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English: Roque Nublo, Gran Canaria, Canary Isl...

English: Roque Nublo, Gran Canaria, Canary Islands. Spain. Español: Roque Nublo, Gran Canaria, Islas Canarias. España. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Le Isole Canarie come un turista non si aspetta protagonista di questo giallo dai toni hard boiled: scordatevi i panorami da cartolina e le spiagge sempre calde, ecco invece le incursioni della mafia russa, il traffico di droga. Una nuova grafica di copertina per l’editore (era ora) e il ritorno di un “vecchio amico, il detective Blanco di nuovo a corto di soldi affiancato dal saggio nonno Colacho e dalla perfetta segretaria. Un contesto umano e geografico dipinto con passione!

 

Josè Correa, La traccia della sirena, Del Vecchio Editore

traduzione Montalto C.A. 

 

Las Palmas, nuova avventura di Ricardo Blanco, detective a Gran Canaria: il corpo smembrato di una ragazza viene rinvenuto sulla costa di La Laja. Unici indizi: un tatuaggio e una collana. Blanco si trova a dipanare un’intricata matassa di eventi legati al mondo della prostituzione e del traffico di droga, ci trascina con lui nel vorticoso brulicare di personaggi e ambienti oscuri e misteriosi. Com’è tipico del classico romanzo hard-boiled spennellato di contemporaneo humour nero, José Luis Correa ci presenta la Isla de Gran Canaria come mai l’avevamo vista prima, inquadrandone i lati bui e ravvivando il fascino del quotidiano, in un’esplosione di luci e di suoni di voci e di colori che di volta in volta evidenziano la forza di sentimenti, passioni e paure. Passo dopo passo, tratteggiando un’umanità varia e autentica, tra feste, ricorrenze, canzoni, fughe e inseguimenti, Correa ci lascia accompagnare il suo ironico e tagliente detective nelle indagini sul colpevole. Sobbalziamo accanto a lui nella sua Volkswagen e lo seguiamo con il fiato sospeso nella scoperta della verità, che non è mai così luminosa come si vorrebbe.

 

 

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winner

 

 

 

 

È un ufficiale di polizia che firma un thriller ambizioso e assolutamente coinvolgente dai toni piuttosto cupi, rivelando il lato in ombra della Spagna fascista di Franco, nella seconda metà del XX secolo. Un tradimento e un atto di violenza innescano una scia che attanaglierà una famiglia per generazioni, su uno sfondo di ingiustizia e di passione. Utilizzando due diversi punti di vista temporale Arbol parte dalla Spagna del 1941 per arrivare agli inizi degli anni Ottanta, ad una figura esile di donna che cercherà di fare i conti con il passato, con la colpa iniziale di un amante misterioso pronto prima a coinvolgere una giovane madre nel progetto di uccidere il marito fascista, per poi invece essere abbandonata al proprio destino.    Maria scoprirà a sue spese che la sua stessa storia non è scevra di sorprese, di malintesi ed errori di valutazione… Solo al termine della storia il complicato puzzle prenderà forma!

Il mio sole è nero,

 Victor Del Arbol, Mondadori
Traduttore Arpaia B.; Caputo I.

Mérida 1941: Isabel Mola tiene saldamente per mano suo figlio sul marciapiede di una stazione immersa nel silenzio. Deve lasciare la Spagna al più presto. Deve soprattutto lasciare suo marito, un crudele e fanatico falangista. Il complotto messo in atto per ucciderlo è fallito, Isabel è stata tradita dall’uomo che diceva di amarla. Non partirà. Barcellona 1977: Maria Bengoechea è una giovane avvocatessa che ha appena vinto una causa importante. E riuscita a far condannare un ispettore colpevole di aver torturato e ridotto in coma un informatore della polizia. Non sa di aver scoperchiato un tragico vaso di Pandora. La condanna di quell’ispettore riapre infatti un’oscura vicenda che affonda le sue radici nella Spagna filonazista degli anni successivi alla Guerra civile: un quarantennio di odi, vendette, furori, di cui Maria è stata sempre ignara, anche se scorrono nelle sue vene e hanno segnato a fondo la storia della sua famiglia. Qualcosa la unisce a quella Isabel scomparsa in una stazione di provincia, un legame tenuto per anni gelosamente segreto, una catena di intrighi, tradimenti, vendette che si sono perpetuate nel corso di tre generazioni, trasformando ogni volta le vittime in carnefici. E che oggi presentano il conto. Perché il passato non si dimentica, le colpe dei padri ricadono sempre sui figli, e il destino segue senza pietà il suo cammino circolare e inesorabile.

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Quanti sono gli scrittori sudamericani che vivono in Spagna? Qualcuno ha fatto un censimento? Sembra davvero siano tanti, e che ci donino anche opere molto interessanti. Come questo noir decisamente ironico se non divertente, popolato da singolari personaggi.
Il numero tre. Il protagonista, ufficialmente oscuro rappresentante di prodotti medicinali, in realtà efficientissimo killer al soldo dell’Azienda
I suoi due figli, con lui per una vacanza che però riserva qualche sorpresa. La destinazione cambia all’improvviso e diventa un campeggio  a cinque stelle per nudisti. E c’è anche un lavoretto da compiere per paparino…
La sua ex moglie e il suo nuovo amore, un giudice integerrimo
L’ex numero tre. Altro killer, passato a miglior vita, che continua ad essere ricordato però come “maestro d’esperienze”.
Uno scrittore di successo in vacanza. Andres Camilleri. Intellettuale, e amante della Sicilia

«Diffidare delle troppe coincidenze» gli viene spiegato al telefono, e questo dovrà affrontare Numero Tre in questa singolare “consegna”: insieme ai dubbi che cominceranno a spogliarsi del suo abito di freddo sterminatore, per intraprendere un percorso diverso, grazie anche ai consigli del Professore..

Carlos Salem
Nuda è la morte, Tropea
traduzione: Marchetti P.

Il ritmo veloce e la trama noir sono un successo e una garanzia di divertimento.”
El cultural

“Il suo stile, debitore di Soriano, Chandler e Bukowski, unisce violenza e risvolti umoristici, in un motore che funziona con il combustibile di una cosmovisione caustica: il suo è romanzo noir.”
Crítica de la Argentina

“Per Carlos Salem e per altri scrittori come Paco Ignacio Taibo II, il noir non corrisponde alla scrittura poliziesca latinoamericana: parlano di ‘nuovo romanzo d’avventura’. La particolarità dei loro personaggi è che amano la loro città, si vestono come tutti, e sono a un passo dal diventare i delinquenti che loro stessi perseguono.”
Littexpress
Carlos Salem

Il libro

Quest’estate in un campo di nudisti della Murcia qualcuno deve morire. Ma chi? È quello che intende verifi care il Numero Tre, uno dei più spietati assassini a pagamento della società di sicari nota come l’Azienda. Peccato che il Numero Tre si nasconda dietro l’anonima fi gura di Juanito Pérez Pérez, un timido rappresentante di medicinali sulla soglia dei quarant’anni, in vacanza con i suoi figli; e che in quel camping ci trovi la sua ex moglie, un giudice in prima linea nella lotta contro il crimine, un amico d’infanzia, un altro assassino particolarmente crudele, un ispettore di polizia che da anni sospetta della sua doppia identità e un’incognita amorosa di nome Yolanda. Per la prima volta Juanito si scopre letteralmente nudo, di fronte alla vita e di fronte alla morte. Sarà la straordinaria figura di Andrés Camilleri, professore in pensione e scrittore di successo, a ridargli fiducia, coinvolgendolo in appassionate discussioni e aiutandolo nella sua lotta contro l’Azienda, fi no al colpo di scena finale. Questo romanzo di Carlos Salem, dalla trama vertiginosa e sorprendente, è un noir anomalo che va molto al di là dei confini di genere per l’ironia che sprigiona dalle sue pagine, l’energica incisività dello stile e l’innovativo tema della morte come prodotto industriale.

Carlos Salem

Carlos Salem è nato a Buenos Aires nel 1959 e vive in Spagna dal 1988. Poeta, giornalista e scrittore, è tradotto in Francia e Germania. Considerato uno dei migliori narratori del panorama letterario spagnolo contemporaneo, insegna scrittura creativa a Madrid e Ginevra, e ha ricevuto molti premi sia in Spagna che in Francia. Nuda è la morte ha ricevuto il Premio Novelpol per il miglior romanzo poliziesco e il Paris Noir (per il quale era in competizione anche Petros Markaris).

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Altro libro che pare un noir, con gli stilemi classici del genere, per poi aprirsi a più universali e spettacolari orizzonti. L’autore è tra i più stimati scrittori spagnoli contemporanei, vincitore del Premio Planeta con Il mondo, sempre edito Passigli, e di altri riconoscimenti letterari. Carta straccia avvolge il lettore nel suo universo composto da una città insospettamente piovosa (Madrid), due protagonisti sospesi tra l’amicizia e l’odio, altri che si aggiungono a creare un gioco raffinato che conduce alla sorpresa finale. Due i personaggi principali, amici dai tempi dell’adolescenza, che forse si detestano. Uno di loro lo incontreremo solo per poche pagine, e finirà vittima di un apparente suicidio, in cui molte cose non tornano. L’ironia che avvolge tutto il libro (immaginate una sorta di Grande Lebowski dai toni letterari), i dettagli gustosi (una incredibile carrellata di strani taxisti, tra gli altri), le pungenti riflessioni sulla vita del giornalista – investigatore, l’azzeccata distribuzione delle parti agli altri personaggi che compaiono (una quasi fatale femme, una “fidanzata” comune, un commissario di polizia quasi in pensione…) danno vita ad un libro da leggere d’un fiato e da ricordare!

Juan Josè Millas, Carta straccia, Passigli
traduzione di Paola Tomasinelli

Partendo da un assunto tipico del genere poliziesco – un assassinio dall’apparenza di un suicidio e un assassino che non sembra mai essere tale – Juan José Millás costruisce un romanzo che, mentre da un lato esalta le caratteristiche del genere, dall’altro se ne serve per affrontare un tema che è insieme psicologico e letterario: il conflitto tra ciò che siamo e ciò che vorremmo essere, tra l’apparenza e la realtà. Il racconto procede con la velocità e la sobrietà di un copione cinematografico, in uno stile agile e disinvolto che però non vuole rinunciare a nessuno dei diversi registri, mescolando parodia e melodramma, humor e lirismo.

I personaggi, tutti caratterizzati da tratti inconfondibili e da dialoghi brillanti, alla fine sembrano tutti coinvolti in un gioco più grande di loro, in una sorta di metafisica confusione dei ruoli che irride alle loro personalità, alle loro stesse identità, fino ad arrivare al ribaltamento conclusivo che costituisce il sorprendente finale del romanzo, e, insieme, l’estremo suggello parodico del genere poliziesco.

L’autore:

Nato a Valencia nel 1946, Juan José Millás è uno dei maggiori scrittori spagnoli contemporanei. In questa stessa collana è apparso il suo romanzo Il mondo, che ha vinto il prestigioso Premio Planeta nel 2007. Fra le altre sue opere ricordiamo: Non guardare sotto il letto (Il Saggiatore 2002), Racconti di adulteri disorientati (Einaudi 2004), La solitudine di Elena (Einaudi 2006), Laura e Julio (Einaudi 2007). Nel maggio 2006 Juan José Millás ha ricevuto la laurea honris causa dall’Università di Torino.

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crime

 

Ha vinto il Premio Planeta nel 1984 con Cronaca sentimentale in rosso  e il Premio Novela Negra nel 2007 con Mistero di strada , sta ottenendo un crescente successo di pubblico e critica anche in Italia: parliamo di Francisco Gonzales Ledesma. L’editore Giano ha deciso di dedicargli spazio con questo suo noir per inaugurare una collana destinata ad accogliere il noir di qualità, per il romanzo criminale che diventa letteratura, grandi autori del genere provenienti da ogni angolo del mondo. LE CIVETTE!
In questa occasione, le indagini dell’anziano commissario Mendez dovranno spostarsi dall’amata Barcellona prima a Madrid, per giungere anche a Parigi… Non mancano però le consuete emozioni che l’autore riesce a donarci!

Francisco Gonzales Ledesma, Il peccato, Giano

È un mattino come tanti in plaza Santa Ana a Madrid. Le panchine sono affollate di pensionati che non hanno niente da fare tranne alimentare la speranza segreta che muoia prima il tizio seduto di fianco. Un gruppo di ragazze prende al bar l’ultimo caffè prima di infilarsi nella casa di doña Lorena Dosantos, il laboratorio per fornicare più misericordioso di tutta Madrid. Sono per lo più signorine di provincia, esperte in cucina, in ricamo, in buone maniere e altre arti antiche, che si sono ritrovate a venticinque anni in un paese di disoccupati. Doña Lorena Dosantos le ha accolte nel suo atelier, frequentato da clienti capaci di coltivare una viva ammirazione per le loro pupille, di cui apprezzano la calma, la modestia, il sapersi comportare e altre nobili virtú. Nessuno nota la presenza di un pensionato che se ne sta seduto su una panchina al sole, con la testa appoggiata allo schienale e la bocca aperta come una lucertola. È un signore dall’aspetto tanto rispettabile. Un cappello gli nasconde il volto, ma ha la testa troppo incassata. E i preti che se lo vengono a prendere – preti vestiti come i preti di una volta, come i canonici di Toledo o quelli dei canti gregoriani dopo cena – lo caricano su una bella macchina come fosse un sacco di patate. Chi sia il vecchio gentiluomo, Méndez, il valente poliziotto male in arnese dopo anni di pessimo cibo d’osteria e di bordelli, lo apprende qualche giorno dopo. Al Comando Supremo di Barcellona gli spiattellano la cruda verità: il pensionato dalla testa incassata è un cliente molto in vista, stecchito nella casa della signora Dosantos, o meglio premiato con una morte che tutti i rispettabili signori di questo mondo agognano. Il problema è che altri sono vivi, e in modo particolare le alte personalità che godono della misericordia di doña Lorena Dosantos, presidenti del consiglio e d’amministrazione, economisti dello Stato, notai e altri maschi che non sono mai stati a dieta e che non si vogliono certo compromettere. Méndez deve andare immediatamente a Madrid e, da vecchio sbirro qual è, portare a termine la sua missione: intorbidire le acque perché nulla trapeli. Ma, arrivato a Madrid e messosi in contatto con il collega Fortes, Méndez scopre che c’è ben altro, e non da insabbiare, bensì da indagare: una registrazione illegale fatta da microspie in un elegante appartamento dell’elegantissimo quartiere Serrano svela un altro omicidio, perpetrato in modo ripugnante ai danni di una ragazza il cui cadavere non si trova da nessuna parte. E, come se non bastasse, entrato nella casa dove vive la giovanissima e splendida seconda moglie del rispettabile gentiluomo di plaza Santa Ana, Méndez vede spuntare da sotto un letto un paio di gambe snelle e lunghe, un pezzetto di gonna dai colori sgargianti, un pube nudo…

Francisco González Ledesma è nato a Barcellona nel 1927. A 21 anni ha vinto il Premio Internazionale per il Romanzo con Tiempo de venganza assegnato da una giuria in cui erano presenti Somerset Maugham e Walter Starkie. Durante il franchismo ha scritto una serie di romanzi, censurati dal regime, che gli hanno permesso di ottenere il Premio Planeta e per ben due volte il Premio Mystère per il migliore romanzo straniero pubblicato in Francia. Caporedattore di «La Vanguardia», ha scritto, tra l’altro, Cronica sentimental en rojo, Premio Planeta 1984, e Soldados. Con lo pseudonimo di Enrique Moriel, ha scritto La ciudad sin tiempo.
Con Giano ha pubblicato Mistero di strada, che ha avuto uno straordinario successo di pubblico e di critica e ha vinto il Premio Novela Negra 2007, Storia di un dio da marciapiede (2009) e La dama del Kashmir (2009).

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Velázquez uses subtle highlights and shading o...

Velázquez uses subtle highlights and shading on the face and clothes. (Photo credit: Wikipedia)

l ritratto di Venere di Riccardo De Palo, pubblicato da Cavallo di ferro, è dedicato ad uno dei pittori simbolo della ricca Spagna del Siglo de oro,  Diego Velasquez. Un’epoca florida e piena di tutti gli elementi che si possono immaginare: il potere e il lusso sfrenato, l’estrema ricchezza dei pochi e le miserie dei tanti. Riccardo de Palo ha creato una magnifica ricostruzione storica, dando vita attraverso una lunga confessione al ritratto di un grande artista, con i suoi sogni e le sue passioni.

IL RITRATTO DI VENERE,Riccardo de Palo, Cavallo di Ferro

Il pittore Diego Velázquez, artista preferito del re Filippo IV di Spagna, scrive in punto di morte una lettera all’amico Juan de Córdoba, raccontandogli la propria vita da quando era apprendista nella bottega del maestro Pacheco fino all’ultimo incarico ufficiale che lo ha prostrato e costretto a letto.
Dopo le nozze con Juana e le prime prove artistiche, grazie alle sue incredibili doti, Velázquez viene presto invitato a corte, dove diventa testimone privilegiato del «Siglo de oro» dell’arte e della letteratura spagnola. Potrà dunque incontrare molti dei grandi protagonisti del tempo, come Francisco de Quevedo, Luis de Góngora, Calderón de la Barca, Lope de Vega.
E sarà il pittore Rubens a convincerlo della necessità di fare il primo viaggio in Italia per studiare i capolavori di Michelangelo, di Raffaello, di Tintoretto.
Pur sentendo un forte legame con questa terra e nonostante la vita di corte a Madrid gli vada stretta, Velázquez riuscirà a tornare a Roma soltanto a cinquant’anni, incaricato dal sovrano di acquisire inestimabili opere d’arte per adornare il palazzo reale. Ma stavolta, quando sarà costretto a fare ritorno ai suoi doveri, porterà con sé molto più di un’esperienza artistica senza pari, dovrà combattere con una passione trascinante.
Questo colto e raffinato primo romanzo biografico sulla vita di Diego Velázquez, il «pittore dei pittori», racconta di un’epoca sfolgorante di arte e ricchezze, eppure sull’orlo di un baratro, in un’Europa bagnata dal sangue dello scontro fra i regni di Spagna e Francia.

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curioso trovare l’amarezza sconfinata e la disillusione nei confronti della società di Thomas Bernhard in un autore mediterraneo, cileno trapiantato in Spagna per la precisione. Ma questa è l’impressione che la lettura de Lucertola senza coda di procura, pur senza arrivare ai toni parossistici del grande autore austriaco. e’ un pittore disilluso dalla mercificazione dell’arte a dare sfogo alla sua amarezza in questo bel testo che La nuova frontiera propone, un libro in cui sono contenuti i temi cari all’autore: la realtà volgare e materialista, la ricerca di una utopia…

 

Josè Donoso, Lucertola senza coda, Cavallo di ferro

 

Antonio Muñoz-Roa è un pittore disilluso che vive nel totale isolamento della sua casa di Barcellona. Da giovane è stato un promettente membro del movimento informalista spagnolo, abbandonato all’improvviso quando stava per essere corrotto dalle leggi del mercato, desacralizzando così quel senso genuino che, secondo il pittore, era l’elemento indispensabile dell’opera d’arte. Durante una vacanza nell’entroterra catalano, non ancora contaminato dalle brutture del turismo di massa, il pittore scopre il borgo rurale di Dors e se ne innamora subito. Qui decide di trascorrere il resto della vita, in una delle tante case di pietra dove i locali non vogliono più stare. Presto, però, si scontrerà proprio con quegli abitanti del paese, conquistati dalla modernità che chiamano “progresso”, ignari del valore artistico ed estetico del loro villaggio. “Lucertola senza coda” è il romanzo inedito scoperto dalla figlia di Donoso tra le carte che suo padre aveva ceduto alla biblioteca dell’Università di Princeton. Rivisto e corretto dal critico Julio Ortega, questo libro recupera per i lettori la prosa nitida dello scrittore scomparso e contiene tutti i suoi temi poetici, primo fra tutti quello della ricerca dell’utopia, ricerca destinata a spezzarsi le ali contro la realtà sempre volgare e materialista.

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Mercè Rodoreda, una delle imprescindibili e importanti riscoperte letterarie degli ultimi anni, sembra illuminare con il potente flash di una prosa capace le scene che descrive, sottraendole per un attimo al buio da cui provengono per consegnarle alla memoria del lettore, tanta è l’impressione che se ne ricava. Alomaè uno dei suoi primi scritti (testo parzialmente rimaneggiato qualche decennio dopo), ma la mano era già esperta: prendono corpo così le strade e gli angoli di Barcellona, il giardino della casa di famiglia, i gesti quotidiani e i pensieri della protagonista, giovane alla scoperta della vita. Un gran libro!

 

 

 

 
Mercè Rodoreda, Aloma, La nuova frontiera

Aloma ha vent’anni e l’amore le fa schifo. Quando Robert, il cognato che vive in Argentina, arriva a Barcellona, interrompe la monotonia dei suoi giorni e devia il corso dei suoi pensieri sulla vita e sull’amore. Sarà difficile per lei ammettere, anche a se stessa, di essere stata colpita da quell’uomo affascinante ed esotico, che alterna gentilezze a scontrosità, e di averlo a sua volta colpito. Ma diventerà impossibile, nell’intimità della vita domestica, sottrarsi alla passione.

Con questo romanzo giovanile, poi ripreso nella maturità, Mercè Rodoreda ci parla, con la sua consueta profondità, dell’amore e dell’impossibilità dell’amore, dell’illusione e del disincanto.

Mercè Rodoreda (Barcellona 1908-1983), paragonata per lo stile e l’efficacia descrittiva a Virginia Woolf,è la scrittrice più letta e tradotta della letteratura catalana. Politicamente impegnata nell’attività antifascista, dopo la vittoria di Franco sceglie la via dell’esilio. Tornerà in patria solo nel 1972.
È autrice di numerosi romanzi e raccolte di racconti tra cui: Aloma, La piazza del Diamante, Via delle Camelie, Lo specchio rotto, Giardino sul mare, Quanta, quanta guerra, La mia Cristina e altri racconti.

 

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Enrique Vila-Matas.

Image via Wikipedia

Enrique Vila Matas, un autore di rilievo nel panorama della cultura europea contemporanea, di quelli che non cercano di blandire il lettore con formule commerciali o già viste, capace di sollecitare la sua attenzione e intelligenza, costringendolo a confrontarsi con la “lettura attiva”, come ben spiega in questo affascinante articolo ripreso nell’ultimo numero del Sole 24 ore domenicale. Una dichiarazione di amore per la letteratura, che ci ha colpito e che ci trova totalmente d’accordo,nella speranza di incontrare in libreria sempre più lettori “attivi”! Presentiamo così in copertina il suo ultimo libro di racconti, di fresca pubblicazione per Feltrinelli.

( http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2011-09-30/sente-esigenza-nuovo-patto-121237.shtml?uuid=AaZnMo8D  per leggere l’articolo )

Esploratori dell’abisso, Enrique Vila – Matas, Feltrinelli
“Voglio continuare a essere, come ha detto Kafka, un esploratore che avanza verso il vuoto, e continuare così a dare un senso alle mie parole”. Diciannove storie con cui Vila-Matas esplora e analizza l’abisso sul quale si sporgono buffi personaggi, sempre ai limiti della condizione umana. Personaggi che si trovano in un momento della loro vita in cui sono costretti a esplorare ciò che c’è oltre, a buttare uno sguardo al di là dei limiti umani, morali, sociali o fisici.
Il libro
Esploratori dell’abisso segna il ritorno di Enrique Vila-Matas al genere che ha maggiormente contribuito al suo successo: il racconto.
In queste diciannove storie Vila-Matas esplora e analizza l’abisso sul quale si sporgono buffi personaggi, sempre ai limiti della condizione umana. Personaggi che si trovano in un momento della loro vita in cui sono costretti a esplorare ciò che c’è oltre, a buttare uno sguardo al di là dei limiti umani, morali, sociali o fisici. Limiti che possono essere ciò che fisicamente un uomo non può fare o raggiungere, come il protagonista della spassosa novella fantascientifica Ho amato Bo costretto a vagare per sempre nello spazio e nell’universo infinito, ma sono anche la sfida quotidiana del celebre equilibrista Maurice Forest-Meyer che compare in più racconti, o l’andare oltre alla frontiera che separa la realtà dalla finzione, come in Perché lei non lo ha chiesto e scrivere un racconto commissionato da Sophie Calles.

“Enrique Vila-Matas, nato a Barcellona nel 1948, non è più soltanto uno scrittore ossessivo e sofisticato, è un grande scrittore, uno dei maggiori, in ogni lingua.”
Franco Cordelli, “Il Corriere della Sera”.

Enrique  Vila-Matas
Enrique Vila-Matas (Barcellona 1948) è autore di una vasta, provocatoria e personalissima opera narrativa, insieme intimista e sperimentale, elegante e sfrontata, che include romanzi, volumi di racconti, articoli e saggi

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Vladimir corregge testi, è al lavoro su I DEMONI di Dostoevskij quando l’11 marzo 2004 gli attentati dei terroristi sconvolgono Madrid. È questo il turning point da cui parte la riflessione del protagonista, che si porta dietro un grosso segreto. Un libro che parte da un richiamo ad un altro testo, Correzione di Thomas Bernhard, e già questo gli vale un bonus, per darci poi uno sguardo originale ai rapporti tra vita e narrazione, sui contatti umani e sulla solitudine.

Ricardo Menendez Salmon, Il correttore, Marcos Y Marcos
La mattina dell’11 marzo 2004 Vladimir corregge
le bozze dei Demoni di Dostoevskij sentendo il profumo del mare, quando l’orrore irrompe nella sua casa.
Il telefono gli porta la notizia della strage: un attentato ferroviario nella stazione di Atocha, centinaia di morti, migliaia di feriti.
Un errore gigantesco, a futura vergogna, che nessun correttore di bozze potrà mai correggere.
Vladimir e la moglie Zoe osservano lo spettacolo del male scorrere sullo schermo del televisore.
Le finzioni dei politici, le verità taciute, la nuova era della paura che dilaga.
Vladimir si aggrappa alla voce dei libri, così precisa e chiara per lui; Zoe alle tele dei maestri che pazientemente restaura, con dedizione.
Fortissimo è l’amore che li lega.
Eppure c’è qualcosa che irreparabilmente li separa.
Vladimir coltiva un mistero, un nodo oscuro.
Un enorme segreto che si culla, che lo fa sentire più libero, che non confesserà mai.

Ricardo Menéndez Salmón è nato a Gijón, “piccola Atene” nel cuore delle Asturie, nel 1971.
Ha studiato filosofia, è il direttore editoriale di una piccola casa editrice, scrive su quotidiani e riviste.
Con i suoi romanzi e racconti ha conquistato più di quaranta premi;
I cavalli blu, il racconto che abbiamo incluso nella raccolta Gridare,
ha vinto il Premio Juan Rulfo, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali riservati alla letteratura in lingua spagnola.
Il suo romanzo L’offesa è stato celebrato come la migliore opera
di narrativa pubblicata in Spagna nel 2007.
Ricardo Menéndez Salmón è una delle voci più ammirate della narrativa spagnola contemporanea

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