Feeds:
Articoli
Commenti

Posts contrassegnato dai tag ‘autori colombiani’

COLOMBIA

COLOMBIA (Photo credit: ho visto nina volare)

Colombia, sono gli anni della guerra senza esclusione di colpi tra narcotrafficanti per il controllo del traffico di droga, con le forze dell’esercito e della polizia che non stanno certo a guardare.
L’epopea corale narrata da questo narratore di razza è quella dei pesci piccoli e dell’universo che li circonda, ma non solo: desaparecidos, rivoluzionari, prostitute, artisti  e altri, accomunati dal vivere in un luogo in cui la morte scivola sempre accanto a te, in agguato. Naturale che il primo personaggio che si incontra sia un pluriassassino, capace di resistere per lunghe ore ad un assedio delle forze dell’ordine, seminando lutti. Da cui per incanto nascerà una nuova vita, alla ricerca di un punto fermo nella vita che travalichi le emergenze che lo circondano.

Dieci anni per scrivere questa ricostruzione della tragedia del suo Paese, “senza finzioni” come dice l’autore, 35 morti come gli anni dello zingaro diretta conseguenza dell’assedio al bandito, che è comunque il perno centrale della narrazione, poche ore basteranno al lettore per gustarsi questa opera dal ritmo narrativo intenso e rapido, che resterà poi a lungo dentro di lui!

Valeria Luiselli, Felisberto Hernandez, Juan Josè Saer: autori di assoluto livello presentati da pochi mesi da questo editore: necessario batter loro le mani per la validità delle scelte!

35 morti, Sergio Alvarez, La nuova frontiera
Traduzione dallo spagnolo (Colombia) di Elisa Tramontin

Un romanzo corale in cui riecheggiano la storia, la vita e le voci di un intero popolo. Trentacinque anni sempre in bilico tra speranze e cocenti delusioni, raccontati da un picaro moderno, che fa sempre quello che non dovrebbe e che si trova nel luogo sbagliato al momento sbagliato. Dalla nascita in Colombia fino alle ultime peripezie a Madrid, seguiamo con il fiato sospeso l’avventurosa vita del protagonista in un succedersi di situazioni raccontate con uno stile crudo e realista: “puttane rivoluzionarie” e rivoluzionari senza rivoluzione, mogli tradite e guerriglieri gelosi, teppisti da strada e giovani sognatori, desaparecidos e cantanti di vallenatos. Una scrittura impetuosa che si gonfia come un fiume in piena pagina dopo pagina, un miscuglio di voci che gridano la loro voglia di vivere in un Paese dove amore, sesso e morte si susseguono vorticosamente.
Sergio Álvarez, è nato nel 1965 a Bogotà. Figlio di un sognatore e di una maestra di scuola, ha sempre coniugato la passione per i libri con quella per l’avventura. Il suo primo romanzo La Lectora ha ottenuto il premio Silverio Cañada della Semana Negra di Gijón nel 2002. Sergio Álvarez ha dedicato dieci anni alla scrittura di 35 Morti, un romanzo che è frutto di approfondite ricerche sulla storia e sul mondo del narcotraffico in Colombia, nonché di numerosi viaggi in tutto il Paese.

Sergio Alvarez è nato nel 1965 a Bogotà. Figlio di un sognatore e di una maestra di scuola, ha sempre coniugato la passione per i libri con quella per l’avventura. Il suo primo romanzo La Lectora ha ottenuto il premio Silverio Canada della Semana Negra di Gijòn nel 2002. Sergio Alvarez ha dedicato dieci anni alla scrittura di 35 morti, un romanzo che è frutto di approfondite ricerche sulla storia e sul mondo del narcotraffico in Colombia, nonchè di numerosi viaggi in tutto il paese.

Read Full Post »

Mario Vargas Llosa lo ha definito una delle voci più originali dell’America Latina: come dargli torto? Lo seguiamo da Gli informatori, tra i migliori libri del 2009 ( ecco la nostra recensione http://buoneletture.wordpress.com/2009/09/17/gli-informatori-juan-gabriel-vasquez-ponte-alle-grazie-il-libro-del-cuore-della-settimana/ ), e aspettavamo questa sua nuova fatica letteraria, la terza in Italia, dopo Storia naturale del Costaguana.
Vásquez dice che ci sono due ragioni per scrivere contro le dottrine dominanti, siano storiche, politiche o sociali: una letteraria e una filosofica. In noi si trova una questione essenziale: ‘Chi ha il diritto di raccontare la nostra storia?’ Molti gruppi – governo, lo stato, la chiesa, i media – sono soliti dirci che il nostro passato è stato in un certo modo. Ma la storia è un racconto e, pertanto, ha sempre un punto di partenza  che nasce da un pregiudizio, e questo  porta a creare una versione ufficiale della nostra storia. Per fortuna, esiste il narratore, che ha il diritto e il dovere di guardare al passato e di fornire un’altra versione dei fatti. Il potere della parola è tale da creare una sorta di “isola” capace di resistere alle pressioni del potere, e non ci resta davvero che concordare con le sue affermazioni!
Ne Il rumore delle cose che cadono Vasquez riprende la prosa limpida (riportiamo accostamenti a Graham Greene e a Joseph Conrad) e lo schema narrativo de Gli informatori: il racconto in prima persona del protagonista conduce a più ampi orizzonti, illuminando il passato di violenza della Colombia, insanguinata dal sangue sparso dal potere e da quello dei narcotrafficanti, scrutando nelle vite di chi è cresciuto come se tutto ciò fosse inevitabile, triste quotidiano corollario dell’esistenza.

Juan Gabriel Vasquez, Il rumore delle cose che cadono, Ponte alle grazie
Traduzione di Silvia Sichel

Non appena fa la conoscenza di Ricardo Laverde, il giovane Antonio Yammara intuisce che nel passato dell’uomo si nasconde un segreto, forse anche più d’uno. La curiosità si trasforma in vera ossessione il giorno in cui Ricardo viene assassinato sotto gli occhi di Antonio, che a sua volta rimane gravemente ferito. Spinto dallo spasmodico bisogno di andare al fondo di quella brutale esecuzione che ha segnato per sempre anche la sua esistenza, Antonio comincerà a scavare nella vita di Ricardo, portando alla luce un passato legato a filo doppio con il destino di un Paese intero: la Colombia d’inizio anni Settanta, alle prese con l’ascesa del narcotraffico.
Premiato nel 2011 con l’Alfaguara, Il rumore delle cose che cadono prende le mosse dalla breve vicenda di un’amicizia impossibile per restituire, sul fragile filo della memoria dei suoi protagonisti, la commovente storia di un amore e il drammatico affresco di una nazione segnata dalla violenza.

non è certo un caso che Juan Gabriel Vasquez si interessi di Albert Camus: le tensioni morali sono forti in entrambi gli autori : ecco un video (in spagnolo)

Read Full Post »

Nelle recensioni apparse sulla stampa lo abbiamo visto spesso in compagnia de GLI INFORMATORI, di Juan Gabriel Vasquez, un libro che ci è piaciuto molto. Incuriositi, ci siamo accorti che diverse cose accomunano questi due testi: la necessità di indagare la memoria di un Paese, la Colombia, che ha dovuto subire parecchie offese nel corso del Ventesimo secolo, il solido impianto narrativo, la capacità di descrivere con passione e precisione i rapporti familiari tra i protagonisti. Dopo aver segnalato Gli informatori, tocca quindi a L’oblio che saremo!

Hector Abad Faciolince, L’oblio che saremo, Einaudi

Medellín, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez – medico, professore dell’Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani – viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. Vent’anni dopo Héctor Abad, suo figlio – ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo.

Medellín, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez – medico, professore dell’Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani – viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. È la fine annunciata di un uomo che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell’uguaglianza sociale, ai diritti, all’istruzione e alla salute degli esclusi in un Paese stretto nella morsa di narcotrafficanti e di politici reazionari.
Vent’anni dopo Héctor Abad, suo figlio – ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo.
Il risultato è un romanzo «bellissimo e commovente, e al tempo stesso la testimonianza di un reale impegno civile per la democrazia e la tolleranza», come ha scritto sulle pagine del «País» il filosofo Fernando Savater.

Scrivere sul proprio padre non è cosa facile. Ancor meno su un padre che non c’è più. E meno che mai su un padre famoso che è stato trucidato da uno squadrone della morte in una strada di Medellín a pochi giorni dalle elezioni locali in cui avrebbe dovuto correre per la carica di sindaco.
Educazione sentimentale, romanzo di formazione intellettuale e non solo, fotografia amara della società colombiana degli anni Settanta e Ottanta, dilaniata dall’irriducibile conflitto fra un’anima minoritaria di matrice liberal-democratica e il legnoso nucleo della più reazionaria conservazione, El olvido que seremos (titolo tratto da un verso di Borges) è un romanzo colmo di passione e di affetto, scritto con la testa e con il sangue, che commuove senza retorica, che fa indignare senza invocare vendetta.

Read Full Post »

vasquez

È un narratore di cui sentiremo parlare questo signor Vasquez, scelto anche da un panel di 2000 autori, critici e lettori come una delle voci più originali della generazione under 40 dell’America Latina. Il suo libro trae spunto da uno dei tanti fatti poco conosciuti della Seconda Guerra Mondiale: timorosi della crescita di consensi che otteneva il nazismo nei Paesi dell’America Latina, il Governo americano e il suo “braccio armatao”, la CIA decisero di mettere in guardia i governanti di quelle nazioni preparando una bella lista di presunti simpatizzanti nazi. Quel tipo di liste non è sempre preciso al cento per cento (e qui di certo l’autore ha voluto inserirvi un parallelo con la presente lotta al terrorismo), così capitò che insieme ai filo nazisti, latinoamericani sovente di provenienza europea, venissero ghettizzati, emarginati economicamente e a volte internati anche semplici immigrati, o rifugiati giunti dalla Germania. Come avvenne anche che molti funzionari e uomini di governo approfittassero della situazione per appropriarsi delle fortune accumulate da emigrati che nulla avevano a che fare con la politica. Questo è lo spunto per parlare di grande storia attraverso gli avvenimenti vissuti da una famiglia di rifugiati dalla Germania, arrivati prima che la loro posizione di ebrei li recasse a morte, raccontati in modo temporalmente non lineare attraverso la ricostruzione del più giovane, figlio di un celebre avvocato di Colombia.
La sua scrittura è solida, di ispirazione classica (qualcuno lo accosta a Conrad), e ha un bel modo di catturare l’attenzione del lettore dalle prime pagine:

Gli informatori, Juan Gabriel Vasquez, Ponte alle Grazie

Gabriel Santoro è un illustre avvocato colombiano, un oratore encomiabile, un uomo tutto d’un pezzo. Di colpo, però, qualcosa nel suo mondo di certezze comincia a scricchiolare: un libro, scritto dal figlio giornalista, diventa per lui un’insidia intollerabile. Perché mai la biografia di un’ebrea tedesca rifugiatasi in Colombia quarant’anni prima per scampare al regime nazista dovrebbe costituire per lui una minaccia? Che cosa induce un patriota esemplare come Gabriel a stigmatizzare la ricostruzione della catena di delazioni, sospetti e denunce che ha annientato i destini di tante famiglie nella Colombia degli anni Quaranta e a gettare discredito sul figlio?
Incrociando romanzo storico, genere noir e dramma psicologico in un’architettura a matrioska fatta di spie, abusi, liste nere e condanne, Juan Gabriel Vásquez mette a nudo con lucidità e audace spirito critico un capitolo scomodo della storia colombiana, scavando senza riserve nel torbido della coscienza nazionale e riscattandone una memoria disconosciuta, insabbiata, prostituita.

I GIUDIZI
Juan Gabriel Vásquez è una delle voci più originali della narrativa sudamericana. Gli informatori, una potente storia sulle ombre dell’immediato secondo dopoguerra, è la dimostrazione della sua fantasia, dell’eleganza e della sagacia della sua prosa.

Mario Vargas Llosa


Un’analisi acuta dei terribili effetti distruttivi del passato sul presente, l’appassionante rivelazione di una quinta poco conosciuta del teatro di guerra nazista.
John Banville


Vásquez esplora la zona grigia dell’agire e della coscienza, dove errori, tradimenti e segreti innescano una reazione a catena che condanna a una vita di delusioni.
Carlos Fuentes


Vásquez è un maestro di stile e linguaggio. L’analisi delle conseguenze che una singola azione può avere non soltanto su chi la compie ma, in un effetto a valanga, anche sugli altri, avvicina questo romanzo a Espiazione di Ian McEwan.
Guardian


La prospettiva storica, l’atmosfera da caccia alle streghe e il fanatismo politico accomunano Gli informatori a Ho sposato un comunista di Philip Roth.
El País

UN BRANO
La vita che ho ricevuto in eredità – questa vita in cui io non sono più il figlio di un oratore venerato, di un professore insignito di un’onorificenza e neppure dell’uomo che soffre in silenzio e che rivela poi pubblicamente di aver sofferto, bensì dell’essere in assoluto più spregevole: un uomo capace di tradire un amico e vendere la sua famiglia – è cominciata un lunedì, un paio di settimane dopo Capodanno, quando, attorno alle dieci di sera, dopo aver scaldato un piatto al microonde ed essermi seduto a gambe incrociate sul letto sfatto, proprio mentre mi accingevo a dare una scorsa al quotidiano del giorno che terminava, ho ricevuto una chiamata di Sara Guterman. Senza neanche salutare, Sara mi ha detto: lo stanno mandando in onda. Che voleva dire: sta succedendo. Sta succedendo quello che ci aspettavamo, certe cose di solito non si fanno pregare, accendi il televisore, senti come cambia la tua vita, e se hai una fotocamera, tirala fuori e filmati, immortala per i posteri le metamorfosi del tuo viso…

Juan Gabriel Vásquez è nato a Bogotá nel 1973. Ha studiato letteratura latinoamericana alla Sorbona e attualmente vive a Barcellona, dove unisce all’attività di scrittore quella di traduttore. Gli informatori è stao inserito tra i «libri del 2009» del Financial Times, è stato selezionato per il Foreign Fiction Prize 2009 dell’Independent e per il Warwick Prize for Writing 2009.

Read Full Post »

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 303 follower