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Posts Tagged ‘autori consigliati’

 

Nella stessa collana in cui è apparso LA FINE di Salvatore Scibona ecco Bambina mia, a ricordarci che il sogno americano è fatto anche di luoghi come il Campo caravan Calle de las Flores, nei pressi di Reno, ma molto più prossimo al nulla…

Con la voce straordinaria di una giovane guidata in percorso di formazione, crescita e sopravvivenza dal suo inseparabile Manuale della giovane scout girl, ultima nata di una generazione di madri bambine.  Il vivace mosaico del suo diario di vita è fatto di appunti, ritagli di giornale, incontri con strani adulti e assistenti sociali: originalissimo esordio!

 

Tupelo Hassman  Bambina mia  , 66thand2nd 

 

 

 

English: "Biggest Little City in the Worl...

English: “Biggest Little City in the World” arch on Virginia Street in Downtown Reno, Nevada. (Photo credit: Wikipedia)

 

traduzione di Federica Aceto
 

 

Nevada, anni Ottanta. Nel campo caravan Calle de las Flores − «poco più a nord di Reno e poco più a sud del nulla» − la vita è scandita dall’ebbrezza del gioco d’azzardo e si regge sul principio dell’interdipendenza del gruppo. La piccola Rory Dawn Hendrix abita nella roulotte Nobility con la madre Jo, donna bella e dal passato sofferto con l’abitudine di fidarsi degli uomini sbagliati, e passa le giornate quasi sempre da sola. È nel Manuale delle girl scout che Rory cerca quella guida che sembra mancarle nella vita. Pur sapendo di avere il destino segnato − «figlia debole di mente di una figlia debole di mente, lei stessa il prodotto di una schiatta debole di mente» −, è determinata a rompere il ciclo del sangue, trovando conforto nella pienezza delle parole. Composto da pagine di diario, relazioni di assistenti sociali, esercizi di grammatica, verbali di arresti e lettere di famiglia, Bambina mia di Tupelo Hassman è un collage devastante che mette in scena il fallimento del sogno americano.

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Una famiglia incredibile. Padre Premio Nobel (Thomas), e sei figli che faranno molto parlare di sé nel mondo, per tanti motivi. Vite travagliate, esperienze avventurose e drammi personali, il rifiuto di vivere nella patria d’origine, la Germania della dittatura. Da questa esperienza di profughi nasce il grande libro che vi proponiamo, di cui fu autore il primogenito maschio Klaus, morto suicida nel 1949 in un albergo di Cannes. Furono necessari molti anni all’autore per portare a compimento la sua opera, pubblicata ad Amsterdam nel 1939: fu unanimemente considerato il grande romanzo dell’esilio. Se nei primi capitoli la partenza dalla Germania può apparire come una sorta di “gita all’estero”, con i circoli di espatriati che animano le località più “in” dell’Europa, da Parigi a Zurigo, via via che il tempo passa e le notizie diventano sempre peggiori, con l’avanzata in Europa della follia nazista, anche la loro situazione appare per quella che è. Essere profughi significa a volte non avere un passaporto regolare, poter contare su scarse risorse economiche, la resistenza e la voglia di combattere viene meno, subentra lo sconforto, la caduta nella depressione e nelle dipendenze dalle droghe. A volte può capitare che una passione violenta possa ridare linfa a queste esistenze, che l’esasperazione sia pronta ad esplodere come può avvenire per l’eruzione di un vulcano

 

Thomas Mann mit Familie in Nidden

Thomas Mann mit Familie in Nidden (Photo credit: Wikipedia)

E’ evidente l’intrecciarsi in questo romanzo di finzione e autobiografia, propria e della sua famiglia: un ritratto terribile di una generazione senza patria.

 

 

Klaus Mann, Il vulcano, Gallucci

trad Ganni C.

“Il romanzo dell’esilio”. Nell’Europa in bilico verso la tragedia del secondo conflitto mondiale un gruppo di intellettuali tedeschi fugge dal nazismo. Tra loro uno scrittore omosessuale, un’attrice impegnata contro il regime, un professore ebreo cacciato dall’accademia. Nel 1933 si ritrovano a Parigi, e sembra quasi un piacevole intermezzo. Con il passare del tempo, però, la musica si incupisce e il viaggio attraverso Francia, Svizzera, Olanda, Cecoslovacchia, Spagna, Stati Uniti diventa sempre più logorante. Gli esuli cadono preda della solitudine, della disperazione, delle droghe. Il vulcano sta per esplodere.

 

“Il documento letterario più vivo di quel grande esodo intellettuale che fu una delle peggiori disgrazie dell’Europa”

 

ITALO ALIGHIERO CHIUSANO

 

Klaus Mann nacque nel 1906 a Monaco di Baviera, primo figlio maschio dello scrittore Thomas Mann. Attivista politico e assiduo frequentatore dell’ambiente intellettuale ai tempi di Weimar, nel 1933 scelse l’esilio, in aperta opposizione con il nuovo regime. A questi anni risale anche la decisione di dedicarsi a tempo pieno all’attività letteraria, che culminò con opere importanti come Sinfonia patetica (1935), Mephisto (1936) e Il vulcano (1939), incentrato sulla condizione degli esuli tedeschi durante il nazismo. La sua vita intensa e tormentata, segnata dalla solitaria condizione di apolide, dall’abuso di droghe e da una dichiarata omosessualità, si concluse tragicamente a Cannes, dove morì suicida nel 1949.

 

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Per parallelo, viene naturale proporre questa novità di Zandonai editore. La famiglia dell’autore,originaria della Slovenia, risiedeva in Svizzera dal 1912. Nel 1938 le autorità svizzere decidono di espellere dal Paese chi non era cittadino elvetico, così ecco la storia di un forzato rientro nella terra d’origine, visto con gli occhi candidi di un bambino.

 

Lojze Kovacic,

I nuovi arrivati. La scuola dell’esilio,

Traduzione dallo sloveno di Darja Betocchi, Zandonai editore

 

Una lingua che non si capisce, ogni tanto può risultare piacevole. È come una specie di nebbia in testa. Può essere assai gradevole, davvero. Soprattutto finché non si riesce ancora a distinguere tra parole e sogno, è fantastico …

 

 

Seduto nell’ultimo banco c’è un bambino che sembra avere una macchia di inchiostro in fronte. Avvicinandoci scopriamo invece due splendidi occhi scuri che osservano stupefatti e impertinenti gli stravolgimenti del mondo circostante. Se ne sta in disparte perché le parole della sua lingua madre non vengono comprese, mentre quelle della sua nuova patria gli si bloccano in gola come cubetti di pietra.

A partire dai ricordi di quel “monello” straniato e taciturno – ma capace di regalare al lettore momenti di inaspettata tenerezza – Kovačič ha composto I nuovi arrivati, una trilogia riconosciuta tra le più grandi opere della letteratura europea del Novecento.

La scuola dell’esilio, prima parte di quest’opera, raccoglie un flusso ininterrotto di visioni e frammenti che oscillano tra la magia della favola e la crudezza del reale, ricomponendo da una prospettiva inedita gli sconvolgimenti politici che investirono la famiglia Kovačič durante gli anni della Seconda guerra mondiale.

 

Lojze Kovacic (1928 – 2004) è nato a Basilea da padre sloveno e madre tedesca. Quando nel 1938 la Svizzera provvede all’espulsione di chi è sprovvisto della cittadinanza elvetica, la famiglia decide di trasferirsi nel luogo natale del padre, un paesino sloveno di tradizione contadina. Dopo la laurea in slavistica e germanistica all’università di Lubiana, Kovačič ha lavorato come giornalista scontrandosi frequentemente con le autorità comuniste a causa di articoli critici e satirici. Ha insegnato a lungo arte e letteratura a Lubiana ed è stato membro sia della Associazione degli scrittori sloveni, sia dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti. La sua opera letteraria comprende numerosi romanzi e racconti di forte matrice autobiografica, che gli sono valsi il premio Preseren nel 1973 e il premio Kresnik nel 1991 e nel 2004. Le sue opere sono tradotte in inglese, tedesco, francese, ungherese, spagnolo e olandese. I nuovi arrivati ha posto Kovacic nel novero dei più grandi autori del Novecento al fianco di Péter Nádas, Danilo Kis, Ismael Kadaré e Czeslaw Milosz.

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Paul Torday

Paul Torday (Photo credit: girlgeekdinnersbologna)

E’ molto intrigante il modo in cui Paul Torday cattura l’attenzione del lettore, costringendolo inizialmente a concordare con il suo punto di vista, in questo nuovo romanzo dai toni del thriller.

Troviamo un pacato superfunzionario senza troppe velleità di fare, posto in alto dal politico di turno capace di cavalcare i sentimenti delle masse, che però poi dimentica di fornirgli i mezzi necessari per attuare il suo programma.

Troviamo la descrizione di una società che si danna l’anima per eliminare la piaga del lavoro minorile nei Paesi poveri, ma poi permette che sul proprio suolo sparisca un bambino ogni cinque minuti.

Ci fa capire che questo funzionario potrà ancora mostrare umanità e attenzione particolare per due casi di scomparsa, per poi rovesciare le carte in tavola e fare prendere tutta un’altra piega alla faccenda….

Il fascino del giallo, condito da una certa ironia, una marcata presa in giro del mondo che affolliamo, e un pizzico di sovrannaturale condiscono un piatto di portata decisamente succulento!

 

 

Paul Torday

Una luce nella foresta, Elliot edizioni

 

Traduzione Luca Fusari

 

 

 

Il nuovo attesissimo romanzo di Paul Torday tra mistero, dramma, commedia e ironia

 

Norman Stokoe nella sua lunga attività di tranquillo funzionario statale non ha mai preso decisioni affrettate, ha sempre avuto una vita privata molto solitaria e tanto tranquilla quanto gli incarichi che ha ricoperto nel corso della sua carriera. Quando viene promosso responsabile del dipartimento per la sicurezza dell’infanzia, si trasferisce nella regione del Northumberland, restando in attesa che l’ufficio da lui diretto diventi davvero operativo. Nel frattempo viene però coinvolto, suo malgrado, da un giornalista che sta per essere licenziato e da una madre sconvolta dal dolore, nel caso di due bambini scomparsi. Da quel momento Norman si troverà ad affrontare qualcosa di assolutamente sconosciuto per lui e sarà testimone di avvenimenti talmente sconvolgenti che non solo gli faranno mettere in discussione il sistema di cui ha fatto parte finora, ma cambieranno per sempre la sua stessa visione della vita.

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A volte bastano poche pagine ad un libro per far immergere il lettore in un’altra realtà, un altro tempo, permettendogli di calarsi immediatamente nella vicenda raccontata. L’attacco del bel libro di Amanda Coplin ha questo potere, e si intuisce inoltre che non ci deluderà: la prosa è fresca e sorretta da un bel ritmo musicale e poetico, ma soprattutto è la storia narrata e il suo sviluppo a colpire il lettore.
Un debutto da segnalare, assolutamente. L’autrice (che la critica ha accostato idealmente a Steinbeck ) ci dona il ritratto di un uomo colpito negli affetti, con le sue relazioni con la comunità che lo circonda e la natura, un angolo di mondo nello stato di Washington nei primi anni del 900. William Talmage troverà una occasione per aprirsi al mondo, per cercare di formare un nuovo nucleo familiare, superando un antico dolore, confrontandosi con il suo io più profondo e affrontando nuove situazioni.

L’ALBERO DELLE MELE,
 Amanda Coplin, Guanda
Traduzione di Katia Bagnoli

IL LIBRO
Nello stato di Washington, agli albori del Novecento, William Talmadge conduce una vita in simbiosi con gli alberi del suo frutteto, circondato dai boschi. Segnato dal dolore per la scomparsa misteriosa della sorella, ancora bambina, Talmagde non si è lasciato indurire dalla solitudine: è rimasto un uomo buono, fedele ai propri affetti e ai propri ricordi. Finché un giorno al mercato, dove è andato a vendere i suoi prodotti, fa un incontro destinato a spezzare la sua tranquillità. Due ragazze giovanissime, dall’aria selvatica, entrambe vistosamente incinte, gli rubano le mele. Qualche giorno dopo si ripresentano al limitare del suo frutteto e a quel punto comincia, da parte di Talmadge, un paziente avvicinamento per vincere la loro diffidenza, offrendo cibo e sostegno. Le ragazze sono impaurite, in fuga da un destino terribile di sfruttamento e violenza, da un uomo che le reclama come una sua proprietà, e che non tarda a riaffacciarsi per presentare il conto.
In una storia di grande intensità drammatica, di sopravvivenza e di riscatto, tocca al mite e tenace frutticoltore ergersi a difesa della sua nuova, improbabile famiglia, per garantirle un futuro, per difendere le ragazze e il loro desiderio di libertà: una sfida impossibile, a cui si sottopone con un’ostinazione quasi eroica, forse anche nel tentativo di sciogliere i nodi irrisolti del proprio passato.

I GIUDIZI
“Molto commovente. Una storia che arriva dritta al cuore.”
Publishers Weekly
“Una voce potente e molto poetica.”
The New York Times Book Review
“Ricorda per intensità un romanzo come Cime tempestose.”
The Washington Post
“Un libro appassionante. Un’autrice di sicuro talento.”
Library Journal

UN BRANO
“Ora, dietro di lui, i canestri di mele e di albicocche scrocchiavano sotto i teli nel cassone del carro, e il carro cigolava sotto il peso, avanzando con l’antico, antichissimo ritmo familiare, intonato a quelle miglia e miglia di pensieri. Abbagliato, sospeso nel sole. Le montagne, il freddo, alle spalle. Era giugno, la strada era già tutta polverosa. Stava un po’ curvo, con il cappello floscio di pelle calato a proteggere gli occhi e la fronte, aggrottata senza ostilità. Le grandi mani, con le nocche gonfie, tenevano le redini mollemente.”

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A ventotto anni l’autore, di origine bulgara, è  diventato una star letteraria nel paese di accoglienza, gli Stati Uniti: le sue storie sono state descritte come “meravigliose” da Salman Rushdie, il suo nome è stato accostata per l’originalità a quello di Jonathan Safran Foer, e sarà presto pubblicato in dodici nazioni. Con i suoi racconti Penkov ci immerge nella tumultuosa storia della sua patria nativa, in quella dell’Europa dell’est degli ultimi centoventi anni, in diversi ambiti temporali che suggeriscono la nostalgia per la giovinezza, quella per un futuro migliore. Un talento da seguire!

A est dell’Occidente, MIROSLAV PENKOV
Penkov Miroslav, Neri Pozza
Traduttore: Arduini A
In “Makedonija”, il racconto che apre la raccolta, Nora e suo marito vivono da otto anni in un ospizio a qualche chilometro da Sofia. Vivono accettando più o meno serenamente le ingiurie degli anni, i malanni, la nostalgia del passato. Finché un giorno il marito di Nora si imbatte in una dolorosa scoperta. Gli cade di mano il portagioie della moglie, il coperchio si spalanca e, sul fondo, uno scomparto segreto rivela le lettere che qualcuno ha scritto a Nora più di sessant’anni prima, quando lei aveva appena sedici anni. Da quell’istante l’uomo diventa preda della gelosia, un’assurda gelosia per il giovane fidanzato della moglie morto da oltre mezzo secolo, alimentata dal desiderio di voler essere lui quel ragazzo che ha amato Nora quand’era vicina all’inizio della sua vita e non alla fine. Nel secondo racconto, “A est dell’Occidente”, Naso incontra Vera nel 1970 quando lui ha sei anni e abita con i genitori sulla sponda bulgara del fiume del suo paese, mentre lei vive sull’altra riva, quella serba. La incontra durante la grande riunione in cui i due paesi concedono alle due famiglie di passare qualche ora insieme, e per tutta la vita, nei diversi luoghi in cui lui e Vera si ritroveranno a vivere, cercherà invano di abolire il confine reale e immaginario che lo separa irrimediabilmente da lei. In “Comprando Lenin”, un ragazzo decide di lasciare la Bulgaria ed emigrare in America. Non c’è nessuna guerra o miseria che lo costringa ad approdare su rive straniere. Se ne va perché può farlo.

il sito dell’autore:
http://www.miroslavpenkov.com/

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I lettori lo sanno, ci si può affidare con una discreta sicurezza a Neri Pozza se si vogliono passare bei momenti in compagnia di buone letture.

Cosa faremmo se un nostro Io futuro, 1-60, l’Io sessantenne (neanche troppo simpatico) si presentasse e ci dicesse di cambiare radicalmente la nostra vita, perché le nostre scelte sono fonte di infelicità? Lo ascolteremmo?
Se dovessimo come conseguenza abbandonare l’amata in procinto di matrimonio, sarebbe la scelta giusta per tutti?

Con piglio originale e leggerezza, Q una storia d’amore, ci porta a considerare queste possibilità, e a indagare il senso delle nostre vite..

 Evan Mandery, Q una storia d’amore, Neri Pozza

Un giovane scrittore è perdutamente innamorato di Quentina Elizabeth Deveril, detta Q. Q è bellissima, dolcissima, adorabile e, per quanto dotata di un padre arrogante e insopportabile, il matrimonio è vicino e non vi sono ostacoli di sorta alla realizzazione dell’amore perfetto. Tuttavia, poco prima delle nozze, il giovane scrittore riceve una misteriosa lettera che gli chiede di riservare un tavolo per due in un costoso ristorante di Manhattan. Stupito e incuriosito, obbedisce e, giunto all’appuntamento, si trova di fronte un uomo che si presenta come il suo futuro «Sé», il suo «lo» del domani: un sessantenne triste e ingrigito che gli assomiglia in una maniera notevole e che gli intima di non sposare il grande amore della sua vita, la meravigliosa Q Il motivo? Lui e Q sono ignari portatori di una malattia genetica; i figli che nascerebbero dalla loro unione sarebbero destinati alla morte e il matrimonio a un conseguente naufragio. Lo scrittore scaccia subito dalla mente quel bizzarro incontro e quell’altrettanto bizzarro, e crudele, consiglio, frutto probabile di una burla. Col trascorrere del tempo, però, le parole del sessantenne si insinuano tra i suoi pensieri come un’ossessione ineliminabile. Risultato? Compie quello che mai avrebbe pensato: abbandona la fidanzata. Da quel momento in poi la sua vita cambia completamente direzione, non una ma dieci, cento volte. Altri suoi futuri «Sé», infatti, si susseguono al suo cospetto, convincendolo a sposare un’altra donna, poi a divorziare, a iscriversi alla facoltà di giurisprudenza, poi ad abbandonarla, a viaggiare, a praticare un certo sport e poi a smettere, a mettersi a suonare la chitarra, poi il violoncello, a leggere Proust, ad abbracciare il buddhismo, a studiare l’opera, a eliminare il glutine dalla sua dieta… Tra tutti questi pirotecnici eventi, una sola cosa rimane costante nella personalità dello scrittore: il suo amore per l’indimenticata Q.

L’autore:
Evan Mandery è nato nel 1967 a Brooklyn, New York, dove ha vissuto fino all’età di dodici anni. Ha trascorso il resto della sua infanzia a East Meadow, Long Island. Egli è l’autore di tre romanzi (Dreaming of Gwen Stefani, First Contact – Or it’s later Thank You Think, Q: A Novel ) e due opere di non-fiction. Insegna alla City University di New York, è un appassionato giocatore di poker e golf. Vive a Forest Hill, New York, con la moglie e i tre figli.

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Kenai Lake, Alaska

Kenai Lake, Alaska (Photo credit: Wikipedia)

Abbiamo parlato nelle nostre newsletter de La bambina di neve (Einaudi), poi de Ghiaccio fra le mani (ancora Einaudi), ora, sarà un caso o forse no, torniamo nuovamente nei freddi territori del Nord America,in Alaska, con questo nuovo (per i nostri lidi) convicente libro di David Vann.

Una storia di disperazione e fallimento , di lotta tra uomo e natura, in cui l’umano affronta le proprie paure con arroganza, ma senza esser pronto a subire sconfitte. È in realtà il romanzo d’esordio di David Vann, considerato uno dei più promettenti nuovi autori d’oltreoceano, decisamente da seguire con una tragica storia alle spalle, il suicidio del padre, trovato impiccato.

Troneggia sontuosa nelle pagine del libro la rigogliosa natura dell’Alaska, e la pochezza delle risorse che l’uomo ha a disposizione per affrontare i rapporti con le persone più vicine.

Da dove vengono i sogni,David Vann, Bompiani

Una piccola isola al largo della penisola di Kenai, Alaska. Un lago ghiacciato. Un matrimonio in crisi. Gary, spinto da trent’anni di progetti abbandonati, e Irene, perseguitata dal suo passato, cercano di rinsaldare la loro vita insieme. Inseguendo il vecchio sogno di Gary, si spingono fino a Caribou Island e, col bel tempo e con la tempesta, in salute e in malattia, riescono a costruire il tipo di casetta che un tempo li aveva attirati in Alaska. Dall’altro lato del lago, sulla terraferma, la figlia di Gary e Irene, Rhoda, sta iniziando la sua vita da adulta. Sogna il matrimonio perfetto, mentre il suo fidanzato, il dentista Jim, immagina come potrebbe essere un futuro completamente diverso. Dall’autore di L’isola di Sukkwan, romanzo acclamato in tutto il mondo, la sconvolgente storia di un matrimonio: di una coppia che deve affrontare le ombre del passato e il peso delle aspettative verso se stessi e l’altro. Splendidamente scritto, brutalmente onesto nel suo ritratto dell’amore, questo romanzo di David Vann lo riconferma come uno dei più importanti autori americani contemporanei.

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Second Hand ci aveva colpito per la sua leggerezza e amabilità (sempre che questo aggettivo possa essere attribuito ad un libro), in cui ogni pagina riservava una sorpresa, e per la filosofia che ne era alla base: perchè comprare cose nuove quando puoi far riviverne di vecchie, ed ascoltare le secrete senzazioni che possono trasmetterti, quasi siano in grado di raccontarti la vita delle persone a cui sono appartenute, farti percepire le emozioni assorbite.

ora, Marcos Y Marcos propone un nuovo libro di Michael Zadoorian, e noi siamo contenti!

Michael Zadoorian
In viaggio contromano , Marcos Y marcos

The Leisure Seeker

Poche storie, Ella e John hanno deciso: partiranno.

Chi se ne frega dei divieti e delle ansie dei figli, al diavolo medici, paramedici, rompiscatole che ti ammorbano a suon di esami prescrizioni precauzioni.

Ella ha più problemi sanitari di un paese del Terzo mondo, John non ricorda come si chiama sua moglie, ma insieme “formano una persona intera”.
Di cose grandiose, se ne possono fare anche all’ultimo round. Anche dopo una vita che non ha nulla di straordinario.

E allora? Si parte e stop. In barba a ogni cautela, ogni pallosa ragionevolezza, a ottant’anni suonati Ella e John balzano sul loro camper – un vecchio Leisure Seeker – e attraversano l’America da Est a Ovest.

Partendo da Detroit, puntano dritti a Disneyland, lungo la mitica Route 66.

Un vero e proprio viaggio contromano a base di cocktail vietati, hippies irriducibili, diapositive all’alba, malviventi messi in fuga. Un inno alla Strada, un caleidoscopio di paesaggi strepitosi e cittadine fantasma, ansie sogni paure; quello che è stato, che si è amato, quel che è qui e ora e più non sarà. perché la vita è profondamente nostra, teneramente, drammaticamente grande, fino all’ultimo chilometro.

“Per ora si viaggia da dio, in comodità e in pace. L’aria che entra dal mio finestrino produce un whoosh setoso di rumore bianco mentre i chilometri ci strappano ai nostri vecchi sé. La mente è sgombra, cala il dolore, si dissolvono le ansie, almeno per qualche ora. John non spiccica parola ma sembra molto contento di guidare. È una delle sue giornate buone.”

Abbiamo anche il suo bel video, in cui l’autore racconta la fonte delle sue ispirazioni per questo libro.
http://www.youtube.com/watch?v=0i5cu2vKw70

Michael Zadoorian
A video about the book and some of the inspiration behind it.

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James Sallis è un vero e proprio poeta del noir, con la sua prosa solida e lirica allo stesso tempo, capace come pochi di raccontare i misteri dell’animo umano. E ancora una volta fa centro con questo IL BOSCO MORTO, proposto dall’editore Giano, su cui svetta la figura del silenzioso Turner, alle prese con i fantasmi che si trascina dentro.

Il bosco morto, di James Sallis

Turner è un veterano del Vietnam, ex agente di polizia, ex detenuto, una laurea in psicologia ottenuta dietro le sbarre. Un uomo che, uscito dal carcere ha deciso di lasciarsi alle spalle tutte le sue passate esistenze per rifugiarsi in una capanna nei boschi che circondano una sperduta cittadina rurale del Tennessee. Un uomo che trascorre le sue giornate nel tentativo e nella speranza di farsi dimenticare dal mondo. Un uomo misterioso e sconosciuto, a se stesso e agli altri, oppresso da un fardello inconfessabile che, un pezzo alla volta, deve essere riportato in superficie per essere esorcizzato.

Un giorno riceve la visita dello sceriffo del luogo, in cerca di aiuto nel tentativo di risolvere l’assurdo e rituale omicidio di un vagabondo. Lo sceriffo si presenta con una bottiglia del miglior Bourbon e riesce a indurre Turner a uscire dal suo volontario isolamento.

Qual è la ragione che spinge uno sceriffo in carica a chiedere il parere di un ex poliziotto che ha scontato undici anni di galera? Qual è il segreto di Turner? Chi si nasconde dietro quel misterioso omicidio? Come tutti i personaggi di Sallis, Turner non è un detective di maniera. È un duro ma prima di tutto un libero pensatore, un ruvido solitario che annichilisce di “amore e deferenza” al cospetto di un vecchio banjo o di un bosco di cipressi.

Romanzo di impressionante forza, Il bosco morto, apparso tempo fa in Italia col titolo Cypress Grove Blues è un noir classico che indaga i grandi temi della condizione umana; un romanzo dove risuona la voce, ormai matura e sempre riconoscibile, di uno dei maggiori scrittori americani di oggi.

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