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Posts contrassegnato dai tag ‘gialli italiani’

Napoli, Natale 1931. Un violento delitto scuote la città. Non ci eravamo accorti del Commissario Ricciardi finora, e per questo chiediamo scusa ai lettori. Sia questo, sia le altre sue “indagini” (edite da Fandango) sono decisamente da assaporare. Un altro commissario decisamente umano, il colore di una città,  lo sguardo dell’autore e  la prosa contenuta ma capace, non stereotipata , ne fanno una lettura avvincente!

Maurizio De Giovanni, Per mano mia, Einaudi

Natale 1931. Mentre la città si prepara alla prima di “Natale in casa Cupiello”, dietro l’immagine di ordine e felicità imposta dal regime fascista infieriscono povertà e disperazione. In un ricco appartamento vicino la spiaggia di Mergellina sono rinvenuti i cadaveri di un funzionario della Milizia, Emanuele Garofalo, e di sua moglie Costanza. La donna è stata sgozzata con un solo colpo di lama, quasi sull’ingresso, mentre l’uomo è stato trafitto nel letto con oltre 60 coltellate. Colpi inferti con forza diversa: gli assassini potrebbero essere più d’uno. La figlia piccola si è salvata perché era a scuola. La statuina di san Giuseppe, patrono dei lavoratori, giace infranta a terra. Sulla scena del delitto, Ricciardi, che ha l’amaro dono di vedere e sentire i morti ammazzati, ascolta le oscure ultime frasi della coppia, che non gli dicono granché. Il commissario dovrà girare a lungo, e sempre più in corsa contro il tempo, per le strade di Napoli per arrivare alla verità. In compagnia del fidato, ma non privo di ombre, brigadiere Raffaele Maione, che in questo romanzo conquista un deciso ruolo di comprimario. E insidiato nella sua solitudine da una altrettanto inaspettata rivalità tra due giovani donne che più diverse non si potrebbe. Tra le casupole dei pescatori immiseriti e gli ambienti all’avanguardia della Milizia fascista, una città sempre più doppia e in conflitto avvolge Ricciardi e Maione in spire sempre più strette.

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Provinces of the Italian region of Veneto

Image via Wikipedia

La collana Sabot/age curata da Massimo Carlotto e diretta da Colomba Rossi è «dedicata alle storie che il nostro paese non ha più il coraggio di raccontare», e La Ballata di Mila la inaugura degnamente. Ancora una volta è il Veneto a fare da sfondo a una vibrante storia impregnata dagli umori del triste contemporaneo: un territorio saccheggiato, bande criminali, riciclaggio di denaro sporco. Dialoghi incalzanti, una ventata di ironia, tanti colpi di scena per un ottimo esordio di collana!

La ballata di Mila, Matteo Strukul, E.O
Due gang di criminali che si contendono il territorio veneto: quella dei Pugnali Parlanti, affiliata alle triadi cinesi, e una cosca locale che fa capo al sanguinario Rossano Pagnan. In mezzo a tutto questo una donna spietata e pronta a sparigliare le carte.
Abbandonata dalla madre, violentata da una banda di criminali che le ha massacrato il padre, Mila Zago è una killer a sangue freddo, un’assassina definitiva. Cresciuta dal nonno sull’altopiano dei Sette Comuni secondo i codici di un’educazione marziale, è tornata dal passato per attuare una vendetta esemplare. Per far questo, nella più classica delle tradizioni, metterà cinesi contro veneti in un doppio gioco che ricorda un classico del cinema come Per un pugno di dollari.

Forte di un ritmo sincopato e rapidissimo, di scene d’azione mozzafiato, di continui cambi di prospettiva e di un intreccio a orologeria, La ballata di Mila rinnova il pulp-noir italiano attraverso una storia sabot/age che riesce a indagare con attenzione il fenomeno della mafia cinese a Nordest e lancia nel mondo editoriale un nuovo personaggio femminile, formidabile e dirompente, che spezza le consuete geometrie narrative: Mila Zago aka Red Dread.
NOTA SULL’AUTORE
Matteo Strukul è nato a Padova nel 1973. Scoperto dallo scrittore Massimo Carlotto, è cofondatore di Sugarpulp – movimento letterario dedicato al pulp-noir, http://www.sugarpulp.it – e ha collaborato con riviste (Buscadero, Jam, Classix) e quotidiani (Il Mattino di Padova, La Nuova di Venezia e Mestre, La Tribuna di Treviso). Responsabile dell’ufficio stampa di Meridiano Zero, è dottore di ricerca in diritto europeo dei contratti e ha pubblicato saggi musicali su Massimo Bubola e Massimo Priviero. Il suo racconto “Bambini all’inferno” è stato pubblicato sul Manifesto. La ballata di Mila per la collezione Sabot/age delle Edizioni E/O è il suo primo romanzo. Vive insieme alla moglie Silvia fra Padova e Berlino. Il suo sito è http://www.matteostrukul.com.

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l’ispettore Stucky, di origini veneziane e persiane, continua le sue indagini. Fulvio Ervas è davvero al meglio in questa nuova avventura del suo personaggio: il tratto ironico e pungente, l’attenzione al mondo che ci circonda,  il ritmo e l’assoluta piacevolezza della lettura ne fanno un bel candidato per le letture estive!

L’AMORE E’ IDROSOLUBILE, FULVIO ERVAS, MARCOS Y MARCOS 

Alice è scomparsa a ferragosto. Per dieci anni, di lei non si è saputo più nulla. Poi un’alluvione fa affiorare uno scheletro nella campagna e una giovane veggente marocchina è certissima che sia lo scheletro di Alice: l’ha detto la madonna. Ma come, la madonna? L’agente Sperelli è perplesso. Come fa la madonna ad apparire a una musulmana? L’ispettore Stucky è ancora più perplesso. Il suo spirito laico si ribella a ogni apparizione oltremondana, la sua vita privata è in burrasca. Deve portare a spasso Argo, cagnetto che sorride e ingolla salmone come un orso norvegese. Deve domare Michelangelo, adolescente armato di ormoni come bombe a mano. Ed Elena, calendari consumati trentotto, più pericolosa di un antibiotico senza febbre. Bianchi fogli manoscritti invadono Treviso. Compaiono sui tavolini all’aperto, sulle panchine, sui davanzali. Sono le fotocopie di un’agenda: rispettabili professionisti ritratti nel loro più intimo comportamento amoroso e paragonati a millepiedi, vermi solitari, larve luminose, cavallette. Erano amori deboli, idrosolubili. Come il sale e lo zucchero. Firmato: Alice. Spari risuonano nel buio, tremano gli ex amanti di Alice; e i satanisti si radunano a mezzanotte. Il mistero sembra più fitto di un frutteto di kiwi abbandonato, ma la soluzione è nell’aria. Basta saperla respirare. Per fortuna Stucky è più in forma che mai. In corpo e in spirito.

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“si chiese che senso ci fosse a svegliare uno che dorme per fargli un’iniezione per farlo dormire. Gli ospedali.” Il nuovo “giallo romagnolo” di Carlo Flamigni, Senso Comune, fa decisamente “spataccare”. Per chi frequenta e conosce la zona che da Cesena arriva ai confini della regione, nella parte collinare fino all’Alto Appennino, questo nuovo godibilissimo giallo di Carlo Flamigni risulterà imperdibile, per poter calarsi completamente nelle atmosfere di quei luoghi. Un appassionato ed ironico memento\amarcord di questi luoghi, molto divertente anche per chi abita lontano da quelle contrade: personaggi pieni di umanità, ironia e un occhio smaliziato alla realtà che ci circonda: elementi ben rappresentati da Carlo Flamigni!

Carlo Flamigni,
Senso comune, Sellerio

Dilemmi di bioetica e labirinti clinico legali per la squadra surreale di Primo Casedei alle prese, in questa nuova avventura, con i misteri di un uomo potentissimo, detto il Presidente. È l’Italia di oggi che va in scena, mentre l’involontario investigatore assiste allo svelarsi di cause e moventi, fino al nucleo occulto di un potere immenso che sgomenta eppure s’è già incistato nel senso comune della vita pubblica.

La squadra surreale di Primo (inteso: «Terzo») Casadei, si trova nel folto di una di quelle selve di ostacoli che il cosiddetto «sistema Italia» diventa spesso e volentieri per i suoi figli. Il coriaceo Proverbio, sempre più ateo nonostante l’età, è ricoverato in un reparto di cure intensive; con lui sono quattro vecchietti in stato vegetativo, i quali muoiono in successione da un giorno all’altro, generando diffuso sospetto. Intanto Pavolone, il gigante buono, e Maite, sua inarrestabile compagna, hanno deciso di fare un figlio ma possono concepirlo solamente mediante fecondazione assistita e questo li immette nella follia di decreti e di divieti. Così, questa nuova avventura con il delitto degli involontari investigatori del tranquillo paese di Romagna, inizia come un racconto-verità, però satirico e grottesco, dentro i dilemmi della bioetica, quelli che il nostro paese riesce a ritorcere in modo da smarrire per sempre il buon senso comune. Ma presto, mentre Primo tenta di salvare tutti dai vertiginosi labirinti clinico legali e riflette a voce alta su deduzioni e controdeduzioni, la storia scivola lentamente nel giallo. È arrivato in paese il cugino Giuseppe, giornalista d’inchiesta intransigente. Segue la fidanzata Dorotea, aspirante showgirl a un concorso di bellezza; ma soprattutto è lì per indagare sui misteri della villa, nei paraggi, di un uomo potentissimo, detto il Presidente. E tra i risvolti equivoci dell’ambiente dello show business e i misteri della villa del Presidente avviene il delitto. Primo Casadei, cui Giuseppe aveva chiesto aiuto per avviare l’inchiesta e che allo scopo s’è trovato in contatto con personaggi oscuri, assiste allo svelarsi di cause e moventi, fino al nucleo occulto di un potere immenso che sgomenta eppure s’è già incistato nel senso comune della vita pubblica. È l’Italia di oggi che va in scena, da una delle sue mille province profonde, in questo caso una costa romagnola che il turismo non riesce a mutilare dei suoi caratteri originari. La tenaglia dell’ipocrisia burocratizzata sulle libertà degli umili, la smaccata impunità di chi possiede il potere assoluto. Usando la chiave del giallo per dar forma narrativa alla baruffa ignorante e confusionale in cui oggi consiste il dibattito sui problemi etici, con la sua premeditata conclusione: la resa morale di tutti, perfino del protagonista del romanzo.

Carlo Flamigni vive e lavora a Forlì. Professore di Ginecologia e Ostetricia presso l’Università di Bologna, è stato Presidente della S.I.F.E.S. ed è membro del Comitato Nazionale per la bioetica. Presidente onorario dell’A.I.E.D., si occupa principalmente di Fisiopatologia della riproduzione e di Endocrinologia ginecologica. Con questa casa editrice ha pubblicato Un tranquillo paese di Romagna (2008) e Circostanze casuali

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Non mancherà di soddisfare le aspettative di chi ama il thriller italiano la seconda indagine del Commissario Zarotti (ehm, un cognome che suona quasi familiare al libraio..), alle prese con i lati bui della società che ci circonda.

 

Filippo Genzini, All’ombra del terrazzo, Robin

 

Eugenio Ginelli è un agricoltore che possiede un’azienda nelle campagne poco distanti da Cremona, sulle rive del Po. Vive con sua madre e sua sorella, si alza all’alba per iniziare il lavoro nei campi, e fino al tramonto non ha tregua tra i silos, le stalle e il trattore. Eugenio non ama allontanarsi dalla Bassa Padania, non si fida delle banche e delle novità ma la notte ama divertirsi e esagera con l’alcol e con le donne. Durante un’estate terribilmente torrida Eugenio si trova a essere, per un disegno preciso o per incredibili coincidenze, il punto di congiunzione di una serie di omicidi che hanno per vittime solo donne. Sarà il commissario Zarotti, trasferitosi da poco da Milano, a dover far luce su questi tragici avvenimenti arrivando alla fine a delle sconvolgenti conclusioni. “All’ombra del Torrazzo” è un giallo ricco di colpi scena ma è anche la storia di un uomo che vive una vita divisa tra città e campagna, tra i fantasmi del passato e le passioni del presente. È una fotografia contemporanea che mostra le forti contraddizioni della nostra società e mette a nudo i lati più bui della psicologia umana.

 

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