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“Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve, ma quando vuole” scriveva Gabriel Garcia Marquez, morto a 87 anni. salutiamolo con l’inizio de Cent’anni di solitudine.

«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».

19/03/2009 La Ministra de Cultuta de Colombia ...

19/03/2009 La Ministra de Cultuta de Colombia Paula Moreno y el escritor colombiano Gabriel García Marquez fueron los encargados de entregar el Mayahuel de Plata a Victor Gaviria (Photo credit: Wikipedia)

 

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“Quel che è certo è che non so come costruisco i miei racconti, perché ciascuno di essi ha una vita eccentrica e tutta sua. Ma so che vivono in lotta con la coscienza per evitare gli stranieri da lei raccomandati.”

si resta sempre un poco sospesi nel leggere i libri (pochi, purtroppo), di Felisberto Hernandez. Le storie che offre al lettore scivolano tra la banalità della realtà, varcano un sottile, a volte inconsistente confine, ed eccoci trascinanti in un mondo diverso da quello a cui siamo abituati. Per poi tornare indietro, e lasciarci dubbiosi di fronte a quanto abbiamo percepito, smarriti. In questo affascinante libro le bambole costruite dal protagonista diventeranno ben presto molto diverse da quel che ci potrebbe aspettare nel racconto lungo Le ortensie…

Le ortensie,
Hernández Felisberto, La nuova frontiera
Traduzione Francesca Lazzarato

Celebrato da Calvino, García Márquez, Cortázar e Onetti, Felisberto Hernández è uno scrittore irregolare che sfugge a ogni classificazione. In questa nuova raccolta è pubblicato, dopo tanti anni, “Le Ortensie” (1949) il suo testo più lungo e più celebre. Il protagonista, un uomo elegante che vive in una grande casa nera, nutre un’eccentrica passione per le bambole che ogni notte fa sistemare in una sorta di tableau vivant. Un giorno, temendo la morte della moglie, fa costruire una bambola a sua immagine e somiglianza, Ortensia. A poco a poco il rapporto innocente e la percezione che il protagonista ha di Ortensia si evolvono fino a giungere alle estreme conseguenze: la bambola si umanizza mentre l’uomo si fa bambola. Gli altri racconti che compongono la raccolta sono: “La casa allagata”, “Pip”, “Il coccodrillo”, “Lucrezia”, “La casa nuova”, “L’avvelenata” e “Ursula”.

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un successo del passaparola, quello di Claudia Piñeiro, cresciuto lentamente ma inesorabilmente.  Noir ironici, frizzanti e con il giusto ritmo narrativo. Personaggi che con le loro sfaccettature psicologiche ben rappresentano la classe media argentina. A breve in libreria:

Un comunista in mutande, Claudia Piñeiro,

Betibú

Betibú (Photo credit: Feria Internacional del Libro Mty)

Feltrinelli

Una ragazzina di tredici anni ricorda l’estate del 1976 a Burzaco, provincia di Buenos Aires. Fa molto caldo e per il padre, rivenditore di ventilatori, questa è una fortuna. Appartenente alla piccola borghesia argentina, la ragazza gode di una vita serena, di quelle comuni, di tutti i giorni: la piscina con le amiche, la nonna col pollaio in fondo al giardino, le vivaci riunioni di quartiere per rivendicare il primo monumento alla bandiera. Ma quell’estate tutto cambia e quando un golpe militare destituisce Isabelita Perón a favore di un “governo d’emergenza”, è l’inizio della dittatura e della paura per il padre così amato. Paura dovuta al fatto che è un comunista dichiarato, seppur del genere romantico, utopico, non del tipo attivo nelle lotte politiche. Ma sono tempi pericolosi, in cui anche solo un sospetto può far scomparire.

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Kamchatka e’ una parola che suonerà familiare ai giocatori di Risiko. Per il protagonista è l’ultima parola pronunciata dal padre prima di diventare uno dei tanti desaparecidos che la giunta militare ha seminato sul proprio cammino, in Argentina. Il loro segreto, e questo libro narra con il candore di un ragazzo i tragici fatti avvenuti quando la loro casa, da animata e piena di vita com’era “prima”, con gente che andava e veniva, si riduca lentamente al silenzio” dopo” l’arrivo dei militari.

 

Kamchatka originariamente è nato come sceneggiatura dell’omonimo film di Marcelo Pineyro, che nel 2003 ha vinto il premio per la migliore sceneggiatura al Festival del cinema dell’Avana, a firma dello stesso Figueras, per poi essere adattato (con bavura), alla forma di romanzo.

 

 

Kamchatka di Marcelo Figueras, Asino d’Oro

trad Maneri G.

Español: Monumento a los Desaparecidos en la c...

Español: Monumento a los Desaparecidos en la ciudad de Tandil, Buenos Aires, Argentina. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

Kamchatka è una parola stramba. Per alcuni non ha nessun significato, per altri suona come un incrociarsi di spade, per altri ancora è il paese in alto a destra nel tabellone del Risiko. Per Harry, è l’ultima parola pronunciata dal padre prima di diventare uno dei tanti desaparecidos. 1976: Harry è un bambino a cui piace inventare storie, giocare con il suo amico Bertuccio, sfidare suo padre a Risiko. Ha un fratello più piccolo, il Nano, e ama i suoi genitori. La serena quotidianità si interrompe bruscamente: in Argentina c’è il colpo di Stato e la famiglia di Harry deve fuggire da Buenos Aires e assumere una nuova identità. Cosa vuol dire ‘giocare’ a essere qualcun altro per sopravvivere? Divertente, ironico e toccante, “Kamchatka” suggerisce che l’eroismo risiede nella capacità di cambiare e che tutti hanno bisogno di un ‘posto’ dove rifugiarsi e resistere prima di affrontare il mondo. Un luogo non segnato su nessuna carta, perché i luoghi veri non lo sono mai.

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Silvina Ocampo

Silvina Ocampo (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

ci ripetiamo, non si entra per caso nella cerchia di amicizie di personaggi come Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, Italo Calvino, Rodolfo Wilcock, De Chirico (di cui fu allieva come pittrice): il talento è necessario! Silvina Ocampo, nata nel 1903, apparteneva ad una famiglia agiata di Buenos Aires, sorella minore dell’editrice e scrittrice Victoria.
Seguì la tradizione culturale della sua famiglia, entrando presto in contatto con l’ambiente intellettuale argentino, arrivando  a conoscere Jorge Luis Borges e Adolfo Bioy Casares, che sposò nel 1940.
Scrisse poesie, racconti, romanzi e opere teatrali, e libri per bambini; insieme a Borges e a Bioy Casares è famosa in particolare per essere una scrittrice di storie fantastiche, e appassionata del genere: ricordate la celebre Antologia della letteratura fantastica, da lei curata insieme a Borges e Casares (Einaudi)?
La stesura di questo libro fu particolarmente lunga, tanto da far quasi intravedere un percorso parallelo dell’opera con quello della sua creatrice.

L’introduzione chiarisce che Silvina Ocampo lavorò su quest’opera fino ai suoi ultimi giorni, alla soglia dei novanta anni, e possiamo immaginare il suo destino simile a quello dell’analfabeta voce narrante, alle prese con la necessità di fermare con i ricordi il suo dissolversi in un ampio oceano. Immaginiamo l’autrice preda dei suoi sogni ricorrenti di finire annegata in mare (lo riferisce Alberto Manguel)….Fu la segretaria di una vita, Elena Ivulich, a recuperare l’ultima versione di quest’opera, forse giudicata ancor non definitiva dall’autrice.

 

La protagonista de La promessa è immersa nelle acque del mare, caduta dal piroscafo con cui doveva raggiungere Città del Capo. Per sopravvivere si costruisce un percorso mentale fatto dei ricordi delle persone che ha conosciuto, in quello che sembra essere l’ultimo sprazzo di coscienza di una persona moribonda. I ritratti che affiorano, i nomi ricorrenti, creano un arazzo riuscitissimo, lasciando intravedere la vita della protagonista

Nelle sue opere il  fantastico è più simile a quello di Cortazar che a quello di Borges, con l’irruzione dello straordinario nell’ordinario, e quello che coglie di sorpresa il lettore è la sua capacità di far emergere con poche righe, con qualche dettaglio, il lato nascosto dei suoi protagonisti, colti nei loro affari quotidiani, di far apparire ciò che non è e viceversa. La sua prosa è una vera e propria libidine per il lettore, per i dettagli variopinti ( “Sottile, alta, con i capelli bianchi e azzurri come la vistosa guarnizione di un dolce”) e le similitudini che possono sembrare incongruenti che infligge ai personaggi dei suoi libri.

 

Come Sherazade, inizia a raccontare le sue storie alla morte, “perché concedesse la vita a me e alle mie immagini”.

 

Quel che è certo, è che questa signora merita di figurare nel mondo letterario non solo come amica di Borges e Bioy Casares, ma alla pari con la grandezza di questi autori!

 

 

Silvina Ocampo, La promessa, La nuova frontiera
Trad Francesca Lazzarato

 

Una donna si sporge dalla balaustra di un transatlantico in navigazione sull’Atlantico per recuperare una spilla che è rimasta impagliata alla sua sciarpa e cade accidentalmente in mare aperto. Mentre vede la poppa della nave che si allontana fa una promessa a Santa Rita, la santa protrettrice della causa impossibili: se riesce a salvarsi scriverà la storia della sua vita.
Luoghi e personaggi sfilano tumultuosamente davanti ai suoi occhi mentre il mare, tutto intorno, inizia a mostrare la sua forza minacciosa. A poco a poco l’immaginazione della naufraga s’impadronisce dei ricordi e li affranca dalla schiavitù del verosimile: la lotta con la morte ammette il ricorso a ogni stratagemma narrativo, a ogni invenzione di cui solo lo stile sicuro e sempre inspirato di Silvina Ocampo è capace.
Questo romanzo fantasmagorico, così lo definì l’autrice, al quale lavorò con dedizione per più di venticinque anni, sorprende per lo stile e per la ricchezza della trama e rappresenta un nuovo tassello nell’opera di riscoperta e ripubblicazione degli scritti della grande scrittrice argentina che laNuovafrontiera sta portando avanti.

 

 

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una piccola crepa può mandare in fumo tante sicurezze, e trascinare in un gorgo spaventose le esistenze di quattro persone. E’ quanto accade in una città in cui gli appetiti immobiliare hanno velocemente cambiato tutti i panorami, compreso quelli umani… Un thriller in cui l’autrice dà il meglio nel rendere il paesaggio urbano e umano, fino ai dettagli delle dinamiche di famiglia che avvolgono i suoi personaggi. Da leggersi in un fiato, certamente!

 

 

Español: Galerías Pacífico, Avenida Córdoba y ...

Español: Galerías Pacífico, Avenida Córdoba y Florida, Buenos Aires, Argentina. (Photo credit: Wikipedia)

Claudia Pineiro, La crepa, Feltrinelli
trad. di Pino Cacucci

E’ impossibile non notare una crepa e quando diventa visibile, niente è più lo stesso

Nella vita da uomo qualunque dell’architetto Pablo Simó c’è una fessura inconfessabile, una crepa che gli tormenta la coscienza: Nelson Jara. Forse era solo un piccolo truffatore, una “canaglia”, ma anche Pablo Simó sa di essere una canaglia, nonostante l’apparenza di irreprensibile professionista e buon padre di famiglia. Come una crepa che si allunga e si allarga, tutte le piccole certezze quotidiane di Pablo si sgretolano: una giovane donna che sembra sapere chissà cosa su Jara scatena in lui un’attrazione dirompente, la famiglia va in frantumi, il lavoro diventa insopportabile, e passo dopo passo la tentazione di essere canaglia fino in fondo lo travolge.
Ancora una volta Claudia Piñeiro ci narra i piccoli inferni di una variegata umanità, nella monumentale Buenos Aires invasa dal cemento delle speculazioni edilizie dove l’apparenza, più che mai, inganna

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Leopoldo Lugones

Leopoldo Lugones (Photo credit: Wikipedia)

Una voce narrante, appartentente ad una persona reclusa in un ospedale militare, temporaneo rifugio alle torture inflitte dagli sgherri del regime, ci conduce nell’inferno della dittatura che inflisse decenni terribili ai cittadini dell’Uruguay.  Una voce che, pur colpita ed umiliata, è ancora capace di vedere quanto accade intorno, di portare a noi la testimonianza di uomini inermi nelle mani dei militari. Una voce, quella dell’autore,  che appartiene realmente ad una persona che è passata da quelle stanze, ha subito le violenze e vi ha assistito. E che non vuole che l’oblio avvolga tutto!

Sala 8
Mauricio Rosencof, Nova Delphi
Collana: Contemporanea

La sala di un ospedale è vista e raccontata attraverso lo sguardo sconcertato di un desaparecido, che è stato nella Sala 8 prima di venire trasportato via e fatto sparire. I personaggi che giacciono sui letti sono creature distrutte ma non vinte, tratteggiate con commovente tenerezza. Sala 8 è una storia dove la morte è una presenza costante ma non viene mai nominata. Il dialogo con il passato, la ricerca disperata della verità e l’umanità sconsolata di chi non ha voluto arrendersi agli orrori della dittatura militare vengono raccontati dall’autore con ironia e affetto. Sala 8 è stato presentato al Museo della Memoria Haroldo Conti di Buenos Aires.

“Sala 8 è un delicato omaggio ai desaparecidos, reso nella consapevolezza dell’orrore inarrivabile a cui furono sottoposte centinaia di migliaia di persone sotto le dittature latinoamericane degli anni ’70 e ’80 e un ricordo dei compagni di sventura con cui Rosencof ha condiviso la sua permanenza nell’ospedale militare di Montevideo.”

il sito dell’editore è questo:
http://www.novadelphi.it/

e sempre dello stesso editore, non è superfluo citare anche questo testo di qualche mese fa, di un autore assai caro a Jorge Luis Borges.

Racconti fatali
Autore: Leopoldo Lugones
Collana: Le Sfingi

Maestro e primo interprete del racconto fantastico sudamericano, Leopoldo Lugones raccolse in questo libro cinque testi brevi che, pubblicati nel 1924, vengono oggi tradotti in italiano per la prima volta. La nota comune a questi racconti è data proprio dall’aggettivo “fatali”. Fatalità intesa come forza inevitabile che sembra determinare gli eventi e le azioni dell’uomo, condizionandone in maniera inappellabile i risultati. Passiamo in questo modo dal tema esoterico, a lui caro, presente in racconti come Il vaso di alabastro o Il pugnale a inserimenti nel mito letterario tradizionale come in Agueda o ne Il segreto di Don Giovanni. Filo rosso che unisce queste storie è il fascino magnetico e troppo spesso fugace delle figure femminili che le attraversano, figure imprescindibili nella narrativa dello scrittore argentino, così come imprescindibile è la natura stessa del destino.

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Juan Carlos Onetti, da Montevideo (1909) è stato uno dei “padri fondatori” della moderna letteratura latinoamericana, fatto di atmosfere rarefatte e di una cupa visione della realtà, avvertita come processo di decadimento morale verso tristi orizzonti, dominati dalla decomposizione della società, in una sorta di annichilimento dell’essere. Si calò completamente nel suo universo, spesso incentrato su un ristretto angolo di mondo (Santa Maria), al punto da identificarsi pienamente con i mondi letterari e con i personaggi che veniva creando, distillando i toni di sottile angoscia che è possibile avvertire tra le sue pagine.

Ne Il cantiere troviamo Larsen, protagonista di cui non conosceremo mai il nome (solo la sua iniziale “E puntato”) già presente anche nelle pagine di un altro libro di Onetti,  Raccattacadaveri, detto per questo anche Raccatta, alle prese con le sue ansie di vendetta nei confronti del vecchio proprietario del CANTIERE, Petrus.

 Juan Carlos Onetti
Il cantiere, Edizioni Sur
traduzione di Ilide Carmignani
ISBN: 978-88-97505-21-1

Prefazione di José Donoso.

Dopo la fortunata riscoperta de Gli addii, SUR prosegue il piano delle riedizioni di tutte le opere di Juan Carlos Onetti, con uno dei più celebri romanzi del grande autore uruguaiano: Il cantiere (1961). Cinque anni dopo esserne stato esiliato con disonore, Larsen ritorna a Santa María, e ha un piano per il suo riscatto sociale: intraprende un serrato quanto patetico corteggiamento di Angélica Inés, la figlia del potente signorotto locale, Jeremías Petrus, e al contempo si fa assumere da questi come capo del cantiere navale di sua proprietà. Scoprirà ben presto che il cantiere è solo un cadente involucro al centro di un deserto, dove nulla accade da anni. Un nulla di cui però Larsen diventerà l’irreprensibile Direttore Generale…
La scrittura potente e affilata di Onetti (che rivive ora nell’eccellente nuova traduzione di Ilide Carmignani) tratteggia uno dei personaggi più riusciti della letteratura sudamericana del Novecento. Un gioiello letterario ritrovato, che mancava nelle librerie italiane da più di trent’anni.

Un assaggio del libro:
http://www.minimumfax.com//upload/files/sur/assaggio_onetti_il_cantiere.pdf

 

una intervista in spagnolo all’autore

 

 

 

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Quanti sono gli scrittori sudamericani che vivono in Spagna? Qualcuno ha fatto un censimento? Sembra davvero siano tanti, e che ci donino anche opere molto interessanti. Come questo noir decisamente ironico se non divertente, popolato da singolari personaggi.
Il numero tre. Il protagonista, ufficialmente oscuro rappresentante di prodotti medicinali, in realtà efficientissimo killer al soldo dell’Azienda
I suoi due figli, con lui per una vacanza che però riserva qualche sorpresa. La destinazione cambia all’improvviso e diventa un campeggio  a cinque stelle per nudisti. E c’è anche un lavoretto da compiere per paparino…
La sua ex moglie e il suo nuovo amore, un giudice integerrimo
L’ex numero tre. Altro killer, passato a miglior vita, che continua ad essere ricordato però come “maestro d’esperienze”.
Uno scrittore di successo in vacanza. Andres Camilleri. Intellettuale, e amante della Sicilia

«Diffidare delle troppe coincidenze» gli viene spiegato al telefono, e questo dovrà affrontare Numero Tre in questa singolare “consegna”: insieme ai dubbi che cominceranno a spogliarsi del suo abito di freddo sterminatore, per intraprendere un percorso diverso, grazie anche ai consigli del Professore..

Carlos Salem
Nuda è la morte, Tropea
traduzione: Marchetti P.

Il ritmo veloce e la trama noir sono un successo e una garanzia di divertimento.”
El cultural

“Il suo stile, debitore di Soriano, Chandler e Bukowski, unisce violenza e risvolti umoristici, in un motore che funziona con il combustibile di una cosmovisione caustica: il suo è romanzo noir.”
Crítica de la Argentina

“Per Carlos Salem e per altri scrittori come Paco Ignacio Taibo II, il noir non corrisponde alla scrittura poliziesca latinoamericana: parlano di ‘nuovo romanzo d’avventura’. La particolarità dei loro personaggi è che amano la loro città, si vestono come tutti, e sono a un passo dal diventare i delinquenti che loro stessi perseguono.”
Littexpress
Carlos Salem

Il libro

Quest’estate in un campo di nudisti della Murcia qualcuno deve morire. Ma chi? È quello che intende verifi care il Numero Tre, uno dei più spietati assassini a pagamento della società di sicari nota come l’Azienda. Peccato che il Numero Tre si nasconda dietro l’anonima fi gura di Juanito Pérez Pérez, un timido rappresentante di medicinali sulla soglia dei quarant’anni, in vacanza con i suoi figli; e che in quel camping ci trovi la sua ex moglie, un giudice in prima linea nella lotta contro il crimine, un amico d’infanzia, un altro assassino particolarmente crudele, un ispettore di polizia che da anni sospetta della sua doppia identità e un’incognita amorosa di nome Yolanda. Per la prima volta Juanito si scopre letteralmente nudo, di fronte alla vita e di fronte alla morte. Sarà la straordinaria figura di Andrés Camilleri, professore in pensione e scrittore di successo, a ridargli fiducia, coinvolgendolo in appassionate discussioni e aiutandolo nella sua lotta contro l’Azienda, fi no al colpo di scena finale. Questo romanzo di Carlos Salem, dalla trama vertiginosa e sorprendente, è un noir anomalo che va molto al di là dei confini di genere per l’ironia che sprigiona dalle sue pagine, l’energica incisività dello stile e l’innovativo tema della morte come prodotto industriale.

Carlos Salem

Carlos Salem è nato a Buenos Aires nel 1959 e vive in Spagna dal 1988. Poeta, giornalista e scrittore, è tradotto in Francia e Germania. Considerato uno dei migliori narratori del panorama letterario spagnolo contemporaneo, insegna scrittura creativa a Madrid e Ginevra, e ha ricevuto molti premi sia in Spagna che in Francia. Nuda è la morte ha ricevuto il Premio Novelpol per il miglior romanzo poliziesco e il Paris Noir (per il quale era in competizione anche Petros Markaris).

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Andrés Neuman

Andrés Neuman (Photo credit: Casa de América)

Andres Neuman, talentuoso scrittore di Buenos Aires, residente in Spagna. Dopo Il viaggiatore del secolo, capace di aggiudicarsi sia il prestigioso Premio della Critica, sia l’ Alfaguara de Novela, un libro difficile da catalogare e stuzzicante anche per il lettore più scaltro (romanzo storico, filosofico, sentimentale ed altro ancora), arriva nel 2012 questo romanzo, che si avvale invece diun limitato numero di personaggi: una famiglia, alle prese con la grave malattia dell’uomo, il comprensibile spaesamento del figlio, il tormento della moglie, e le possibilità di una nuova vita, con un nuovo amore, ma anche con il sostegno degli amati libri, che affiorano con prepotenza dalla vicenda..
Tre voci diverse, perfettamente aderenti al personaggio, danno vita ad un romanzo coraggioso e denso di argute riflessioni, in cui forse non tutto quadra, ma ben capace di mostrare il “talento” attribuito all’autore! Pubblicato nella collana Scrittori di Ponte alle grazie, di certo da seguire con interesse.

Andres Neuman, Parlare da soli, Ponte alle grazie
Trad di Silvia Sichel

Lito ha appena compiuto dieci anni e sogna di fare il camionista. Suo padre Mario è ammalato, e oltre al suo corpo soffre anche la sua memoria. Prima che sia troppo tardi, si mettono in viaggio, un viaggio decisivo, in cui condivideranno molto più che tempo e spazio. Nel frattempo, tormentata dalla perdita imminente, Elena, moglie di Mario, si immerge in un’avventura catartica, che prende spunto dalla sua enorme passione letteraria e sfida i suoi limiti morali. A capitoli alterni, per raccontare di sé e dell’amore per gli altri, ciascuno dei tre protagonisti prende voce e “parla da solo”. Lito è un bambino spaesato, che non ha ancora gli strumenti per capire, ma ha la curiosità e l’intelligenza d’intuire i segni profondi di quel che gli accade attorno. La voce di Mario è dolorosa e straniante: sta perdendo la vita e non ha scelta, non ha futuro: vuole lasciare a chi lo ama il meglio di sé, cerca di immaginare la vita di Lito senza di lui. Elena deve affrontare il terribile dolore della perdita ma riesce ancora ad amare, prova nuovi piaceri proibiti, trova nei suoi amatissimi libri il male d’esistere ma anche un barlume di speranza. Nelle sue poche pagine, “Parlare da soli” abbraccia infanzia e morte, dolore e amore, perversione e aspirazione alla salvezza. Il risultato è un romanzo profondamente perturbante, crudele e pietoso assieme, che indaga in un’originale forma di trio l’eterna connessione fra Eros e Thanatos.

I GIUDIZI
“A soli trentatrè¨ anni, Neuman ha il passo di un classico.”
Daria Galateria, la Repubblica
“Un autore dal talento prodigioso. Libri così¬ stimolanti, colti, umani non appaiono che raramente.”
The Independent
“Andrs Neuman è toccato dalla grazia e la letteratura del XXI secolo sarà  affar suo e di pochi suoi fratelli di sangue. Ogni buon lettore ritroverà nelle sue pagine cio che è¨ dato incontrare solo nella grande letteratura.”
Roberto Bolano

UN BRANO
“Crescere un bambino e curare un malato hanno questo in comune: entrambi gli impegni ti trasmettono un’energia che in realtà non è tua. Te la infondono loro, il loro amore ansioso, la paura in agguato. E te la chiedono come se fiutassero carne fresca. A volte ho la sensazione che la maternità sia un buco nero. Quel che ci metti dentro non basta mai e non sai dove va a finire. Altre volte, invece, mi sento come una vampira che si nutre del proprio figlio. Che ne consuma l’entusiasmo per continuare a credere nella vita.”

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