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8 maggio 2014 – il centenario della nascita di Romain Gary

 

Il suo editore italiano, Neri Pozza, lo festeggia pubblicando il nuovo libro Una pagina di storia

 

UNA PAGINA DI STORIA – A tutti è dato a un certo punto di dover fare i conti con le proprie ambizioni, i propri sogni e le proprie realizzazioni. A coloro, tuttavia, per i quali sogni, ambizioni e realizzazioni hanno, in realtà, il compito di tenere a bada o celare una natura fragile, una sensibilità eccessiva o un’origine sconveniente, questi momenti critici si danno spesso sotto forma di naufragi definitivi, catastrofi ineludibili, vergogne inappellabili. In queste storie, contenute in Les oiseaux vont mourir au Pérou, un’opera più ampia scritta nel 1960, subito dopo aver lasciato la diplomazia, Romain Gary tratta con ironia e tono scanzonato di queste catastrofi e di queste inappellabili, sublimi vergogne. C’è, ad esempio, il conte di N. , ambasciatore di stanza a Istanbul, la città in cui le civiltà vengono a morire in bellezza. Alto, sottile, con un’eleganza che ben si accompa¬gna a mani lunghe e delicate, il conte vagheggia di essere nominato a Roma. In realtà, un segreto struggimento lo rode, una fragilità che le buone maniere non sempre bastano a proteggere, e che lui attribuisce a un temperamento artistico inappagato. Dopo l’incontro con il nipote di Ahmed, lo scaltro venditore del bazar di Istanbul, e dopo essere stato introdotto alla magia dell’oûd, il liuto arabo, il conte di N. scopre ben altra sensuale vocazione. C’è Kopfff, soldato del Füh¬rer che vorrebbe ridurre in cenere Pletsvi, un paesino grazioso, dall’aria placida e innocente, nel folto della fo¬resta dei Carpazi. Monocolo sull’occhio, stivali lucidati con cura, i bottoni e il cinturone che brillano nella notte, l’uniforme di gala, Kopfff crede di avere un appuntamento con la bella Morte in nome della Causa. In realtà è solo lo strumento di Michel Christianu, un vecchio smanioso di regolare i conti con Fédor, il vicino che ha messo incinta sua figlia. C’è S., ricchissimo collezionista d’arte che si contende i Rembrandt con i musei americani, ha l’unico Vermeer autentico scoperto dopo i falsi di Van Meegeren, due castelli in Fran¬cia, le dimore più sontuose a New York e a Londra, un gusto impeccabile, le onorificenze più lusinghiere, un passaporto britannico, una bella e giovane moglie siciliana di nobile lignaggio e, tuttavia, viene sconfitto, e tristemente ricondotto alle sue origini di piccolo straccione di Smirne, in una feroce disputa con un suo pari di Napoli, un collezionista partito da una piccola drogheria per ritrovarsi poi a capo del più grande trust alimentare d’Italia. Il tono scanzonato con cui Gary tratta di questi destini non deve ingannare. Come lui stesso ebbe modo di dichiarare, al centro di questi racconti è «le phénomène humain», qualcosa che non cessava di sconcertarlo al punto da «farlo esitare tra la speranza di una qualche rivoluzione biologica o di una rivoluzione in quanto tale».

 

«Ricordo bene il suo sguardo… Romain Gary aveva grandi occhi chiari tendenti al verde. Gli zigomi sporgenti… era nato russo, era ebreo, gitano, slavo, era uno scrittore-avventuriero… era orgoglioso e aveva un antico senso dell’onore».

Bernardo Valli – il Venerdì di Repubblica

«Gary ha creato una nuova lingua, giocosa ed esilarante. Ha firmato un capolavoro, La vita davanti a sé, col nome di Emile Ajar, riuscendo fino alla morte a mantenere il segreto».

Daria Galateria, la Repubblica

«Romain Gary, grande scrittore, carico di successi, di premi».

Sette – Corriere della Sera

«Eroe di guerra, scrittore dai molti volti, tombeur de femmes, dandy. Per descrivere Romain Gary non basta un elenco di aggettivi: la sua storia è un piccolo compendio del Novecento».

Lara Crinò, il Venerdì di Repubblica

 

 

 

la scheda del suo romanzo più amato:

Romain Gary, La vita davanti a sè, Neri Pozza

 

Il pomeriggio del 3 dicembre del 1980, Romain Gary si recò da Charvet, in place Vendôme a Parigi, e acquistò una vestaglia di seta rossa. Aveva deciso di ammazzarsi con un colpo di pistola alla testa e, per delicatezza verso il prossimo, aveva pensato di indossare una vestaglia di quel colore perché il sangue non si notasse troppo.
Nella sua casa di rue du Bac sistemò tutto con cura, gli oggetti personali, la pistola, la vestaglia. Poi prese un biglietto e vi scrisse: «Nessun rapporto con Jean Seberg. I patiti dei cuori infranti sono pregati di rivolgersi altrove». L’anno prima Jean Seberg, la sua ex moglie, l’attrice americana, l’adolescente triste di Bonjour tristesse, era stata trovata nuda, sbronza e morta dentro una macchina. Aveva 40 anni. Si erano sposati nel 1962, 24 anni lei, il doppio lui.
Il colpo di pistola con cui Romain Gary si uccise la notte del 3 dicembre 1980 fece scalpore nella società letteraria parigina, ma non giunse completamente inaspettato. Eroe di guerra, diplomatico, viaggiatore, cineasta, tombeur de femmes , vincitore di un Goncourt, Gary era considerato un sopravvissuto, un romanziere a fine corsa, senza più nulla da dire. Pochi mesi dopo la sua morte, il colpo di scena. Con la pubblicazione postuma di Vie et mort d’Emile Ajar, si seppe che Emile Ajar, il romanziere più promettente degli anni Settanta, il vincitore, cinque anni prima, del Goncourt con La vita davanti a sé, l’inventore di un gergo da banlieu e da emigrazione, il cantore di quella Francia multietnica che cominciava a cambiare il volto di Parigi, altri non era che Romain Gary. A trent’anni di distanza dalla sua prima edizione, la Biblioteca Neri Pozza pubblica questo capolavoro della letteratura francese contemporanea. «Venti anni prima di Pennac e degli scrittori dell’immigrazione araba, ecco la storia di Momo, ragazzino arabo nella banlieu di Belleville, figlio di nessuno, accudito da una vecchia prostituta ebrea, Madame Rosa» (Stenio Solinas).
È la storia di un amore materno in un condominio della periferia francese dove non contano i legami di sangue e le tragedie della storia svaniscono davanti alla vita, al semplice desiderio e alla gioia di vivere. Un romanzo toccato dalla grazia, in cui l’esistenza è vista e raccontata con l’innocenza di un bambino, per il quale le puttane sono «gente che si difende con il proprio culo», e «gli incubi sogni quando invecchiano».
 

 

il suo libro d’esordio, pure tra le sue opere più significative:

Educazione europa, Romain Gary, Neri POZZA

Educazione europea è il romanzo d’esordio di Romain Gary, ma non è affatto una “oeuvre de jeunesse”, bensì una delle sue opere più importanti. Gary lo scrisse quando era aviatore delle forze alleate durante la seconda guerra mondiale. Apparve nel 1945 e fu subito un grande successo. Sartre lo giudicò il miglior libro mai scritto sulla resistenza. Romain Gary vi racconta la storia di un gruppo di resistenti polacchi: i loro sogni, le loro speranze, i loro ideali, le loro piccole e grandi miserie e i compromessi che la guerra esige. Per sopravvivere e resistere, per affermare anche nel dolore la grandezza della vita e la speranza del pensiero. Il personaggio centrale del romanzo è Janek, un ragazzo che, nella spiccata durezza del combattimento clandestino, conosce il freddo e la fame, il tradimento, l’orrore e la morte senza che l’odio afferri, anche per un solo istante, il suo cuore. Attraverso Zosia, Janek conosce infatti l’amore, attraverso Dobranski, lo studente, il culto della libertà e, attraverso la semplicità dei suoi compagni di lotta, la grandezza dell’uomo. Un sogno alimenta e attraversa ogni riga di queste pagine: che, dalla resistenza comune ai popoli oppressi dal nazismo, non solo sorga il sentimento di una solidarietà europea ma, come recita una poesia di Dobranski lo studente, “l’ultimo stato sovrano crolli ai colpi dei patrioti europei”, “si spenga nel mondo l’eco dell’ultimo canto nazionale”, e l’Europa finalmente “si erga e cammini”.
Romain Gary (pseudonimo di Romain Kacev) nacque nel 1914 in Lituania, figlio naturale di un’attrice, ebrea russa fuggita dalla rivoluzione, e di Ivan Mosjoukine, la più celebre vedette, insieme a Rodolfo Valentino, del cinema muto. A trent’anni, Gary è un eroe di guerra (gli viene conferita la Legion d’honneur), scrive un romanzo, Educazione europea (Neri Pozza 2006), che Sartre giudica il miglior testo sulla resistenza, gli si aprono le porte della diplomazia. Nel 1956, vince il Goncourt con Les racines du ciel. Nel 1960 pubblica uno dei suoi capolavori La promessa dell’alba (Neri Pozza 2006). Nel ’62 sposa Jean Seberg, l’attrice americana di Bonjour tristesse, l’interprete di A bout de souffle. Nel 1975 pubblica, con lo pseudonimo di Emile Ajar (identificato all’inizio come Paul Pavlovitch, nipote reale di Romain Gary), La vita davanti a sé (Neri Pozza 2005) che, nello stesso anno, vince il Prix Goncourt. Il pomeriggio del 3 dicembre 1980, Gary si uccide, nella sua casa di place Vendôme a Parigi. Con un colpo di pistola alla testa.

il sito a lui dedicato

 http://www.romaingary.org/  

il documentario sulla sua vita:

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