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Posts Tagged ‘autori austriaci’

 

“Vienna ha accettato l’annessione in maniera così passiva, si è rassegnata con una tale remissività..”. Motivo per fuggire da una Vienna osannante al Fuhrer, e rifugiarsi nella ben diversa Parigi (le prime pagine, quelle della scoperta della città, sono un vero e proprio inno alla Ville Lumiere) per la protagonista di Una viennese a Parigi. Dalla penna sapiente di Ernst Lothar, pagine che pulsano di vita e di grande storia, di resistenza e di riflessione.  Del resto anche l’autore de La melodia di Vienna, di origini ebraiche,  scelse di non restare nei territori del nazismo nel 1938, e al ritorno, dopo la fine della guerra, nel momento in cui l’antisemitismo era ancora ben vivo, fu accusato di codardia per avere abbandonato il Paese,  dilemma morale ben vivo anche nei pensieri della giovane Franzi. Ottimo libro di agile lettura per rivivere il momento storico, per ben comprendere il dramma dei rifugiati, degli espatriati, appesi ad un documento sempre difficile da ottenere, con il pensiero alla Patria e alla famiglia rimasta a soffrire..

 

(p.s. continuiamo le nostre annotazioni sui tempi di recapito della posta. La corrispondenza spedita il 12  da Parigi raggiungeva Vienna già il 15. Nel 1938)

Ernst Lothar, Una viennese a Parigi, E.o

https://www.edizionieo.it/book/9788866329251/una-viennese-a-parigi

 

 

febbraio 2018, pp. 512

ISBN: 9788866329251

Traduzione: Monica Pesetti

 

 

Dall’autore della Melodia di Vienna, un altro capolavoro di uno dei grandi protagonisti della letteratura mitteleuropea riscoperto dalle Edizioni E/O. Ernst Lothar continua la sua indagine sui destini dell’Europa sospesa fra le due guerre mondiali.

 

Austria, 1938, i nazisti hanno occupato Vienna, l’Europa è sempre più vicina al baratro del secondo conflitto mondiale. Gli austriaci subiscono l’invasione con un misto di cecità e impotenza ma Franzi non è come gli altri e decide di abbandonare la città. La ragione non è la sua etnia o la sua religione, non è ebrea né appartenente ad alcuna minoranza. Solo non riesce a sopportare l’idea di assistere all’ascesa di Hitler. Si fa dunque trasferire a Parigi, in un ufficio di corrispondenza della casa di produzione cinematografica per cui lavora. In Francia tutto appare diverso: la gente è libera, nessuno teme che il proprio vicino di casa lo denunci, i cartelloni dei teatri sono ricchi di spettacoli, i bistrot traboccano di gente. Lì conosce un affascinante giornalista, Pierre, e anche se un sordido ricatto minaccia la loro unione, presto se ne innamora. Franzi è felice, ma sulla coscienza le grava il peso della sua scelta: è da codardi abbandonare il proprio paese nel momento del bisogno? Ma cosa avrebbe potuto fare da sola? Perché nessun austriaco ha mosso un dito per opporsi a Hitler? La guerra spazza via interrogativi, sogni e speranze. Pierre è costretto a partire per il fronte mentre la Francia cade sotto il giogo del Reich. È allora che Franzi vede nei francesi la stessa cecità che era stata degli austriaci, lo stesso desiderio di far finta che nulla stia succedendo. Ma questa volta Franzi non scapperà.

L’autore

 

Ernst Lothar

Ernst Lothar Müller (Brno 1890-Vienna 1974) è stato uno scrittore, regista e critico teatrale, grande interprete dello spirito austriaco. Nel 1938, a causa delle persecuzioni del regime nazista per le sue origini ebraiche, emigrò negli Stati Uniti dedicandosi all’insegnamento universitario. Dopo la caduta del Reich tornò a Vienna e continuò a scrivere. Fra i suoi romanzi ricordiamo La melodia di Vienna e Sotto un sole diverso.

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“Il mito asburgico, lungi dal morire con la fine dell’Impero, sembra anzi avere iniziato con questa la sua più suggestiva e interessante stagione”, ha scritto Magris.

 

un grande romanzo sul disfacimento dell’impero asburgico, dopo la Prima Guerra Mondiale, vissuta negli occhi di questa dissoluzione l’ha sofferta:

“Che cosa mai era successo, com’era possibile che il mondo fosse cambiato a tal punto?” Un day after intriso di nostalgia, senso di sconfitta, difficoltà ad adattarsi alla nuova misera realtà, fatta di disoccupazione, povertà, sofferenza morale e fisica per le ferite ancora aperte del conflitto.

Chi frequenta la letteratura centro europea di inizio secolo sa quanto possa essere affascinante: questo testo cattura subito l’attenzione del lettore, portandolo in una situazione di attesa per gli sviluppi della storia, con una tensione narrativa che ricorda quello de LE BRACI di Marai.

 

Lo stendardo, Alexander Lernet Holenia, Adelphi

Traduzione di Elisabetta Dell’Anna Ciancia

 

Negli ultimi mesi della prima guerra mondiale, sul fronte balcanico ormai disfatto, nasce un amore fra l’alfiere Herbert Menis e la bella Resa Lang. Un amore travolgente, stendhaliano e hofmannsthaliano, che sembra fuori tempo, nello scenario di rovine ormai moderne in cui si situa – così come fuori tempo appare, nelle sue splendide uniformi, il reggimento di cavalleria a cui il protagonista appartiene. Ma è proprio quello scarto di tempi, quel rispecchiarsi e momentaneo confluire di mondi paralleli a dare a questo romanzo una vibrazione estrema, un’accensione esaltante, nella leggerezza e in una sorta di incosciente allegria come pure nella cupezza demoniaca. Pubblicato nel 1934, Lo stendardo, qui presentato in una nuova traduzione, rimane oggi, insieme alla Cripta dei Cappuccini di Joseph Roth, il grande messaggio di congedo della civiltà asburgica, stretto nelle mani di un alfiere della letteratura, come una logora e nobile insegna.

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troppi libri “carini” in giro, piacevoli, ma che non ricordi più dopo un mese dalla loro lettura! Per fortuna che ogni tanto si trovano autori capaci invece di annichilire il lettore, di distruggere miti e certezze, in cui ogni pagina (beh, la sua prosa ossessiva e senza punti non è semplicissima) è una conquista. Autori capaci di farsi ricordare, a distanza di tempo!
(e restiamo sempre in attesa di qualcuno che ripubblichi il magmatico Correzione, indegnamente

English: REFLECTION Thomas Bernhard Bernhard h...

English: REFLECTION Thomas Bernhard Bernhard house (Obernatal Ohlsdorf) and photographer, taking the photo of a painting; Upper Austria Austria. Composerbook Austria Forum Deutsch: SPIEGELUNG Thomas Bernhard Bernhardhaus (Obernatal bei Ohlsdorf) und Fotograf, Aufnahme vom Foto eines Gemäldes; Oberösterreich Österreich. Autorenbuch Austria Forum (Photo credit: Wikipedia)

fuori catalogo!)

In libreria, Goethe muore, del grandioso Thomas Bernhard, un grandioso esempio della sua bravura!

Goethe muore,  Thomas Bernhard, Adelphi
Traduzione di Elisabetta Dell’Anna Ciancia

n questo piccolo gioiello c’è in nuce tutto Bernhard: qui si ride, ci si commuove e si pensa. Il racconto che dà l’irriverente titolo al volume vede il Titano, ormai allo scorcio della vita, in fase di bilanci: ha capito che la letteratura non conta nulla, e non gli resta che un unico desiderio: incontrare Wittgenstein. Lo convoca dunque a Weimar, innescando così una serie di esilaranti peripezie. Figura centrale nell’opera di Bernhard, Montaigne svetta nella seconda prosa, dove vediamo un giovane angariato rifugiarsi nella torre avita e trovare lì l’unica alternativa agli orrori della famiglia: i libri, e nella fattispecie i libri di Montaigne. Se la famiglia è il luogo del castigo, della reclusione, dell’odio, della distruzione psicofisica, la torre, la biblioteca, i filosofi offrono l’unica salvezza. Ilare e insieme straziante è anche il terzo racconto, in cui due amici si incrociano per caso in una stazione ferroviaria. Uno dei due si lascia andare a un continuo e trascinante «ti ricordi…?»: ed ecco risorgere l’infanzia e genitori sadici amanti della montagna che costringono la prole ad arrampicarsi a ora antelucana, bardata con calzettoni e berretti rossi (perché non sfuggano al soccorso alpino…). E se la madre, dispensatrice di ceffoni fisici e morali, suona sulla vetta la sua ridicola cetra, il padre affida a un album da disegno oscene vedute alpestri. A suggellare il congedo dai genitori sarà un grande falò di calzettoni rossi. E in un immane autodafé culmina l’ultima prosa, resoconto di un sogno apocalittico, in cui l’Austria cattolico-nazionalsocialista-antisemita va finalmente in fiamme: di quell’universo resterà soltanto un cumulo di ceneri. Salvo poi svegliarsi dal sogno in un felice altrove e accorgersi che quelle fiamme hanno risparmiato ciò che più conta: il ricordo.

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