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Posts Tagged ‘amazon’

nuova campagna contro lo scandalo  dei lavoratori schiavi di Amazon, contro l’elusione fiscale che arricchisce loro e impoverisce gli Stati: cancellate il sito online da quelli che frequenterete per gli acquisti natalizi:

http://www.amazonanonymous.org/

Christmas is Amazon’s busiest time of year – and it’s also our best chance to disrupt their business.

They don’t pay their workers a Living Wage. They dodge their tax. They take money away from our local shops. So this year, let’s take our money away from them.

So: are you up for a challenge? Can you avoid shopping at Amazon this Christmas? We know going cold turkey is hard – but we’ll provide you with support to help you shop somewhere better. All you have to do for now is add your name 🙂

Whether you are an Amazon addict or have been Amazon-Free for a while, add your name to thousands of us pledging to avoid shopping Amazon from 1st to 25th December:

SEGUE SUL SITO

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“Sono i nuovi Padroni dell’Universo. Ognuno di noi deve conoscerli per imparare a difendersi.”

In libreria, Rete padrona
Amazon, Apple, Google & co.
Il volto oscuro della rivoluzione digitale, Federico Rampini, Feltrinelli

Il libro

“Mi trasferii a San Francisco nel 2000 per vivere nel cuore della Silicon Valley la prima rivoluzionedi Internet. Ci ritorno oggi da New York e ho
le vertigini, e un senso d’inquietudine. La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l’organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti. Ma la Rete padrona ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli idealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti.
I nuovi Padroni dell’Universo si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter. Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell’era digitale. E poi i regimi autoritari, dalla Cina alla Russia, che hanno imparato a padroneggiare a loro volta le tecnologie e ormai manipolano
la natura stessa di Internet. Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente. Con questo libro vi porto in viaggio con me nella Rete padrona. È un viaggio nel tempo, per confrontare le speranze e i progetti più generosi di un ventennio fa con le priorità reali che plasmano oggi il mondo delle tecnologie. È un viaggio nei luoghi e nei paesaggi della California dove ho vissuto a lungo, che ritrovo sempre più affascinanti, ma in preda a una feroce divaricazione sociale tra le élite digitali e il resto della società. È un viaggio tra i personaggi che hanno segnato quest’epoca, da Bill Gates a Steve Jobs, a Mark Zuckerberg, e tra tanti altri profeti e visionari meno noti, che già stanno progettando le prossime fasi dell’innovazione.
Perché capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo.”
Federico Rampini

Un brano:
Non sono un luddista contrario per principio al progresso tecnologico: se lo fossi, non avrei subìto l’attrazione irresistibile verso la modernità che mi spinse a emigrare in California. Volevo andare a vedere da vicino il laboratorio del futuro. Quella che state per leggere non è una lamentazione a senso unico sui danni di Internet e dei gadget digitali, anche se di alcune derive patologiche bisogna essere consapevoli: il progresso è tale se ne restiamo noi i padroni.
Sono convinto che, nel bilancio finale tra i costi e i benefici della modernità, ci sia ancora un segno positivo. Dobbiamo vaccinarci contro un pessimismo cosmico che troppo spesso è un handicap psicologico della Vecchia Europa, e dell’Italia in modo particolare. Tuttavia lo stesso dibattito americano, di cui vi racconto diversi episodi in queste pagine, è animato da una corrente modernissima di critici del totalitarismo tecnologico.
Una domanda che si pone, per cominciare, è questa: chi si è appropriato dei frutti economici di questo gigantesco balzo nella nostra produttività? In molte professioni, il ciclo lavorativo dura ormai quasi 24 ore su 24, siamo sempre reperibili, non smettiamo mai di consultare le nostre email, di ricevere e inviare sms. Ma a questa fantastica crescita della produttività non ha corrisposto un aumento dei nostri stipendi. Anzi, in tutto l’Occidente la maggioranza della popolazione lavorativa, ceto medio incluso, vive una prolungata stagnazione dei redditi, se non un arretramento nel tenore di vita rispetto all’Età dell’oro degli anni settanta-ottanta.
L’economia digitale gioca degli strani scherzi. Un esempio è quello illustrato dall’economista di Berkeley (ed ex ministro del Lavoro di Bill Clinton) Robert Reich, nel suo bel documentario Inequality for All. Reich rivela che il massimo profitto dalla vendita di ogni iPhone non va in Cina (dove vengono fabbricati e assemblati molti componenti) bensì in Germania, dove una minuscola cricca di ingegneri concepisce alcuni dei componenti più pregiati.
A un’era di abnorme dilatazione delle diseguaglianze, i “cattivi del web” reagiscono con la filantropia. Da Bill Gates a Mark Zuckerberg, è una nobile gara di generosità per aiutare i più deboli, i perdenti, gli sconfitti. Intanto nelle loro aziende continua a non esserci neppure l’ombra del sindacato. E colossi digitali come Apple e Google figurano tra i campioni mondiali dell’elusione fiscale. Il volto prepotente e malefico della Rete ci riguarda tutti. Sono loro i nuovi Padroni dell’Universo. Ogni cittadino del mondo deve conoscerli, per imparare a difendersi

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cartello visto in vacanza:

aquitanie

in Francia, la libreria indipendente è considerata una risorsa per la comunità, da proteggere, anche economicamente, e non solo a parole…

 

Aiuti economici a fondo perduto sono distribuiti alle librerie che ne fanno richiesta, e questo avviene ormai da numerosi lustri. Non c’è bisogno di aggiungere altro, in un Paese in cui lo scorso anno hanno chiuso 150 librerie..

 

http://les-aides.aquitaine.fr/article746.html

 

Objectifs

  • Maintenir un réseau de librairies indépendantes de qualité par le biais de mesures autour
    du conseil
    du développement économique et de l’investissement matériel
    de la professionnalisation des libraires
    de l’animation, de la promotion et de la communication.

 

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Amazon.com shipping follies

Amazon.com shipping follies (Photo credit: Tom Harwood)

 

http://www.amazonanonymous.org/

 

It’s time to break Amazon’s bad habits

 

They say the first step to recovery is admitting you’ve got problems, and Amazon has certainly stocked up a few. Our packages are delivered fast – but Amazon’s business practices are not made to order. They aren’t going to own up anytime soon – so let’s help them on the road to recovery. To name some ‘prime’ issues:

Billions in sales but paying workers poverty wages!

 

Receiving more in government subsidies than it pays in corporation tax

Employing human beings, but treating them like robots

Crushing independent retailers it claims to help

Crushing independent retailers it claims to help

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Qualche numero.

In Inghilterra la ditta è stata convocata dalla commissione dei lavori pubblici, alcuni deputati hanno definito “immorale” il loro comportamento.  Nello stesso Paese con un fatturato di 4,2 miliardi di sterline ha pagato 3,2 milioni di imposte: la sede in Lussemburgo occupa 380 persone contro le 21mila del Regno Unito, ma là le imposte sono diverse… Quello che manca alle entrate dello stato il risparmiatore lo risparmia in parte subito per poi versarlo allo stato quadruplicato in forma di imposte: qualcuno deve sostenere l’impalcatura dello stato, no?

In Inghilterra le grandi catene danno lavoro a 47 persone ogni dieci milioni di dollari di fatturato: amazon ha portato a 14 persone tale rapporto (studio dell’Institute for local self reliance). Alle 33 persone che mancano all’appello, verranno pagati sussidi di disoccupazione con i soldi dei contribuenti, speriamo…

Una famosa inchiesta di Milena Gabenelli, per Report,così si concludeva: ” Se io sono una multinazionale e ho in Italia dei rappresentanti che contrattano, negoziano con le case editrici, i produttori di giocattoli o di stufette, ma il magazzino con la merce e i dipendenti che spediscono, ce l’ho da un’altra parte, è un conto”,

“Ma se il magazzino l’ho qui, i dipendenti li ho qui, compro qui, vendo qui, produco reddito in Italia, le tasse le devo pagare in Italia o no? A chi di competenza accertare”.

I governi europie hanno denunciato perdite per un trilione di dollari (metteteci voi gli zero che servono) grazie all’elusione fiscale praticata da Google, Amazon, Apple.

Intanto, chi pensa di risparmiare un euro con il click online, si vede aumentare l’imposizione fiscale per bilanciare le sorti dell’economia. Ganzo!

(per non parlare del loro trattamento nei confronti dei propri lavoratori…)

 

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il migliore dei mondi è quello che promettono ai clienti. Ecco cosa c’è dietro il click, il reportage sul mondo di schiavi che viene alimentato con gli acquisti su Amazon. (sul discorso della tassazione, abbiamo già parlato…)

Jean Baptiste Malet, En Amazonie – un infiltrato nel “migliore dei mondi”

Kogoi Edizioni

In Amazon vige il silenzio stampa: i giornalisti non possono entrare e ai dipendenti non è consentito rilasciare interviste. Jean-Baptiste Malet, un giovane reporter investigativo, si fa reclutare da un’agenzia interinale per lavorare nell’équipe di notte presso il magazzino di Montélimar (Drôme). Inizia così il suo viaggio nel peggio del “nuovo mondo”. Ritmi di lavoro massacranti, hangar enormi dove i dipendenti sono costretti a scioperare per ottenere che venga acceso il riscaldamento e sempre sotto un sistema di controllo che esaspera la competitività tra gli stessi lavoratori per migliorare l’efficienza del colosso. Amazon ricorda “Tempi moderni” di Chaplin ma con un risvolto più inquietante: il mondo del precariato è diventato un sistema, è il “lavoro”.

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L’INCHIESTA DELLA BBC che ha svelato le condizioni di lavoro dei lavoratori (o è meglio chiamarli schiavi?) di Amazon. Occhio al CLICK, se non volete sentirvi complici di elusione fiscale alla grande, sfruttamento dei dipendenti, tecniche commerciali disinibite…

Amazon Kindle on Wikipedia

Amazon Kindle on Wikipedia (Photo credit: Wikipedia)

In Inghilterra la ditta è stata convocata dalla commissione dei lavori pubblici, alcuni deputati hanno definito “immorale” il loro comportamento.  Nello stesso Paese con un fatturato di 4,2 miliardi di sterline ha pagato 3,2 milioni di imposte: la sede in Lussemburgo occupa 380 persone contro le 21mila del Regno Unito, ma là le imposte sono diverse… Quello che manca alle entrate dello stato il consumatore lo risparmia in parte subito per poi versarlo allo stato quadruplicato in forma di imposte: qualcuno deve sostenere l’impalcatura dello stato, no? Se le grandi aziende si astengono, toccherà al singolo..

In Inghilterra le grandi catene danno lavoro a 47 persone ogni dieci milioni di dollari di fatturato: amazon ha portato a 14 persone tale rapporto (studio dell’Institute for local self reliance). Alle 33 persone che mancano all’appello, verranno pagati sussidi di disoccupazione con i soldi dei contribuenti, speriamo…

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 Evasione o elusione?

L’elusione è il meccanismo attraverso il quale il contribuente mira a evitare, ricorrendo a opportune scappatoie, il prelievo tributario a suo carico. Il fenomeno consiste nello sfruttamento delle smagliature delle norme tributarie al fine di realizzare un  risparmio d’imposta. Ad esempio, per conseguire un certo risultato economico, un soggetto può adottare in luogo della prevista forma contrattuale tipica una forma contrattuale anomala che raggiunga gli stessi effetti con un minor carico fiscale ( vedere qui: http://it.wikipedia.org/wiki/Elusione_fiscale ).

Ora, se è illegale non emettere uno scontrino, è invece tutto in regola se si hanno al proprio servizio schiere di consulenti per evitare o limitare al massimo la tassazione. I sistemi per i grandi gruppi non mancano di certo, e le legislazioni degli Stati non sempre sono in grado (o non vogliono) di arginare il fenomeno. Ricordiamo che al cospetto di alcune multinazionali, molti stati contemporanei risultano essere ben poca cosa! Fissare la propria sede in territori ben disposti ad applicare tassazioni minime per le imprese (Irlanda, Lussemburgo) fanno risparmiare milioni di dollari di tasse….. Il meccanismo che abbiamo creato favorisce in tutto e per tutto i gruppi sempre più grossi e potenti, che schiacciano quelli più piccoli, spremono come limoni i consumatori (e ogni tanto devono essere salvati dal fallimento con i soldi dei contribuenti). E mentre i loro dividendi aumentano, tutti noi ci ritroviamo alla fine sempre più poveri. Ci deve essere qualcosa che non funziona al meglio!
http://italy.indymedia.org/n/7201/21-07-12/apple-multinazionale-prima-al-mondo-fatturat

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dopo Abebooks, uno dei grandi mercati del libro usato, fuori commercio, d’antiquariato del mondo, il gigante Amazon si è comprato anche Shelfari, una piattaforma di social networking per amanti del libro, dove è possibile elencare e giudicare i libri letti.

Proprio recentemente i librai Usa sono insorti contro l’editore Chelsea Green, che ha deciso di affidare la vendita del suo

Obama’s Challenge: America’s Economic Crisis and the Power of a Transformative Presidency in esclusiva ad Amazon nelle prime settimane di lancio.

Indizi che dovrebbero portare a valutare con attenzione i nuovi rapporti di forza che esistono nel mondo dell’editoria: per il pubblico è più sensato poter contare su una pluralità di soggetti per quanto riguarda l’offerta culturale, o preferire uno sconto immediato ed affidarsi a pochi monopoli?

La lettera del presidente dei librai Usa all’editore potete leggerla qui:

http://news.bookweb.org/6245.html

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dopo Abebooks, uno dei grandi mercati del libro usato, fuori commercio, d’antiquariato del mondo, il gigante Amazon si è comprato anche Shelfari, una piattaforma di social networking per amanti del libro, dove è possibile elencare e giudicare i libri letti.

Proprio recentemente i librai Usa sono insorti contro l’editore Chelsea Green, che ha deciso di affidare la vendita del suo

Obama’s Challenge: America’s Economic Crisis and the Power of a Transformative Presidency in esclusiva ad Amazon nelle prime settimane di lancio.

Indizi che dovrebbero portare a valutare con attenzione i nuovi rapporti di forza che esistono nel mondo dell’editoria: per il pubblico è più sensato poter contare su una pluralità di soggetti per quanto riguarda l’offerta culturale, o preferire uno sconto immediato ed affidarsi a pochi monopoli?

La lettera del presidente dei librai Usa all’editore potete leggerla qui:

http://news.bookweb.org/6245.html

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