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Posts Tagged ‘autori francesi’

la propaganda nazista ha proposto l’annessione dell’Austria come un capolavoro di efficienza teutonica. Il romanzo vincitore del Prix Goncourt 2017 ci racconta una storia diversa invece, fatta di panzer impatanati, di meschini interessi, burocrazia..
 
 
Éric Vuillard,
L’ordine del giorno,
settembre 2018, pp. 144
ISBN: 9788833570037
Traduzione: Alberto Bracci Testasecca
Edizioni E.O
 
Vincitore del Premio Goncourt 2017
 
«Erano in ventiquattro accanto agli alberi morti della riva, ventiquattro soprabiti neri, marroni o cognac, ventiquattro paia di spalle imbottite di lana, ventiquattro completi a tre pezzi, e lo stesso numero di pantaloni con le pinces e l’orlo alto. Le ombre penetrarono nel grande atrio del palazzo del presidente dell’Assemblea; ma presto non ci sarà più un’Assemblea, non ci sarà più un presidente, e tra qualche anno non ci sarà più nemmeno un parlamento, solo un ammasso di macerie fumanti».
 
La Germania nazista ha la sua leggenda. Vi vediamo un esercito rapido, moderno, il cui trionfo sembra inesorabile. Ma se alla base dei suoi primi successi trovassimo invece mercanteggiamenti e volgari combinazioni di interessi? E se le gloriose immagini della Wehrmacht che entra trionfalmente in Austria mascherassero un immenso ingorgo di panzer, semplicemente in panne? Una dimostrazione magistrale e agrodolce del dietro le quinte dell’Anschluss presentata dall’autore di Tristesse de la terre e 14 juillet.
 
«L’ordine del giorno è un libro di una potenza sconcertante nella sua semplicità».
Le Monde
 
«Con L’ordine del giorno, che racconta l’annessione dell’Austria da parte di Hitler, Il Premio Goncourt ha scelto un candidato inaspettato ma eccellente».
L’OBS
L’autore
 
Éric Vuillard
Éric Vuillard, scrittore e cineasta nato a Lione nel 1968, ha ricevuto il premio Ignatius-J.-Reilly 2010 per Conquistadors (Léo Scheer, 2009), il premio Franz-Hessel 2012 e il premio Valery-Larbaud 2013 per Congo e La bataille d’Occident (Actes Sud, 2012) e, sempre pubblicati da Actes Sud, il premio Joseph-Kessel 2015 per Tristesse de la terre (2014) e il premio Alexandre-Vialatte 2017 per 14 juillet (2016).

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“- Me ne vado.
Mio padre non mi ha risposto perché in quel momento cominciava il suo sceneggiato preferito. Mia madre mi ha detto di finire le lenticchie e di non parlare con la bocca piena. Meglio cosí, in fondo: se mi avessero ordinato di restare mi sarei perso d’animo.”
 
 
Una vallata isolata in Alta Provenza, una famiglia silenziosa (anche per non interrompere l’incanto del televisore), un distributore di benzina, un ragazzino con “la testa che non cresceva” soprannominato Shell, forse destinato ad una scuola speciale: la sua fuga nei boschi, nell’altipiano gli riserverà una sorpresa, un incontro con una ragazza più grande, capace forse di fermare i venti, che gli intima di chiamarla “regina”. Un romanzo che si è aggiudicato in Francia il Prix du Premier Roman 2017, del Prix Femina des Lyceens, narrato con la voce candida del protagonista, intriso di poesia, intriso del profumo dei boschi e del potere dell’immaginazione. Adatto anche per i giovani lettori (dai 14 anni)
 
Jean Baptiste Andrea, Mia regina, Einaudi
Tradotto da Simona Mambrini
 
Un ragazzo speciale che sceglie la sua «regina». E in un’estate si consegna a lei. Per amore, per gioco, per desiderio di assoluto. Un romanzo iniziatico tenero e folgorante.
 
Provenza. Estate del 1965. A Shell piace servire i clienti nella malandata stazione di servizio dei suoi, anche se i viaggiatori che si fermano sono pochi. Da quando ha smesso di andare a scuola non ha molto altro da fare e bambini nei dintorni non ce ne sono. Ma un giorno, dopo che ha quasi appiccato il fuoco alla pompa di benzina, i suoi genitori discutono di metterlo in un istituto per ragazzini come lui. E a Shell non resta che scappare. Sull’altopiano che sovrasta la sua valle non trova la guerra che vedeva nella tivú bombata di famiglia, solo silenzio e odori del sottobosco. E una ragazza, bellissima e capricciosa come un soffio di vento, che gli appare davanti. Assieme a lei, tutto diventa possibile. Mia regina è un’ode alla libertà, all’immaginazione, alla diversità. Un miracolo di grazia spiazzante e originale.

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Dall’autore de Tutte le mattine del mondo, Pascal Quignard. La protagonista di Villa Amalia – è una donna che si de-satellizza. Abbandona tutte le cerchie – coniugale, familiare, professionale, nazionale – in cui era intrappolata: «sfronda» sistematicamente tutto ciò che le sembra diventato ingombrante, dalle relazioni umane alle sillabe «inutili» del suo nome alle fioriture delle partiture musicali. «Lei non interpretava. Reimprovvisava ciò che aveva letto, o ciò che ne aveva voluto ritenere, disornando, disarmonizzando, mendicando ansiosamente il tema perduto, ricercando l’essenza del tema, in un’armonia minima.». La metafora musicale rispecchia contemporaneamente lo stile narrativo dell’autore e il soggetto del romanzo, che si sviluppa come una composizione musicale, con i suoi temi ricorrenti – le case in riva al mare e l’acqua, in Bretagna, o nell’Yonne o nell’isola di Ischia – e con tutta la gamma degli andamenti, dall’adagio al furioso. –
Da questo libro Benoit Jacquot ha tratto il film omonimo, con la divina Isabelle Huppert.

 

Il trailer del film
 

Analogon edizione, Traduzione di Valentina Valente

LA SCHEDA DEL LIBRO, DAL SITO DELL’EDITORE

L’amore si nutre d’immagini e soprattutto di «una conversazione instancabile indirizzata a un solo e unico essere al quale tutto ciò che si vive è dedicato.» «Questo essere può essere vivo o morto», aggiunge Quignard. Ma che succede se questo essere manca, all’improvviso? Villa Amalia ruota attorno a questo vuoto, a quest’assenza, e ne individua tutti gli effetti sulla protagonista, la musicista Ann Hidden (che in inglese vuol dire «nascosta») magnificamente cesellata, come al bulino, in tutto il suo mistero e la sua complessità, e soprattutto nella sua incompletezza.

Il romanzo si apre con una scena notturna. La quarantasettenne Ann, nascosta da un cespuglio dietro al cancello di una casa alla periferia di Parigi, vede Thomas, il suo compagno, baciare un’altra donna. In quel momento, un uomo le si avvicina. È Georges Roehlinger, un amico d’infanzia che aveva perso di vista. Da quell’istante, e nello stesso modo in cui la scena è narrata, la convenzione si spezza. Ann decide di rompere. Radicalmente. Non è soltanto una rottura amorosa; questa non è che un elemento accessorio, come la casa e i conti bancari che bisogna chiudere, i documenti e le fotografie che devono bruciare, i mobili e i pianoforti che devono sparire. In poche settimane, segretamente, senza dire nulla a nessuno, lei fa il vuoto, vende tutto, mente a tutti, parte. La fuga, non folle o confusa o disperata, ma perfettamente volontaria e ragionata, fredda, senza «commenti» né «giudizi», fuori da un presente che non ha più alcun significato, occupa la prima parte del libro.

Nella seconda, Ann si confronta con l’ipotesi e il rischio di una «ri-esistenza». Con un’apertura in apparenza totale al mondo e alla gente, cerca «un luogo al di fuori dell’enorme città umana mondiale» e pensa di averlo trovato nell’isola di Ischia, in una casa lunga e stretta, con un patio a picco sul mare: Villa Amalia. Ma non è un’altra vita che l’attende. È sempre la stessa assenza, lo stesso vuoto, sotto forme diverse, con altri desideri e altre pene. Ann, dolorosamente lucida, sa che quest’assenza nasce e si allarga dentro lei stessa: «provo tra le braccia degli uomini che mi attraggono una voluttà sempre più inconsistente.» Neppure le braccia di una donna, o la tenerezza di Georges, lui stesso omosessuale, riusciranno a colmare il vuoto con il quale deve vivere. E tuttavia, non è un fallimento. È una metamorfosi.

Ann Hidden è una donna che si de-satellizza. Abbandona tutte le cerchie – coniugale, familiare, professionale, nazionale – in cui era intrappolata: «sfronda» sistematicamente tutto ciò che le sembra diventato ingombrante, dalle relazioni umane alle sillabe «inutili» del suo nome alle fioriture delle partiture musicali. «Lei non interpretava. Reimprovvisava ciò che aveva letto, o ciò che ne aveva voluto ritenere, disornando, disarmonizzando, mendicando ansiosamente il tema perduto, ricercando l’essenza del tema, in un’armonia minima.». La metafora musicale rispecchia contemporaneamente lo stile narrativo dell’autore e il soggetto del romanzo, che si sviluppa come una composizione musicale, con i suoi temi ricorrenti – le case in riva al mare e l’acqua, in Bretagna, o nell’Yonne o nell’isola di Ischia – e con tutta la gamma degli andamenti, dall’adagio al furioso.

Da Villa Amalia nel 2009 Benoît Jacquot ha tratto un film, interpretato da Isabelle Huppert.

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Arbasino lo considera il secondo libro più bello del mondo, dopo Don Chisciotte. .”La fascinazione per la betise, per la stronzaggine umana, da nessun autore è mai sentita con un’ingordigia così entusiastica e parossistica”. Perchè i due stupidotti protagonisti di Bouvard e Pécuchet diventano tragicamente attuali, con la loro sicumera di poter governare qualsiasi argomento nonostante la propria inesperienza, armati di credenze e frasi fatte. I risultati ottenuti potrete scoprirli leggendo il testo..
Romanzo tanto spassoso quanto crudele nei confronti dell’umanità: Flaubert si preparò all’opera leggendo migliaia di testi, e non vide mai il frutto della sua fatica. Incompiuto, venne pubblicato pochi mesi dopo la morte dell’autore.
 
 
 
 
 
Gustave Flaubert,
Bouvard e Pécuchet, Quodlibet
Con un testo di Ermanno Cavazzoni
 
«Bisognerebbe piuttosto mandarli in manicomio.»
 
Bouvard e Pécuchet, romanzo mirabile, famoso e di divertente lettura, di Gustave Flaubert, l’ultimo che ha scritto e che non ha terminato, anche se ha annotato come avrebbe dovuto concludersi; pubblicato nel 1881, un anno dopo la morte. I due copisti, il gioviale Bouvard e il segaligno Pécuchet, lasciato il modesto lavoro d’ufficio a Parigi, si insediano in campagna, dove per occupare il tempo si avventurano, da principianti inesperti ed eroicomici, in tutti i campi del sapere umano, con risultati ogni volta disastrosi e spassosi: agronomia, giardinaggio, arte delle conserve (ma tutto va a male e i barattoli scoppiano), chimica, medicina, geologia, teatro, politica, spiritismo, religione, pedagogia… in uno scivolamento di scienza in scienza, di mania in mania, sempre dissolto dalla loro ridicola incapacità. Eroi del fallimento perenne, prototipi della nostra umanità tutta scienza, progresso e stupidità. E finiranno come? a fare l’unica cosa che sanno fare, i copisti. Libro profondamente dissacratorio e satirico.

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sorprende la purezza della prosa di questa autrice, luminosa e precisa, poetica ed intensa. Storia non banale, sospesa tra due nazioni, tra due epoche, la fine della guerra e le sue conseguenze, fatte anche di silenzi, segreti taciuti. (e ad un certo punto, nei libri per ragazzi, fa capolino la parola “conciliazione”, per cercare di unire due popoli, quello francese e tedesco, diviso da decenni di guerre e rancori. La convivenza nasce anche grazie alla scuola, ai libri che si leggono, in ogni epoca). Oh, il libro è stato selezionato dai librai teedeschi come uno dei migliori dell’anno.
 
Veloce la vita, di Sylvie Schenk, Keller
Traduzione dal tedesco Franco Filice
 
In una Lione degli anni Cinquanta che non ha ancora dimenticato i drammi dell’occupazione, arriva Louise che ha lasciato le Alpi francesi e un ambiente famigliare oppressivo. Per lei tutto è nuovo: la vita di una grande città, le avventure, l’amore…
Conosce Henri, pianista jazz molto dotato che non riesce ad accettare l’uccisione dei genitori e vive in un’antica casa con una biblioteca ormai vuota perché depredata dai nazisti, e quindi Johann, un ragazzo tedesco, con il quale è amore.
Per lui, Louise lascerà la Francia, si opporrà alla famiglia e sceglierà un nuovo Paese e nuove relazioni, imparerà una nuova lingua… Resta solo un tarlo: quello che Henri le ha svelato in un misto di rabbia e confidenza prima della sua partenza. Le persone da cui andrà forse non sono così innocenti.
Veloce la vita è un romanzo dalle molteplici letture e scritto in modo incantevole. È la bellissima storia di una donna, della sua indipendenza, della sua forza, delle sue scelte e dell’amore, dei ponti tra le lingue, dei libri letti, dei sogni, delle ombre e delle colpe che ci portiamo dietro – a volte anche quelle di cui non siamo responsabili – della drammatica velocità con cui passa il tempo e con cui anche la vita più piena, alla fine, si consuma.
Bello, intelligente e commovente.
 
AUTRICE
 
Sylvie Schenk è nata nel 1944 a Chambéry, in Francia. Ha studiato a Lione e si è trasferita in Germania nel 1966. Ha pubblicato poesie in francese e, dal 1992, ha iniziato a scrivere in tedesco. Vive vicino a Aachen (Aquisgrana) e a La Roche-de-Rame, nelle Alte Alpi francesi.
Quando Veloce la vita è stato pubblicato in Germania nel 2016, i librai lo hanno scelto come uno dei cinque libri più belli dell’anno

 

 

https://www.kellereditore.it/romanzi-racconti-e-reportage/405-veloce-la-vita-sylvie-schenk.html

 

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Avete mai notato quanti libri sono intitolati “La libreria …..”? Fenomeno che non sempre testimonia una gran qualità del prodotto, ma solo un ammiccamento a qualcosa che evidentemente solletica la curiosità del lettore. In questo caso però la sostanza c’è. La libreria della rue Charras è ispirato dalla vicenda di Edmond Charlot, che nel 1935 aprì la sua piccola attività senza un soldo, ma che fu il primo a pubblicare Camus. Libraio, editore, e anche bibliotecario, perché i libri li prestava anche. Alle pareti esterne figurava una scritta, Un uomo che legge ne vale due, in francese e arabo, l’intenzione del ventenne idealista era di creare un ponte tra le due culture. Opera in cui riuscì benissimo, e il suo angolo di mondo, talmente piccolo che allargando le braccia si potevano raggiungere un paio di pareti, fu frequentato oltre che da Camus, anche da Gide, Saint Exupery. Con grande sensibilità Kaouther Adimi, giovane trentenne, ricostruisce la vita di questa libreria stipata all’inverosimile, del clima che l’avvolgeva, partendo dagli anni Trena per arrivare all’ultimo custode innamorato del luogo, Abdallah, triste testimone dell’epilogo. Epoca in cui lo Stato dicendo “c’è la crisi”, “non abbiamo scelta”, “il popolo ha bisogno di pane, non di libri”, agisce in maniera poco lungimirante. Anche sull’altra sponda del Mediterraneo.
I sogni di un ragazzo, la passione per i libri, la vita di una nazione, i drammi e le felicità,le difficoltà economiche e gli aiuti degli amici, le guerre e i problemi di ogni giorno che ne derivano, come la penuria di carta.. Un piccolo gioiello letterario, proposto da un editore che non delude mai.
Il nome della libreria, “Les vraies richesses”, fu avallato da Jean Giono, al quale Edmond si era rivolto per avere il permesso di usare il titolo di una sua opera: e noi lettori sappiamo che è un nome bellissimo.
 
Kaouther Adimi,
La libreria della rue Charras
«Un uomo che legge ne vale due.»
traduzione di Francesca Bononi – l’ORMA EDIZIONI
 
Algeri, oggi. Ryad, svogliato ventenne, studente universitario a Parigi, ha un compito ingrato davanti a sé: svuotare e chiudere la libreria Les Vraies Richesses. Questo polveroso negozio di quattro metri per sette, stipato di volumi ingialliti, foto sbiadite,
quadri e mille altri cimeli editoriali, nasconde la storia di un’eccezionale avventura umana e letteraria, custodita dal suo ultimo testimone, il misterioso Abdallah. Algeri, 1936. Edmond Charlot, ventenne entusiasta, dopo un viaggio a Parigi rientra in patria con una grande idea in testa: fondare una libreria-casa editrice che pubblichi scrittori di entrambe le sponde del Mediterraneo, senza distinzioni di lingua, nazionalità o religione. Sostenuto da una comunità di ingegni e di affetti, apre al 2 bis della rue Charras un luogo ibrido e accogliente che presto diviene sede delle mitiche Éditions Charlot, frequentate da aspiranti scrittori come da figure del calibro di Antoine de Saint-Exupéry e André Gide. Da quella appassionata stanzetta, intitolata alle «vere ricchezze» della vita, escono le prime edizioni di testi memorabili, tra cui l’esordio di un giovane di genio: Albert Camus. Mescolando passato e presente, realtà e invenzione, Storia e intima quotidianità, Kaouther Adimi ci conduce con finezza e semplicità per le viuzze di una città immaginifica e dà vita al romanzo di un traghettatore di libri e di idee che fu, magari senza saperlo, il segreto artefice di molta della migliore letteratura del Novecento.
 
Intervista con l’autrice.

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i librai, necessariamente, hanno il compito di condividere con i lettori le pagine che hanno amato. Ecco la nostra personale selezione dei migliori gialli degli ultimi mesi:

CALEB CARR, L’ALIENISTA, NEWTON COMPTON

New York, fine del secolo Diciannovesimo,entra in scena una nuova figura per sconfiggere il crimine,lo psicologo esperto “alienista”,capace di tratteggiare il profilo umano del criminale partendo dai dettagli degli omicidi. Da questo libro, ora in nuova edizione, la serie Netflix omonima.

MARION PAU, LA RAGAZZA CHE NON SAPEVA, NERI POZZA

Una famiglia e i suoi segreti, brillantemente raccontati in questo noir psicologico in cui è il rapporto tra una madre e la figlia ad essere il fulcro della trama..Un giallo vincitore in Olanda di diversi premi!

BELINDA BAUER, IL LADRO DI BAMBINI TRISTI, MARSILIO

Terza opera narrativa ambientata nel villaggio di Shipcott nell’Exmoor, ancora la brughiera inglese protagonista di questa trilogia. Una sorta di gotico rurale,  in cui troveremo ancora alcuni protagonisti degli altri due libri, compreso Steven Lamb, divenuto ormai diciassettenne. Vi piaceranno molto le descrizioni degli abitanti del paese, le loro debolezze ed i loro caratteri, posti di fronte ai fatti narrati con arguzia, un tocco di ironia, e siamo certi che lentamente non riuscirete ad abbandonarme le pagine.

RUTH WARE, IL GIOCO BUGIARDO, CORBACCIO

Dopo il successo de La donna della cabina 10, ecco il nuovo ottimo giallo psicologico, tutto incentrato su una amicizia speciale tra quattro amiche, tra cui si annida però un risentimento..

VOLKER KUTSCHER, BABYLON-BERLIN, FELTRINELLI

Un grande romanzo criminale dedicato alla Germania di Weimar, la prima inchiesta per Greno Rath, nella Berlino dei ruggenti Anni Venti

JACK RITCHIE, IL GRANDE GIORNO, MARCOS Y MARCOS

“Dal maestro del noir più amato da Alfred Hitchcock, quattordici storie dal meccanismo di troppo e senza una parola di troppo”

DOLORES REDONDO, TUTTO QUESTO TI DAR0’, DEA PLANETA

Vincitore del Premio Planeta 2016, a sottolineare la qualità letteraria di questo nuovo thriller incentrato sui segreti inconfessabili custoditi da una famiglia, sullo sfondo di una terra, la Galizia, narrata con grande bravura.

ILARIA TUTI, FIORI SOPRA L’INFERNO, LONGANESI

La nuova promessa del noir italiano, in via di traduzione in diverse nazioni. Un thriller palpitante, tra boschi e pareti rocciose, ottime descrizioni dei luoghi,e una grande protagonista,dalle mille sfaccettature..

BECKY SHARP, PENELOPE POIROT E IL MALE INGLESE, MARCOS Y MARCOS

Un delizioso giallo d’atmosfera, colmo d’ironia,piacevolissimo da leggere!

SARA BLAEDEL, LA FORESTA ASSASSINA, FAZI

Doveva essere la grande notte per Sune, quindicenne cresciuto in una comunità capace di strani riti neopagani. Sulle tracce della sua scomparsa, per fare breccia in un mondo chiuso ed ostile, troveremo Louise Rick (Le bambine dimenticate)

C.J.TUDOR, L’UOMO DI GESSO, RIZZOLI

Un thriller ispirato alla miglior tradizione anglosassone, in cui solo alla fine i numerosi tasselli si comporranno!

YRSA SIGRDARDOTTIR, IL CACCIATORE DI ORFANI, MONDADORI

Acclamata come la maggior scrittrice islandese di thriller, Yrsa Sigurðardóttir inaugura una serie straordinaria con al centro una coppia di investigatori imbattibile: un poliziotto e una psicologa, un tempo amanti e ora ai ferri corti, costretti a portare a termine la loro indagine più difficile!

BRIAN PANOWICH, COME LEONI, ENNEENNE

Un western dai toni noir, ancora nelle terre di Bull Mountain. La pace che regna dopo l’uccisione del fratello da parte dello Sceriffo Clayton Burroughs è apparente, nuovi gruppi di fuorilegge cercano di farsi strada…

 

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