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Posts Tagged ‘autori argentini’

sì, è molto originale Mariana Enriquez, un vero e proprio nuovo talento. Riesce a far entrare il lettore in una dimensione strana e perturbante, dai contorni neri, a tratti macrabri ma pur sempre plausibile e connesso con la realtà del suo Paese, l’Argentina di fine anni ’80, inizio anni ’90. Con le ombre generate da crisi economiche ricorrenti, dittature e le conseguenze devastanti sulla società, sui protagonisti di questa sfavillante raccolta di racconti.

Bravissima!
Mariana Enriquez, Le cose che abbiamo perso nel fuoco, Marsilio
tradotto da Cremonesi F.
Piccoli capolavori di realismo macabro che mescolano amore e sofferenza, superstizione e apatia, compassione e rimpianto, le storie di Mariana Enriquez prendono forma in una Buenos Aires nerissima e crudele, vengono direttamente dalle cronache dei suoi ghetti e dei quartieri equivoci. Sono storie che emozionano e feriscono, conducendo ¡I lettore in uno scenario all’apparenza familiare che si rivela popolato da creature inquietanti. Vicini che osservano a distanza, gente che sparisce, bambini assassini, donne che s’immolano per protesta. Quello di Mariana Enriquez è un mondo dove la realtà accoglie le componenti più bizzarre e indecifrabili della natura umana, e dove il mistero e la violenza convivono con la poesia. Sullo sfondo di un’Argentina oscura e infestata dai fantasmi, con la sua brillante mescolanza di horror, suspense e ironia, “Le cose che abbiamo perso nel fuoco” ha fatto di Mariana Enriquez la risposta contemporanea a Edgar Allan Poe e Julio Cortázar, la voce più interessante della nuova letteratura sudamericana. Una voce intensa e diretta, che racconta di personaggi brutali e talvolta buffi, trascinando il lettore in una spirale fascinosa e disturbante cui è difficile resistere.

 

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se pensate che Joseph Conrad e William Hudson, le poesie di Robert Frost e Melville non ci azzecchino niente con i sentieri del Noir, siete in errore, non conoscete Emilio Renzi, il personaggio di Ricardo Piglia, uno dei grandi autori che la narrativa sudamericana ha donato ai lettori dal gusto raffinato. Tradotto anche in italiano Solo per Ida Brown, per Feltrinelli, pagine bellissime, ricche di atmosfera, riflessioni e situazioni, con uno sguardo a tratti ironico sulla società americana!
 
Solo per Ida Brown
 
di Ricardo Piglia , Feltrinelli
Emilio Renzi, docente argentino di Letteratura inglese, viene invitato a trascorrere un semestre alla Taylor University, vicino a New York. Lì conosce studenti brillanti, cattedratici impegnati in bizzarre ricerche, barboni che sembrano vecchi saggi e soprattutto Ida, un’insegnante che diventerà la sua amante. Il suo soggiorno nel campus è da subito disseminato di fatti inquietanti, e quando Ida muore in un incidente stradale – in circostanze simili ad altri incidenti recenti –, la polizia ipotizza un’azione di un gruppo terrorista.
Ma chi era Ida, allora? E chi c’è dietro a quegli incidenti?
Ispirato alle vicende di Unabomber, Solo per Ida Brown è un romanzo d’autore con la struttura di un noir. Ci sono un cadavere, un mistero e la ricerca della verità, ma anche la letteratura e la feroce critica al divenire degli Stati Uniti.
 
L’ultimo romanzo di un gigante della letteratura americana ispirato alle vicende di Unabomber.
 
“Ricardo Piglia indaga la meccanica della fascinazione per la violenza, con riferimenti a Conrad e Thoreau.”
 
Alberto Manguel, “El País”

 
Ricardo Piglia
 
Ricardo Piglia (Buenos Aires 1940 – 2017), professore di Letteratura sudamericana alla Princeton University, è unanimemente considerato come uno dei più grandi scrittori argentini dei nostri tempi. In Italia sono stati pubblicati: L’ultimo lettore (Feltrinelli, 2007), Soldi bruciati (Feltrinelli, 2008) Bersaglio notturno (Feltrinelli, 2010), Respirazione artificiale (Sur, 2012), La città assente (Sur, 2014), L’invasione (Sur ,2015), Solo per Ida Brown (Feltrinelli, 2017).
 
Tradotto da Nicola Jacchia

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Andres Neuman, talentuoso scrittore di Buenos Aires, residente in Spagna, assai consigliato. Dopo Il viaggiatore del secolo, capace di aggiudicarsi sia il prestigioso Premio della Critica, sia l’ Alfaguara de Novela e Parlare da soli, approda alla ottima scuderia di Sur edizioni con questa ottima raccolta di racconti, capaci di sintetizzare in poche pagine immagini di vita quotidiana, momenti di rottura con il passato:

 

Andres Neuman, Le cose che non facciamo, Sur

 

Una coppia in lite, amici che diventano amanti e al tempo stesso traditori, relazioni così armoniche e simmetriche da sembrare fasulle, la confusione che può generare la nascita di un figlio, lo smarrimento e l’impotenza di quando un genitore se ne va. Sono solo alcune delle scene dipinte dallo scrittore argentino Andrés Neuman in questa raccolta. Storie quotidiane, apparentemente semplici e infinitamente complesse come tutto ciò che è noto, dalle quali emerge, potentissima, la realtà che ci circonda. La prosa di Neuman trova nella forma racconto la sua maggiore compiutezza: questa raccolta è un vero e proprio omaggio alla brevità, che pur permette all’autore di disegnare personaggi a tutto tondo e di dar vita a un’opera di ampio respiro, onesta e mai scontata.

 

 

 

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Una novità al giorno. Ecco una vibrante saga familiare tra Abruzzo e Argentina, lungo cento anni di storia

 

Mempo Giardinelli

Sant’Uffizio della memoria, Elliot
Traduzione di Pierpaolo Marchetti

Siamo all’inizio degli anni Ottanta, in Argentina è da poco terminata la dittatura militare. Torna la democrazia e tornano anche in tanti dall’esilio. Tra loro c’è Pedro, erede di una famiglia emigrata dall’Italia alla fine dell’Ottocento, spinta dal sogno del benessere, ma anche segnata da una lunga serie di morti violente. Il ragazzo annuncia il suo rientro e al porto di Buenos Aires ad aspettarlo ci sono tutti i suoi parenti, quelli vivi ma anche i morti che, con i loro volti e le loro voci, aiutano a ricostruire la lunga storia della famiglia. Una galleria di personaggi indimenticabili sfila davanti al lettore, uomini e donne che raccontano, ognuno dal proprio punto di vista, quel contenitore di amori, odi, passioni, meschinità e rancori che è la famiglia. Il capolavoro di uno dei maggiori scrittori argentini di oggi, premiato con il prestigioso “Rómulo Gallegos”, considerato un punto di riferimento nella letteratura latinoamericana per la bellezza della sua narrazione, la ricchezza delle atmosfere, la passione e l’amore per una umanità alla ricerca di una vita migliore. Un romanzo appassionante, una grande saga familiare che ci ricorda l’orgoglio, la sofferenza e la speranza di quando i migranti eravamo noi.

Uno dei romanzi fondamentali della letteratura latinoamericana. LUIS SEPÚLVEDA

Leggere questo romanzo è come sedersi davanti al fuoco sera dopo sera per ascoltare i ricordi di un’antica famiglia. Scritto benissimo e con grande passione, è un lungo, magnifico e divertente racconto. OSVALDO SORIANO

Mempo Giardinelli

Di origine italiana, è nato nel 1947 a Resistencia, in Argentina, dove vive. Esiliato in Messico tra il 1976 e il 1984, la sua opera letteraria è stata tradotta in 25 lingue e ha ricevuto numerosi premi. È autore di una decina di romanzi tra cui Luna caliente (La Nuova Frontiera, 2012), Visite fuori orario (Guanda, 2008), Finale di romanzo in Patagonia (Guanda, 2008), La rivoluzione in bicicletta (Guanda, 2003), Il decimo inferno (TEA, 2003). È anche un affermato autore di letteratura per bambini, oltre ad aver scritto numerosi saggi e racconti. Collabora abitualmente con molti giornali in vari paesi.

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Poco conosciuto in Itaia, Pablo Feinmann meriterebbe di certo più attenzione considerato quello che ha fatto vedere!

Continua con L’ombra di Heidegger la sua idea di narrativa che parte dalle storie intime e private (in questo caso la lunga lettera di un padre al figlio) per poi arrivare molto in alto, sempre in grado di presentare ambientazioni e storie molto diverse tra loro.

Un romanzo filosofico denso e avvincente che svela la colpa terribile del pensiero filosofico della nazione tedesca, colpevole di aver contribuito e posto le radici per portare al potere quanto di peggio abbia visto il Secolo scorso, incarnato nella parabola di Heidegger e di coloro che lo hanno seguito.

Come è stato possibile che le più alte vette della filosofia abbiano portato a costruire le basi teoriche del nazismo? Cosa può aver portato la mente sopraffine del grande filosofo ad iscriversi al partito nazista, a diventarne fiero sostenitore?

L’abisso che porterà alla rovina la Germania e i suoi abitanti viene qui descritto con passaggi precisi e ben chiari, attraverso la parabola di un allievo del pensatore tedesco.

L’ ombra di Heidegger,
Beat Edizioni, Feinmann José P.

 

 

È il 1948 e Dieter Muller, allievo del maggiore filosofo del Novecento, il pensatore tedesco Martin Heidegger, prima di compiere il gesto estremo di togliersi la vita, scrive una lunga lettera al figlio. La lettera illumina il clima della cultura tedesca degli anni Trenta, la percezione di trovarsi dinanzi a una svolta cruciale della storia umana in cui si sfidavano nel duello finale, in una vera e propria apocalisse dell’accadere storico, l’universalismo giudaico-cristiano della tecnica, rappresentato dal dominio anglo-americano, e le forze della tradizione europea. Sono gli anni in cui il nazionalsocialismo trionfa, e Martin Heidegger si trasforma nel profeta di una intera generazione chiamando la gioventù tedesca alla lotta per la grandezza perduta della Germania sotto la guida del Fuhrer. Dieter Muller racconta al figlio la sua fede incrollabile in quegli ideali, e il fervore con cui lui e altri giovani intellettuali tedeschi del tempo condussero quella battaglia. Finché, rifugiatosi in Argentina dopo la guerra, la foto di un ebreo condotto alla camera a gas dalle SS, lo pone dinanzi alla terribile verità del genocidio e della soluzione finale. Una verità insopportabile per Dieter Muller, che non esita a porre fine alla propria vita. Dall’istante in cui entra in possesso della lettera del padre, un solo pensiero ossessiona il giovane Muller: rintracciare il responsabile della fine del padre, Martin Heidegger.

Trad Sessa F.

qui, l’autore spiega perchè Martin Heidegger è il filosofo più importante del Novecento:

 

 

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Sorprendente autore, Juan Josè Saer, consigliatissimo a chi ama Cortazar, Bolano. Il nostro libro del cuore della settimana si sviluppa come un romanzo in stile Robinson Crusoe, con il protagonista ormai anziano che rende noto l’avventura che gli cambiò la vita, molti decenni prima.
Negli anni della conquista delle Indie, un giovane viene catturato dagli indigeni, dopo il massacro di parte dell’equipaggio della nave. A distanza di tempo, ancora non si capacita del fatto di essere stato risparmiato, di aver potuto vivere con loro per lungo tempo, per poi essere rispedito con una canoa alla sua gente.
Come se lui dovesse essere testimone di qualcosa nei confronti del resto del mondo.. Perchè ”

tutto deve esserci sempre. Se per caso, anche una sola cosa dovesse mancare, tutto si sgretolerebbe.”

Una gran capacità di orchestrare le proprie storie per questo straordinario scrittore argentino, meritevolmente proposto ai lettori italiani da La nuova frontiera.

 

 

 

L’arcano, Juan Josè Saer, La nuova frontiera

Da qualche parte al di là dell’Oceano, negli anni della conquista e della ricerca delle Indie, un mozzo di quindici anni viene catturato da una tribù di indios. Scoprirà subito che sono cannibali ma, a differenza di quanto avvenuto ai suoi compagni, non è destinato alla graticola: gli indios si aspettano altro da lui. Anno dopo anno la sua cattività si prolunga, monotona e tranquilla, mentre davanti ai suoi occhi si dispiegano gli usi, i costumi e la visione del mondo di quegli indios. Lui riferisce tutto fedelmente al lettore, minuzioso nei particolari, anche i più inquietanti, anche i meno comprensibili. Poi un giorno, all’improvviso, gli indios lo mettono su una canoa carica di regali e lo abbandonano alla corrente; più tardi una nave spagnola lo raccoglie. Tutto il resto della sua lunga vita sarà marcato da quegli anni, la sua avventura diventerà leggenda e lui stesso ne trarrà un canovaccio di successo.
Trad. Laura Pranzetti

Juan José Saer, nato in Argentina nel 1937, è stato il principale scrittore della generazione dopo Borges. Nel 1968 si trasferì a Parigi e fu professore di letteratura all’Università di Rennes. La sua vasta opera narrativa comprende dodici romanzi, cinque libri di racconti, uno di poesia e vari saggi. Nel 1987 vinse il Premio Nadal, a cui si aggiunsero altri prestigiosi riconoscimenti come il premio France Culture, e il premio Unione Latina di Letterature Romanze. Morì a Parigi nel 2005.

Argentine novelist Juan José Saer.

Argentine novelist Juan José Saer. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

 

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IL LIBRO DEL CUORE DELLA SETTIMANA. L’inondazione, di Adrian Bravi
Una quotidianità stralunata e poetica, un linguaggio asciutto ma evocativo, i soliti personaggi immersi in una solitudine fatta di ricordi: questi sono i tratti che accomunano l’opera di Adrian Bravi, autore italo argentino risiedente nelle vicine Marche. Sono splendide le lente passeggiate in barca che l’anziano protagonista, il vecchio Morales, effettua tra le vie del paese sommerso dalle acque del rio Sauce, che con una inondazione si è mangiato la vita del paese: lui, unico sopravvissuto, decide di non andarsene.. Una piccola rivolta quotidiana, quasi in combutta con il fiume, venuto a riprendersi un territorio su cui grava la minaccia della speculazione edilizia…

Adrian Bravi, L’inondazione, Nottetempo
Morales vive con Clemente, un cane arancione con le orecchie appese, in una soffitta di Río Sauce. Un paese che prende il nome da un fiume e che, dopo un’inondazione, è diventato una distesa d’acqua disseminata di tetti. Tutti gli abitanti lasciano le loro case sommerse tranne Morales che passa le sue giornate a percorrere il paese in barca, a mangiare fagioli neri all’osteria del Turco Hasan e a sorvegliare le mosse di un enorme caimano che si stabilisce nella stanza dei figli. Con l’andare del tempo ha la strana sensazione che i luoghi non siano piú dove li ricordava e che la mappa del paese si sia scomposta, a eccezione del cimitero sommerso dove riposa la moglie. Tutto potrebbe restare eternamente sul fondo del fiume, se su Río Sauce non gravasse la minaccia di una speculazione, e un gruppo di imprenditori, forse cinesi, non si apprestasse a comprare per poco il passato di una cittadina fantasma infestata di coccodrilli. Con la sua lingua incantata Bravi racconta una vicenda a fior d’acqua, in cui tutte le grandi avventure umane, le minacce, le promesse, le nostalgie e gli affetti avvengono nel calibrato silenzio di una vita sospesa.
“Un’irresistibile verve comica incline a un lirismo trasognato. Un talento”. Alessandra Iadicicco, La Stampa

 

 

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