta all’asta. Amazon si era aggiudata la singola copia, e ora collabora con Bloomsbury, Scholastic per il lancio del libro; che si arricchisce in questa versione per le masse di un commento di un professore emerito, nientepopodimeno che Albus Silente, carte trovate direttamente nel suo archivio.

132 pagine in totale, in due diverse edizioni, Standard Edition (6,99 sterline) e Collector Edition (50 sterline…)

Qui trovate una galleria fotografica del volume messo in asta nel 2007, che si è aggiudicato Amazon:

http://www.guardian.co.uk/books/gallery/2007/nov/20/harrypotter?picture=331321287

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Hachette è un colosso dell’editoria, ma Amazon non è certo piccolo…

Cosa succede se un grosso editore entra in rotta di collisione con il maggior sito di vendita online di libri? Se l’editore non accetta le condizioni del venditore, i suoi libri saranno messi lo stesso in evidenza, o ben celati agli occhi dei navigatori?

Hachette vs Amazon, lotta tra giganti, ecco cosa è successo:

http://www.thebookseller.com/news/59533-hachette-clashes-with-amazon.html

Amazon has removed from sale key front and backlist titles from across the Hachette Group: the UK’s largest publisher and online retailer are believed to be locked in a dispute over terms.

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