Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘autori africani’

In un libro che usa l’umorismo,  con abilità letteraria, Lola Shoneyin getta luce su un aspetto radicato della cultura nigeriana, la poligamia. Una giovane donna laureata sceglie un maschio con un discreto numero di figli ed alcune mogli per trovare una famiglia: quando il suo ventre non darà nuova prole, il marito tralascerà i guaritori tradizionali per recarsi in un moderno ospedale…. Cercherà di spiegare al medico che lui “dà la sua razione alla donna il martedì”, e che rimedio si deve trovare….

Una riflessione sulla Nigeria moderna, sulla famiglia, su che cosa voglia dire essere un padre, o una madre, sulle dinamiche famigliari che ha valso all’autrice la Longlist nell’Orange Prize for Fiction. Il libro, a pochi mesi dalla sua uscita, si è meritato la prima ristampa anche in Italia!

Lola Shonyin, Prudenti come serpenti, 66TH AND 2ND

Baba Segi è un facoltoso poligamo di mezz’età, grassoccio e vanitoso. La sua quarta moglie, la bella e colta Bolanle, dopo due anni di matrimonio non riesce ad avere figli. Disperato, Baba Segi decide di abbandonare stregoni e ciarlatani per rivolgersi alla medicina ufficiale ma la sua decisione scatena un putiferio in casa poiché le indagini dei medici potrebbero portare alla luce un terribile segreto, tramandato fino a quel momento di moglie in moglie. Fino a che punto si spingerà l’ira di tre donne decise a difendere la loro posizione? Una riflessione lucida, disincantata e insieme poetica sul tema della poligamia e, più in generale, sulla Nigeria contemporanea.

 

ricordate di seguire BOOKUP LETTI DI NOTTE- ESORDI qui www.lettidinotte.it

 

un incontro con l’autrice:

Read Full Post »

 

questo è uno dei nostri titoli preferiti: lo attendiamo con trepidazione!

Yasmina Chadra, L’equazione africana, Marsilio
In seguito a un terribile lutto famigliare e allo scopo di superare il suo dolore, il dottor Kurt Krausmann accetta di accompagnare un amico in un viaggio alle isole Comore. La loro barca viene attaccata dai pirati al largo della Somalia, e il viaggio “terapeutico” del medico si trasforma in un incubo. Preso in ostaggio, picchiato, umiliato, Kurt scopre un’Africa traboccante di violenza e intollerabile miseria, dove “gli dèi non hanno più pelle sulle dita a furia di lavarsene le mani”. Insieme al suo amico Hans e a un compagno di sventura francese, Kurt troverà la forza per superare questa prova? Guidandoci in un viaggio sorprendentemente vivido e realistico che, dalla Somalia al Sudan, ci mostra un’Africa orientale di volta in volta selvaggia, irrazionale, saggia, fiera e infinitamente coraggiosa, Yasmina Khadra conferma ancora una volta il suo immenso talento di narratore. Magistralmente costruito e condotto, L’equazione africana descrive la trasformazione lenta e irreversibile di un europeo i cui occhi si apriranno a poco a poco alla realtà di un mondo fino ad allora sconosciuto.

Read Full Post »

In un libro che usa l’umorismo,  con abilità letteraria, Lola Shoneyin getta luce su un aspetto radicato della cultura nigeriana, la poligamia. Una giovane donna laureata sceglie un maschio con un discreto numero di figli ed alcune mogli per trovare una famiglia: quando il suo ventre non darà nuova prole, il marito tralascerà i guaritori tradizionali per recarsi in un moderno ospedale…. Cercherà di spiegare al medico che lui “dà la sua razione alla donna il martedì”, e che rimedio si deve trovare….

Una riflessione sulla Nigeria moderna, sulla famiglia, su che cosa voglia dire essere un padre, o una madre, sulle dinamiche famigliari che ha valso all’autrice la Longlist nell’Orange Prize for Fiction

English: Children at school in Nigeria

English: Children at school in Nigeria (Photo credit: Wikipedia)

Baba Segi è un facoltoso poligamo di mezz’età, grassoccio e vanitoso. La sua quarta moglie, la bella e colta Bolanle, dopo due anni di matrimonio non riesce ad avere figli. Disperato, Baba Segi decide di abbandonare stregoni e ciarlatani per rivolgersi alla medicina ufficiale ma la sua decisione scatena un putiferio in casa poiché le indagini dei medici potrebbero portare alla luce un terribile segreto, tramandato fino a quel momento di moglie in moglie. Fino a che punto si spingerà l’ira di tre donne decise a difendere la loro posizione? Una riflessione lucida, disincantata e insieme poetica sul tema della poligamia e, più in generale, sulla Nigeria contemporanea.

Read Full Post »

Immaginate di nascere bianchi in un regime tra i peggiori della terra. Di assistere ad un cambiamento, ma paradossalmente in peggio, e di finire per vivere in uno dei più grotteschi e assurdi stati governati da un tiranno nero, che risponde al nome di Mugabe. E di decidere nonostante tutto di continuare a vivere lì, nel proprio Paese, scrivendo romanzi. Una situazione insostenibile ai nostri occhi, che richiede un grande coraggio. Ian Holding era entrato nei nostri cuori con un testo che ricordava da vicino il miglior Coetzee, Nel mondo sensibile ( IAN HOLDING, NEL MONDO INSENSIBILE, EINAUDI Un libro forte e lirico, dedicato all’esperienza bianca sul suolo africano, in quel martoriato Paese che è lo Zimbabwe. Basato su una storia vera accaduta ad un allievo dell’autore . .) , finalmente ecco il suo secondo romanzo    ..

Uomini e bestie,
Ian Holding,
E/O
In un paese africano in preda a sconvolgimenti politici e umani alcuni miliziani sequestrano un uomo alla periferia di una città saccheggiata. Il prigioniero finisce poi nelle mani di un altro gruppo ed è costretto a trasportare una donna incinta su una carriola nel corso di un viaggio da incubo. Nel frattempo un insegnante, amareggiato dal pessimo stato del suo paese, si prepara a emigrare.
Ma prima di farlo è costretto a confrontarsi coi propri demoni e fallimenti personali. Entrambi gli uomini sono in pericolo ed entrambi sono apparentemente impotenti nei confronti del destino. Quando le due vicende inaspettatamente si intrecciano il risultato è però elettrizzante. In questo scottante e attualissimo romanzo, gli effetti devastanti del collasso morale ed economico dello Zimbabwe fanno da sfondo a una storia di forza e coscienza individuale.

ian holding

Altro autore del cuore, altro grande proveniente da una terra vicina a quella di Ian Holding: parliamo di Mia Couto, mozambicano, straordinario autore de Terra sonnambula, palpitante odissea toccata dai toni del realismo magico, vissuta da un vecchio e un bambino sullo sfondo di un paese insanguinato dalla guerra civile. E’ un piccolo editore a proporre questa sua raccolta di racconti

Perle,
di Mia Couto, Quarup editore
… Sarà l’alterazione della latitudine (Mia Couto è africano, mozambicano nel particolare), del tasso alcolemico o della temperatura dell’anima, ma in questo Perle è la verità che emerge, paradossalmente demistificata, proprio mentre racconta se stessa, nel serico tessuto delle storie.
Una vera e propria infinità di storie, come nel più celebre titolo dell’amato Guimarães Rosa, in preponderante maggioranza declinate al femminile, che trascende per contenuto e forma la gabbia dei ventinove racconti che compongono la raccolta: ognuno di essi ne contiene in sé altri infiniti, e tutti si inanellano come sul filo di una collana, come le perle della realtà a cui il narratore regala “un filo di silenzio che imbastisce il tempo”. Narrare è così la forma per spellare a sangue la verità delle cose, perché solo materializzandole in parole siamo in grado di dare consistenza alle nostre esistenze.
Un libro scarno e fulminante che nulla nasconde e tutto nomina, rivelando: le storie brevi, fluviali e compresse, esplorano e narrano così le migliaia di vite che compongono la vita di ogni essere umano, il miracolo del concepimento, la seduzione, l’invecchiamento, l’amore il dominio e il possesso, la delusione, il tradimento. Mia Couto esplora, costringendo la forma della sua indagine a un numero sempre minimo possibile di righe – prosa di strepitoso controllo e di infinito rigore, e insieme gravida di lussureggiante fantasia -, gli abissi su cui prendono corpo, si mascherano e si truccano con il perbene le nostre rispettosissime vite.

L’AUTORE:
Nato a Beira (Mozambico) nel 1955 ANTÓNIO EMÍLIO LEITE “MIA” COUTO è oggi considerato uno dei maggiori scrittori contemporanei in lingua portoghese. Dopo gli esordi poetici si è successivamente dedicato alla narrativa, pubblicando romanzi e raccolte di racconti, che gli sono valsi prestigiosi riconoscimenti e premi. Da ricordare Terra sonnambula (Guanda 2002), Sotto l’albero del frangipani, (Guanda 2002), Un fiume chiamato tempo, una casa chiamata terra (Guanda 2005), Venenos de Deus, Remédios do Diabo, 2008, la cui traduzione italiana uscirà a breve per Voland. Tradotto in moltissime lingue, Mia Couto è uno degli autori più letti ed amati nel panorama letterario internazionale

Read Full Post »

Quante verità ci vogliono per fare una bugia? Si deve partire da questa frase per cominciare la conoscenza di questo libro, che ruota attorno alla vita avventurosa di Faustino Manso, un magico viaggio nell’Africa del Sud vista attraverso le voci di diversi narratori collegati al protagonista, che nel tempo ne seguiranno le tracce. Agualusa sa come descrivere le caotiche ed energiche città africane, le identità perdute e la ricchezza di spirito dei suoi abitanti, andando oltre gli stereotipi, cogliendone una essenza che sa di speranza. Un libro ambizioso per la struttura, che cerca di coniugare il postmoderno e le caratteristiche della vivace narrazione africana. Uno scrittore da tenere d’occhio, esponente di spicco di un continente dalle molte voci originali!

Josè Eduardo Agualusa, Le donne di mio padre, La nuova frontiera
Chi era mio padre? Per trovare una risposta a questa domanda, Laurentina si mette in viaggio alla ricerca delle proprie radici. Da Luanda fino alla Zambesia, passando per le ferite ancora aperte del Sudafrica, un viaggio scandito dalle rivelazioni delle tante donne amate da Faustino Manso e da incontri indimenticabili : pianisti senza mani e vendicatori insonni, contrabbandieri di diamanti ed eroi dimenticati, un contrabbasso stregato e il più bel film della storia del cinema.
Un romanzo straordinario che attraversa l’Africa come un oceano notturno alla ricerca di una risposta, pur sapendo che la verità, in fondo, è solo l’unica risorsa di chi non ha immaginazione.

José Eduardo Agualusa è nato nel 1960 a Huambo, in Angola e oggi vive tra Lisbona, Rio de Janeiro e Luanda. Giornalista ed editore, è soprattutto l’autore di alcuni tra i romanzi più apprezzati negli ultimi anni dai lettori portoghesi e brasiliani. Le sue opere, alcune delle quali saranno presto adattate per il cinema, sono state tradotte nelle principali lingue europee. In Italia, laNuovafrontiera ha già pubblicato i romanzi Quando Zumbi prese Rio (2003) e Il venditore di passati (2008), vincitore dell’Independent Foreign Fiction Prize, prestigioso riconoscimento attribuito ogni anno al miglior romanzo straniero tradotto in inglese.

Read Full Post »

La via delle donne, il secondo libro della scrittrice sudafricana Marlene van Niekerk, esplora con capacità il rapporto esistente tra due donne, una “padrona” e la sua “serva”, nel lungo arco di cinquanta anni. In controluce, però, è la storia del loro Paese, il tormentato Sudafrica, che scorre tra le righe degli avvenimenti che cambianoil volto della fattoria di Grootmoedersdrift . Ora diario, ora romanzo della memoria , ora monologo -flusso di coscienza, sottile gioco di specchi tra gli errori di una protagonista e le vicissitudini dell’altra, scrupolosa attenzione ai dettagli e alla comunicazione non verbale: il libro di Marlene Van Niekerk ha fatto dire ai critici del Times Literary Suplement che ci troviamo di fronte a: «Il più importante romanzo sudafricano dai tempi di Vergogna di Coetzee».

Marlene Van Niekerk,
La via delle donne, Neri Pozza

Nella provincia del Capo di Buona Speranza, Grootmoedersdrift non è certo una fattoria modello quando, negli anni Cinquanta, Jak de Wet vi mette per la prima volta piede per chiedere la mano di Milla Redelinghuys. Davanti alla casa c’è un magnifico pascolo che si estende fino alla riva del fiume, cinto da alberi selvatici che si spingono fino al limite dell’acqua. Tuttavia, in quella striscia di terra del Sudafrica, le fattorie gioiello dei boeri sono ben altre. Tutte le speranze e i sogni di gloria della giovane Milla sono perciò riposti in Jak. È ricco, istruito, attraente, spiritoso, ha una spider rossa fiammante e la spavalderia di presentarsi in casa Redelinghuys con in mano un anello di brillanti incastonati in oro.
Bastano pochi anni di matrimonio, però, perché Milla si renda conto che Jak non può fare di Grootmoedersdrift quello che generazioni di Redelinghuys hanno desiderato. Ha le mani morbide, è l’unico figlio di un medico, è stato educato per diventare un gentiluomo non un agricoltore. Inoltre, è un afrikaner che non sopporta gli hotnot, i «negri». E, tra «gli sguatteri negri», non tollera innanzi tutto Agaat.
Agaat compare a Grootmoedersdrift che è una bambina con un braccino rachitico penzolante. Milla la educa e la istruisce con cura per farne una persona «bella e sana, piena di gratitudine», una «persona integra» che sia pronta a servirla e a «ricompensare tutte le sue lacrime e le sue pene». E Agaat la serve, per anni, con la sua cuffietta bianca inamidata e immacolata, il suo sguardo impassibile, i suoi occhi di pietra, la sua pazienza nell’accudire Jakkie, il bambino nato dal matrimonio, e nel ricamare per lui. Resta a Grootmoedersdrift anche quando tutto cambia, e la famiglia di Milla va in pezzi come uno di quei vasi coloniali che il tempo irrimediabilmente frantuma.
Un giorno però Milla avverte i primi segni della terribile malattia che paralizza gradualmente ogni parte del corpo fino a togliere la parola, e il teatro dell’esistenza delle due donne assegna improvvisamente loro dei ruoli completamente diversi. Agaat rimuove porte e muri di Grootmoedersdrift e scorazza libera nell’antica dimora dei Redelinghuys, mentre Milla, priva di parola, restringe il suo dominio a una sola stanza, dove giace rinchiusa nel suo stesso corpo, come «una bambola di pezza riempita di segatura o di lupini».
Non vi è alcun riferimento diretto in questo romanzo ai fatti sociali e politici che, tra gli anni Cinquanta e Novanta, hanno sconvolto e radicalmente cambiato il Sudafrica, tuttavia nel serrato confronto tra le sue due protagoniste, la padrona e la serva, la donna bianca e quella di colore unite da un legame indissolubile, La via delle donne è, come accade nella grande letteratura, una delle più potenti e illuminanti rappresentazioni della storia di questo paese.

Marlene van Niekerk è nata nel 1954 in una fattoria di Caledon, nella Provincia del Capo Occidentale, in Sudafrica. Dopo gli studi in psicologia, lingue e letteratura, ha ottenuto una cattedra prima all’università di Witwatersrand e poi di Stellenbosch, dove insegna Letteratura afrikaans e olandese.

Read Full Post »

Una conferma del talento artistico di Paulina Chiziane, giunta al suo quinto romanzo,ci viene da questo suo affascinante libro. Con un linguaggio che attinge dalla tradizione orale africana, denso di poesia e di suggestioni visive, la brava autrice mozambicana ci racconta la storia di Delfina, simbolo della donna africana, che ricorre al sesso per riscattare una condizione di inferiorità, nella speranza che dall’unione con uomini bianchi giungano eredi che abbiamo in sorte una vita migliore. Paradigma del percorso sociale africano, di quello femminile nel continente, del passaggio dallo stato di colonia a quello di nazione, attraverso sconfitte, delusioni,e guerre civili, L’allegro canto della pernice aggiunge un altro tassello al vivace mosaico della nuova narrativa africana.

L’allegro canto della pernice, Paulina Chiziane, La nuova frontiera

L’amore è una trappola per topi. Serafina lo ha sempre detto, Delfina ne è convinta, Maria das Dores lo scoprirà presto. Tre generazioni di donne per raccontare storie di amanti, madri, figlie, sorelle, puttane e mogli che hanno dovuto scegliere tra la libertà e il dolore, tra la fame e l’ipocrisia, per dimostrare al mondo che il paradiso è sempre tra le braccia di una madre.
Paulina Chiziane ci porta di nuovo in Zambesia, nel Mozambico degli anni Cinquanta, durante il regime coloniale portoghese e, ancora una volta, svela ai suoi lettori tutta la magia e la forza di una terra sconosciuta e affascinante.
L’allegro canto della pernice è un indimenticabile romanzo sull’amore, ma anche una spietata requisitoria sul razzismo che non potrà che scuotere le nostre rassicuranti certezze, puntando con coraggio il dito sulle responsabilità individuali di tutti: vittime e carnefici.

Paulina Chiziane è nata a Manjacaze, nel sud del Mozambico, nel 1955. Durante la guerra civile ha collaborato con la Croce Rossa Internazionale in alcune delle zone più colpite dal conflitto e attualmente è impegnata in Zambesia, dove coordina programmi di sviluppo per conto di organizzazioni internazionali. Nel 1990, ha pubblicato Balada de amor ao vento, diventando la prima donna mozambicana ad aver scritto un romanzo. Oggi, dopo Il settimo giuramento e Niketche. Una storia di poligamia, romanzi che l’hanno definitivamente consacrata come una delle voci più intense e originali della nuova letteratura africana, continua a definirsi una raccontarice di storie che recupera la ricca tradizione orale del suo paese. Le sue opere sono tradotte in molte lingue, tra le quali il francese, l’inglese, il tedesco e lo spagnolo. L’allegro canto della pernice è il suo quinto romanzo.

Traduzione dal portoghese (Mozambico) di Giorgio de Marchis

Read Full Post »

« Newer Posts