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giusto riconoscimento, ottimo libro, e coronamento del percorso di una autrice affascinata dagli spunti narrativi che la storia offre. Ricordiamo ad esempio Le rondini di Montecassino, in cui il suo occhio cadeva sulla presenza di pachistani, polacchi ed altre nazionalità nella sanguinosa battaglia.
Nata a Monaco nel 1964 da una famiglia di ebrei originari della Polonia e naturalizzati tedeschi, dal 1983 vive in Italia.
Al secondo posto, Marco Balzano con Io resto qui, terza Sandra Petrignani.
 
 
Premio Strega, vince Janeczek: “Racconto la vita di Gerda, è il simbolo della donna libera”
La scheda del libro LA RAGAZZA CON LA LEICA, edito da Guanda

Finalista al Premio Campiello 2018
Vincitore del Premio Bagutta 2018
Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.
BOLOGNA Appuntamenti estivi in Certosa
CIMITERO MONUMENTALE DELLA CERTOSA, 11 luglio, dalle ore 20,30.
Barbara Baraldi presenta L’osservatore – tour di visita notturna alle meraviglie della Certosa con lettura dei brani de L’osservatore oscuro.
 
“Un nuovo percorso – il terzo – interamente dedicato al lato più oscuro e misterioso della città. Omicidi efferati, scandali pubblici, esili politici, cronache di criminalità comune. Una passeggiata tra le silenziose sale della Certosa, tra statue di marmo e bronzo. Con la partecipazione straordinaria di Barbara Baraldi, autore del thriller ‘Osservatore oscuro’ (ed. Giunti). A cura di Didasco. Ingresso € 10, due euro devoluti per la Certosa. Prenotazione obbligatoria 3481431230 (pom-sera). Ritrovo all’ingresso principale (cortile Chiesa), via della Certosa 18. I possessori della Card Musei Metropolitani Bologna riceveranno un omaggio all’ingresso. ” info:  http://museibologna.it/risorgimento/eventi/47755/date/2018-05-22/date_from/2018-05-22/id/95012  
ATLANTIDE CURERA’ IL BOOKSHOP TEMATICO.
la scheda del libro, edito da GIUNTI
 
Osservatore oscuro
Barbara Baraldi
“C’era un uomo, in corridoio, fermo a un passo dalla soglia. Aurora avvertì una piccola scossa elettrica alla base del capo, che si scaricò con un brivido lungo il corpo, attraverso la spina dorsale, fino alla punta dei piedi. Il volto dell’uomo era completamente in ombra, ma non le serviva una fonte di luce per riconoscerlo. Aurora sapeva già chi era.”
528 pagine
“Molti enigmi in questo nuovo, appassionante thriller: come si può tracciare il profilo psicologico di un soggetto che sfugge a ogni regola comportamentale? E chi è la misteriosa bambina che si presenta alla stazione di polizia ma che, ignorata dai funzionari, scompare nel nulla?
”L’osservatore oscuro” è l’alter ego negativo che ci portiamo dentro, quello che ci dice che non ce la faremo, quello che alimenta le nostre paranoie, gli incubi peggiori…
Per Aurora Scalviati, giovane profiler della polizia di Sparvara, i colleghi Bruno Colasanti, Tom Carelli e Silvia Sassi sono diventati la famiglia che non ha mai avuto. Ma tutto è destinato a cambiare con il ritrovamento, alla Certosa di Bologna, del cadavere di un uomo senza nome né documenti di riconoscimento. Gli unici indizi sono la bocca cucita, il corpo martoriato da un’antica, feroce tortura e un tatuaggio sul petto con il nome di Aurora, eseguito postmortem.
Sospettata di essere coinvolta nell’omicidio e interrogata senza sosta, Aurora deve scontrarsi non solo con la diffidenza dei superiori, ma anche con quella dei suoi più stretti collaboratori. Persino il suo rapporto con Bruno viene messo a dura prova. Il poliziotto, avvilito per le complicazioni del suo rapporto con Aurora, si è fatto coinvolgere, sotto falso nome, in un giro di corse clandestine in cui bazzicano neonazisti e membri della malavita organizzata. Tom e Silvia, invece, sono troppo impegnati con i loro nuovi incarichi, l’uno presso la polizia postale e l’altra con l’accorpamento dei forestali con i carabinieri.
Ognuno di loro, però, non sa di essere diventato il bersaglio di un serial killer che ha intenzione di uccidere uno per uno le persone più vicine ad Aurora. La sua rete di morte, gravata di minacciose simbologie nordiche che affondano nei più sanguinosi riti vichinghi, si stringe fino a raggiungere il collo di Isaak Stoner, il maestro di Aurora, il suo padre spirituale. Valraven è il nome in codice dell’assassino, il corvo sovrannaturale che per le antiche popolazioni scandinave divorava i corpi dei morti sul campo di battaglia.
Solo una ragazza ferita e sofferente come Aurora Scalviati può raccogliere questa sfida. Lei e i fantasmi che la scortano e che, ancora una volta, si dimostreranno terribilmente reali..
«È l’Angelo della Morte, quello che troverà laggiù.» Un cadavere alla Certosa, un nome tatuato sul petto: Aurora Scalviati.

I LIBRI PIU’ VENDUTI di Giugno 2018

 

Il metodo Catalanotti di Andrea Camilleri

 

è il bestseller di giugno 2018. C’era da aspettarselo!

Ma per fortuna, abbiamo anche delle sorprese, continuando a leggere la classifica.

 

 A SEGUIRE:

al secondo posto, Me contro Te, Divertiti con Luì e Sofì, Mondadori

al terzo posto, Corrado Peli, I bambini delle Case Lunghe, True Crime (eccellente noir ambientato nelle umide terre di pianura)

n.4 Paolo Giordano, Divorare il cielo, Einaudi

n.5 Elizabeth George, Punizione, Longanesi

n.6 Jo Nesbo, Macbeth, Rizzoli

n.7 Joel Dicker, La scomparsa di Stephenie Mailer, La nave di Teseo

n.8 Christian Frascella, Fa troppo freddo per morire, Einaudi

n.9 Ali Smith, Autunno, Sur (il nostro preferito, lo abbiamo suggerito a tanti lettori)

n.10  Franco Berrino, Ventuno giorni per rinascere, Mondadori

 

per gli attempati investigatori del Bar Lume c’è ancora del lavoro da svolgere. Da oggi in libreria
 
 
Marco Malvaldi,
A bocce ferme, Sellerio
 
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità. In questo giallo comico Marco Malvaldi coniuga una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.
 
Un cold case per i Vecchietti del BarLume. Un vecchio omicidio mai risolto, avvenuto nel fatidico 1968, si riapre per una questione di eredità.
Muore nel suo letto Alberto Corradi, proprietario della Farmesis, azienda farmaceutica del litorale toscano. Alla lettura del testamento, il notaio ha convocato anche la vicequestore Alice Martelli, perché nelle ultime volontà del defunto è contenuta una notizia di reato. Erede universale è nominato il figlio Matteo Corradi, ma nell’atto il testatore confessa di essere stato lui l’autore dell’assassinio del fondatore della fabbrica, suo padre putativo. Il 17 maggio del 1968 Camillo Luraschi, capostipite della Farmesis, era stato raggiunto da una fucilata al volto. Le indagini non avevano trovato risultati, forse perché il clima politico consigliava di non scavare troppo.
L’imbroglio nella linea di successione obbliga alla riapertura dell’inchiesta. Matteo Corradi non potrebbe, infatti, ereditare ciò che il padre ha ottenuto mediante un delitto. Alice Martelli, la fidanzata (eterna) di Massimo, in questo caso non può fare a meno dell’archivio vivente di pettegolezzi costituito dai quattro vecchietti, che erano stati coinvolti tutti in modi diversi nel Movimento.
Le indagini si svolgono, come al solito, tra la questura e il BarLume di Pineta dove Aldo, nonno Ampelio, Pilade Del Tacca del Comune, il Rimediotti (detti anche i quattro «della banda della Magliadilana») dissipano gli anni della loro pensione, vanamente contenuti dal gestore Massimo, costretto a esorcizzare con la logica le ipotesi dei senescenti occupanti della sala biliardo del bar. Da dove passano storielle toscanacce di ogni genere. L’inchiesta si imbatte in svolte e nuovi delitti obliquamente diretti a occultare. E scomoda, in stolidi playback, i ricordi del Sessantotto nella zona. Finché – tra dialoghi alla Ionesco o da signor Veneranda, battute micidiali in polemica tra i vecchietti e tra loro e il mondo, perle di saggezza buttate lì nel lessico più scostumato e inattuale – si fa strada l’unica maschera triste di tutto il palcoscenico, Signora la Verità.
Marco Malvaldi, con la serie del BarLume, ha rinnovato un genere, il giallo comico di costume. E, in A bocce ferme, la parte del giallo puro si prende una sua rivincita senza sacrificio per la risata. Una formula felice di leggerezza intelligente e intricato delitto, un sottile pennello che dipinge l’acquerello di un’Italia esclusa dalla ribalta mediatica, e che del Paese vero, anche quello più attuale, fa capire molte cose.
fans di Murakami, e della grande letteratura, exultate. Il 2018 porta il NUOVO romanzo.
 
“L’assassinio del Commendatore verrà pubblicato in due volumi, il primo ha per sottotitolo Idee che affiorano ed uscirà ad ottobre 2018. Il secondo, Metafore che si trasformano, sarà in vendita a febbraio 2019.
 
In Giappone le librerie hanno organizzato aperture notturne per vendere il romanzo fin dalla mezzanotte del giorno del lancio, con eventi ad hoc e appositi spazi a tema, per consentire ai fan di immergersi meglio nell’atmosfera del libro. La prima tiratura giapponese è stata di un milione e trecentomila copie”
“Il titolo viene da un quadro che rappresenta una scena del Don Giovanni di Mozart (L’uccisione del padre di Donna Anna, il Commendatore appunto) ma dipinto con lo stile tradizionale giapponese”
 
Dal folder di presentazione del volume, edito Einaudi
qui, lettori giapponesi in fila per l’acquisto:

 

I LIBRI NON HANNO CONFINI.

 

“Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri, allora io dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri.

(L’obbedienza non è più una virtù)

DON MILANI

 

Le librerie sono sempre state luoghi di incontro, in cui scoprire il mondo, ampliare gli orizzonti. I muri non aiutano nessuno, servono solo ad isolarsi, e a perdere la facoltà di udire le voci.

 

Aprire un libro vuole dire permettere al pensiero di confrontarsi con quello di un’altra persona, diventare empatici e propensi all’ascolto. Ad Atlantide trovate in bella vista un piccolo scaffale dedicato ai migranti. Per bambini e per grandi.

 

 

 

 

 

Deliziosi gialli pieni d’atmosfera, con la giusta dose d’ironia, piacevolissimi da leggere, perfetti per l’estate.  Ecco Penelope Poirot e l’ora blu, da Becky Sharp, a concludere la trilogia. Marcos Y Marcos

 

Bebe Massone prese posto accanto alla consorte, osservando la sottoscritta come si osserverebbe un fantasma in un dramma shakespeariano.

“Bene” dichiarò Edelweiss. “Ci siamo tutti.”

“A parte il tè” bofonchiò Penelope incurante di essere udita.

In quel preciso istante la porta del vestibolo si aprì e una figura perlacea emerse dal buio reggendo un vassoio.

Sul vassoio erano disposte tre teiere d’argento.