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Posts Tagged ‘autori irlandesi’

La prima traduzione italiana di uno dei romanzi piú celebri e amati della vincitrice del Premio PEN/Nabokov 2018.
 
Edna O’Brien, Un feroce dicembre, Einaudi
Traduzione di Giovanna Granato
Un uomo reclama la sua eredità. Un altro difende ciò che ritiene suo. Tra loro, una donna e una faida che dura da generazioni. In un’Irlanda dove un pezzo di terra conta piú di un pezzo di terra, della vita e anche della morte.
 
 
 
A Cloontha passato e presente, mito e ricordi si mischiano senza soluzione. Michael Bugler vi è tornato deciso a far fruttare i terreni dei suoi avi. Ha vissuto in Australia per anni come uno straniero e adesso tutto ciò che vuole è lavorare la sua terra. Joseph Brennan, il suo vicino, non ha mai lasciato il paese in cui è nato. Nonostante un’iniziale amicizia, Brennan vede Bugler come una minaccia: non gli piacciono le sue innovazioni, il suo atteggiamento di sfida. Soprattutto, non può dimenticare che una volta le loro famiglie erano nemiche. Sua sorella Breege, invece, ne è attratta. Quel giovane forestiero le sembra incarnare quanto è mancato finora nella sua vita – novità, spregiudicatezza, il coraggio di cambiare – e se ne innamora. E quando Bugler pretende di riavere un appezzamento sfruttato dai Brennan, le tensioni covate troppo a lungo non possono che deflagrare. In maniera feroce.

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un libro denso di poesia, parole ispirate e precise, una di quelle amicizie nate per caso, quella tra un cane malandato ed un “quasi anziano” (per come si percepisce il protagonista, anziano per la vita) raccontata dall’irlandese Sara Baume. Non è assolutamente la trita e sdolcinata vicenda di animali, questo esordio, ma un inno a quel che un rapporto fatto di sguardi e gesti con un animale possa aiutare ad interpretare meglio il mondo intero che abbiamo intorno. Con pagine molto intense dedicate alla descrizione della natura che circonda i due protagonisti P.S.: anche l’autrice un tempo ha vissuto con un cane privo di un occhio..

 

SARA BAUME, FIORE FRUTTO FOGLIA FANGO, ENNEENNE

 

tradotto da Sara Arduini

Ray, il protagonista di questo libro, è un uomo di quasi sessant’anni che vive, isolato da tutti, nella casa del padre, in una cittadina sulla costa irlandese. Un giorno, in un moto d’impulso, decide di adottare un cane impaurito, malandato e privo di un occhio. Con il suo nuovo compagno di vita, Ray riesce per la prima volta ad aprirsi, a scardinare la solitudine, in un dialogo serrato dove ripercorre la sua esistenza, dall’infanzia alla scomparsa misteriosa della madre. Quando Unocchio, però, azzanna un altro cane del paese, i due sono costretti alla fuga e si mettono in viaggio alla ricerca della libertà e della speranza. Con una musica composta di parole, colori, profumi ed emozioni, Sara Baume ci consegna un romanzo sull’amicizia tra un uomo e un cane, un’alleanza che si rinsalda giorno dopo giorno grazie a fiducia e compassione, in un inno appassionato alla stupefacente bellezza del mondo.

 

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La crisi immobiliare ha messo in ginocchio l’IRLANDA, concedendo però in cambio ai lettori questo strabiliante romanzo costruito con le voci dei tanti protagonisti che ne subiscono i contraccolpi in un paesino della campagna irlandese. C’è il fallimento di una impresa edile, le case mai terminate, contributi previdenziali mai pagati, il dramma di chi viene coinvolto, il tutto narrato ogni volta dal punto di vista di un diverso personaggio. Davvero BELLO!

Palmares:

Selezione Man Booker Prize 2013

Premio Guardian First Book Award 2012

Irish Book Award come miglior libro dell’anno 2012

 

Il cuore girevole, Donal Ryan, Minimum Fax

 

Il cuore girevole è un romanzo corale e polifonico in ventuno capitoli, ognuno condotto dal punto di vista di un personaggio diverso, su quanto accade in un paesino della campagna irlandese all’esplosione della bolla speculativa immobiliare che costellò gli insediamenti rurali di ghost town, lotti di mini-villette a schiera mai abitate. La lente d’ingrandimento di Ryan consegna al lettore il quadro delle vicende che si sviluppano attorno al fallimento di un’impresa edile: relazioni, tradimenti, rapporti familiari disfunzionali, un omicidio e un rapimento trovano uno spazio tanto naturale quanto le gesta dettate dall’amore, dallo spirito di solidarietà, dalla dignità e dal rispetto. Ogni capitolo recupera la trama del precedente spingendola in avanti: la vicenda avanza arricchendosi ogni volta di informazioni decisive, rivelazioni, ipotesi e dubbi formulati da prospettive inedite e inattese, il tutto in uno stile unico, ruvido e vivace, ironico e coinvolgente.

 

 

Traduzione

Andrea Binelli

 

 

 

 

 

 

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I fans di Edna O’Brien saranno lieti: una nuova appassionante lettura ci viene proposta da Elliot, il racconto di un rapporto difficile madre figlia, e la lunga scia di incomprensioni e fraintendimenti, di sogni spezzati e poco brillante quotidianità.

”Questa è l’ira delle madri, questo è il grido delle madri, la lamentazione che continua implacabile sino all’ultimo giorno, fino all’ultima sfumatura d’azzurro, e sono formiche, ed è tramonto ed è polvere che va a morire”. Un romanzo intenso e forte che guarda al sentimento che lega comunque madre e figlia, fatto in questo caso di lettere e slanci d’amore, risentimenti e amarezze, sensi di colpa e travisamenti. Un’opera costruita sulla base del rapporto esistente realmente tra la madre dell’autrice ed Edna, sul loro difficile rapporto a distanza, sugli abissi che si creavano ogni giorno tra la figlia famosa e l’umile contadina.

‘Mia madre – ha dichiarato – mi scriveva tutti i giorni, pur essendo contraria alla scrittura, perché si vergognava che scrivessi in modo diretto del mio paese, della mia gente, di me stessa. O meglio, era emotivamente divisa nei miei confronti, perché da un lato si vergognava, ma dall’altro era orgogliosa della notorietà che avevo raggiunto”.

 

 

 

 

Edna O’Brien    

 

La luce della sera, Elliot

 

Traduzione di Cosetta Cavallante

 

 

Dal suo letto d’ospedale a Dublino, Dilly Macready aspetta con ansia la visita di sua figlia Eleanora, che si è trasferita a Londra dall’Irlanda, dove il suo primo romanzo ha scandalizzato l’opinione pubblica. La vita di Eleanora è cambiata grazie al successo e alla fama internazionale, che però non l’hanno aiutata a trovare l’amore. La madre le ha chiesto continuamente di tornare a casa, mandandole lettere piene di affetto ma anche di rimproveri, risentimenti e sensi di colpa. Eppure, anche se disapprova la vita che sua figlia ha scelto, Dilly sa cosa significhi cercare la libertà a ogni costo: giovane e piena di speranze, negli anni Venti aveva lasciato l’Irlanda per New York, affrontando la dura vita dell’emigrante, ed è a questo periodo che torna col pensiero, ora che è malata e il tempo è al servizio dei ricordi. La luce della sera è il racconto intenso e appassionato di una relazione fondamentale, quella tra madre e figlia, fatta di vicinanze e addii, sogni immaginati e infranti, fino all’incontro finale pieno di rivelazioni

 

 

Edna O’Brien, romanziera, drammaturga e poetessa irlandese, è nata a Tuamgraney nel 1930 in una famiglia dalle forti radici cattoliche e, come le protagoniste del suo romanzo d’esordio, ha compiuto i suoi studi presso le suore. Lasciò l’Irlanda negli anni Cinquanta per trasferirsi a Londra, dove vive ancora oggi. Considerata la Gran Dama della letteratura irlandese, nella sua lunga carriera ha scritto romanzi, racconti, poesie, pièce teatrali e biografie e ottenuto i maggiori premi letterari, a partire dal Kingsley Amis Award per Ragazze di campagna, primo capitolo di una trilogia che comprende La ragazza sola (Rizzoli, 1963) e Ragazze nella felicità coniugale (E/O, 1990). È membro onorario dell’American Academy of Arts and Letter.

 

 

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Di Edna O’Brien si è detto  avere “the soul of Molly Bloom and the skills of Virginia Woolf, e di certo questo libro confermano appieno le sue doti.

Ispirato da un incidente molto controverso che ha avuto luogo in Irlanda a pochi anni fa, il cosiddetto “X case” del 1992, sentenza con cui la Corte suprema irlandese aveva stabilito che l’aborto dovesse essere garantito nei casi in cui la vita della madre fosse in pericolo, suicidio compreso, quella di Mary è una storia avvincente e potente.

Erano anni in cui la società irlandese manteneva ancora un terribile silenzio per quello che riguardava i fatti che avevano a che fare con la sessualità, con la complicità di uno stato che ha sempre assecondato i desideri di una chiesa molto “talebana”
Quando i risultati di un ‘analisi confermano la gravidanza di Mary, violata dal padre, Chiesa e Stato usano i loro pieni poteri per far rispettare le leggi che vietano l’aborto; le conseguenze sono devastanti. Mary si trasforma da terrorizzato innocente ad altra persona, il suo destino viene posto nelle mani dell’apparato dello stato e dell’opinione pubblica, fino al ricovero in reparto psichiatrico: ne esce una vicenda forte ed inquietante, in cui c’è spazio però anche per la bellezza e per la grazia, capace di restare a lungo nella memoria del lettore!

Edna O’Brien, Lungo il fiume, Elliot edizioni

trad Cavallante C.
 

La quattordicenne Mary MacNamara vive in una piccola cittadina dell’Irlanda dell’Ovest infestata da superstizioni e meschinità, dove miseria e ignoranza rendono la gente dura e incapace di perdonare. All’interno di una simile comunità, Mary non può certo contare sul senso di giustizia o pietà per ciò di cui è stata vittima, e ancor meno può aspettarsene da quelli chiamati a giudicare il suo caso in una città lontana, mentre la sua tragedia privata viene portata sulla pubblica piazza, rendendola vittima una seconda volta. Ispirato al controverso “X Case” del 1992, che attirò l’attenzione internazionale provocando una crisi di coscienza all’interno della società irlandese, “Lungo il fiume” è l’opera stilisticamente più ambiziosa di Edna O’Brien, un romanzo condotto sull’analisi dei sentimenti dei suoi protagonisti e dedicato al fragile momento esistenziale che costituisce il passaggio da bambina a donna, qui drammaticamente segnato per la giovane Mary dal trauma dell’abuso e dal complesso percorso per la conquista di sé e del proprio destino.

 

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Siobhan Dowd, la straordinaria autrice de Il mistero del London Eye, ha scritto quattro romanzi nella sua breve vita: quello che presentiamo è stato l’unico libro a cui è stata conferita la prestigiosa Carnegie Medal dopo la morte di chi l’aveva scritto. Un libro straordinariamente ricco, per l’ambientazione, che getta nuova luce ad un periodo storico noto a chi, come il protagonista, andava per i diciotto anni ad inizio degli Ottanta, ma di certo poco conosciuto ai lettori a cui è destinato; per la ricca trama di cui è intessuto, l’incontro tra un ragazzino irlandese cresciuto circondato dall’odio per il “nemico” inglese ed un giovane militare, con una ragazza coetanea figlia di una archeologa, e con i sogni ricorrenti in cui compare la “bambina dimenticata” del titolo, una adolescente di duemila anni fa il cui cadavere viene casualmente scoperto perfettamente conservato nella torba, risultando capace però di inquietare la coscienza del ragazzo con la storia di violenza che reca. Le ragioni dell’odio e quelle dell'”incontro” si contrappongono, ma ad un certo punto dopo i primi baci, un dubbio si insinua nella mente del giovane: perché tutto il mondo non fa questo per tutto il tempo? Forse, anche in una terra sconvolta dall’odio, può sorgere una speranza, nata anche sulle note di Imagine di John Lennon, che accompagnano il lettore come sottofondo degli accadimenti! Dai 12 anni

dall’autrice de Il Mistero del London Eye (premio Andersen 2012) un altro grande romanzo, vincitore della Carnegie Medal 2009

La bambina dimenticata dal tempo,
di Siobhan Dowd, UovoNero Edizioni
1981, Irlanda del Nord. I Disordini fra Nord e Sud infiammano il paese. I prigionieri nordirlandesi cominciano lo sciopero della fame per rivendicare lo statuto di prigionieri politici. Fergus ha diciott’anni e si sta preparando per superare il test di medicina, per trovare un giorno una vita migliore, lontano dai Disordini. Un giorno Fergus trova, insieme allo Zio Tally, il corpo di una bambina assassinata, perfettamente conservato nella torbiera sulla montagna. La ragazzina indossa un bracciale celtico. È morta migliaia di anni fa. Chi sarà? Qual è la sua storia? E perché Fergus continua a sognarla? Mentre Fergus cerca di dare un senso al mondo intorno a lui – il fratello in carcere, i suoi sentimenti crescenti per Cora, i suoi genitori che litigano – una voce gli arriva nei sogni, a rivelare il mistero della bambina della torbiera. Un libro che parla di diversità come capro espiatorio, come pretesto per giustificare guerre fratricide e delitti inumani. Ieri come oggi.

Un’opera brillante, scritta da un’autrice dai doni letterari sottili e complessi, all’apice della sua creatività. The Guardian

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Irland, Dublin

Image via Wikipedia

Ci porta di nuovo nella sua amata Dublino Brendan O’Carroll; dopo averci narrato la difficile vita di Agnes Browne ora ci rende partecipi delle peripezie di Sparrow McCabe, pugile dalle alterne fortune che si arrabatta come puo’ a Snuggstown, sobborgo della capitale irlandese. Appesi i guantoni al chiodo dopo un match sfortunato (non sferro’ il colpo decisivo all’avversario durante un incontro valido per il titolo mondiale, finendo per perdere) Sparrow finisce alle dipendenze di un boss della malavita locale e facendo da autista ai suoi sgherri si ritrova coinvolto in guai molto piu’ grossi di lui. Lo aiuteranno un poliziotto ambizioso e sognatore, nonche’ suo ex tifoso, la sua famiglia e tutte le persone che lo ricordano come un grande campione mancato. Una storia di guardie e ladri, tra crudelta’ inaudite e sprazzi di grande umanita’ e humour in perfetto “stile O’Carroll”

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