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Posts Tagged ‘recensioni libri’

C’è qualcosa di meglio di un bel giallo con una grande figura di investigatore e con una ambientazione suggestiva come può esserlo quello della Bretagna, con le sue spiagge enormi e l’incanto del mare potente? Aggiungete un calibrato mix di omicidi, corruzione politica, e la minaccia dell’arrivo della madre del commissario, preoccupata per la condizione del suo bimbo esiliato in provincia dopo i fasti parigini…

 

 

 

Lunedì nero per il commissario Dupin

Ferryboat at the city of Concarneau. Brittany,...

Ferryboat at the city of Concarneau. Brittany, France. Italiano: Traghetto nella città di Concarneau. Bretagna, Francia. Español: Transbordador en la ciudad de Concarneau. Bretaña, Francia. (Photo credit: Wikipedia)

Jean-Luc Bannalec, Piemme

G. Cervo (Traduttore)

 

Isole Glénan: un arcipelago disteso come un miraggio al largo della ventosa Bretagna. Un paradiso di spiagge bianchissime nel Nord dell’Atlantico, dove un mattino di maggio vengono ritrovati a riva i cadaveri di tre uomini. Ignota l’identità, incerta la causa della morte. Il commissario Dupin, parigino fino al midollo spedito in quello che per lui è solo un angolo sperduto di Francia, non è esattamente un lupo di mare; e poi, se c’è una cosa che odia, è essere disturbato mentre fa colazione. Ma la notizia delle tre morti lo raggiunge a Concarneau, sulla terraferma, esattamente a metà della terza tazza di caffè bollente. E in un attimo quello che sembrava un normale lunedì diventa l’inizio di un incubo. Costretto ad affrontare le onde, arrivato a destinazione si rende conto di essere di fronte a un chiaro caso di omicidio premeditato. Perché, scoprirà presto, corruzione politica e affari sporchi ormai non risparmiano nemmeno quelle isole remote, con buona pace delle divinità che, come vuole la leggenda, le proteggono da tempo immemore. Come se non bastasse, Dupin sa di avere i giorni contati per risolvere il caso. Perché su di lui incombe un’altra minaccia: l’arrivo da Parigi di sua madre, che con perfetto tempismo ha deciso di fare visita al figlio “esiliato in provincia”. La settimana è appena cominciata, ed è tutta in salita.

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la nascita di una amicizia,la ricerca di un riscatto e il possibile epilogo in tragedia in un angolo di mondo disperato come Brewster, una cittadina operaia alla fine degli anni Sessanta che non ha niente da offrire a grandi e bambini, in cui le famiglie sono piegate dalla fatica o da disastri come alcool e violenza. Una prosa lirica e ben intonata per dare voce a sentimenti puri nati in un mare di fango, un’ottima lettura, definita in qualche angolo della rete “Bromance” ovvero romance con le musiche dei BEATLES sullo sfondo.. (e di quanto si poteva ascoltare alla fine di quel decennio)

 

 

L’età delle promesse, Mark Slouka, Ponte alle Grazie

 

Jon, Ray, Frank e Karen, come dire avere diciassette anni a Brewster, cittadina operaia nello Stato di New York, nell’America di fine anni Sessanta. Un’amicizia vera, spontanea, a tratti disperata, unisce i quattro compagni di liceo, che sognano di riscattarsi dalle miserie delle proprie vite, da famiglie troppo poco disposte ad amarli. A un’età in cui tutto sembra possibile, anche nell’orizzonte limitato di Brewster, i protagonisti cercano una via di salvezza: Ray nell’amore per il fratellino e per Karen, e nella fuga dal padre alcolizzato e violento; Frank nella religione e in una promettente carriera atletica; Jon nella corsa, in cui sfoga la rabbia per una madre che lo considera morto da anni. Per tutti, il grande sogno è la libertà, lo stesso che arroventa la loro epoca, e che nel caso dei quattro ragazzi esigerà un prezzo altissimo.

Narrato con un linguaggio semplice, laconico ma ad alta tensione emotiva, il nuovo romanzo di Mark Slouka mette in scena un conflitto interiore degno di una tragedia greca. Pur nella drammaticità dei fatti raccontati, l’autore infonde in queste pagine una luce dolce, la luce del miracolo: quello dell’amicizia in un momento della vita che è ancora l’età delle promesse. Una luce che nessuna tragedia, nessuna delusione, nessuna caduta può spegnere, e che rende questo romanzo così intenso, così appassionato, così necessario.

 

I GIUDIZI

“Straordinario… In questo romanzo si respira un eterno desiderio.”

The Boston Globe

“Leggendo L’età delle promesse si ha la sensazione di entrare in una canzone di Bruce Springsteen. Un misto di grazia e vigore. Slouka ha scritto un romanzo magnifico che ha ridestato il mio stanco cuore.”

Colum McCann

L’oscuro fiume sotterraneo che ne attraversa la prosa lo trasforma in un romanzo ipnotico, che con maestria, originalità e coraggio, trascina il lettore nell’America di provincia alla fine degli anni Sessanta.”

Jennifer Egan

“Un capolavoro… il vero successo di Slouka è aver individuato l’ambra del dolore, il modo in cui l’amore e il tempo cristallizzano i ricordi in qualcosa di tanto splendido quanto devastante.”

Washington Post

 

UN BRANO

“Potevamo cambiare il mondo, rimettere in sesto il mondo, ma l’impressione non era mai stata questa. Non a Brewster. L’impressione era che qualcunodue volte più forte di te ti tenesse una mano attorno alla gola. E o soffocavi o combattevi.”

 

 

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Janis Joplin

Cover of Janis Joplin

 

 

già, leggendo questo libro ( si pensa alle migliori storie di crescita in stile Noi siamo infinito: una brillante storia sul coraggio che ci vuole per continuare a vivere quando il mondo ci cade addosso. Lo spunto è un compito assegnato a scuola, Scrivi una lettera a una persona che non c’è più (in inglese il titolo originale è Love letters to the dead, che forse poteva spaventare troppo i lettori italiani?) . Così,alla giovane protagonista, partendo da Kurt Cobain si arriva ad Amelia Earheart, Janis Joplin, Judy Garland e altri ancora, non resta che tirare fuori lentamente il dolore che l’accompagna dalla scomparsa della sorella, per arrivare al nodo della questione che sorprenderà il lettore. Narrazione fresca e ottimo ritmo!

 

Noi siamo grandi come la vita,

Ava Dellaira, Sperling Kupfer

Tutto inizia con un compito assegnato nei primi giorni di scuola: «Scrivi una lettera a una persona che non c’è più». E così Laurel scrive a Kurt Cobain, che May, la sua sorella maggiore, amava tantissimo. E che se n’è andato troppo presto, proprio come May. Per Laurel, la sorella era un mito: bella, perfetta, inarrivabile. Era il sole intorno a cui ruotava tutto, specie da quando i genitori si erano separati. Perderla è stato indescrivibile, qualcosa di cui Laurel non vuole parlare. Ecco perchè ha scelto di frequentare un liceo diverso da quello di May, un posto dove nessuno sa cosa è successo davvero, dove non ci sono domande imbarazzanti o sguardi compassionevoli a rincorrerla. Sulla carta, invece, Laurel si lascia finalmente andare. E dopo quella prima lettera, che non consegnerà all’insegnante, continua a scriverne altre, indirizzandole a Amy Winehouse, Heath Ledger, Janis Joplin e altri idoli della sorella scomparsa. Soltanto a loro riesce a confidare cosa vuol dire avere quindici anni e sentire di avere perso una parte di sé, senza nemmeno potersi aggrappare alla famiglia perché è andata in mille pezzi. Soltanto a loro può confessare la paura e la voglia di avventurarsi in quel mondo nuovo che è la scuola, la magia di incontrare amiche che ti fanno sentire normale e speciale al tempo stesso, l’emozione di incrociare lo sguardo di un ragazzo che afferra i tuoi occhi con i suoi e non li lascia andare. Finché, come un viaggio dentro di sé, quelle lettere porteranno Laurel al cuore di una verità che non ha mai avuto il coraggio di affrontare. Qualcosa che riguarda lei e May. Qualcosa che va detto a voce alta: solo così Laurel potrà superare quello che è stato, imparare ad amarsi e trovare il coraggio di andare avanti. Perché la vita è lì, davanti a lei, con tutte le sue infinite strade possibili. E, per quanto possa fare paura, non c’è emozione più grande di sentire il suo battito.

 

Ava Dellaira è nata a Los Angeles ma è cresciuta ad Albuquerque, in New Mexico. Dopo una laurea alla University of Chicago e un Master in scrittura creativa all’Iowa Writers’ Worshop, è tornata a Los Angeles con il sogno di diventare una sceneggiatrice. Vive a Santa Monica, in un appartamento minuscolo ma in riva all’oceano. Noi siamo grandi come la vita è il suo primo romanzo, ispirato in parte alla madre e alla sua vita troppo breve. A lei è legato anche il primo ricordo che Ava ha della scrittura, quando alle elementari doveva completare la frase «Voglio bene alla mamma perché¿» e si è accorta della distanza che divide i nostri sentimenti dalle parole che abbiamo a disposizione, troppo spesso inadeguate per descrivere ciò che proviamo.

 

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Daniel Silva,La ragazza inglese,

Giano edizioni

 

Madeline Hart è un astro nascente del governo britannico. Intelligente, bella e dotata di una grinta che le deriva da un’infanzia difficile, Madeline sembra avere tutte le carte in regola per fare una brillante carriera. Un segreto, però, si cela dietro tanta perfezione: è l’amante del Primo Ministro Jonathan Lancaster. E quando un giorno la ragazza scompare misteriosamente da una spiaggia della Corsica dove si trovava in vacanza, è chiaro che qualcun altro doveva essere a conoscenza del suo segreto.

Terrorizzato dalla possibilità che i sequestratori possano rivelare alla stampa la sua relazione con Madeline e mandare così in frantumi la sua carriera politica, il Primo Ministro Lancaster decide di risolvere la faccenda da solo e, invece di coinvolgere la polizia, si affida a un agente del Mossad con la passione per l’arte e il restauro di opere antiche: Gabriel Allon. Le richieste dei rapitori sono chiare e il tempo stringe: se il riscatto non verrà pagato entro sette giorni, Madeline verrà uccisa. E mentre la lancetta dell’orologio inizia a scorrere, Gabriel Allon capirà che dietro questo sequestro si nasconde un piano ben più pericoloso, una cospirazione che, se non riuscirà a fermare, rischia di stravolgere gli equilibri politici dell’intero pianeta.

 

La ragazza inglese – ultimo romanzo di una delle serie di thriller più fortunate al mondo – è schizzato al numero uno della classifica del New York Times, battendo Inferno di Dan Brown e Il richiamo del cucolo di J.K. Rowling e preannunciandosi già come il caso editoriale dell’anno anche in Italia.

Una storia che, tra inseguimenti, false piste e omicidi, porterà Gabriel Allon a capire che niente è quello che sembra, e che esiste una cosa più pericolosa persino dei nemici: la verità.

 

«Una prosa ipnotica, personaggi descritti con rara maestria e un’azione senza pause incanteranno i fan di Silva e convertiranno i novizi».

People

 

«Gabriel Allon è uno degli eroi più affascinanti che il genere thriller abbia mai prodotto».

Philadelphia Inquirer

 

«Cresce il successo della serie dedicata a Gabriel Allon, Agente del Mossad ed esperto d’arte. L’autore? Ricorda John Le Carré».

BookPage

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Robyn Stewart and Eleanor Catton at the openin...

Robyn Stewart and Eleanor Catton at the opening night (Photo credit: Christchurch City Libraries)

 

 

La più giovane vincitrice del prestigioso Man Booker Prize, nel 2013:28 anni pieni di talento. In libreria, ecco Eleanor Catton, I luminari, Fandango, il romanzo con l’autrice neozelandese cerca di coniugare il romanzo dell’Ottocento con le necessità del lettore del Ventunesimo secolo. Un affresco sapiente della Nuova Zelanda, del secolo, della corsa all’oro e dell’astrologia, stimolante, incredibile con le sue ottocento pagine, perfettamente sotto il controllo della sua creatrice! Chapeau!

 

I luminari, di Eleanor Catton, Fandango

Traduzione di Chiara Brovelli

 

“C’erano questo mondo più ampio, fatto di tempo che scorreva e di spazi che mutavano, e quest’altro mondo piccolo e fermo, fatto di orrore e di apprensione; si inserivano perfettamente l’uno nell’altro, una sfera dentro una sfera”

 

 

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala

 

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“Eleanor Catton è una scrittrice straordinaria. Il libro è enorme – 832 pagine. Ma ogni frase di questo racconto ambientato nella selvaggia costa occidentale del Sud della Nuova Zelanda durante il tempo della caccia all’oro è scritta magistralmente, ogni finale di capitolo ha una tale tensione che la supplica del lettore è di andare veloce al prossimo.” The Guardian

 

“In un anno segnato dalla grande varietà di temi dei romanzi di tutti i candidati, i giudici hanno voluto premiare l’audacia di Eleanor Catton nello scegliere una forma antica, quella del Sensational Novel vittoriano. Si inserisce nella tradizione di Wilkie Collins e Herman Melville, e tira fuori qualcosa di veramente nuovo.”

 

La giuria del Man Booker Prize

 

 

1866, Nuova Zelanda. Walter Moody è appena sbarcato nella città dell’oro, un piccolo avamposto ai confini con il mondo civilizzato, costruito tra la giungla selvaggia e la costa più impervia, esposta ai venti e agli influssi delle maree. Vuole far fortuna nelle miniere, come cercatore, ma la notte del suo arrivo si ritrova, quasi casualmente, nel bel mezzo di una misteriosa riunione, un pantheon rovesciato di dodici uomini dalla pelle segnata dal sole e ingrigiti dalla polvere. Si sono dati appuntamento in gran segreto nella sala

 

 

Eleanor Catton, nata in Canada, di nazionalità neozelandese e residente in Australia, è la più giovane scrittrice a vincere il prestigioso Man Booker Prize a soli 28 anni. Il romanzo con le sue 832 pagine è anche l’opera più lunga a vincere nei quarantacinque anni di storia del premio. The Luminaries è il secondo libro di Eleanor Catton dopo La prova (Fandango 2010), finalista al Guardian First Book Award e vincitore del Glenn Schaeffer Fellowship 2008 presso l’Iowa Writer’s Workshop

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Se I Buddenbrook è il modello del decadimento di una famiglia tedesca borghese, I FRATELLI OPPERMANN ne rappresenta il contraltare e parallelo esempio di disfacimento di una famiglia ebraica residente sempre in Germania, più che benestante, vittima dell’ascesa al potere dei nazisti nella Germania degli anni Trenta.

Un grande libro,pubblicato ad Amsterdam nel 1933, uno dei luoghi fulcro dell’editoria “resistente” in Europa, subito tradotto in diverse altre lingue europee, definito allora un simbolo del decadimento della dignità, ma nessun monito del pericolo in agguato fu colto!

 

I fratelli Oppermann, Leon Fucthwanger, Skira

 

“Nel gennaio del 1941 la sorte dell’Europa e del mondo sembravano segnate [...]: avevamo letto ‘I fratelli Oppermann’ di Feuchtwanger, importato nascostamente dalla Francia, in cui si descrivevano le ‘atrocità naziste’; ne avevamo creduto una metà, ma bastava…” (Primo Levi, “Il sistema periodico”). Questo romanzo, la storia di un’agiata famiglia di ebrei tedeschi travolta dall’avvento del nazismo, rivela contenuti quasi profetici nel descrivere gli avvenimenti storici, pur essendo stato pubblicato nel 1934. Una società ora inconsapevole, ora politicamente impreparata, ora volutamente cieca di fronte alla Storia assiste all’affacciarsi del nazismo nella Germania degli anni Trenta: passato e futuro si fondono nella saga degli Oppermann, che da cittadini benestanti ed emancipati di una Berlino all’avanguardia precipitano nel vortice di una tragedia reale, fatta di svastiche, camicie brune, discriminazioni, inganni e tradimenti.

Nel gennaio del 1941 la sorte dell’Europa e del mondo sembravano segnate [...]: avevamo letto I fratelli Oppermann di Feuchtwanger, importato nascostamente dalla Francia, in cui si descrivevano le ‘atrocità̀ naziste’; ne avevamo creduto una metà̀, ma bastava…” (Primo Levi, Il sistema periodico).

Questo straordinario romanzo, la storia di un’agiata famiglia di ebrei tedeschi travolta dall’avvento del nazismo, rivela contenuti quasi profetici nel descrivere gli avvenimenti storici, pur essendo stato pubblicato nel 1934. Una società̀ ora inconsapevole, ora politicamente impreparata, ora volutamente cieca di fronte alla Storia assiste all’affacciarsi del nazismo nella Germania degli anni Trenta: passato e futuro si fondono nella saga degli Oppermann, che da cittadini benestanti ed emancipati di una Berlino all’avanguardia precipitano nel vortice di una tragedia reale, fatta di svastiche, camicie brune, discriminazioni, inganni e tradimenti.

Lion Feuchtwanger (1884-1958), romanziere e commediografo tedesco di origine ebrea, per la sua netta opposizione al nazismo si esiliò in Francia nel 1933, poi negli Stati Uniti dove visse dal 1941 alla morte. Tra le sue opere più importanti, Süss l’ebreo (1925) e la Trilogia di Giuseppe (1931-1941).

 

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È idealmente sospeso tra Borges e Cortazar, con l’ammirazione che le sue opere suscitavano in Bolano, non potevamo farci sfuggire l’occasione di recensire positivamente Ricardo Piglia e il suo recente libro edito da Sur. Il nostro, professore alla Princeton University, ben conosce i vertici della letteratura sudamericana, su cui ha scritto diversi saggi, tra Roberto Arlt e Macedonio Fernandez. Proprio quest’ultimo, uno dei patron narrativi anche di Borges, diventa l’involontario protagonista di questo affascinante romanzo in cui l’autore riesce a fondere generi ben diversi, a mescolare abilmente le carte.

Un libro mondo in cui confluiscono tante cose, dalla storia dell’Argentina ai suoi miti, reali o letterari che siano, dal fascino che le storie possono creare nell’animo umano ai labirinti in cui si può smarrire il lettore. E’ la città (assente?) che ammalia e circuisce, attira e respinge, sempre sfuggente ad ogni defizione, come una storia inventata dalla macchina inventata da Macedonio Fernandez…

 

Ricardo Piglia, La città assente, Sur

 

Facendo ricerche per un articolo, Junior si imbatte in un mistero che turba l’intera città: un museo e la strana macchina che vi è custodita. Si tratta di un generatore di storie, progettato dal grande Macedonio Fernández, nelle quali si delinea una cartografia alternativa di Buenos Aires. Ambientato in un futuro che assomiglia al passato recente della storia argentina, il romanzo gioca con i generi letterari unendo poliziesco, fantascienza e storia d’amore. Con grande maestria e uno stile impeccabile, Piglia costruisce una complessa narrazione che rende La città assente una delle migliori sfide della letteratura contemporanea.

 

 

Un commissario speciale, atipico, dotato di un fiuto quasi sovrannaturale (una volta intuì che il colpevole di uno stupro era colui che si era recato due volte a vedere Dio vi ripagherà. L’indizio che lo incriminava non aveva alcun senso, però aveva visto giusto). un mulatto statunitense originario del Portorico di grande successo tra le donne, un giornalista (alter ego dell’autore) giunto dalla capitale per riferire del caso sono gli straordinari interpreti di questo ottimo romanzo.

Un noir speciale, di alto livello letterario (in effetti, molti sono i premi vinti da questo autore ), in cui protagonista è la vita che si affaccia dalle strade di una tranquilla cittadina della pampa, dove non accade mai nulla di importante.

 

English: Ricardo Piglia, argentine writer. Win...

English: Ricardo Piglia, argentine writer. Winner of the Rómulo Gallegos Prize in 2011. (Photo credit: Wikipedia)

Ricardo Piglia, Bersaglio notturno, Feltrinelli

 

“Non è vero che si possa ristabilire l’ordine, non è vero che i crimini si risolvono sempre… Non c’è nessuna logica. Lottiamo per ristabilire le cause e dedurre gli effetti, ma non riusciamo mai a conoscere la rete completa degli intrighi… Più sei vicino al centro, più ti invischi nella ragnatela che non ha fine.” Un thriller letterario, appassionante e sofisticato, di uno dei più grandi narratori sudamericani contemporanei.

Il libro

Bersaglio notturno è un thriller letterario, appassionante e sofisticato, di uno dei più grandi narratori sudamericani contemporanei. I fatti si svolgono nel 1972, nella provincia di Buenos Aires, quella che Piglia chiama la “pampa umida”, un anno prima del ritorno di Perón in Argentina. Tony Durán, un dandy mulatto, nato a Portorico ed educato come un nordamericano nel New Jersey, approda in una piccola cittadina di provincia. Il motivo apparente del suo arrivo è la relazione con Ada e Sofía Belladonna, sorelle gemelle, figlie di una delle più facoltose famiglie del luogo. Durán le ha conosciute ad Atlantic City, dove hanno vissuto un felice ménage à trois, e le ha seguite in Argentina, dove poi viene trovato morto nella sua stanza d’albergo in circostanze misteriose. Incaricato dell’indagine è il vecchio commissario Croce, dotato di un intuito quasi sovrannaturale. Da Buenos Aires arriva anche Emilio Renzi, personaggio ricorrente nei romanzi di Piglia, come inviato speciale di un quotidiano per riferire degli avvenimenti delittuosi della cittadina.

 

Ambientato nell’impassibile paesaggio della pianura argentina, Bersaglio notturno è un romanzo giallo ma anche un racconto che intreccia archeologie famigliari, che narra la vita di uno di quei paesini di campagna, isolati da tutto, dove la gente vaneggia per non morire di noia.

 

“Imprescindibile.”

Francisco Solano, “El País”

 

“Come se Chandler e Faulkner si fossero incontrati nella pampa gaucha di Martín Fierro. Uno dei grandi romanzi dell’anno.”

Josep Massot, “La Vanguardia”

 
 

 

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L’uomo che dipingeva il silenzio è la nuova convincente prova narrativa di Georgina Harding,  un libro che si muove tra due mondi, quello idilliaco e pastorale del paese di Poiana, visto prima della guerra (la Seconda, siamo in Romania), un luogo scolpito da una fantastica luce, e quello desolato e austero del dopoguerra comunista. In questa tetra terra due persone si incontrano, un uomo sordo dalla nascita, debilitato, apparentemente senza passato, e una giovane infermieria nel luogo in cui è ricoverato, che riconosce la persona che frequentava la ricca residenza di famiglia nell’ombra umana capace ormai solo di comunicare con il disegno, prima che il passaggio del conflitto e l’avvento del nuovo regime disgregasse la sua casa e i suoi legami.

Una storia intensa e coinvolgente scritta con prosa serrata e poetica, immersa negli orrori della storia recente e nel vasto oceano del cuore dei sentimenti umani.

 

Georgina Harding, L’uomo che dipingeva il silenzio, Einaudi

Tgraduzione di Federica Oddera

 

Sordo dalla nascita e di umili origini, Augustin viene allevato insieme ai figli di una facoltosa famiglia di proprietari terrieri nella Romania tra le due guerre. Con Safta, la piú giovane, nasce un legame speciale destinato a rimanere inalterato nel tempo, nonostante le tormentate vicissitudini che travolgeranno le loro vite. Augustin non sente e non parla, ma percepisce persone, luoghi, persino gli eventi storici che stanno cambiando il mondo. La sua lingua è il disegno, per il quale manifesta da sempre un innato talento. Allo scoppio della guerra e all’avvento del comunismo che scompaginano ogni armonia resiste però il filo tenace della loro intesa silenziosa.

 

Iasi, Romania, inizio degli anni Cinquanta. Nella città grigia e monocolore come una fotografia, un uomo giunge alla stazione ferroviaria, poi a fatica si trascina fino all’ospedale dove viene soccorso dalle infermiere di turno, estenuato dalla debolezza e dalla tosse. Non ha documenti, solo un mucchietto di pezzi di carta incomprensibili in tasca, non parla. La caposala, Adriana, intuisce che potrebbe essere sordo e una delle infermiere, Safta, lo riconosce pur senza rivelarne l’identità: è Augustin, detto Tinu, come lo chiamavano affettuosamente a Poiana, nella grande residenza di campagna dei Valeanu, dove entrambi sono nati e cresciuti come fratelli, lei rampolla di una famiglia benestante, lui unico figlio illegittimo di Paraschiva, la cuoca di casa. Nel tentativo di comunicare con Tinu, Safta comincia a rievocare vicende sepolte nella sua memoria da anni: monologhi attraverso cui esprime il fluire dei pensieri, come se l’amico d’infanzia potesse udirla, come se solo la sua presenza silenziosa e indifferente potesse accogliere il dolore di quei racconti. Paradossalmente Augustin con la sua sordità incarna l’ascoltatore ideale, colui al quale confidare emozioni, segreti, reminiscenze che non potrebbero piú altrimenti riaffiorare. È cosí che il lettore passo dopo passo scopre le vicende dei due protagonisti: Augustin, che impara a usare la matita come la bacchetta di un rabdomante con cui intercettare la realtà e fissarla in forme del bello che siano per lui suoni e parole, e Safta, che sotto gli abiti del generoso servizio nasconde le ferite di privilegi spezzati e sogni infranti. Ed è in questo gioco di prospettive che la storia si dipana in un ritmico alternarsi tra presente e passato, tra Iasi e Poiana: la vita agiata dei Valeanu in contrasto con le fatiche quotidiane di domestici e contadini; la Romania precedente alla Seconda guerra mondiale e quella precipitata di lí a pochi anni sotto il regime comunista. Un passato scorto attraverso la lente della nostalgia e un presente tetro e difficile in cui anche gli essere umani scontano il trascorrere degli anni e delle esperienze vissute trasformandosi un poco alla volta in altri da sé: «Cosa importa chi siamo o chi siamo stati? … Abbiamo tutti tante di quelle identità, di questi tempi… C’è la persona che siamo dentro di noi, quella che eravamo in passato e poi quella che appare agli occhi degli altri».

 

harding

riportiamo la nostra recensione de LA SOLITUDINE DI THOMAS CAVE, precedente libro dell’autrice

Georgina Harding fa tornare con la memoria ai capolavori di Defoe e Stevenson, alle storie di naufragi e solitudine, per poi condurci nei territori dell’attuale canone letterario esplorando l’animo del suo protagonista alle prese con la più terribile delle solitudini, alla ricerca di una fede nella propria forza interiore per affrontare i pericoli esterni e i tormenti del proprio animo. Una storia essenziale nella prosa (adatta ai paesaggi artici ottimamente descritti), ma ricca di emozione e trasporto.

 

Georgina Harding, La solitudine di Thomas Cave, Vertigo

 

Agosto, 1616. La baleniera Heartsease ha trascorso la stagione di caccia presso una sconosciuta isola delle Svalbard, in pieno Artico, dove pochi osano spingersi. Ma presto verrà il grande freddo e tutti sono ansiosi di tornare indietro prima che il ghiaccio si richiuda. Tutti, tranne Thomas Cave che, davanti ai compagni increduli, scommette di poter resistere da solo in quella terra estrema fino alla primavera seguente. Qualche provvista, un riparo e un giornale di bordo, nel caso non dovesse vivere abbastanza per raccontarla, saranno il suo unico equipaggiamento. E quando l’interminabile notte polare calerà, si scateneranno contro di lui tutte le innumerevoli insidie dell’inverno artico. Cave si troverà allora esposto a tempeste di neve, orsi, valanghe, malattie, nonché ai suoi stessi demoni: paura, apatia, superstizione, ricordi. Avvolto in quelle tenebre bianche, il suo passato tornerà a fargli visita: la donna che ha amato, il dolore straziante che lo ha spinto a fuggire nel ghiaccio. Potrà Thomas Cave uscirne vivo? Cosa troverà sul fondo della propria immane solitudine? Dio o l’uomo? La pace o la follia? Splendido ed evocativo, La solitudine di Thomas Cave è fra i libri più celebrati degli ultimi anni, già divenuto un classico.

 

Georgina Harding è autrice di due saggi: Tranquebar: A Season in South India e In Another Europe: Journey Across Hungary and Roumania. La solitudine di Thomas Cave è il suo primo romanzo, a cui è seguito The Spy Game: A Novel.

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Il precedente libro pubblicato da Feltrinelli, La casa tonda, vincitore del National Book Award 2012, era un giallo ed un romanzo di formazione sullo sfondo di un crimine razziale commesso in una terra di nessuno dove la giustizia degli indiani e quella del governo federale si arresta.. Secondo Philip Roth, Il giorno dei colombi è il suo capolavoro: un romanzo ricco e complesso, che ancora una volta trova la sua ambientazione nelle terre condivise da bianchi e indiani. Tutto è incentrato su un delitto commesso ad inizio Novecento, per il quale vennero ingiustamente condannati e impiccati tre ragazzi indiani, vicenda che però si apre ben presto a molte altre storie, a diversi protagonisti che come in una staffetta si passano il testimone della narrazione.  Louise Erdrich mette in scena un coro polifonico di voci, a volte discordanti sul reale andamento dei fatti, con ricordi che talvolta non coincidono, un pò come accade nella realtà. Un opera letteraria di alta qualità!

 

 

 

Louise Erdrich

Louise Erdrich (Photo credit: americanlibraries)

Il giorno dei colombi, Louise Erdrich, Feltrinelli
Traduzione Mantovani V.
L’ambiente è quello descritto così bene da Louise Erdrich ne “La casa tonda” e nei suoi romanzi precedenti: le riserve indiane degli stati settentrionali americani, quelli al confine con il Canada, in questo caso il North Dakota. Qui il romanzo si apre, all’inizio del Novecento, con la breve descrizione di una strage. Qualcuno ha sterminato una famiglia, lasciando viva, aggrappata alle sbarre del lettino, solo una bambina. Questo delitto, mai risolto nel corso degli anni, sarà soltanto la prima di una lunga serie di vicende, drammatiche e comiche in giusta proporzione, che ci verranno raccontate di volta in volta da Evelina Harp, controfigura dell’autrice tra infanzia e adolescenza; da suo nonno, il vecchissimo Mooshum, grande affabulatore di aneddoti e “tall stories” nella tradizione pellerossa; e dal giudice Antone Bazil Coutts, un sanguemisto che dopo aver diretto per anni un cimitero occupa lo scranno di magistrato delegato a dirimere piccole controversie secondo le leggi tribali in vigore.

 

 

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due amici, entrambi israeliani, un ebreo obiettore di coscienza nei confronti del servizio militare, l’altro arabo ma disposto ad indossare la divisa per odio nei confronti della nonna che l’ha cresciuto… Li accomuna la mancanza della figura materna, morta nel caso di Saleem, in fuga dall’atmosfera del kibbutz per Avi: una ferita non rimarginata per entrambi, che li spinge a superare gli schemi che le due società impongono loro con un forte legame virile. Dal carcere in cui Avi è rinchiuso per il suo rifiuto del servizio militare, Avi ricorda i fatti avvenuti, fino alla tragica morte dell’amico, e alla disperata richiesta della moglie..

 

Un libro delicato e forte al tempo stesso, ottima prosa e temi forti, da una autrice esordiente dalle grandi capacità: ci sono editori come Nutrimenti che meritano la tripla AAA!

 

Emma McEvoy,

Nella terra di nessuno,

Nutrimenti editore

Traduzione di Dora Di Marco

Avi e Saleem sono entrambi israeliani, uno è ebreo, l’altro arabo. I due si sono conosciuti per caso, e per caso sono diventati amici. Ma la loro amicizia è qualcosa che nessuno può capire, privata, quasi segreta. Entrambi hanno perso la madre da bambini, Avi abbandonato, Saleem orfano, entrambi sono vittime dei rimpianti e dei rancori dei loro familiari, sono tenuti sotto scacco l’uno dal fervore del padre, convinto sostenitore della vita del kibbutz, l’altro dall’odio e dalle rivendicazioni della nonna, profondamente ferita dalla vita. E mentre Saleem ha deciso di vestire la divisa dell’esercito israeliano – lui che, come arabo, non è obbligato – Avi sceglierà infine l’obiezione di coscienza, scontando il suo rifiuto con la prigione.

Così, nel silenzio della cella, durante le notti insonni, alla luce di una candela, Avi scrive al suo amico, ucciso durante uno scontro mentre tentava di fermare un ragazzino pronto a tirare un sasso contro un soldato. Ogni settimana viene a trovarlo in carcere Sahar, la vedova di Saleem. La giovane ha una richiesta per Avi: che la sposi e la porti via da quella terra senza futuro.

In uno stile asciutto e vibrante, Emma McEvoy racconta il rimpianto e la perdita, e le contraddizioni di due comunità costrette a fronteggiarsi, dove rompere gli schemi comporta una frattura profonda e definitiva con le proprie radici e con una parte di sé.

Emma McEvoy

 

Emma McEvoy è nata a Dalkey, in Irlanda, nel 1973. Dopo aver studiato storia e scienze politiche all’Università di Dublino, si è trasferita in Israele, dove ha vissuto per otto anni in un kibbutz al confine con il Libano. Attualmente vive nel West Cork con il marito, i due figli e il cane Barkley. Nella terra di nessuno è il suo primo romanzo.

 

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