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ventidue anni dopo Il dio delle piccole cose, ecco Il ministero della suprema felicità, da Arundhati Roy. Il nuovo romanzo sarà in libreria da lunedì, il libro più atteso del 2017. Guanda editore.

Su un marciapiede di cemento un neonato compare all’improvviso, appena dopo la mezzanotte, in una culla di rifiuti… “Nessun angelo cantò, nessun uomo saggio portò doni, ma un milione di stelle apparvero a Oriente ad annunciare la sua venuta.” In un cimitero di città un abitante srotola un logoro tappeto persiano tra due lapidi… “Come per un suo gioco personale, mai le stesse per due sere consecutive.” In una valle innevata… “Dove le lapidi spuntavano da terra come denti di bambini” un padre scrive alla sua bimba di cinque anni per raccontarle quante persone hanno assistito al suo funerale… “Come faccio a sp

Arundhati Roy

Arundhati Roy (Photo credit: Wikipedia)

iegarti cos’è centomila, se sai contare solo fino a cinquantanove? Proviamo a ragionare in stagioni? Pensa a quanti papaveri rossi fioriscono nei prati in primavera…” In un appartamento al secondo piano, sorvegliato da un gufetto, una donna sola nutre un piccolo geco con zanzare morte… “Ecco cosa avrei dovuto fare” pensò “l’allevatrice di gechi.” E alla pensione Paradiso, due persone che si conoscono da tutta la vita dormono abbracciate come se si fossero appena conosciute.

 

 

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eravamo quasi giovani, al momento dell’uscita de IL DIO DELLE PICCOLE COSE, Booker Prize, libro amatissimo dai lettori. Dopo venti anni, ecco il nuovo romanzo:

 

Il ministero della suprema felicità, Guanda, in libreria ad inizio giugno.

Arundhati Roy

Arundhati Roy (Photo credit: Wikipedia)

 

Su un marciapiede di cemento un neonato compare all’improvviso, appena dopo la mezzanotte, in una culla di rifiuti… “nessun angelo cantò, nessun uomo saggio portò doni, ma un milione di stelle apparvero a oriente ad annunciare la sua venuta.” In un cimitero di città un abitante srotola un logoro tappeto persiano tra due lapidi… “come per un suo gioco personale, mai le stesse per due sere consecutive.” In una valle innevata… “dove le lapidi spuntavano da terra come denti di bambini” un padre scrive alla sua bimba di cinque anni per raccontarle quante persone hanno assistito al suo funerale… “come faccio a spiegarti cos’è centomila, se sai contare solo fino a cinquantanove? proviamo a ragionare in stagioni? pensa a quanti papaveri rossi fioriscono nei prati in primavera…” In un appartamento al secondo piano, sorvegliato da un gufetto, una donna sola nutre un piccolo geco con zanzare morte… “Ecco cosa avrei dovuto fare” pensò “l’allevatrice di gechi.” e alla pensione paradiso, due persone che si conoscono da tutta la vita dormono abbracciate come se si fossero appena conosciute.

 

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i Buddenbrook in salsa indiana, Tolstoj indiano: sono stati fatti molti paragoni illustri per questo coinvolgente romanzo dedicato al declino di una agiata famiglia apparentemente felice, finalista al Man Booker Prize …

Consigliato da Atlantide:
 
Neel Mukherjee,
La vita degli altri, Neri Pozza


 
 
Nel 1967, nel cuore di Bhabanipur, a Calcutta, fa bella mostra di sé una grande casa a quattro piani, con un prezioso giardino sul retro. È la casa dei Ghosh, gente scaltra e abile che viene da Calcutta nord e possiede aziende – come la Charu Paper & Sons, una rinomata cartiera – e, a detta di tutti, eccellenti entrature nelle alte sfere del Partito del Congresso. Al piano superiore vivono Baba e Ma e la famiglia di Adinath, l’erede designato del grosso della ricchezza dei Ghosh, il primogenito che segue docilmente il sentiero tracciato per lui dal padre. Al piano immediatamente inferiore Bholanath, il più giovane dei Ghosh che dirige la Charu Books, un’azienda i cui guadagni se ne vanno quasi tutti per sostenere l’istruzione della figlia in una costosa scuola in lingua inglese, più sotto abita il secondogenito Priyo, e più sotto ancora Purba, la giovane vedova dell’ultimogenito.
In una nicchia al centro della parete rivolta a est della casa, in uno sfavillio di seta rossa e oro, troneggia la divinità che regna sulla casa, la munifica dea della ricchezza, Lakshmi, col suo imperscrutabile mezzo sorriso. Prima di ogni pasto, la famiglia riunita attende, com’è costume della gente di Calcutta nord, che il primogenito deflori l’intonso monticello di riso cotto con un grosso cucchiaio. In casa Ghosh è, insomma, concesso a tutti il lusso di recitare la Grande Famiglia Felice.
Quando cala il palcoscenico sulla recita, la realtà però svela il suo vero volto.
Adinath cerca rifugio nella bottiglia di Johnnie Walker, nascosta in una libreria a vetri tra le opere complete di Rabindranath Tagore. Sa che la fortuna dei Ghosh è aggrappata a un’esile filo destinato inevitabilmente a rompersi. Tra le agitazioni sindacali, la fragilità del governo e del Partito del Congresso, la minacciosa ascesa del Partito comunista, la Charu & Sons non durerà a lungo: prima o poi crollerà sotto il ricatto dei creditori e dei sindacati.
Nel chiuso della camera da letto Sandhya, sua moglie, si dispera ogni sera per le sorti di Supratik, il figlio scomparso. Animato da una sorta di incandescenza, che traspare dai suoi grandi e luminosi occhi neri, e, nello stesso tempo, da un’opacità interiore, quel figlio le ha sempre destato preoccupazione. Ora però, dopo aver preso parte ai moti studenteschi a Calcutta, si è pericolosamente unito ai militanti maoisti del Medinipur, nell’ovest del Bengala, dove imperversa la rivolta dei lavoratori delle piantagioni di tè, di coloro… la cui vita è un nulla destinato a tornare al nulla.
Finalista al Man Booker Prize e vincitore dell’Encore 2015, La vita degli altri è un romanzo epico, coinvolgente e ricco di personaggi memorabili che, attraverso il declino di una famiglia, dipinge i turbolenti anni in cui il vento della modernità si è abbattuto sull’India.
 
Commuove profondamente».
Amitav Ghosh
 
«Atterrisce e, nello stesso tempo, delizia».
A.S. Byatt
 
«Indimenticabile».
Daily Telegraph
 
«Il ritratto devastante di una società in declino, e dell’inevitabile e violenta ribellione che ne consegue. Un romanzo feroce, spietato e brutalmente onesto».
Anita Desai
 
«Mukherjee può ricordare Tolstoj per la capacità di dar vita a una serie diversificata e ampia di personaggi, e di evocare all’improvviso mondi interiori».
New York Times Book Review
Tradotto da N.Gobetti

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da Anita Nair, autrice de Cuccette per signore, in arrivo

English: Anita Nair

English: Anita Nair (Photo credit: Wikipedia)

Il custode della luce, Guanda

Nell’India del XVII secolo vive e commercia Idris, un uomo di origine africana, scuro, alto e robusto come una palma, viaggiatore solitario e instancabile, “alla scoperta delle dimensioni del mondo e dell’uomo”. Nel corso dei suoi viaggi Idris incontra Kuttimalu, una donna di casta guerriera, con la quale ha un breve ma intenso rapporto d’amore. All’alba i due si separano, convinti di non rivedersi mai più, ma nove anni dopo Idris si trova di nuovo, casualmente, nella città di Kuttimalu, durante la celebrazione per la salita al trono del nuovo sovrano, funestata da grandi disordini. E qui, tra la folla, vede gli occhi di un bambino di circa otto anni, al quale sente di essere legato da qualcosa di molto particolare. In effetti è suo figlio, vive con la madre e il compagno di lei, ed è destinato a diventare un Chaver, un guerriero suicida. Ma Idris non può permetterlo. Spinto dal desiderio di conoscere il figlio e di salvarlo da un destino segnato, Idris lo porterà con sé in un viaggio lungo e avventuroso, tra mari in tempesta, commerci, spionaggio e la ricerca di un giacimento di diamanti.

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il nostro libro del cuore della settimana vi porta a Bangalore: buon viaggio!

Lavanya Sankaran, La fabbrica della speranza, Marcos Y Marcos

traduzione Capuani M.

«L’India non è come la Scandinavia che ha ultimato il passaggio dai Vichinghi a una società pienamente egualitaria e liberal, i nostri Vichinghi sono qui accanto ai nostri ingegneri informatici, viviamo in molti secoli contemporaneamente e siamo abituati a spostarci ogni giorno dal pc di ultima generazione a un tempio più antico di Buddha fino al bancone del bar super trendy specializzato in musica house” . Parole dell’autrice.

Bangalore

Bangalore (Photo credit: bluesmoon)

 

C’è ancora tutto nell’India, quella della estrema povertà e dei riti millennari, quella diametramente opposta delle fabbriche aperte al mondo. Con un contorno di democrazia e di corruzione, di violenza sulle donne e rispetto per gli animali, e una base di un miliardo di persone. Un romanzo godibilissimo a rappresentare degnamente i sogni e le speranze di una ascesa sociale, da cui però fanno capolino le delusioni e le paure di una disfatta…

LA SCHEDA DEL LIBRO

“Ed era quello, in definitiva,

che parlava alle profondità della sua anima: il desiderio

di appartenere a un popolo

che tornasse a rivendicare

la propria capacità di costruire cose di grande bellezza,

forma e scopo.”

Anand è un uomo che fa. Come un pioniere, si è aperto la strada in una terra ostile – lo stato indiano somiglia al nostro, invadente e dispotico quando chiede, inesistente quando serve – e intravede finalmente l’orizzonte: la sua è una fabbrica modello, pronta a decollare sul mercato internazionale.

Anche i suoi figli gli sembrano un miracolo, mentre la moglie è capricciosa e insicura.

Nei sogni Anand accarezza un’altra donna: accanto a Kavika, non è più solo, le parole sono calde e vive, si sciolgono in bocca.

E quando di colpo tutto si complica, perché politici rapaci lo tormentano con un subdolo ricatto, Kavika è l’unica che lo sa ascoltare.

Ma qual è il karma di Anand? Proteggere sua moglie per amore dei figli, o dare ascolto ai propri bisogni più intimi e abbandonarsi tra le braccia di Kavika?

Cedere al ricatto che minaccia la sua fabbrica e adeguarsi alla corruzione imperante, o combattere e dire di no?

 

Kamala è una vita che combatte.

Ha lavorato nei cantieri con il figliolino al collo, dormendo sul marciapiede in una tenda improvvisata.

Fare la serva per la famiglia di Anand le sembra una conquista: ha una casa minuscola in cui tornare la sera, può mandare a scuola il suo amato Narayan.

La sua vita è distante mille miglia da quella dei suoi datori di lavoro, che spendono in un pomeriggio di shopping quello che lei guadagna in un anno, ma Kamala sarebbe contenta così. Se non fosse per la speculazione edilizia che minaccia la sua casa. Se non fosse per la calunnia che rischia di distruggere tutto quello che ha.

Nell’India del massimo e del minimo, Kamala e Anand difendono la speranza senza perdere la realtà.

 

Lavanya Sankaran è nata a Bangalore, nell’India del Sud; come molti altri giovani indiani che ne avevano la possibilità, ha completato i suoi studi negli Stati Uniti. Dopo aver lavorato per due anni in una banca d’affari a New York, ha deciso di tornare a Bangalore, città fantasmagorica dove tutto convive, cultura millenaria e globalizzazione sfrenata, ricchezza facile e destini di estrema povertà. Questo mondo poco conosciuto è al centro della sua prima raccolta di racconti, Il tappeto rosso, conteso dagli agenti letterari americani, best seller assoluto in India e acclamato dalla critica di tutto il mondo. Se i suoi racconti aprivano finestre in tutti gli angoli della città, La fabbrica della speranza ci fa vivere i contrasti più radicali nel cuore di Kamala e di Anand.

È l’arte di comprendere le vite degli altri, che Lavanya Sankaran alimenta immergendosi nei ritmi convulsi di Bangalore e affina nei boschi, dove si ritira di tanto in tanto per dieci giorni di meditazione vipassana. Collabora con «The Guardian» e «The New York Times».

il booktrailer del libro

 

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Nizamuddin Dargah, Delhi

Nizamuddin Dargah, Delhi (Photo credit: unci_narynin)

 

L’epopea di un clan felino in quel di Delhi, assillati dall’arrivo di un pericolo nel proprio territorio: una potente storia, personaggi indimenticabili! E mica solo per chi stravede per i gatti!

 

Nilanjana Roy,
I gatti di Nizamuddin,
Neri Pozza 

 

Un’altra torrida estate è finita a Delhi, e la festa di Diwali, con il suo frastuono, la folla, gli striscioni colorati e i minacciosi fuochi d’artificio, è ormai lontana. Quale momento migliore, dunque, per stiracchiarsi, sbadigliare, scuotere le zampe, e riaprire la caccia per i gatti di Nizamuddin, un nobile quartiere alla periferia della città?
I gatti di Nizamuddin sono una delle più antiche colonie di felini di Delhi. Da secoli gironzolano indisturbati tra i tetti e le rovine del quartiere alla ricerca di cibo e di avventure.
Da secoli si tramandano la storia delle loro mirabolanti imprese. Miu-Miu, la più anziana del clan, ne conosce alla perfezione i più piccoli dettagli e non manca di trasmetterli ai membri più in vista della colonia. A Katar, innanzi tutto, il bel maschio grigio che con lei condivide l’autorevolezza concessa dall’età. A Hulo, il guerriero con le orecchie tremebonde, il pelo perennemente arruffato e le numerose ferite sulla schiena riportate nelle epiche battaglie contro i ratti. A Beraal, la gatta dal pelo bianco e nero così lungo che si arriccia setoso sulle zampe e si sporca facilmente di terra e foglie secche. A Mancino, l’orfano della colonia, uno scavezzacollo che non fa che mettersi nei guai.
Una storia così illustre che suscita un tale rispetto e timore che non vi è micio del mercato o selvatico delle colonie vicine di Qawwali e della Dargah che osi avventurarsi dalle parti di Nizamuddin.
Una grave minaccia, tuttavia, impedisce ora ai gatti di Nizamuddin di vagabondare come al solito per le strade e i tetti del quartiere dopo l’afa intensa dell’estate. Beraal, Katar, Hulo, Miu-Miu… non vi è membro della colonia che non abbia udito gli strani messaggi che un misterioso gatto ha inviato dalle case dei Piedoni, gli esseri umani. Secondo Miu-Miu è un felino di sesso femminile, e di notevole stazza per avere quella potenza di invio.
Tutti i gatti stranieri vengono guardati con sospetto a Nizamuddin, specie se vivono con i Piedoni. Un Emittente sconosciuto, tuttavia, con poteri superiori a quelli dei comuni felini, è ancora più preoccupante. Difficile, infatti, sbarazzarsi di un Domestico simile.
Al clan non resta che affidare il compito di venire a capo della terribile minaccia a Beraal, la più feroce tra le femmine di Nizamuddin, più forte di molti maschi, un’abile cacciatrice, veloce, silenziosa e implacabile…
Con una trama appassionante e una scrittura impeccabile, il romanzo di Nilanjana Roy si aggiunge alla grande letteratura che ha per protagonisti gli animali, e si impone come uno degli esordi più felici della letteratura indiana degli ultimi anni. Un’opera allegorica che, narrando delle mirabolanti avventure di una colonia di gatti randagi, racconta una storia universale sul diritto di ogni essere vivente a vivere secondo la sua natura.

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In finale al Booker Prize 2013, la sempre brava Jhumpa Lahiri(L’interprete dei malanni, L’omonimo) ci propone una appassionante vicenda che segue le vite di quattro generazioni della famiglia Mitra, tra l’India e gli Stati Uniti.  Il romanzo prende il via osservando le vite di due fratelli, per poi spostarsi inesorabilmente verso la figura femminile che assumerà un ruolo centrale, Gauri, “la moglie” appunto.  Protagonista prima silenziosa, a fianco dell’uomo, la vedremo via via spiccare sempre più dalle pagine e nella vita!

Un libro denso di stimoli e di temi, da quelli dell’identità e dello sradicamento, dei rapporti familiari e dei risentimenti che possono annidarvisi, della violenza che serpeggia e può restare “compressa” a lungo per poi emergere, in un modo o nell’altro!

 

Jhumpa Lahiri, La moglie, Guanda

 

Nati a quindici mesi di distanza in un sobborgo di Calcutta negli anni tormentati dell’indipendenza indiana, i fratelli Subhash e Udayan si somigliano al punto che perfino i parenti li confondono tra loro, ma sono anche l’uno l’opposto dell’altro. Subhash, silenzioso e riflessivo, cerca di compiacere i genitori esaudendo ogni loro richiesta; Udayan, ribelle ed esuberante, non fa che mettere alla prova il loro affetto. Così, quando sul finire degli anni Sessanta nelle università bengalesi si diffonde la rivolta di un gruppo maoista contro le millenarie ingiustizie subite dai contadini, Udayan vi si getta anima e corpo, pur consapevole dei rischi; Subhash invece se ne tiene alla larga e preferisce partire per gli Stati Uniti. I loro percorsi sembrano divergere inesorabilmente: Subhash intraprende una tranquilla carriera di studioso in una cittadina sulle coste del Rhode Island, mentre Udayan, contravvenendo alle tradizioni, sceglie di sposarsi per amore con Gauri, una giovane studentessa di filosofia, affascinata dal suo carisma e dalla sua passione. Poi la tragedia irrompe, improvvisa e distruttiva. Quando Subhash scopre cosa è accaduto a Udayan nella spianata dove da bambini trascorrevano intere giornate a giocare, si sente in dovere di tornare a Calcutta per farsi carico della sua famiglia e curare le ferite causate dal fratello, a partire da quelle che segnano il cuore di Gauri.

 

 

 

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