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Una sontuosa autobiografia, quella di Stephen Spender, tra i più importanti poeti inglese del Novecento, viene riproposta in Italia da Barbes Editore. La sua fu una vita ricca di avvenimenti e attività: ad Oxford conobbe Auden, Cristopher Isherwood, Cecil Day Lewis e altri, partecipò alla Guerra di Spagna, compì attività spionistiche per il servizio segreto britannico, sopravvisse ai crolli del mito del progresso, dell’impero britannico e del comunismo, fu attivista per le libertà civili in molte parti del mondo. Un mondo nel mondo è un libro altrettanto pieno di suggestioni, rese in maniera esemplare dall’autore che riesce a comunicarci degnamente le passioni che lo hanno affascinato, la poesia e la politica. L’opera piacque molto anche a David Leavitt: fu infatti al centro di un caso di plagio “esemplare”, con alcuni capitoli quasi interamente copiati ne “Mentre l’Inghilterra dorme”!

Stephen Spender, Un mondo nel mondo, Barbes

Traduzione di Maria Luisa Bassi

Il racconto autobiografico di Stephen Spender, che insieme a Auden e Isherwood è considerato il più importante poeta del Novecento inglese. Oxford e la scoperta della poesia, la Berlino dell’avvento del nazismo, la guerra di Spagna, l’amore per un ragazzo che parte per salvare la Repubblica contro Franco, l’autore che parte per cercarlo e per cercare se stesso e dare il suo contributo alla lotta per la libertà, e poi la delusione e la sconfitta. Un testo straordinario, che tempo fa finì al centro di una disputa giudiziaria dopo essere stato plagiato dallo scrittore americano David Leavitt per scrivere il suo bestseller “Mentre l’Inghilterra dorme”, praticamente una “riscrittura” dell’originale di Spender. Con una introduzione di Matthew Spender.

Stephen Spender nasce nel 1909. Da giovanissimo aderisce al marxismo ed entra nel Partito Comunista inglese. Nei primi anni del nazismo compie un’attività di raccolta informazioni per il servizio segreto britannico a Berlino.Nel 1936 parte per la Guerra di Spagna, arruolandosi nelle Brigate Internazionali e per tutta la vita, accanto al suo impegno di poeta, prosegue anche il suo lavoro di saggista e attivista per la libertà in tutto il mondo. Insegna per molti anni alla London University e nel 1962 viene nominato “Baronetto”. Si sposa nel 1941 con la pianista Natasha Litvin, dalla quale ha due figli, Lizzie e Matthew, a sua volta scrittore e scultore. Muore nel 1995.

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terra rossa

Vedendo in libreria la nuova edizione de Terra rossa e pioggia scrosciante, ad opera di Mondadori, ci è tornata in mente con rimpianto la figura di Gianni Borgo, editore di Instar libri scomparso giovanissimo otto anni fa. Gianni Borgo era un editore coi fiocchi, capace di seguire la pubblicazione di un libro con una passione e una precisione certosina. Quando aveva scelto cosa proporre al pubblico (solo pochi libri in cui credeva ciecamente, di ottima qualità), seguiva tutte le fasi del processo editoriale con la massima attenzione; i suoi libri erano curati sotto tutti gli aspetti, dal carattere tipografico alla traduzione, dalla copertina (sempre perfettamente connessa al senso del libro) alle decorazioni che spesso accompagnavano il testo.

Conserviamo ancora qualche copia de Terra rossa e pioggia scrosciante nell’edizione Instar ormai fuori catalogo, un magnifico sunto della sua arte, un vero e proprio capolavoro in termini di “oggetto libro”, e chi volesse comparare le due edizioni, potrà farlo e giudicare.

Quando ancora non era montata la marea degli autori indiani, Instar propose questo testo che già anticipava la struttura de Giochi sacri, il capolavoro di Chandra che ha riscosso un ampissimo successo di critica nel mondo: romanzi globali, affreschi grandiosi in cui convergono la storia e le tradizioni dei luoghi narrati.

Proponiamo un breve ritratto di Gianni Borgo, e la scheda de Terra rossa e pioggia scrosciante.

www.oblique.it/manifesto_borgo.html

Gianni Borgo

“Vivo a Torino, ma potrei stare ovunque.”

Sono le parole di Gianni Borgo, cosmopolita fondatore della casa editrice Instar di Torino. La sua breve esistenza, infatti, Gianni Borgo la passa tra l’Italia e i paesi anglofoni, soprattutto a Londra dove ama passare le giornate alla National Library a cercare libri da pubblicare per la sua casa editrice. Per Borgo, Londra è il crocevia culturale tra Europa e Stati Uniti ed è proprio a Londra che trascorre la maggior parte della sua vita, fino al 25 aprile 2001, quando, in un caffè di Bloomsbury, mentre sta ordinando un libro su Amazon, viene stroncato da un infarto. Muore a soli quarantadue anni.

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“Borgo era un editore al quale guardavamo come a un punto di riferimento. Perché faceva solo libri nei quali credeva. Pochi, ben curati e sostenuti con convinzione.”

Sandro Veronesi, parlando dei modelli della casa editrice Fandango

I libri pubblicati dalla Instar dal 1993 alla morte di Borgo sono pochissimi, meno di venti, ma sono tutti di estrema qualità contenutistica e formale. A livello grafico i libri pubblicati da Borgo si distinguono per l’estrema cura nel disegno delle copertine (a volte venivano recensite solo quelle!) e per la grafica innovativa e diversa per ogni volume, a testimonianza dell’interesse per il libro come oggetto esteticamente gradevole da un punto di vista formale oltre che ideale. Nonostante gli altissimi costi di produzione di ogni singolo libro, i prezzi di copertina sono sempre rimasti accessibili, perché Borgo preferiva vendere molte copie – senza trarne profitto – per diffondere il marchio piuttosto che guadagnare il giusto con un prezzo non accessibile a tutti. Per questo motivo, con alcuni libri, l’editore andava addirittura in perdita per ogni copia venduta. Ma l’interesse di Borgo per i dettagli economici era del tutto assente: “Gli editori sono quasi sempre ricchi di famiglia”, diceva; e l’editoria di qualità è un mestiere che si pratica per passione, non per denaro.

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In un’intervista rilasciata nel maggio 1998, Borgo parla delle caratteristiche fondamentali della sua filosofia editoriale: la cura delle copertine, il rapporto con i grafici, la scelta degli autori, le due collane della Instar, Narrativa/MENTE e Saggia/MENTE.

Gianni Borgo, la prima domanda è la più ovvia: da dove arriva questa cura verso la parte grafica del libro?

Segue sul sito . . .


VIKRAM CHANDRA
Terra rossa e pioggia scrosciante,

Il giovane Abhay, tornato in India dopo un periodo di studi negli Stati Uniti, un giorno ferisce una scimmia che non cessa di infastidirlo. Essendo una creatura sacra, i genitori del ragazzo si prendono cura di lei. La scimmietta tuttavia si rivela ben presto un essere prodigioso capace di scrivere a macchina. Abhay scoprirà che in realtà, sotto le sembianze della sorprendente bestiola, si cela Parasher, spirito minacciato da Yama, Signore della Morte, di essere trascinato nell’aldilà. Unica possibilità di salvezza per lui è quella di riuscire a intrattenere il prossimo narrando delle storie per almeno due ore al giorno.

Hanuman, migliore tra le scimmie e patrono dei poeti, suggerisce inoltre una scappatoia: dato che il patto non indica con assoluta certezza chi debba essere il narratore, in quel ruolo potrà di tanto in tanto alternarsi anche Abhay. È così che le imprese del guerriero Sikander e del fratello poeta Sanjay si intrecciano, in un racconto che è una vera cavalcata tra i secoli, alle gesta di Alessandro Magno e alle immagini di un Occidente contemporaneo non meno esotico e misterioso dell’India del passato.

Dinanzi a un pubblico che si fa ogni giorno più numeroso, si snoda così un ininterrotto flusso di storie degno dei grandi cicli narrativi del Mahabharata e delle Mille e una notte e che giunge a formare un romanzo intenso e sorprendente: l’esordio con cui Vikram Chandra si è presentato al mondo come una delle voci più interessanti e nuove della letteratura indiana contemporanea.
L’AUTORE

Vikram Chandra, indiano, vive tra Mumbai e Berkeley, in California, dove insegna scrittura creativa.

Ha pubblicato anche Amore e nostalgia a Bombay (1999) e, per ondadori, Giochi sacri (2006)

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Miserere
di Grangé Jean-Christophe, Garzanti

Parigi, chiesa armena di Saint-Jean-Baptiste. Nell’aria riecheggiano ancora le terrificanti grida dell’esule cileno Wilhelm Goetz, organista e direttore del coro di voci bianche, appassionato cultore del Miserere di Gregorio Allegri. Il corpo dell’uomo giace ormai inerte in una pozza di sangue, riverso sull’organo, i timpani perforati con indicibile violenza. Accanto al cadavere, le impronte di un bambino. Lionel Kasdan, parrocchiano di quella chiesa e poliziotto in pensione, segugio d’altri tempi, testardo quanto acuto, è il primo ad accorrere sulla scena del delitto, Un delitto apparentemente inspiegabile, considerata la reputazione di Goetz, un uomo tranquillo e riservato, dedito solo alla musica con una passione quasi maniacale. Ma dietro quell’immagine immacolata ben presto Kasdan, insieme a Cédric Volokine, poliziotto della Squadra protezione minori, capisce che c’è ben altro, Ci sono rapporti ambigui e oscuri che Goetz instaurava con gli allievi del coro, ma non solo. Ci sono anche verità inconfessabili, ferite insanabili risalenti agli anni della dittatura in Cile. E mentre prosegue l’indagine, gli interrogativi si rincorrono: Goetz era veramente un testimone contro i torturatori del regime di Pinochet o un attivo collaboratore dei fascisti? Le risposte vanno trovate, e in fretta, Perché i delitti si susseguono, uno dopo l’altro, tutti orchestrati secondo le stesse modalità.

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Una pace perfetta,
Amos  Oz,
Traduzione: Elena  Loewenthal
Feltrinelli

In breve
Definito dal “New York Times” il romanzo più potente di Amos Oz, Una pace perfetta non solo evoca il divario tra il sogno socialista del movimento sionista e la realtà della vita israeliana, ma, secondo le parole dell’autore stesso, “è il racconto mistico della segreta unione di alcuni esseri umani molto diversi tra loro che diventano una famiglia nel senso più profondo del termine”.
Il libro
Kibbutz Granot. È un inverno piovoso, interminabile. Il buio cala presto, fa freddo e solo il calore dentro le case è capace di consolare. Yoni e Rimona sono due giovani sposi malinconici: lei sogna i figli che non ha avuto, lui il deserto, la fuga. Hava e Yolek invece rimuginano su vecchi rancori e nuove delusioni. Bolognesi, un ex detenuto graziato, un tipo strano ma con delle mani d’oro, lavora a maglia e borbotta frasi incomprensibili. Poi, nell’ennesima sera di pioggia, fa la sua comparsa Azariah, un ragazzo tutto ingenuità ed entusiasmo. Da quella sera, le cose a poco a poco cambiano. Ciascuno sembra andare progressivamente verso il proprio destino. E forse smetterà di piovere. Ambientato alla vigilia della Guerra dei Sei Giorni, nel 1967, Una pace perfetta incastona la vita di un kibbutz nella storia d’Israele e nel presente.

“Il più strano, il più rischioso e il più ricco dei romanzi di Oz.” Washington Post

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Altri colori, di Orhan Pamuk

pamuk

Orhan Pamuk
Altri colori
Vita, arte, libri e città
EinaUDI

Istanbul è una fonte inesauribile d’ispirazione per Orhan Pamuk. Attraversando la città, davanti ai suoi occhi scorrono immagini di eventi tragici come il terremoto del 1999, ma anche quadri della vita di ogni giorno. Nell’isolamento del suo studio, poi, l’autore riflette sui libri amati, sulla religione, la politica e il ruolo del romanziere, sulla felicità, il risentimento, il ricordo. Questi sono gli «altri colori» con cui Pamuk dipinge lo stesso soggetto dei suoi romanzi: la vita.

Quando un terremoto, alla fine degli anni Novanta, devastò Istanbul causando più di trentamila morti, Pamuk decise di percorrere le strade della sua città per prestare soccorso alle vittime e osservare, con gli occhi dello scrittore, le conseguenze del sisma. Il terremoto è soltanto l’ultimo dei disastri che hanno colpito Istanbul nel corso dei secoli: incendi, assedi, conquiste, invasioni, rivoluzioni sono gli agenti di una distruzione che ciclicamente ridisegna il volto della città. Eppure camminare tra le macerie, osservare i palazzi sventrati e le vite annientate, vivere in prima persona l’angoscia della prossima apocalittica scossa, conduce Pamuk a una scoperta sorprendente: epoche, popoli e tradizioni (bizantini, greci, armeni, ottomani…) a Istanbul non si sostituiscono ma si sovrappongono come sedimenti geologici, come gli strati successivi di rovine che si accumulano le une sulle altre.
Tocca al romanziere inoltrarsi nelle profondità di questo territorio e opporre all’opera devastatrice del tempo e della storia il gesto riparatore della scrittura. E veramente è un gesto, un movimento: quello di chi scende in strada e diventa testimone oculare, di chi si addentra nella complessità dei fenomeni con la leggerezza e la sensibilità del flâneur e poi torna alla scrivania, armato solo della sua immaginazione, e scrive. «Ciò di cui ho bisogno non è tanto la letteratura in sé, ma il rimanere solo in una stanza a fantasticare»: in questo bisogno, in questa necessità di sofferta solitudine, di esilio allo stesso tempo desiderato e subìto, si nasconde la fedeltà alla propria vocazione. Così, all’opera distruttrice del tempo e degli uomini, lo scrittore oppone la forza solitaria, disarmata e necessaria della letteratura.

Istanbul è una fonte inesauribile d’ispirazione per Orhan Pamuk, «cosmopolita dalle forti radici», come l’ha definito il «New York Times».
Attraversando la città, davanti ai suoi occhi scorrono immagini di eventi tragici come il terremoto del 1999, ma anche quadri della vita di ogni giorno, come un angolo di strada che riassume la bellezza del mondo o un gabbiano immobile sotto la pioggia.
Nell’isolamento del suo studio, poi, l’autore riflette sui libri amati, sulla religione, la politica e il ruolo del romanziere, sulla felicità, il risentimento, il ricordo.
Questi sono gli «altri colori» con cui Pamuk dipinge lo stesso soggetto dei suoi romanzi: la vita.

Orhan Pamuk è nato nel 1952 a Istanbul, dove ancora vive. È autore di numerosi romanzi, tra cui: La nuova vita (2000), Il mio nome è rosso (2001), Neve (2004), Il castello bianco (2006), La casa del silenzio (2006), Il libro nero (2007). Nel 2006 è uscito il saggio autobiografico Istanbul. Premio Nobel per la letteratura nel 2006

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la nuova versione di questa pagina , con gli aggiornamenti, la trovate qui:

http://buoneletture.wordpress.com/2008/09/20/nuovi-libri-in-uscita/

Nuovi libri in uscita dopo le ferie

Autori stranieri

Bolano Roberto, 2666 La parte dei delitti, Adelphi

Bunker Edward,Mia è la vendetta,Einaudi

Burke James L.,L’occhio del ciclone,Fanucci

Coelho Paulo, Brida, Bompiani

Connelly Michael,Utente sconosciuto,Piemme

Cornwell Bernard,I re del nord,Longanesi

Crais Robert,La prova,Piemme

Dai Sijie,Una notte in cui la luna non si è alzata,Adelphi

DeLillo Don,Body art,Einaudi

Doyle Roddy,Dentro la foresta,Guanda

Dunne Catherine,Se stasera siamo qui,Guanda

Eggers Dave, Se non è vietato è obbligatorio, Minimum Fax

Hans Magnus Enszerberger, Hammerstein o l’ostinazione, Einaudi

Almudena Grandes, Cuore di ghiaccio, Guanda

Harris Joanne,Le parole segrete,Garzanti Libri

Le Carrè John, Ricercato speciale, Mondadori

Martin George R.,La danza dei draghi,Mondadori

Maugham W. Somerset,Ashenden o l’agente inglese,Adelphi

McCall Smith Alexander,L’uso sapiente nelle buone maniere,Guanda

Meyer Stephenie,Breaking dawn,Lain

(il quarto libro dell asaga TWILIGHT)

Moers Walter,L’accalappiastreghe,Salani

Murakami Haruki,Afterdark,Einaudi

Nemirovsky Irene, Il calore del sangue, Adelphi

Pamuk Orhan,Altri colori. Vita, arte, libri e città,Einaudi

Politovskaja Anna, Un piccolo angolo di inferno, Rizzoli

Pynchon Thomas, Contro il giorno, Rizzoli

Reyes Alina,Corpo di donna,Guanda

Richler Mordecai, Le meraviglie di St Urbain Street, Adelphi

Saint Exupery, Manon la danzatrice, Bompiani (un inedito!)

Saramago José,Storia dell’elefante,Einaudi

Satrapi Marjane,Persepolis. Con DVD,BUR Biblioteca Univ. Rizzoli

Vargas Fred,Un po’ più lontano sulla destra,Einaudi

Vonnegut Kurt,Retrospettiva armageddon,Feltrinelli

Welsh Irvine,Una testa mozzata,Guanda

Wiesel Elie,La danza della memoria,Garzanti Libri

Carlos Ruiz Zafon, Il gioco dell’angelo, Mondadori dal 23 settembre

AUTORI ITALIANI

Cristiano Cavina, I frutti dimenticati, Marcos

Ugo Cornia, Storie di mia zia (e di altri parenti), Feltrinelli

Claudio Magris, Gli alfabeti del mondo, Garzanti

Paola Mastrocola, Storia di un lupo che voleva covare, Guanda

Margaret Mazzantini, Un nuovo romanzo, per Mondadori

Melania Mazzucco, La lunga attesa dell’angelo, Rizzoli

Beppe Severgnini, Italians, Rizzoli

Andrea Vitali, Dopo lunga e penosa malattia, Garzanti

Dal 31 ottobre,

BRISINGR, di CHRISTOPHER PAOLINI (in prenotazione)

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In libreria dal 22 maggio, Il giuramento, nuovo thriller di Jean Christophe Grange, l’autore de I FIUMI DI PIETRA

Il giuramento

Grangé Jean-Christophe

Garzanti Libri

Descrizione Parigi. Nessun segno di colluttazione, blocchi di cemento legati in vita con il filo di ferro, la medaglia di san Michele stretta nella mano, come per proteggersi, e poi un tuffo nel fiume. Sembrano non esserci dubbi: il poliziotto Lue Soubeyras ha cercato di uccidersi ed è solo un miracolo se adesso giace in coma in un letto d’ospedale. Ma il comandante della Squadra Criminale Mathieu Durey, migliore amico di Lue dai tempi della scuola, non crede all’ipotesi del suicidio. Conosce Soubeyras meglio di chiunque altro, e sa che, da fervente cattolico qual è, non avrebbe mai potuto compiere un gesto così contrario alla sua religione.

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Ancora un giorno

Kapuscinski Ryszard

Feltrinelli

giugno 2008

Descrizione

Nel 1975, dopo una guerra di liberazione, l’Angola cessa di essere una colonia portoghese e conquista formalmente l’indipendenza. Ryszard Kapus’ciriski, che nella sua carriera di reporter ha seguito ben ventisette rivoluzioni, era là anche questa volta. Sono ormai trascorsi molti anni, e a prima vista ci si potrebbe domandare che senso abbia riproporre avvenimenti così lontani. A parte il fatto che quella guerra, anche se pochi lo sanno, non è ancora finita, un libro di Kapus’ciriski, oltre che una cronaca delle battaglie e dei fatti politici, offre la descrizione di un mondo diverso dal nostro. Intrappolato nell’assedio di Luanda, l’autore narra quello che succede in tempo di guerra in una “città chiusa”, dalla quale tutti scappano come topi da una nave che affonda: prima i portoghesi con i loro beni e masserizie, poi i negozianti, la polizia, i tassisti, i barbieri, la nettezza urbana e, infine, anche i cani.

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Ha impiegato quattro per scrivere IL TRENO DELL’ULTIMA NOTTE.
Dacia Maraini ritorna al romanzo con un viaggio nel cuore sanguinante del Novecento, da Auschwitz a Budapest, attraverso Olocausto e repressione comunista. Acquistalo in una libreria indipendente!
Il sito dell’autrice:
Dacia Maraini, Il treno dell’ultima notte, Rizzoli
Emanuele è un bambino ribelle e pieno di vita che vuole costruirsi un paio di ali per volare come gli uccelli. Emanuele ha sempre addosso un odore sottile di piedi sudati e ginocchia scortecciate, l’”odore dell’allegria”. Emanuele si arrampica sui ciliegi e si butta a capofitto in bicicletta giù per strade sterrate. Ma tutto ciò che resta di lui è un pugno di lettere, e un quaderno nascosto in un muro nel ghetto di Lodz. Per ritrovare le sue tracce, Amara, l’inseparabile amica d’infanzia, attraversa l’Europa del 1956 su un treno che si ferma a ogni stazione, ha i sedili decorati con centrini fatti a mano e puzza di capra bollita e sapone al permanganato. Amara visita sgomenta ciò che resta del girone infernale di Auschwitz-Birkenau, percorre le strade di Vienna alla ricerca di sopravvissuti, giunge a Budapest mentre scoppia la rivolta degli ungheresi, e trema con loro quando i colpi dei carri armati russi sventrano i palazzi. Nella sua avventura, e nei destini degli uomini e delle donne con cui si intreccia la sua vita, si rivela il senso della catastrofe e dell’abisso in cui è precipitato il Novecento, e insieme la speranza incoercibile di un mondo diverso.

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