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Alaska

Image via Wikipedia

Per dodici anni nessun agente letterario volle proporlo ad un editore. Alla fine però il testo fu pubblicato, inizialmente negli Stati Uniti, ora in diverse altre nazioni. E per fortuna, diciamo noi! Quella di David Vann è una storia estrema, di un padre e di un figlio, di una fuga in Alaska, in un territorio isolato,una vicenda che culmina in tragedia. Una lezione di letteratura, un libro conturbante, che può partire dalle orme di Jack London o di Cormac McCarthy, per poi giungere ai temi contemporanei del sottile equilibrio su cui cammina la mente umana.

David Vann, L’isola di Sukkwann, Bompiani

Un’isola selvaggia nel sud dell’Alaska, raggiungibile solo via mare, ricoperta di foreste e di montagne scoscese. Jim decide di portare in questo angolo di mondo il figlio tredicenne, per un anno intero, e di vivere con lui in una capanna isolata. Dopo una serie di fallimenti personali, vede in questo esilio la possibilità di un nuovo inizio, e di ricostruire il rapporto con il ragazzo, che conosce così poco. Ma il rigore imposto da quel tipo di vita e le inadeguatezze del padre trasformano presto il soggiorno in un incubo, e la situazione diventa velocemente e inesorabilmente incontrollabile. La potenza della natura e le ombre della mente condurranno padre e figlio in un solco violento e imprevedibile che segnerà il loro destino. Con L’isola di Sukkwann David Vann riesce a tracciare gli esatti profili di una natura selvaggia e, insieme, le sinuose e malferme fattezze delle sirene che abitano la mente dell’uomo; e si impone, immediatamente, come uno dei più importanti e promettenti giovani autori americani.

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