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Posts contrassegnato dai tag ‘Boris Pahor’

Venerdì 19 ottobre è uscito il nuovo libro di Paolo Giordano, incentrato sulle vicende di un gruppo di soldati italiani in Afghanistan. All’unisono, tra venerdì e domenica, tutti i principali quotidiani riportavano recensioni positive del testo. Nulla da eccepire su Paolo Giordano, sulla sua fama, certo, però questo fuoco incrociato di voci non lo vorremmo confinato solo ai pochi nomi noti, provenienti dai soliti gruppi editoriali. Che dire allora di questo testo, in cui le guerre che vi si trovano sullo sfondo sono due? Pubblicato da un editore che da poche settimane ha mandato in libreria Boris Pahor, con Ivo Andric in arrivo, Il nostro uomo sul campo ha ottenuto un ottimo successo di critica e pubblica in Croazia, e ci ha conquistato dalle prime pagine.

 

Il protagonista è pervenuto quasi per caso nella redazione di un settimanale, e dopo una giovinezza passata all’insegna della leggerezza e dell’anticonformismo (più di facciata, che per convinzione) nonostante abbia vissuto gli anni dello sbriciolamento e di guerra della “ex Yugoslavia” conduce una esistenza tranquilla, anche se a volte qualche tarlo sul senso di tutto si insinua nella sua mente.

 

Fino a che il meccanismo si inceppa, e tutto torna in discussione: il cugino Boris, che grazie ai suoi favori è stato inviato come corrispondente di guerra in Iraq (ecco il secondo conflitto) non dà più notizie, e la vita di Tin, accusato di aver mandato allo sbaraglio il parente, prende una piega diversa.
Una vicenda che scorre fluida e si può osservare sotto molteplici punti di vista: il passaggio dal socialismo all’economia di mercato, la rottura con il passato, i passaggi dalla giovinezza all’età adulta, il tradimento degli ideali giovanili, il confronto tra i sogni e la realtà, e il paragone di queste quotidiane gioie e tribolazioni con quello che si può sopportare durante un conflitto.

Il tutto condito da folgoranti osservazioni, da una nota lieve di ironia, e dal doppio registro che l’autore sottopone al lettore, la vita in Croazia e le sensazioni che si provano in una zona di guerra.

Viene quasi da fare un paragone con un altro libro fresco di stampa, che invece ci ha deluso: L’equazione africana, di Yasmina Khadra.  Un autore bravissimo, che in questa occasione vuole alzare il velo sull’equivoca e incongrua visione che gli occidentali hanno del continente africano: quasi però un testo che procede su binari che paiono scontati, mentre Robert Perisic lascia aperte molte più strade al filo conduttore del romanzo, che pure vuole gettare uno sguardo diverso a realtà che ci circondano, ma che ci sfuggono.

Robert Perisic, Il nostro uomo sul campo, Zandonai
traduzione di Elvira Mujcic

Zagabria, primavera 2003. Alla soglia dei trent’anni, Tin ha barattato il suo anticonformismo con una scrivania nella redazione di uno dei maggiori settimanali del Paese. La sua ragazza, Sanja, fa l’attrice, e la critica è compatta nel predirle una brillante carriera.
Sono già tre giorni, però, che Boris, un cugino a corto di soldi che Tin ha inviato in Iraq come corrispondente di guerra, non si fa vivo. Pur non sentendo la mancanza dei suoi reportage – deliranti cronache dal “cuore di tenebra” del tutto impubblicabili -, Tin inizia a preoccuparsi. E così anche sua zia, che però decide di affidare l’angoscia per il figlio scomparso alla stampa, facendo scoppiare uno scandalo. Esposto alla gogna mediatica, su Tin piovono accuse di ogni tipo, dal nepotismo alla negligenza professionale alla crudeltà, rendendo inevitabile il suo licenziamento. Ma finché il “caso Boris” non sarà risolto, non è solo alla scrivania che Tin si troverà a dover rinunciare…
Tra le pieghe di un romanzo travolgente e ricco di ironia, Robert Perisic è abile a inserire il caustico ritratto di una società paralizzata da difficoltà economiche e incertezze politiche, internamente disgregata ed eticamente confusa. Una società in cui sono tutti “sul campo”, anche se ciascuno a modo suo.

 

Robert Perisic (1969), nato a Spalato, è giornalista freelance e scrittore. Il nostro uomo sul campo è stato il libro più venduto del 2008 in Croazia, dove si è anche aggiudicato il prestigioso premio Jutarnji List. Perisic è considerato uno degli autori più talentuosi della sua generazione per la sua abilità nel catturare l’essenza di una società in rapida trasformazione attraverso i taglienti ritratti degli antieroi di cui è composta.

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“Sono tre anni che è finita la guerra, ma questa gente di contenuti nuovi non ha ancora riempito né le menti né le cose”. È una delle frasi pronunciate dal protagonista de La villa del lago, al suo ritorno nei luoghi dove ha combattuto durante il secondo conflitto mondiale. Nello specifico, il paese che ospitò la residenza del dittatore Mussolini. Lui ora è architetto, si sente ancora un esule dalla vita, condizione causata anche dalle origini slovene. L’incontro con la natura splendida, con le persone che lo hanno conosciuto gli fa capire che i sentimenti di benevolenza verso il dittatore non sono cambiati, che gli animi non hanno metabolizzato alcuna riflessione su quanto accaduto. Per fortuna, a volte i vuoti che si aprono con le guerre, possono cicatrizzarsi grazie all’incontro con qualcuno…
La prosa di Pahor e luminosa e di grande spessore, il tono ricorda i “ritorni” dei personaggi di Pavese,  il messaggio che il grande autore trasmette al lettore è comunque di speranza verso una ricostruzione delle coscienze.

Boris Pahor, La villa sul lago, Zandonai

A tre anni dalla fine della guerra, un architetto sloveno di Trieste – alter ego dell’autore – decide di far ritorno al paesino sulle rive del lago di Garda in cui aveva fatto il militare prima di essere catturato dai nazisti e internato nei campi di sterminio. Mirko ricerca i luoghi e i personaggi di un tempo, perché ha bisogno di convincersi di essere realmente sopravvissuto alla barbarie, ma scopre che l’assurdità e il vuoto del Dopoguerra ancora ristagnano nella mente di chi ha subìto la dittatura per vent’anni. E in quel luogo idillico dove fioriscono i limoni e prosperano i vigneti, l’alito del male e dell’insensatezza spira emblematicamente dalle mura della splendida villa che fu dimora del Duce durante la Repubblica di Salò.
Questo romanzo, forse il più luminoso dell’opera di Pahor, conferma l’incrollabile fede dello scrittore nella possibilità di rinascita dopo il massacro e nella forza rigeneratrice dell’amore. Al pari di Mirko anche Luciana, giovane operaia educata al culto dell’idolo fascista, è vittima della Storia; sarà l’amore ad aprirle gli occhi, ispirandole uno straordinario gesto di coraggio che la renderà adulta e libera nel corso di una sola notte.

Boris Pahor (1913), autentico patriarca della letteratura slovena e, per le sue coraggiose prese di posizione contro ogni forma di totalitarismo, punto di riferimento per più di una generazione di intellettuali e scrittori, vanta una vasta produzione letteraria, sempre animata dalla difesa della dignità della persona e delle identità nazionali e culturali. Dell’autore Zandonai ha pubblicato i romanzi Il petalo giallo (2007) e Una primavera difficile (2009) e la raccolta di racconti Il rogo nel porto (2008

“Lui le sorrise e sentì che gli si diffondeva in tutto il viso la silenziosa contentezza di chi sa che le parole disturbano e allontanano soltanto. Più di ogni cosa avrebbe desiderato esclamare: Su guidami! Cerchiamo insieme un giardino dove celare l’intenso turbamento che si sta impossessando di noi; non siamo forse due viandanti d’amore che provengono da due paesi molto lontani? Tu tessi ogni giorno il bianco lino perché i corpi umani non soffrano il freddo, io per quei corpi costruisco case. Abbiamo dunque il diritto di incontrarci e di vivere un istante di felicità. La grande assurdità postbellica aleggia ancora nell’aria, quel vuoto continua a incombere sugli uomini ma noi due lo disperderemo, come il vento disperde la nebbia; nel mezzo di una verde e fresca radura pianteremo un albero d’arancio primaverile, perché splenda come un piccolo sole su noi e su tutto il mondo. “

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NUOVI  LIBRI IN ARRIVO, dopo le ferie
Autori italiani
Dario Fo, Arlecchino, Einaudi
Simonetta Agnello Hornby, La monaca, Feltrinelli
Alessandro Baricco, Don Giovanni, Espresso
Boris Pahor, Piazza Oberdan, Nuova dimensione
Daria Bignardi, Un karma pesante, Mondadori
Roberto Baggio, Uno solo. Tutto quello che non vi ho raccontato, Einaudi
Mauro Corona, La fine del mondo storto, Mondadori
Valerio Evangelisti, Rex Tremendae Maiestatis
Corrado Augias, I segreti del Vaticano, Mondadori
Carlo Fruttero e Massimo Gramellini,Storia d’Italia in 150 date, Mondadori
Pietro Citati, Leopardi, Mondadori
Federico Rampini, Occidente estremo, Mondadori
Valerio Varesi, E’ solo l’inizio, commissario Soneri, Frassinelli
Gianpaolo Pansa, I vinti non dimenticano, Rizzoli
Antonia Arslan, Il risveglio, Rizzoli
Roberto Calasso, L’ardore, Adelphi
Terzani Tiziano, Un mondo che non esiste più, Longanesi
Tabucchi Antonio, Viaggi e altri viaggi, Feltrinelli
Giorgio Bocca, Storia d’Italia – dalla Resistenza a Berlusconi, Feltrinelli
Umberto Eco, Il cimitero di Praga, Bompiani (un nuovo romanzo)

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In libreria dal 21 gennaio, Qui è proibito parlare, di Boris Pahor, FAZI EDITORE

Dall’autore di Necropoli, caso letterario del 2008, vincitore del Premio Internazionale Viareggio-Versilia, del Premio Napoli, del Premio Latisana per il Nordest e Libro dell’Anno Fahrenheit, un libro intenso e drammatico che racconta un capitolo ancora sconosciuto della storia d’Italia, il periodo buio degli anni che hanno preceduto e preparato l’orrore descritto in Necropoli.

Principale porto dell’impero austro-ungarico, Trieste aveva visto coabitare per secoli culture diverse. Una volta integrata nel regno d’Italia alla fine della prima guerra mondiale, la presa del potere da parte di Mussolini e la presenza sempre più massiccia dei suoi seguaci avevano messo termine a questa intesa, e la città era diventata banco di prova di quello che il fascismo sarebbe stato non solo sul suolo italiano ma anche nel resto d’Europa. Fu qui che, per la prima volta e anticipando scenari futuri, fu messa in atto una campagna di pulizia etnica: tutto quello che era sloveno, lingua, cultura, gli stessi edifici, doveva sparire.

È in questo clima, così cupo e oppressivo, che Ema, giovane slovena originaria del Carso, da poco arrivata in città da Milano, si aggira piena di rabbia in una luminosa estate degli anni Trenta. Si lascia alle spalle una storia familiare dolorosa: i suoi sono tutti morti, compresa la sorella Fani che, poco più che adolescente, aveva abbracciato la causa fascista frequentando le camicie nere e diventando l’amante dei vari gerarchi del momento, rinnegando così la sua origine slovena e causando una ferita profonda a Ema che si era sentita tradita e umiliata. A Trieste la ragazza sta ora cercando un lavoro che le permetta di vivere in modo indipendente, ma le difficoltà che trova sul suo cammino e il rancore per un mondo che sente ostile non fanno che accrescere in lei un senso di dolorosa esclusione. Sarà l’incontro con Danilo sul molo del porto a segnare la svolta decisiva nella sua vita. Maturo e determinato, l’uomo guiderà i passi della ragazza nel difficile e pericoloso cammino della resistenza al fascismo e della difesa della cultura slovena, e su quello non meno tortuoso dell’amore.

Abbandonandosi a una passione che si fa sempre più viva e legandosi a Danilo in un’intesa profondissima, Ema riuscirà finalmente a liberarsi di ogni paura e a trovare la forza di prendere in mano la propria vita, di darsi senza remore alla lotta per il riscatto del popolo sloveno e di affrontarne con coraggio tutte le conseguenze fino alla prigione.

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I migliori romanzi del 2008

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I migliori romanzi e racconti degli ultimi mesi
LA QUARTA MOGLIE, ALISSA YORK, GIUNTI
Ispirandosi ad un fatto realmente accaduto, il massacro di MOUNTAIN MEADOWS nel 1857, in cui mormoni e indiani sterminarono un convoglio diretto ad Ovest, Alissa York con stile lirico e vibrante ricostruisce con sapienza la vita di una famiglia mormone dell’epoca, un nucleo diviso dai segreti e unito dalla fede. Tante sono le suggestioni che offre questo romanzo, i rapporti tra il poco socievole marito e le mogli, tra le donne, quelli con i nativi, le ombre del passato
BORIS PAHOR, NECROPOLI, FAZI EDITORE
Dopo una dozzina di traduzioni nel mondo, finalmente pubblicato in italiano il capolavoro di uno scrittore italiano di origine slovena. Non c’è modo di evitare lo sguardo coraggioso e diretto di Boris Pahor sui mali del ’900. Il suo nome è stato giustamente accostato a quello di Primo Levi, Imre Kértesz e Robert Antelme! Dello stesso autore è disponibile anche IL ROGO DEL PORTO, un’ottima raccolta di racconti per rivivere le vicissitudini delle genti slovene nell’Italia post Seconda guerra Mondiale
DAVID GROSSMAN, A UN CERBIATTO SOMIGLIA IL MIO AMORE, MONDADORI
Un grande libro, in cui le indubbie qualità dell’autore trovano corpo in una vicenda che attraversa il dramma di Israele, e quello personale dello scrittore, il cui figlio è scomparso durante gli ultimi giorni della guerra del Libano.
PAOLO GIORDANO, LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI, MONDADORI
Il premio Strega 2008, esordiente rivelazione del’anno
GIANNI CELATI, I COSTUMI DEGLI ITALIANI, QUODLIBET
Da un autore quanto mai schivo e riservato, lontano dalle tentazioni televisive, due raccolte di racconti dal titolo emblematico, in cui ritroviamo la sua originale vena comica, usata per dipingere la provincia italiana.
IAN HOLDING, NEL MONDO INSENSIBILE, EINAUDI
Un libro forte e lirico, dedicato all’esperienza bianca sul suolo africano, in quel martoriato Paese che è lo Zimbabwe. Basato su una storia vera accaduta ad un allievo dell’autore . . .
HALDOR LAXNESS, IL CONCERTO DEI PESCI, IPERBOREA
Dal Premio Nobel 1955 un romanzo corale. Una rappresentazione limpida, a tinte vivaci di un mondo lontano, l’Islanda di inizio Novecento, dove l’esistenza era semplice ed accettata per quello che era, senza l’assillo del denaro e dell’accumulo della ricchezza, ma dove alla base regnava la visione di un mondo in cui era possibile accettare il prossimo, rispettandolo.
MURIEL SPARK, ATTEGGIAMENTO SOSPETTO, ADELPHI
Una delle sue migliori opere, che trae spunto dalle vicende autobiografiche dell’autrice, aspirante scrittrice senza un penny nella Londra di fine anni 40. Un romanzo condito con il consueto humour, e una trama ricca di stimoli!
CRISTIANO CAVINA, I FRUTTI DIMENTICATI, MARCOS Y MARCOS
Il nuovo libro dell’autore di NEL PAESE DI TOLINTESAC,il romanzo definitivo di Casola Valsenio
STEFAN ZWEIG, BRUCIANTE SEGRETO, ADELPHI
Un piccolo e indimenticabile libro come Adelphi sa offrirci. Una novella in cui è contenuta in maniera concentrata l’arte narrativa di Stefan Zweig, capace di catturare l’attenzione del lettore in un crescendo di emozioni.
MARE DI PAPAVERI, AMITAV GHOSH, NERI POZZA
È il primo volume di una ambiziosa trilogia dedicata all’India Moderna, in cui lo sguardo dell’autore si sposta sulla sua visione dell’umanità, rappresentata dai vari personaggi presenti su una goletta in navigazione, e dai loro modi di agire tre ragazze d’oggi alle prese con i problemi causati dalle matrigne!
MELANIA MAZZUCCO, LA LUNGA ATTESA DELL’ANGELO
Una splendida biografia romanzata sul Tintoretto, sulle sue passioni e debolezze, e del Cinquecento in cui visse.
DAVID WROBLEWKSKI, LA STORIA DI EDGAR SAWTELLE, RIZZOLI
Una amicizia con un cane, una storia in cui una relazione supera i confini delle parole..
UNA NUOVA TERRA, JHUMPA LAHIRI, GUANDA
Scenari diversi per raccontare otto storie di esilio e di perdita, di amore deluso o negato, di maternità e conflitti famigliari.Una conoscenza profonda dei conflitti del cuore, un occhio acuto per i dettagli, la capacità di evocare con straordinaria precisione la vita quotidiana dei personaggi..
KAFKA SULLA SPIAGGIA, HARUMI MURAKAMI, EINAUDI
Un vecchio che capisce la lingua dei gatti e un quindicenne con la maturità di un adulto. Il primo fugge da un delitto sconvolgente, il secondo da una sconvolgente profezia. Kafka sulla spiaggia è un libro affascinante e misterioso, da leggere e rileggere per scoprire nuovi dettagli e forse qualche risposta, una storia di destini e coincidenze . .
VITA E DESTINO, VASILIJ GROSSMAN, ADELPHI
Un altro grande libro sulle grandi tragedie del 900, sul fallimento delle ideologie. La riscoperta di un grande autore russo, oscurato dalla censura.
CANI E LUPI, IRENE NEMIROVSKY, ADELPHI
Una vera e propria testimone del NOVECENTO, una autrice esule russa morta ad Auschwitz nel 1942 dopo i decenni passati in Francia . . . Cani e lupi è di certo paradigmatico della sua produzione letteraria, con il tema doloroso dell’esilio, la fatalità del destino, l’abile descrizione dei personaggi e dell’ambiente sociale in cui vivono, il peso della storia.

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Il voto via internet degli ascoltatori del popolare programma Fahrenheit ha premiato Boris Pahor. Il suo ‘Necropoli’, infatti, è risultato il più apprezzato fra gli altri libri in concorso (era anche il favorito di Atlantide ). Prima di Boris Pahor avevano vinto negli anni precedenti Roberto Saviano, Ascanio Celestini e Milena Agus.La proclamazione e’ avvenuta all’ultima diretta della trasmissione condotta da Marino Sinibaldi dalla Fiera della piccola e media editoria a Roma. Lo scrittore triestino e’ risultato il piu’ votato precedendo Flavio Soriga (Sardinia Blues), Eraldo Affinati (La citta’ dei ragazzi), Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi).

A noi non resta che riproporre quanto avevamo scritto al momento della sua uscita:

Un grande autore italiano, di lingua slovena, è al centro di una vicenda davvero singolare. La prima data di pubblicazione di questo libro è il 1967, in sloveno. Seguono molte altre traduzioni nel mondo, dal francese all’inglese, perfino in finlandese. Un piccolo editore locale, le Edizioni del Consorzio culturale del Monfalconese lo fanno conoscere ad un ristretto pubblico italiano nel 1997. I riconoscimenti internazionali aumentano( come la Legion d’Onore in Francia), e finalmente qualche settimana fa FAZI lo propone al grande pubblico del nostro Paese. E tutti i giornali cominciano a parlare della grandezza dell’autore, sottraendolo all’oblio con colpevole ritardo. Necropoli è davvero un gran libro, pieno di dolore per quanto accaduto, sorretto da una prosa decisamente di grande livello. Ci auguriamo che anche gli altri suoi scritti vengano presto resi disponibili ai lettori del Bel Paese”
Boris Pahor
Necropoli
Fazi

introduzione di Claudio Magris

«Necropoli riesce a fondere l’assoluto dell’orrore con la complessità della storia».
dall’introduzione di Claudio Magris

Campo di concentramento di Natzweiler- Struthof sui Vosgi. L’uomo che vi arriva, un pomeriggio d’estate insieme a un gruppo di turisti, non è un visitatore qualsiasi: è un ex deportato che a distanza di anni torna nei luoghi dove era stato internato. Subito, di fronte alle baracche e al filo spinato trasformati in museo, il flusso della memoria comincia a scorrere e i ricordi riaffiorano con il loro carico di dolore e di commozione. Ritornano la sofferenza per la fame e il freddo, l’umiliazione per le percosse e gli insulti, la pena profondissima per quanti, i più, non ce l’hanno fatta. E come fotogrammi di una pellicola, impressa nel corpo e nell’anima, si snodano le infinite vicende che ci parlano di un orrore che in nessun modo si riesce a spiegare, unite però alla solidarietà tra prigionieri, a un’umanità mai del tutto sconfitta, a un desiderio di vivere che neanche in circostanze così drammatiche si è mai perso completamente.

Scritto con un linguaggio crudo che non cede all’autocommiserazione, Necropoli è un libro autobiografico intenso e sconvolgente. E se Boris Pahor ci racconta la sua esperienza del mondo crematorio perché la memoria non si perda e la storia non sia passata invano, quella che ci dà non è però solo la fedele testimonianza delle atrocità dei lager nazisti, è anche un emozionante documento sulla capacità di resistere e sulla generosità dell’individuo.

«Un libro sconvolgente, la visita a un campo della morte e il riaffiorare di immagini intollerabili descritte con una precisione allucinata e una eccezionale finezza di analisi».

«Le Monde»

«Un memoir indimenticabile ed evocativo. Con la sua voce intensa e originale Pahor penetra nel cuore dei lettori e li conduce nel luogo dove perse la maggior parte dei suoi compagni e molto di sé».

«Kirkus Review»

«Non c’è modo di evitare lo sguardo coraggioso e diretto di Boris Pahor. Il suo nome è stato giustamente accostato a quello di Primo Levi, Imre Kértesz e Robert Antelme».

«Süddeutsche Zeitung»

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pahor

Boris Pahor è il vero caso letterario dell’anno, la scoperta da parte degli italiani di un grande autore di novantacinque anni. La sua vicenda personale è nota: triestino di origine slovena, venne “annesso” all’Italia alla fine della Prima Guerra Mondiale, con le politiche aggressive nei confronti delle minoranze perpetrate dallo Stato fascista. Le sue opere letterarie hanno dovuto essere pubblicate in mezza Europa prima di trovare il giusto spazio nel mercato editoriale italiano. Continuare a scrivere nella lingua madre, nonostante continuasse a vivere a Trieste, lo ha reso alieno alla cultura italiana. Finalmente la sua figura, la sua qualità letteraria, è stata riconosciuta, grazie al successo di Necropoli. Altre sue opere sono pubblicate da Zandonai editore, che ripropone ora questa sua raccolta di racconti, già edita da Nicolodi. Il rogo del porto del titolo fa riferimento all’incendio della Casa della Cultura Slovena a Trieste, negli anni del Fascismo.

IL ROGO DEL PORTO,di Boris Pahor,Zandonai

«A Dachau saremo più vicini a casa» osserva. Ecco, non posso fare diversamente, devo cercare di resistere come lui, vite di terra istriana. Dimenticare il corpo martoriato, le ferite sotto la coperta, cancellare gli urli lungo le file schierate sui terrazzamenti, credere nel gigante Tomaz.
«A Dachau saremo più vicini a Trieste» ribatte solenne.

Con Necropoli – narrazione concentrazionaria di lancinante grandezza che gli è valsa notorietà e premi internazionali – il nome di Boris Pahor è finalmente divenuto familiare anche nel nostro Paese. Ma Boris Pahor, scrittore sloveno e cittadino italiano, non si colloca nel panorama letterario europeo come autore di un solo libro; altri capolavori segnano il suo percorso creativo che ruota in prevalenza intorno al destino della gente slovena nel Novecento e alle suggestioni di una città elusiva e ammaliatrice come Trieste.
La prima di queste opere è la raccolta di racconti Il rogo nel porto, che non solo lievita ai livelli più alti della grande letteratura europea ma prelude a quasi tutta la restante produzione dell’autore quanto a temi e motivi ispiratori, restituendo al lettore italiano aspetti della storia contemporanea dimenticati o colpevolmente rimossi: le vicissitudini della comunità slovena sotto il fascismo, la difesa di un’identità culturale brutalmente conculcata, la violenza che investe umiliati e offesi di dostoevskijana memoria e annuncia l’orrore delle deportazioni nei campi di sterminio. Accanto alla limpida passione civile, tuttavia, la sensibilità di Pahor fa vibrare altre corde. Lo sguardo tenero sul fragile e indifeso mondo dell’infanzia, la lirica rievocazione di paesaggi marini e lande carsiche, le sottili notazioni psicologiche capaci di fotografare all’istante un personaggio danno la misura di un talento letterario tanto ricco da comporre in una visione più alta e armoniosa la frammentazione dell’esistenza, le sue ferite e la sua asprezza. Nel segno di una forza vitale che trae alimento tanto da una memoria implacabile quanto dalla pietà verso ogni creatura.

Boris Pahor (1913), vero e proprio decano della letteratura slovena, è nato e vive tuttora a Trieste, dove per molti anni ha insegnato letteratura italiana e slovena all’Istituto magistrale. Testimone coraggioso dei crimini perpetrati dal fascismo e voce vibrante di una minoranza linguistica perseguitata, durante la seconda guerra mondiale prese parte alla resistenza antifascista slovena. Tradito da una delazione finì deportato nei lager nazisti tra il gennaio 1944 e il 1945, una vicenda tragica ; rievocata nelle pagine del suo capolavoro Necropoli ; che ha dato un’impronta decisiva a tutta l’opera successiva. Intellettuale scomodo per le sue ferme prese di posizione a difesa delle identità nazionali e culturali, vanta una produzione letteraria assai vasta, iniziata nel 1948 con i racconti dal titolo Moj tsaski naslov (Il mio indirizzo triestino), che comprende romanzi e saggi tradotti in francese, tedesco, inglese, catalano, finlandese e persino in esperanto.
Presidente onorario dell’Associazione internazionale per la difesa delle lingue e delle culture minoritarie, nel 1992 è stato insignito del massimo riconoscimento letterario sloveno, il premio Preseren. Più volte candidato al Nobel per la letteratura, nel 2001 ha ricevuto in Germania il Premio Bestenlisten per l’edizione tedesca di Necropoli. Per la sua attività di scrittore è stato nominato Officier de l’Ordre des Arts et des Lettres dal Ministero della Cultura francese. Nel 2007 il presidente della Repubblica francese lo ha insignito del titolo di Cavaliere della Legion d’Onore.
Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo La villa sul lago (Nicolodi, 2002), Il petalo giallo (Zandonai, 2007) e Necropoli (Fazi,

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Il FESTIVAL DI LETTERATURA DI MANTOVA, tutti i nomi dell’edizione 2008

Il FESTIVAL DI LETTERATURA DI MANTOVA, tutti i nomi dell’edizione 2008

Seguiamo il Festival di Letteratura di Mantova dalla sua seconda edizione, e un grande spazio nel nostro cuore se l’è conquistato.

È appena arrivata la notizia dei partecipanti all’edizione 2008, eccoli in dettaglio, come potrete leggere qui:

http://www.festivaletteratura.it/novita.php?id=922&cat=all

Roberto Abbiati; Roger Abravanel; Guido Accascina; Shimon Adaf; Eraldo Affinati; Giovanni Allevi; Michele Andrei; Laura Angiulli; Aquilino; Alberto Arbasino; Antonia Arslan; Alberto Asor Rosa; Corrado Augias; Bernardo Atxaga; Najwa Barakat; Elisabetta Bartuli; Marion Bataille; Fabio Beltram; Silvia Bencivelli; Frei Betto; Enzo Bianchi; Ettore Bianciardi; Patrick Blanc; Marco Bobbio; Anna Bonaiuto; Edoardo Boncinelli; Aldo Bonomi; Giulio Busi; Mihai Mircea Butcovan; Massimo Cacciari; Francesca Capelli; Gianni Caprara; Janna Carioli; Gianrico Carofiglio; Chiara Carminati; Mircea Cartarescu; Carlo Carzan; Gabriella Cella; Massimo Cirri; Shirley Collins; Gherardo Colombo; Rosita Copioli; Gilberto Corbellini; Matteo Corradini; Lella Costa; Enzo D’Alò; Paolo De Benedetti; Timothée De Fombelle; Maura Del Serra; Domenico De Masi; Diego De Silva; Gillo Dorfles; Jean Echenoz; Taghrid El Najjar; Hans Magnus Enzensberger; Francesco Erbani; Monica Farnetti; Hiba Farran; Sebastian Faulks; Michele Ferri; Lorenza Foschini; Claudio Franceschi; Enrico Franceschini; Carlos Fuentes; Chicca Gagliardo; Eduardo Galeano; Luigi Garlando; Stas’ Gawronski; Moreno Gentili; Vittorio Giacopini; Gabriella Giandelli; Francesco Giavazzi; Fabrizio Gifuni; Giovanni Giovanetti; Edouard Glissant; Francesco Gungui; Joumana Haddad; Iona Heath; Nancy Huston; Marco Iacoboni; Howard Jacobson; Alexander Jollien; Cynan Jones; Gaston Kaborè; Lokua Kanzà; Ioanna Karistiani; Andreas Korn-Müller; Jerry Kramsky; Nicole Krauss; William Langewiesche; Serge Latouche; Tali Latowicki; Yael Lerer; Pedro Lemebel; Vittorio Lingiardi; Julio Llamazares; Carlo Lucarelli; Lucio Luzzatto; Elia Malagò; Danilo Mainardi; Michelangelo Mangano; Alberto Manguel; Mauro Marchese; Gianfranco Maretti Tregiardini; Paola Mastrocola; Maurizio Matrone; Predrag Matvejevic; Alda Merini; Guðrún Eva Mínervudóttir; Fabio Mini; Massimo Missiroli; Luca Molinari; Giovanni Montanaro; Raul Montanari, Antonio Moresco; Loretta Napoleoni; Marco Navarra; Jo Nesbo; Hakan Nesser; Keith Newstead; Piergiorgio Odifreddi; Margherita Oggero; Nisrine Ojeil; Leonardo Padura Fuentes; Boris Pahor; Rithy Panh; Letizia Paolozzi; Anna Parola; Valeria Parrella; Michela Pasquali; Ben Pastor; Darwin Pastorin; Elio Pecora; Daniel Pennac; Leif G.W. Persson; Umberto Petrin; Giovanna Pezzetta; Andrea Piccaluga; Telmo Pievani; Massimo Pitis; Bianca Pitzorno; Oliviero Ponte di Pino; Giorgio Pressburger; Giusi Quarenghi; Zsuzsa Rakovszky; Ezio Raimondi; David Riondino; Raffaella Romagnolo; Marco Rossi Doria; Patrizio Roversi; Giorgio Ruffolo; Jonathan Safran Foer; Seray Sahiner; Marco Santagata; Alessandro Scafi; Eugenio Scalfari; Daniele Scalise; Stefano Scansani; Luca Scarlini; Stefano Scherini; Fabio Sciarrino; Eric Emmanuel Schmitt; Brian Selznick; Clara Sereni; Gian Paolo Serino; Michele Serra; Flavio Soriga; Fabio Stassi; Maj Sjowall; Federico Taddia; Massimiliano Tappari; Daniel Tatarsky; Sami Tchak; Marcia Teophilo; Marina Terragni; Giorgio Todde; Licia Troisi; Scott Turow; Patricia Urquiola; Andrea Valente; Chiara Valerio; Paolo Villaggio; Paolo Vineis; Pino Vito; Thomas Von Steinaecker; Abdourahman Waberi; Angel Wagenstein; Jeanette Winterson; Paolo Zaccagnini; Rania Zghir; Zaü; Joseph Zoderer.

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