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Borges, Bioy Casares, Ocampo, Puig, Arguedas, Hernández, Rulfo, Vargas Llosa, Amado, Cortázar, Soriano: tutti autori grandissimi del catalogo Einaudi degli anni d’oro, molti ora “dismessi” , a cui va aggiunto di diritto anche Felisberto Hernández, pubblicato nel 1974 con una nota introduttiva di Italo Calvino, che di lui affermava: “Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei, a nessuno dei latinoamericani, è un irregolare che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile”.

Non riuscendo a imparare la stenografia, aveva inventato e perfezionato un suo sistema stenografico. La sua prosa può vagamente esser definita “realismo onirico”, un vagabondare incongruo e senza risoluzione tra le pieghe dell’esistenza quotidiana, con degni finali che non risolvono alcunchè. Fu apprezzato da Borges e amato da Cortazar, e questo potrebbe essere un buon “incentive” per cogliere il mistero nella realtà, l’incongruo nascosto e l’ironia di quanto può capitarci…..

 

Come un personaggio dei migliori libri di Bolano, così raccontiamo la sua esperienza umana, dal Blog di Edizioni Sur:

http://blog.edizionisur.it/

” ….la vita di Hernández non fu meno bizzarra dei racconti e dei romanzi brevi alle cui trame l’autore l’ha spesso intrecciata: la vita di un ragazzo timido dalla vocazione musicale precoce, che dopo aver studiato con Clemente Colling (l’organista cieco di una chiesa di Montevideo, poi divenuto personaggio di uno dei suoi romanzi) comincia a guadagnarsi da vivere accompagnando al piano la proiezione dei film muti. Pianista errante, dagli anni ’20 sino al 1942 Felisberto si guadagna da vivere soprattutto suonando con fortuna disuguale, da solo o con un trio dal vasto ed eterogeneo repertorio: dai cinema ai caffè, dai teatri alle sale da concerto dove esegue Stravinsky.
In perenni ristrettezze economiche, prova ad aprire una libreria che fallisce, dà lezioni di piano, si sposa tre volte e ogni volta divorzia, intreccia intense relazioni amorose, trascorre due anni a Parigi con una borsa di studio ottenuta tramite Jules Supervielle, vive in misere pensioni, ingrassa mostruosamente per via di una fame insaziabile che lo renderà obeso al punto che il suo cadavere, dopo la morte per leucemia nel 1964, non passerà dalla porta di casa e dovrà essere calato dalla finestra. “

Nessuno accendeva le lampade, Felisberto Hernandez, La nuova frontiera

Di Felisberto Hernández, Italo Calvino scrisse: “Non somiglia a nessuno: a nessuno degli europei e a nessuno dei latinoamericani, è un “irregolare” che sfugge a ogni classificazione e inquadramento ma si presenta ad apertura di pagina come inconfondibile.”
E in effetti Hernández sorprende il lettore con immagini sconcertanti e surreali, in cui non di rado gli oggetti o le singole parti dell’essere umano acquistano vita propria. Coniugando in maniera magistrale il ricordo e l’invenzione, il senso dell’humour e l’inquietudine, Hernández guida il lettore in un geniale gioco di analogie e associazioni di idee e seduce chi ha la fortuna di leggerlo.

Felisberto Hernández (Montevideo 1902 – 1964), pianista e scrittore, è uno degli autori più importanti della letteratura ispanoamericana del ventesimo secolo. La pubblicazione, nel 1942, del romanzo Por los tiempos de Clemente Colling segna una svolta nella sua vita e lo porta ad affiancare al pianoforte la macchina da scrivere. Seguono El caballo perdido (1943), Nadie encendía las lámparas (1947), Las Hortensias (1949), La casa inundada (1960) e Tierras de la memoria (1965).

un link alla sua opera:
http://www.felisberto.org.uy/la_obra_en_italiano.html

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