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Leopoldo Lugones

Leopoldo Lugones (Photo credit: Wikipedia)

Una voce narrante, appartentente ad una persona reclusa in un ospedale militare, temporaneo rifugio alle torture inflitte dagli sgherri del regime, ci conduce nell’inferno della dittatura che inflisse decenni terribili ai cittadini dell’Uruguay.  Una voce che, pur colpita ed umiliata, è ancora capace di vedere quanto accade intorno, di portare a noi la testimonianza di uomini inermi nelle mani dei militari. Una voce, quella dell’autore,  che appartiene realmente ad una persona che è passata da quelle stanze, ha subito le violenze e vi ha assistito. E che non vuole che l’oblio avvolga tutto!

Sala 8
Mauricio Rosencof, Nova Delphi
Collana: Contemporanea

La sala di un ospedale è vista e raccontata attraverso lo sguardo sconcertato di un desaparecido, che è stato nella Sala 8 prima di venire trasportato via e fatto sparire. I personaggi che giacciono sui letti sono creature distrutte ma non vinte, tratteggiate con commovente tenerezza. Sala 8 è una storia dove la morte è una presenza costante ma non viene mai nominata. Il dialogo con il passato, la ricerca disperata della verità e l’umanità sconsolata di chi non ha voluto arrendersi agli orrori della dittatura militare vengono raccontati dall’autore con ironia e affetto. Sala 8 è stato presentato al Museo della Memoria Haroldo Conti di Buenos Aires.

“Sala 8 è un delicato omaggio ai desaparecidos, reso nella consapevolezza dell’orrore inarrivabile a cui furono sottoposte centinaia di migliaia di persone sotto le dittature latinoamericane degli anni ’70 e ’80 e un ricordo dei compagni di sventura con cui Rosencof ha condiviso la sua permanenza nell’ospedale militare di Montevideo.”

il sito dell’editore è questo:
http://www.novadelphi.it/

e sempre dello stesso editore, non è superfluo citare anche questo testo di qualche mese fa, di un autore assai caro a Jorge Luis Borges.

Racconti fatali
Autore: Leopoldo Lugones
Collana: Le Sfingi

Maestro e primo interprete del racconto fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones raccolse in questo libro cinque testi brevi che, pubblicati nel 1924, vengono oggi tradotti in italiano per la prima volta. La nota comune a questi racconti è data proprio dall’aggettivo “fatali”. Fatalità intesa come forza inevitabile che sembra determinare gli eventi e le azioni dell’uomo, condizionandone in maniera inappellabile i risultati. Passiamo in questo modo dal tema esoterico, a lui caro, presente in racconti come Il vaso di alabastro o Il pugnale a inserimenti nel mito letterario tradizionale come in Agueda o ne Il segreto di Don Giovanni. Filo rosso che unisce queste storie è il fascino magnetico e troppo spesso fugace delle figure femminili che le attraversano, figure imprescindibili nella narrativa dello scrittore argentino, così come imprescindibile è la natura stessa del destino.

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Juan Carlos Onetti, da Montevideo (1909) è stato uno dei “padri fondatori” della moderna letteratura latinoamericana, fatto di atmosfere rarefatte e di una cupa visione della realtà, avvertita come processo di decadimento morale verso tristi orizzonti, dominati dalla decomposizione della società, in una sorta di annichilimento dell’essere. Si calò completamente nel suo universo, spesso incentrato su un ristretto angolo di mondo (Santa Maria), al punto da identificarsi pienamente con i mondi letterari e con i personaggi che veniva creando, distillando i toni di sottile angoscia che è possibile avvertire tra le sue pagine.

Ne Il cantiere troviamo Larsen, protagonista di cui non conosceremo mai il nome (solo la sua iniziale “E puntato”) già presente anche nelle pagine di un altro libro di Onetti,  Raccattacadaveri, detto per questo anche Raccatta, alle prese con le sue ansie di vendetta nei confronti del vecchio proprietario del CANTIERE, Petrus.

 Juan Carlos Onetti
Il cantiere, Edizioni Sur
traduzione di Ilide Carmignani
ISBN: 978-88-97505-21-1

Prefazione di José Donoso.

Dopo la fortunata riscoperta de Gli addii, SUR prosegue il piano delle riedizioni di tutte le opere di Juan Carlos Onetti, con uno dei più celebri romanzi del grande autore uruguaiano: Il cantiere (1961). Cinque anni dopo esserne stato esiliato con disonore, Larsen ritorna a Santa María, e ha un piano per il suo riscatto sociale: intraprende un serrato quanto patetico corteggiamento di Angélica Inés, la figlia del potente signorotto locale, Jeremías Petrus, e al contempo si fa assumere da questi come capo del cantiere navale di sua proprietà. Scoprirà ben presto che il cantiere è solo un cadente involucro al centro di un deserto, dove nulla accade da anni. Un nulla di cui però Larsen diventerà l’irreprensibile Direttore Generale…
La scrittura potente e affilata di Onetti (che rivive ora nell’eccellente nuova traduzione di Ilide Carmignani) tratteggia uno dei personaggi più riusciti della letteratura sudamericana del Novecento. Un gioiello letterario ritrovato, che mancava nelle librerie italiane da più di trent’anni.

Un assaggio del libro:
http://www.minimumfax.com//upload/files/sur/assaggio_onetti_il_cantiere.pdf

 

una intervista in spagnolo all’autore

 

 

 

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Quanti sono gli scrittori sudamericani che vivono in Spagna? Qualcuno ha fatto un censimento? Sembra davvero siano tanti, e che ci donino anche opere molto interessanti. Come questo noir decisamente ironico se non divertente, popolato da singolari personaggi.
Il numero tre. Il protagonista, ufficialmente oscuro rappresentante di prodotti medicinali, in realtà efficientissimo killer al soldo dell’Azienda
I suoi due figli, con lui per una vacanza che però riserva qualche sorpresa. La destinazione cambia all’improvviso e diventa un campeggio  a cinque stelle per nudisti. E c’è anche un lavoretto da compiere per paparino…
La sua ex moglie e il suo nuovo amore, un giudice integerrimo
L’ex numero tre. Altro killer, passato a miglior vita, che continua ad essere ricordato però come “maestro d’esperienze”.
Uno scrittore di successo in vacanza. Andres Camilleri. Intellettuale, e amante della Sicilia

«Diffidare delle troppe coincidenze» gli viene spiegato al telefono, e questo dovrà affrontare Numero Tre in questa singolare “consegna”: insieme ai dubbi che cominceranno a spogliarsi del suo abito di freddo sterminatore, per intraprendere un percorso diverso, grazie anche ai consigli del Professore..

Carlos Salem
Nuda è la morte, Tropea
traduzione: Marchetti P.

Il ritmo veloce e la trama noir sono un successo e una garanzia di divertimento.”
El cultural

“Il suo stile, debitore di Soriano, Chandler e Bukowski, unisce violenza e risvolti umoristici, in un motore che funziona con il combustibile di una cosmovisione caustica: il suo è romanzo noir.”
Crítica de la Argentina

“Per Carlos Salem e per altri scrittori come Paco Ignacio Taibo II, il noir non corrisponde alla scrittura poliziesca latinoamericana: parlano di ‘nuovo romanzo d’avventura’. La particolarità dei loro personaggi è che amano la loro città, si vestono come tutti, e sono a un passo dal diventare i delinquenti che loro stessi perseguono.”
Littexpress
Carlos Salem

Il libro

Quest’estate in un campo di nudisti della Murcia qualcuno deve morire. Ma chi? È quello che intende verifi care il Numero Tre, uno dei più spietati assassini a pagamento della società di sicari nota come l’Azienda. Peccato che il Numero Tre si nasconda dietro l’anonima fi gura di Juanito Pérez Pérez, un timido rappresentante di medicinali sulla soglia dei quarant’anni, in vacanza con i suoi figli; e che in quel camping ci trovi la sua ex moglie, un giudice in prima linea nella lotta contro il crimine, un amico d’infanzia, un altro assassino particolarmente crudele, un ispettore di polizia che da anni sospetta della sua doppia identità e un’incognita amorosa di nome Yolanda. Per la prima volta Juanito si scopre letteralmente nudo, di fronte alla vita e di fronte alla morte. Sarà la straordinaria figura di Andrés Camilleri, professore in pensione e scrittore di successo, a ridargli fiducia, coinvolgendolo in appassionate discussioni e aiutandolo nella sua lotta contro l’Azienda, fi no al colpo di scena finale. Questo romanzo di Carlos Salem, dalla trama vertiginosa e sorprendente, è un noir anomalo che va molto al di là dei confini di genere per l’ironia che sprigiona dalle sue pagine, l’energica incisività dello stile e l’innovativo tema della morte come prodotto industriale.

Carlos Salem

Carlos Salem è nato a Buenos Aires nel 1959 e vive in Spagna dal 1988. Poeta, giornalista e scrittore, è tradotto in Francia e Germania. Considerato uno dei migliori narratori del panorama letterario spagnolo contemporaneo, insegna scrittura creativa a Madrid e Ginevra, e ha ricevuto molti premi sia in Spagna che in Francia. Nuda è la morte ha ricevuto il Premio Novelpol per il miglior romanzo poliziesco e il Paris Noir (per il quale era in competizione anche Petros Markaris).

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Andrés Neuman

Andrés Neuman (Photo credit: Casa de América)

Andres Neuman, talentuoso scrittore di Buenos Aires, residente in Spagna. Dopo Il viaggiatore del secolo, capace di aggiudicarsi sia il prestigioso Premio della Critica, sia l’ Alfaguara de Novela, un libro difficile da catalogare e stuzzicante anche per il lettore più scaltro (romanzo storico, filosofico, sentimentale ed altro ancora), arriva nel 2012 questo romanzo, che si avvale invece diun limitato numero di personaggi: una famiglia, alle prese con la grave malattia dell’uomo, il comprensibile spaesamento del figlio, il tormento della moglie, e le possibilità di una nuova vita, con un nuovo amore, ma anche con il sostegno degli amati libri, che affiorano con prepotenza dalla vicenda..
Tre voci diverse, perfettamente aderenti al personaggio, danno vita ad un romanzo coraggioso e denso di argute riflessioni, in cui forse non tutto quadra, ma ben capace di mostrare il “talento” attribuito all’autore! Pubblicato nella collana Scrittori di Ponte alle grazie, di certo da seguire con interesse.

Andres Neuman, Parlare da soli, Ponte alle grazie
Trad di Silvia Sichel

Lito ha appena compiuto dieci anni e sogna di fare il camionista. Suo padre Mario è ammalato, e oltre al suo corpo soffre anche la sua memoria. Prima che sia troppo tardi, si mettono in viaggio, un viaggio decisivo, in cui condivideranno molto più che tempo e spazio. Nel frattempo, tormentata dalla perdita imminente, Elena, moglie di Mario, si immerge in un’avventura catartica, che prende spunto dalla sua enorme passione letteraria e sfida i suoi limiti morali. A capitoli alterni, per raccontare di sé e dell’amore per gli altri, ciascuno dei tre protagonisti prende voce e “parla da solo”. Lito è un bambino spaesato, che non ha ancora gli strumenti per capire, ma ha la curiosità e l’intelligenza d’intuire i segni profondi di quel che gli accade attorno. La voce di Mario è dolorosa e straniante: sta perdendo la vita e non ha scelta, non ha futuro: vuole lasciare a chi lo ama il meglio di sé, cerca di immaginare la vita di Lito senza di lui. Elena deve affrontare il terribile dolore della perdita ma riesce ancora ad amare, prova nuovi piaceri proibiti, trova nei suoi amatissimi libri il male d’esistere ma anche un barlume di speranza. Nelle sue poche pagine, “Parlare da soli” abbraccia infanzia e morte, dolore e amore, perversione e aspirazione alla salvezza. Il risultato è un romanzo profondamente perturbante, crudele e pietoso assieme, che indaga in un’originale forma di trio l’eterna connessione fra Eros e Thanatos.

I GIUDIZI
“A soli trentatrè¨ anni, Neuman ha il passo di un classico.”
Daria Galateria, la Repubblica
“Un autore dal talento prodigioso. Libri così¬ stimolanti, colti, umani non appaiono che raramente.”
The Independent
“Andrs Neuman è toccato dalla grazia e la letteratura del XXI secolo sarà  affar suo e di pochi suoi fratelli di sangue. Ogni buon lettore ritroverà nelle sue pagine cio che è¨ dato incontrare solo nella grande letteratura.”
Roberto Bolano

UN BRANO
“Crescere un bambino e curare un malato hanno questo in comune: entrambi gli impegni ti trasmettono un’energia che in realtà non è tua. Te la infondono loro, il loro amore ansioso, la paura in agguato. E te la chiedono come se fiutassero carne fresca. A volte ho la sensazione che la maternità sia un buco nero. Quel che ci metti dentro non basta mai e non sai dove va a finire. Altre volte, invece, mi sento come una vampira che si nutre del proprio figlio. Che ne consuma l’entusiasmo per continuare a credere nella vita.”

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Scrisse diversi libri,  tutti facenti parte di una unica opera ideale che indaga l’America Latina degli anni sessanta – ottanta, vista attraverso gli occhi di un letterato molto particolare. Dopo la sua prematura morte, è nato un vero e proprio “movimento” di fans e sostenitori della sua opera. Ci sentiamo di iscriverci senza remore al “partito” di Roberto Bolano, un autore assolutamente da conoscere, che è stato definito un incrocio tra Borges e Tarantino…

Quest’anno ricorrono i dieci anni dalla sua morte, e i sessanta dalla sua nascita.

Roberto Bolano. La vita
Abbandonato il Cile all’indomani del colpo di stato che portò alla dittatura di Augusto Pinochet, Roberto Bolaño visse dapprima in Messico e poi in Spagna, dove si stabilì definitivamente.
Dopo aver pubblicato diverse raccolte di poesie, ottenne la consacrazione presso critica e pubblico come autore di romanzi e racconti nei quali ebbe modo di dispiegare una scrittura e un’inventiva originali, maturate attraverso un lungo confronto con i classici e le avanguardie letterarie, in particolare con il surrealismo e l’opera di Jorge Luis Borges. Nel 1993 pubblicò La pista di ghiaccio, nel quale, affidando il racconto di uno stesso crimine a tre diversi personaggi, dimostrò la predilezione e il talento per la costruzione di strutture narrative complesse e centrifughe.

Nel 1996 apparve La letteratura nazista in America, il più borgesiano dei suoi lavori: si tratta infatti di un falso manuale di storia della letteratura, una galleria di scrittori inventati, di opere mai scritte e di citazioni introvabili, tutti accomunati dall’appartenenza a quella cultura fascista e razzista che, bandita dall’Europa all’indomani della seconda guerra mondiale, sembrò trovare in America un nuovo e fertile terreno in cui proliferare. Ricorrendo ad allusioni o a figure reali della cultura latinoamericana, Bolaño utilizzò le armi dell’ironia e della comicità per mettere alla berlina cantori e fiancheggiatori delle dittature militari sudamericane.

Negli anni successivi apparvero I detective selvaggi (1998), Amuleto (1999), Notturno cileno (2000) e Amberes (2002). Tra le raccolte di racconti si ricordano Chiamate telefoniche (1997), Puttane assassine (2001), Il gaucho insostenibile, pubblicato postumo nel 2003, 2666 (2009), I dispiaceri del vero poliziotto (2011).

Da una “costola” de Letteratura nazista in America prende corpo Stella distante, la parabola umana dell’enigmatico Carlos Wieder, ora riproposta da Adelphi Editore:

Roberto Bolaño
Stella distante, Adelphi
Traduzione di Barbara Bertoni

Chi era Carlos Wieder? Un poeta o un assassino? Un artista o un criminale? Un pilota spericolato che si esibiva in performance di «scrittura aerea» o un autore di snuff movies? E ha veramente arrestato e torturato e ucciso, nei mesi successivi al golpe di Pinochet, decine di persone, per poi esporre le foto dei cadaveri ridotti a brandelli perché convinto della assoluta, gra­tuita purezza del male – perché solo il dolore è in grado di rivelare la vita, e lo scopo della sua era «l’esplorazione dei limiti»? Nulla, sembra ribadire Bolaño, è più sfuggente della verità. Tant’è che, una pagina dopo l’altra, un tassello dopo l’altro – attraverso un accumulo di indizi, molti dei quali di natura squisitamente letteraria, e di storie parallele, alcune tragiche, alcune grottesche, alcune paradossalmente fiabe­sche (ma tutte, sempre, eccessive, «come lo era il Cile di quegli anni») -, il nostro percorso di avvicina­mento a quella che potrebbe essere la verità diventa via via più sdrucciolevole, come se l’autore medesimo ci invitasse a dubitare degli eventi che narra non meno che degli scrittori che cita, delle poe­sie, delle riviste, dei movimenti letterari a cui allude. Nonché, in definitiva, dell’esistenza stessa di un uomo chia­mato Carlos Wieder.

Juan Villoro racconta Bolano, partendo dalla creazione di un movimento letterario”infrarealista”…..

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Ritorna il passato tragico dell’Argentina in questo serrato e toccante libro di Carolina De Robertis, autrice di origini uruguaiane residente ora negli States. Perla Correa, studentessa universitaria figlia di un ufficiale di marina decorato a Buenos Aires è costretta a vivere con i suoi demoni dentro, da quando ha iniziato a percepire quello che si cela dietro la facciata della famiglia. Tutto diventa più complicato da sopportare quando uno strano individuo, grondante acqua, fa letteralmente apparizione nella sua casa… L’autrice riesce a fondere con una scrittura lirica e tesa il realismo magico delle terre da cui proviene con la sensibilità politica della sua nuova patria.

Carolina De Robertis,La ragazza dai capelli di fiamma, Garzanti
Traduzione di Stefania Cherchi

Buenos Aires, 2001. Perla Correa è sempre riuscita a ingannare tutti quelli che la circondano. Ogni mattina si sveglia e lucida la sua superficie di studentessa modello, bella ragazza radiosa, irreprensibile figlia di buona famiglia. Sua madre è avvolta di bellezza e foulard importati e suo padre è un uomo forte e fiero nella sua uniforme militare perfettamente stirata. Perla è sempre stata considerata molto fortunata ad averli come genitori. Eppure questa è solo una maschera che la ragazza indossa per nascondere il dubbio che le si agita dentro, e sul quale invano tenta di chiudere gli occhi. Un dubbio che si nutre di mezze frasi delle compagne di classe, sguardi impauriti dei vicini, libri di storia sui “desaparecidos” che suo padre le ha tassativamente proibito di leggere. Ma una notte, mentre è sola in casa, un uomo entra nel suo salotto. Sembra solo, disperato e affamato. È lì per raccontarle una storia. Una storia che narra di due ragazzi giovani che si amavano, di pesanti stivali neri che sfondano la porta di casa, di un carcere senza scampo e di un ultimo volo sul Rio de La Piata. E che incendia la vita perfetta di Perla riducendola in fumo. Inizia così un viaggio che la costringe a confrontarsi con la vera sé stessa e con la storia più dolorosa del suo paese. Dove solo il fuoco del coraggio che ha sempre nascosto tra le pieghe di una falsa tranquillità l’aiuterà a rinascere una seconda volta dalle sue ceneri.

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Il flusso della vita che accende gli anni della giovinezza, le senzazioni provate senza limiti di Maria, amante della musica e della notte, desiderosa di essere al centro delle attenzioni e del sentirsi vitale. Una vibrante Colombia negli anni Settanta fa da sfondo a questo entusiasmante romanzo che le edizioni Sur ci fanno scoprire: l’autore morì suicida a 25 anni, dopo aver ricevuto la prima copia stampata di questo suo primo romanzo. Narrato in prima persona e “in diretta” dalla indimenticabile protagonista, VIVA LA MUSICA dimostra la capacità dei piccoli editori di offrirci grandi libri! Un patrimonio da preservare, in nome della “biodiversità culturale”, messo però sempre più in discussione dallo strapotere dei grandi gruppi e dalla inesistenza di politiche volte a sostenere le eccellenze delle piccole realtà.

Viva la musica, Andrés Caicedo, Edizioni Sur
María del Carmen è bella, giovane e «bionda, biondissima», va fiera dei suoi capelli e della sua libertà, vorrebbe conoscere l’inglese per poter cantare i testi dei Rolling Stones, ama il rock e adora la salsa, i ragazzi e le ragazze, l’alcol e le droghe; la sua storia travolgente e tragica, con la vitalità disperata e la sensuale autodistruzione che stillano da ogni pagina, restituisce appieno la profonda rivoluzione sociale, musicale, sessuale e dei costumi che negli anni Settanta attraversò Cali, la città colombiana dove è ambientata. María ha una voce letteraria così potente che sarà impossibile non innamorarsene.

https://www.facebook.com/edizionisur

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Frauenkirche (Dresda)

Frauenkirche (Dresda) (Photo credit: Wikipedia)

La guerra per la Germania è ormai persa. La protagonista de L’ULTIMO INCONTRO A DRESDA ha cucito nel pastrano militare  un sacchetto di denti d’oro, sottratti al magazzino del campo di concentramento da cui è fuggita poco prima che arrivassero i russi. Attraverserà una lunga porzione di Europa distrutta dalla guerra, prima di riuscire ad imbarcarsi per affrontare una nuova vita nell’America Latina. Un mondo a se stante, lontano dagli orrori, in cui la giovane donna vuole ricostruirsi una nuova vita, continuando però a frequentare austriaci o tedeschi. L’inevitabile resa dei conti arriverà molto più tardi, con le domande  del figlio, a cui toccherà il compito di saldare i conti con il destino. Uno sguardo disincantato e lucido agli aspetti più terribili del XXI Secolo, ai suoi strascichi.

Edgardo Cozarinsky, Ultimo incontro a Dresda, Guanda
Gennaio 1945, fine della Seconda guerra mondiale. Una ragazza, avvolta in una pesante mantella da soldato che la protegge appena dal freddo, fugge attraverso la Polonia e la Cecoslovacchia. Arriva a Vienna e da qui a Genova. Tre anni dopo, nel 1948, ha iniziato una nuova vita a Buenos Aires. Non è stato facile e deve lavorare sodo per guadagnarsi da vivere; abita nella pensione di Frau Dorsch, ma nessuno degli altri ospiti, perlopiù emigranti rumeni e ungheresi, sa come abbia fatto a lasciare l’Europa. Perché questa donna ha alle spalle un passato infamante, e molti anni dopo solo le domande innocenti di suo figlio Federico, concepito a Buenos Aires alla fine dello stesso 1948, riusciranno a impedire che lei lo dimentichi e lo seppellisca per sempre. E sarà proprio lui, ormai adulto, a chiudere il cerchio di questa vita segreta…

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La storia di un amore un po’ particolare: quello di un libraio per una ragazza che ruba i suoi libri, raccontata con una prosa densa ed incisiva da un autore celebrato persino da Bolano “In Guatemala ci sono una miseria e una violenza da far rizzare i capelli in testa. Nessuno dovrebbe scrivere, dovrebbero essere tutti analfabeti. Eppure ogni trenta o quarant’anni salta fuori uno scrittore straordinario: Miguel Ángel Asturias, Arturo Monterroso, Rodrigo Rey Rosa”.
Rodrigo Rey Rosa, Severina, Feltrinelli

 

Un giovane libraio aspirante scrittore sorprende una ragazza di singolare bellezza a rubare libri raffinati e andarsene dribblando abilmente la barriera antitaccheggio. Non la ferma, si limita ad annotare i titoli sottratti, sperando che lei torni per una delle letture di poesia che organizza con i suoi soci, tutti ferventi bibliofili. Presto la potenziale nemica diventa la sua ossessione sentimentale: le parla, la segue, la bacia dopo una perquisizione tra gli scaffali, consenziente e carica di valenze erotiche. Nonostante cerchi di ricostruirne la personalità attraverso il catalogo delle sue scelte come lettrice, sulla vita della sfuggente Severina scopre poco: abita in una pensione con quello che sembra l’anziano padre, il quale legge con lei tutti i libri prelevati nelle librerie e paga il conto quando i proprietari lo reclamano. Il libraio si trasferisce nella stessa pensione per starle più vicino, ma invano. Severina è la storia, che fluttua con freschezza chagalliana, di due passioni intrecciate: l’amore e i libri. Due passioni che colpiscono nel profondo e irrimediabilmente. Grazie all’amore, il libraio-lettore adotta un nuovo e radicale modello di esistenza vissuta completamente attraverso i libri e per loro. Abbandona la propria identità e solitudine ed entra a far parte della balzana e letteraria stirpe di Otto e Severina, nocchieri di navigazioni lungo le maree e le correnti dei libri.

Rodrigo Rey Rosa è nato in Guatemala nel 1958. Dopo aver abbandonato gli studi di medicina nel suo paese devastato dalla violenza, ha vissuto a New York e poi a Tangeri, in Marocco. Lì ha conosciuto Paul Bowles, del quale ha tradotto le tre prime opere. È autore di molti romanzi e raccolte di racconti e la sua opera è stata premiata nel 2004 con il Premio Nacional de Literatura de Guatemala Miguel Ángel Asturias.

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Español: Novelista Chileno Hernan Rivera Letelier

Español: Novelista Chileno Hernan Rivera Letelier (Photo credit: Wikipedia)

Si è guadaganto il Premio Alfaguara per il “vigore della narrazione”, per aver saputo creare una personale geografia letteraria attraverso lo humour, il surreale, la tragedia. Avevamo apprezzato molto La bambina che raccontava i film, edito nel 2011 da Mondadori, di cui vi riportiamo sotto la nostra recensione, e confermiamo le nostre scelte anche per L’arte della resurrezione, con cui continua a raccontare, con una vena più intrisa del surreale, l’epopea degli umili e degli incredibili personaggi che animano il suo background umano.

Hernán Rivera Letelier nacque a Talca nel 1950, nel Cile centrale, e trascorse la sua infanzia nei campi dell’industria mineraria del Sodanitro nel deserto di Atacama, nel Cile settentrionale. Alla morte della madre, quando aveva 11 anni, si trasferì con suoi fratelli a casa di una zia ad Antofagasta. Nella sua adolescenza lavorò vendendo i giornali e come messaggero in una società mineraria

Hernan Rivera Letelier, L’arte della resurrezione, Mondadori
Domingo Zarate Vega coglie forme apocalittiche nelle nuvole e predice piccoli disastri. Dopo la morte della madre, si fa eremita nella valle di Elqui dove scopre di essere la reincarnazione di Gesù Cristo. Quando nel 1942 viene a sapere che nei pressi della miniera Providencia vive una prostituta che venera la Vergine del Carmine e che per giunta si chiama Magalena, parte alla sua ricerca. La donna deve diventare la sua discepola e la sua amante e insieme dovranno diffondere la notizia dell’imminente fine del mondo. Il deserto cileno e le miserabili comunità che vivono a fatica attorno alle miniere di salnitro, costituiscono il palcoscenico ostile dove l’illuminato, meglio noto come il Cristo di Elqui, creerà parecchio scompiglio con le sue sante predicazioni. Personaggi grotteschi, sermoni visionari e deliranti, miracoli inverosimili sono gli elementi con i quali Hernán Rivera Letelier costruisce questa cronaca di un’epoca e di una geografia uniche.

LA NOSTRA RECENSIONE PER LA BAMBINA CHE RACCONTAVA I FILM:

 

Hernan Rivera Letelier, scrittore cileno, fa venire in mente il tratto felice di Luís Sepúlveda con questo suo delizioso romanzo, semplice e poetico al tempo stesso, delicato e limpido. Maria Margherita è la sola femmina di una famiglia povera, senza madre e con un padre invalido. La vita non è semplice, ma la ragazzina ha una dote particolare: sa raccontare a meraviglia gli spettacoli cinematografici a cui assiste.

Maria Margherita diventa una vera e propria star nel paese fino a quando un nuovo subdolo concorrente non la soppianterà,la televisione: e tutti resteranno chiusi nelle proprie case..

La bambina che raccontava i film, Hernan Rivera Letellier, Mondadori

n un misero villaggio sorto intorno alle miniere di salnitro nel deserto di Atacama, nel nord del Cile, vive una famiglia la cui sola passione è il cinema. Maria Margherita è l’unica figlia, in quella famiglia povera, cui è concesso il diritto di assistere agli spettacoli perché meglio di tutti i fratelli sa riportarne la storia. La bambina dimostra un talento così straordinario per raccontare i film, che la sua fama corre in fretta tra i villaggi vicini. È talmente brava che il padre decide di trasformare la povera casa attrezzandola come una sala cinematografica, alla quale si accede lasciando un’offerta. L’idea si trasforma subito in un successo per la ragazzina che, inebriata dagli applausi, vede il suo dono trasformarsi in una vera e propria missione: raccontare un film è un modo di regalare attimi di felicità. Il deserto con i suoi silenzi, la sua solitudine e la sua fatica è lo sfondo davanti al quale si muovono i protagonisti di questo romanzo erede della grande tradizione del realismo magico sudamericano.

 

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