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Nelle recensioni apparse sulla stampa lo abbiamo visto spesso in compagnia de GLI INFORMATORI, di Juan Gabriel Vasquez, un libro che ci è piaciuto molto. Incuriositi, ci siamo accorti che diverse cose accomunano questi due testi: la necessità di indagare la memoria di un Paese, la Colombia, che ha dovuto subire parecchie offese nel corso del Ventesimo secolo, il solido impianto narrativo, la capacità di descrivere con passione e precisione i rapporti familiari tra i protagonisti. Dopo aver segnalato Gli informatori, tocca quindi a L’oblio che saremo!

Hector Abad Faciolince, L’oblio che saremo, Einaudi

Medellín, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez – medico, professore dell’Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani – viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. Vent’anni dopo Héctor Abad, suo figlio – ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo.

Medellín, 25 agosto 1987: Héctor Abad Gómez – medico, professore dell’Università e presidente del Comitato per i Diritti Umani – viene barbaramente trucidato per strada dagli squadroni della morte colombiani. È la fine annunciata di un uomo che aveva dedicato la propria vita alla difesa dell’uguaglianza sociale, ai diritti, all’istruzione e alla salute degli esclusi in un Paese stretto nella morsa di narcotrafficanti e di politici reazionari.
Vent’anni dopo Héctor Abad, suo figlio – ormai affermato scrittore e giornalista -, decide di provare a raccontarne la vita, e contemporaneamente la propria infanzia e formazione, fino a quel terribile epilogo.
Il risultato è un romanzo «bellissimo e commovente, e al tempo stesso la testimonianza di un reale impegno civile per la democrazia e la tolleranza», come ha scritto sulle pagine del «País» il filosofo Fernando Savater.

Scrivere sul proprio padre non è cosa facile. Ancor meno su un padre che non c’è più. E meno che mai su un padre famoso che è stato trucidato da uno squadrone della morte in una strada di Medellín a pochi giorni dalle elezioni locali in cui avrebbe dovuto correre per la carica di sindaco.
Educazione sentimentale, romanzo di formazione intellettuale e non solo, fotografia amara della società colombiana degli anni Settanta e Ottanta, dilaniata dall’irriducibile conflitto fra un’anima minoritaria di matrice liberal-democratica e il legnoso nucleo della più reazionaria conservazione, El olvido que seremos (titolo tratto da un verso di Borges) è un romanzo colmo di passione e di affetto, scritto con la testa e con il sangue, che commuove senza retorica, che fa indignare senza invocare vendetta.

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