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Archive for aprile 2008

Dopo Badenheim 1939 pubblicato a fine 2007 (fra le migliori cose edite nell’anno) , Guanda punta nuovamente (Bravi!) su Aharon Appelfeld, facendoci conoscere uno dei suoi libri più belli e toccanti,un racconto autobiografico indispensabile per tornare a parlare di Olocausto. Parliamo di Storia di una vita, la sua autobiografia già in catalogo per La Giuntina.
Con la sua prosa elegante, immediata ed asciutta, conosceremo le vicende che hanno sconvolto la vita di un ragazzino di sette anni, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la sua fuga nei boschi per sfuggire ad una sorte scritta per il suo popolo, e a tutto quello che prova e vede fino alla fine della Guerra. Senza nessuna voglia di attaccare i persecutori, questo libro è la testimonianza di quanto è accaduto, semplicemente.
Le sue domande quando era prigioniero nei boschi dell’Europa dell’Est erano” “Cosa c’è di sbagliato in me? Perché mi vogliono uccidere? Ho forse un volto, un corpo, dei pensieri diversi? ” Domande troppo grandi per un bambino!

STORIA DI UNA VITA,di Ahron Appelfeld, Guanda

Tutto il male è affondato nella memoria, vi si è depositato. E insieme al male anche la solitudine, il senso di isolamento linguistico e di sradicamento culturale, la crudeltà indescrivibile degli aguzzini. Ecco perché Aharon Appelfeld, ebreo deportato da bambino e sfuggito per miracolo all’inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. Ed ecco perché, quando finalmente ricorda, la memoria di quel bambino, divenuto ormai un affermato scrittore, non sa svolgere un filo ordinato di eventi e di sensazioni, ma piuttosto ricostruisce un mosaico di voci, di lingue e di incontri.
Appelfeld ci parla del suo piccolo villaggio nei Carpazi, del sapore delle fragole, della dolcezza della madre; e soltanto poi racconta della propria infanzia spezzata, dell’incredibile fuga solitaria dopo essere rimasto orfano, del suo sopravvivere per tre lunghi anni, come un piccolo animale braccato, nei boschi dell’Ucraina. È una storia incredibile, che emerge in nitidi e sofferti segmenti, fino all’approdo nella Terra promessa, Israele, e alle difficoltà che anche lì attendono un giovane solo e spaesato come lui, incapace di vivere appieno la religione e ancora legato a una lingua, il tedesco, che per lui è quella della madre, mentre per il suo nuovo paese è il terribile idioma dei persecutori.

IL LIBRO
Tutto il male è affondato nella memoria, vi si è depositato. E insieme al male anche la solitudine, il senso di isolamento linguistico e di sradicamento culturale, la crudeltà indescrivibile degli aguzzini. Ecco perché Aharon Appelfeld, ebreo deportato da bambino e sfuggito per miracolo all’inferno del lager, si è rifiutato per tanto tempo di ricordare e di parlare. Ed ecco perché, quando finalmente ricorda, la memoria di quel bambino, divenuto ormai un affermato scrittore, non sa svolgere un filo ordinato di eventi e di sensazioni, ma piuttosto ricostruisce un mosaico di voci, di lingue e di incontri.
Appelfeld ci parla del suo piccolo villaggio nei Carpazi, del sapore delle fragole, della dolcezza della madre; e soltanto poi racconta della propria infanzia spezzata, dell’incredibile fuga solitaria dopo essere rimasto orfano, del suo sopravvivere per tre lunghi anni, come un piccolo animale braccato, nei boschi dell’Ucraina. È una storia incredibile, che emerge in nitidi e sofferti segmenti, fino all’approdo nella Terra promessa, Israele, e alle difficoltà che anche lì attendono un giovane solo e spaesato come lui, incapace di vivere appieno la religione e ancora legato a una lingua, il tedesco, che per lui è quella della madre, mentre per il suo nuovo paese è il terribile idioma dei persecutori.

I GIUDIZI
“Intenso e provocatorio. Un libro su cui meditare, che va assaporato, vissuto. . . Brucia nella coscienza del lettore.”
The Guardian
“Una storia straordinaria.”
The Independent on Sunday
“Ci sono immagini indimenticabili . . . strazianti, dolorose, crudeli. Un’opera di grande potenza.”
Sunday Telegraph

UN BRANO
“Questo libro non è un bilancio, ma un tentativo, forse disperato, di ricollegare le parti diverse della mia vita alla radice da cui sono germogliate. Il lettore non cerchi in queste pagine l’ordinata e precisa storia di una vita. Ci sono i luoghi di una vita, raccolti nella memoria, vivi e palpitanti. Molto si è perso e molto è stato consumato dall’oblio. Ciò che è rimasto a tratti sembra un nulla e, malgrado ciò, quando ho accostato le parti ho sentito che non solo gli anni le uniscono, ma anche un senso.”

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Fra la valanga di nuovi fantasy, di fantasy comici, di fantasy avventurosi e la nuova ondata di libri che ammiccano al mondo delle adolescenti, si nota subito un libro diverso dagli altri. Marta Barone racconta la giovinezza di Miriam, alias Maria, alias la Madonna. Con garbo ed attenzione, la giovanissima autrice attinge dalle letture dei Vangeli Apocrifi per rendere in prima persona una figura umana verosimile e di spessore, ricreando anche una ambientazione fedele al clima dell’epoca,dove il sovrannaturale e il meraviglioso facevano parte dell’immaginario collettivo.
Un gran bell’esordio, dove all’ambizione (gettare una nuova luce su un personaggio così importante, inquadrandone i sogni da bambina, all’oscuro della rivelazione di dover diventare madre del Salvatore) si unisce la vivacità e la solidità della trama.

Marta Barone, Miriam delle cose perdute, Rizzoli

“Credevo di conoscere il mio destino, vedevo già il mio lavoro eterno di cardatrice di lana e il mio mondo immutabile negli anni. Ora tutto veniva sconvolto. Finiva un giro di lune, e ne cominciava un altro, secondo un disegno che mi lasciava turbata. Ma in fondo io non c’entravo niente. Mi chiedevo che cos’avrebbe fatto mio figlio. Yeoshua. Ci avrebbe salvati tutti, dagli assassini, dai bugiardi, dalla cattiveria, dalle malattie? In quel momento era solo un minuscolo pesce nel mio ventre. Il mio bambino. Yeoshua.”

Miriam, meglio nota al mondo come Maria, è destinata a diventare la mamma del Messia ed è ignara di quanto la attende. Piccolissima, in adempimento al voto dei genitori viene affidata al Tempio, dove si istruisce e diventa amica di Alexiel, angelo stravagante che la chiama Mangusta e la nutre con cibo venuto dal cielo. E’ ancora una bambina quando la sorte la assegna in sposa a Josaphat, maturo falegname che non sa bene cosa farsene di lei. E nella casa di Josaphat, ma senza di lui, aspettando l’età delle nozze, circondata da ragazzine che come lei sono in attesa di un uomo e di un’esistenza propria, Miriam cresce, tesse, cucina, coltiva l’orto, si ribella, medita, litiga. Ama, anche, di nascosto: lui è un giovane selvatico, il loro è un amore incompiuto, segreto, prezioso. I giochi di una ragazzina che non accetta i ruoli prestabiliti, i doveri di una giovanissima donna ammaliata dal sogno di una libertà impossibile, un’infanzia e un’adolescenza di duemila anni fa narrate in prima persona da una voce di bruciante intensità.

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da domenica 27 aprile, su Rai Uno, arriva il commissario De Luca, dalla fervida penna di Carlo Lucarelli, con la regia di Antonio Frazzi per Rai Fiction. A dare volto al commissario sarà Alessandro Preziosi, impegnato in quattro investigazioni che partono dalla fine degli anni Trenta per arrivare al 1948, coprendo un decennio circa di dura vita italiana.Carta Bianca, L’estate torbida e Via delle Oche segnarono l’esordio letterario dell’autore agli inizi degli anni 90,  che venne subito scoperto dai critici e dal pubblico, mentre Indagine non autorizzata, il quarto testo adattato per lo schermo, fu pubblicato inizialmente per i tipi de IL GIALLO MONDADORI.

Buona visione  !

Le schede dei libri:

Carlo Lucarelli, Indagine non autorizzata, Hobby e Work

Riccione, durante la torrida estate del 1936, nel pieno della stagione turistica. Sulla spiaggia, a pochi passi dalla residenza balneare di Benito Mussolini, viene casualmente scoperto il cadavere di una prostituta assassinata. L’omicidio, che minaccia di turbare le tranquille vacanze del Fondatore dell’impero, getta nel panico la Questura di Rimini, competente per territorio: i poliziotti, energicamente “stimolati” dalle alte sfere del potere di Roma, si impegnano allo spasimo nell’inchiesta e nel rapidissimo giro di qualche ora arrestano il presunto colpevole, un malcapitato delinquente di mezza tacca, vecchia conoscenza degli investigatori. Il caso sembra chiuso, ma all’ispettore Marino qualcosa proprio non quadra

Carlo Lucarelli

Carta bianca

«La bomba scoppiò all’improvviso con un fragore enorme, proprio quando il corteo funebre stava attraversando la strada». Il commissario De Luca, indaga su un omicidio nei quartieri alti alla vigilia della Liberazione e scopre una torbida verità che lo porta ad un bivio. Sorprendente esordio di quello che sarà uno dei massimi esponenti del giallo all’italiana.

Aprile 1945. Negli ultimi giorni della repubblica di Salò, un omicidio dei quartieri alti apre a chi indaga squarci suI mondo dei gerarchi, su un traffico finanziario-spionistico tra il regime e i nazisti, sulla corruzione di una classe dirigente dai giorni contati. E a poche ore dal crollo finale, il commissario De Luca scopre una torbida verità e, nella confusione e la paura, è chiamato a una scelta. Carta bianca è un racconto giallo a pretesto, in cui è il fascismo pretesto per la trama poliziesca e per quella caratteristica interrogazione morale in cui il giallo confluisce. Dittature e totalitarismi si prestano infatti a quelle situazioni di precarietà deI diritto in cui la malinconia, connaturata a chi investigando fruga nelle vite, diventa l’ultimo rifugio del senso di giustizia.

Carlo Lucarelli

L’estate torbida

« – Allora da dove cominciamo? – Leonardi era in piedi nella stanza e si sfregava le mani una con l’altra, eccitato». Il commissario De Luca, nell’estate torbida seguente al tracollo del fascismo, è costretto ad indagare su una strage dai misteriosi moventi e dalle delicate implicanze.

Con L’estate torbida Carlo Lucarelli ha scritto il suo secondo romanzo giallo. Il primo – pubblicato nel 1990 da questa casa editrice col titolo Carta bianca – è nato da una tesi di laurea sulla polizia della Repubblica di Salò (nascita non singolare per chi sappia quanto il racconto poliziesco s’adagia sulla storia, sull’evento quotidiano, e quanto gli è parente l’occhio cinico o moralista dello storico). E dalla storia della polizia repubblichina, Lucarelli ha tratto, non tanto un singolo caso misterioso, quanto una atmosfera torbida, foriera di ogni possibile intrigo e di disillusione inquieta degli onesti: un miscuglio, letterariamente felice, di modernità raggiunta e senso dell’abisso, di lusso e precarietà, di lotta per la sopravvivenza e abbandono al destino. Ma soprattutto, ha distillato da quell’atmosfera un personaggio vivido, il commissario De Luca, uomo onesto e laico in un mondo di corruzione e di ideologie, funzionario fedele al dovere tra i felloni, moralmente certo, nel pieno della notte, che qualcosa va salvata alla luce che verrà. Nell’estate torbida seguente al tracollo del fascismo, De Luca, richiamato ufficiosamente a indagare, si occupa di una strage dai misteriosi moventi e dalle delicate implicanze.

Carlo Lucarelli

Via delle Oche

«L’erba brillava sotto i flash dei fotografi. Illuminata all’improvviso per un attimo brevissimo appariva nitida filo per filo, lucida e rossa». Il commissario De Luca indaga, questa volta, nell’atmosfera tesa del confronto tra DC e sinistre alla vigilia delle elezioni politiche del 1948.

Via delle Oche, a Bologna, è una strada rinomata. Prima della Legge Merlin, vi erano le case chiuse. Tra mercoledì 14 aprile 1948 e giovedì 15 luglio 1948 (un pugno di mesi che include svolte decisive: le elezioni del Quarantotto, l’attentato a Togliatti, Bartali maglia gialla) un’inchiesta di polizia si svolge, che muove da un delitto in un casino, cui seguono alcuni omicidi disparati e apparentemente indipendenti. Il commissario De Luca (il personaggio creato da Carlo Lucarelli – giovane scrittore, al suo terzo romanzo poliziesco, esperto di storia della polizia fascista, che di De Luca, in questi tre romanzi, scrive anche una immaginaria biografia: la prima inchiesta nel pieno del regime, la seconda negli ultimi giorni di Salò, e questa appena, insicuramente, sfuggito all’epurazione) lavora per forzarne l’apparente autonomia e ridurli a un unico disegno. Alberto Savinio aveva decretato l’assurdità, per ragioni d’ambiente, di un «giallo» italiano. Varie prove hanno dimostrato incauta quella profezia. Tra queste prove hanno un posto importante le inchieste di De Luca: un commissario, si direbbe, alla Ingravallo del Pasticciaccio brutto. Investiga – e a questo deve il suo successo e la sua italianità – per una specie di intuito storicistico; conosce, per condivisione, il grumo profondo, il ritmo, la legge, in cui la cronaca italiana – criminale, in questo caso – germoglia dalla storia d’Italia. E coglie la verità del delitto nell’attimo in cui la ragione dello stato e della storia viene ad inghiottirla. E in quell’attimo, come per un ultimo guizzo, quella verità appare piena e chiara. Sempre più profonda, più triste e inaspettata di quanto apparisse a lui, e al lettore.

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Nei prossimi giorni tre incontri organizzati
dall’Associazione PerWilma con la collaborazione della Libreria Trame

Mercoledì 30 aprile ore 17,30
alla Libreria Trame – Via Goito 3/c
Presentazione del libro
uN TRANQUILLO PAESE DI ROMAGNA– ed. Sellerio 2008
Sarà presente l’autore prof. Carlo Flamigni in veste di scrittore di gialli
intervistato in questa occasione per la TV dallo scrittore Franco Foschi
(l’intervista sarà poi trasmessa nell’ambito della rubrica “Leggere negli occhi” su
Seguirà aperitivo


Mercoledì 7 maggio ore 17,30
alla Libreria Trame – Via Goito 3/c
Presentazione del libro

Sequenze di memoria – ed. Ambiente Collana Verdenero 2008
di Loriano Macchiavelli

“I crimini contro l’ambiente sono crimini contro di noi, il futuro dell’ambiente è il futuro di ciascuno di noi”
In questa ottica, insieme a Loriano Macchiavelli saranno presenti per discutere con l’autore,
Elisabetta Tola giornalista scientifica e Rudi Lewanski di Legambiente Bologna

Seguirà aperitivo

Infine mercoledì 14 maggio alle ore 18,30
alla Cineteca di Bologna, Via Azzogardino 65
presentazione del libro

Il commissario incantato ed. Marcos Y Marcos 2008
di Maurizio Matrone.


TRAME società cooperativa
via Goito, 3/c 40126 Bologna
telefono e fax 051 233333
lu – ve 9.00/19.30
sabato 11.00/19.30

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GIORNATA MONDIALE DELLA DANZA 29 APRILE 2008
Progetto pensato e organizzato  da Selene Centro Studi Eko
con il Patrocinio del Comune di Bologna, AICS Provinciale

Performance estemporanea di danza

Azioni fisiche, interventi di corpi che fluiscono tra i libri in momenti inaspettati. Danzare  nella quotidianità, in una giornata che, invece,  ha un profondo  significato per chi ama o pratica la danza.
Un momento d’incontro con l’atto performativo, in uno spazio altro, per onorare questa grande Arte.

MARTEDI’ 29 APRILE 2008 DALLE ORE 18.30 ALLE ORE 19.30
alla Libreria Trame in via Goito 3/c

A cura di
Associazione Culturale per la diffusione della Danza
Sesto Acuto Danza
Danzano:
Agave Barone, Laura Cinelli, Gina Montanari
Responsabile artistica
Sonja Lasagna


TRAME società cooperativa
via Goito, 3/c  40126 Bologna
telefono e fax 051 233333
lu – ve 9.00/19.30
sabato 11.00/19.30

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Arrivano le donne
Arrivano le donne, un libro pieno di poesia, attraverso gli occhi di un uomo, un poeta che le donne le ha conosciute e amate. Un ritratto dolce, amaro e intenso dell’anima silenziosa delle donne, un universo che, come dice Guerra, “teneva me e Fellini avvolti e pieni di ammirazione confusa e ignorante”.

E’ proprio parlando con Fellini che nascono alcune riflessioni:
1. In Romagna, durante la civiltà contadina, che ci ha lasciato da poco, ha sempre comandato la  donna: la azdora, che guidava i movimenti della famiglia e del denaro
2. L’ignoranza della donna è sorridente, quella dell’uomo è pesante.
3. Noi siamo l’albero e loro le radici.
4. La donna è un universo misterioso che ti riempie di domande senza risposta.
5. La donna è sempre madre e noi sempre ragazzi disubbidienti.
6. La donna si nutre di sacrifici e noi di desideri.
7. Davanti ad una donna è come trovarsi davanti ad una montagna lontana che sembra trasparente.
8. Noi siamo pensieri e loro la nostra immaginazione.

Arrivano le donne si presenta come una carrellata di personaggi femminili partendo dalla madre, di cui racconta:
“Il giardino più bello della mia vita è quello che aveva creato mia madre in una zona del cortile dove c’erano i depositi del carbone e della legna per la vendita al pubblico. Un rettangolo di terra battuta con attorno vecchi tegami da cucina gonfi di gerani, belle di notte, gardenie ed altri fiori.
Una vecchia poltroncina sgangherata dal sole e dalla pioggia, permetteva a mia madre e anche a me di sostare per riempirsi gli occhi di colori.
Ecco dov’è il paradiso. Un mondo che abbiamo visto nell’infanzia e che ormai è diventato un giardino mentale.”.
Oppure la storia dei due amanti  in Giulia:
“Giulia lentamente si gira fingendo di guardare in direzioni diverse per non creare sospetti a chi le stava davanti. I due corpi si uniscono con l’unico impedimento dei vestiti che tuttavia aumentano così tanto l’eccitamento. Restano attaccati anche quando il vagone è vuoto e loro continuano il viaggio oltre la loro fermata”.
Ritratti di donne africane che dondolano “con una danza segreta appena accennata” o di vecchie che vivono nei boschi o ancora la delicata risposta della donna di servizio nel racconto Ammirazione:
“Lei, che teneva con la punta delle dita alcune erbe sospese verso la bocca, si è bloccata con gli occhi pieni di lacrime. E mi ha detto: – Grazie, signor Tonino, perché nella mia vita mai nessun uomo è stato geloso di me”.
Tonino Guerra conosce profondamente l’animo delle donne, basta leggere il breve racconto dell’anziana ballerina che si crede seguita da un giovane e arrivata a casa:
“Una cosa straordinaria”, rispose la vecchia madre. “Un ragazzo mi ha seguito e io non volevo che mi vedesse in faccia per non deluderlo con la mia età. Guarda dalla finestra se è ancora giù sul marciapiedi”. La figlia andò alla finestra e vide sulla strada un vecchio che guardava su”.
La descrizione di una sacralità della vita fatta di gesti carichi di simboli, come nel racconto Tre piatti, dove un contadino tradito apparecchierà per tutta la vita la tavola per lui, per la moglie e per l’amante.
E infine una descrizione gioiosa del sesso delle donne che solo la delicatezza di Tonino Guerra poteva affrontare:
“Il sesso delle donne è una montagna bianca di zucchero, una foresta dove passano i lupi, è la carezza che tira i cavalli; è una ballerina vuota piena di aria nera e di lucciole; è un forno che brucia tutto.
E’ dal sesso delle donne che è venuto fuori il mondo, con gli alberi, le nuvole, il mare e gli uomini uno alla volta e di tutte le razze”.
Il libro è illustrato con i disegni di Tonino Guerra. Teneri e magici come i suoi racconti. Come dice Philippe Daverio: “ …i quadri di Tonino Guerra ci dicono che l’artista è uno sperimentatore dell’esistenza, sollecitato a trafugare la sua anima da un linguaggio all’altro, a nascondersi e a rivelarsi…

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Super Saviano.

GOMORRA,di ROBERTO SAVIANO, è ancora gettonatissimo in libreria, e le presenze dell’autore fanno impennare l’audience anche di ANNOZERO (mercoledi sera) .

AUDIOBOOK:

Sarà in libreria dal 17 maggio l’audiobook del testo, sempre edito da Mondadori, con l’autore intento a leggere il suo libro.

AL CINEMA

Nelle sale italiane dal 16 maggio GOMORRA, diretto da Matteo Garrone, con Toni Servillo, prodotto da FANDANGO.

QUI la scheda del film, con il cast e il trailer

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=46991

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