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Posts Tagged ‘autori israeliani’

Amos OZ, Tocca l’acqua, tocca il vento, Feltrinelli.
NOVITA’!
 
 
Nel 1939, mentre i tedeschi avanzano in Polonia, Elisha Pomerantz, piccolo orologiaio ebreo con la passione della matematica e della musica, scappa nella foresta, lasciandosi dietro la bella e intelligente moglie Stefa. Stefa non si rende conto del pericolo, ma quando la situazione precipita, si chiude in casa, poi viene travolta anche lei dalla tempesta della guerra. Elisha, dopo aver errato per i boschi europei, arriva prima in Grecia e poi in Israele, dove trova rifugio in un piccolo kibbutz, e silenziosamente si rimette a riparare gli orologi, a cercare la musica nella matematica e la matematica nella musica. Stefa, invece, deportata in Unione Sovietica, è costretta a diventare una spia staliniana. E sognano di rivedersi.
Tocca l’acqua, tocca il vento è un romanzo insolito per Amos Oz. Venato di realismo magico, ricco di simboli e di speculazioni filosofiche, a tratti misterioso, con momenti di grande dolcezza, racconta la fuga degli ebrei dallo sterminio europeo.
 
Il commovente ritratto di una coppia costretta a separarsi durante la Seconda guerra mondiale e la loro lotta per riunirsi dopo il disastro.

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English: Osama bin Laden interviewed for Daily...

English: Osama bin Laden interviewed for Daily Pakistan in 1997; behind him on the wall is an AK-47 carbine. (Photo credit: Wikipedia)

 

 

 

Alfred è un libraio che vive in WANTED, di Lavie Tidhar . Un amico del protagonista, un detective piuttosto particolare, invischiato in una inchiesta molto singolare.

era un venditore di libri riluttante, secondo l’autore, va al lavoro nella sua libreria verso mezzogiorno, e sta a Vientiane. Che la vita per un libraio sia poù comoda che qui anche da quelle parti? Un noir vincitore del World Fantasy Award molto vicino alle atmosfere di Philip K.Dick, in cui i confini tra la realtà e l’immaginario sono molto labili, in cui la storia ufficiale del XXI secolo può prendere altre strade…

 

Wanted, Lavie Tidhar, Gargoyle 

trad: Vetta L, Campanozzi A.

Joe è un detective privato alla vecchia maniera e vive in un mondo in cui gli attacchi dell’11 Settembre non sono mai avvenuti, anzi fanno parte della realtà immaginaria di una famosa serie di romanzi che hanno come protagonista la figura, altrettanto immaginaria, di Osama Bin Laden.

 

Un giorno Joe riceve una misteriosa donna che lo ingaggia per trovare proprio Mike Longshott, l’autore di quei libri, e così inizia un’avventura paradossale fra Laos, New York, Londra, Parigi e, ovviamente, Kabul.

 

Man mano che l’indagine di Joe progredisce, le cose si fanno sempre più strane e le certezze del detective cominciano a trasformarsi in lancinanti dubbi, tanto da portarlo a non essere più sicuro nemmeno della sua stessa identità. Così, in un mondo senza terrorismo globale, Joe è si ritrova ad affrontare nemici oscuri che cercano di impedirgli di scovare la verità che sta sotto a quella che lui ha sempre considerato la realtà.

 

Wanted è un romanzo dai contorni noir in cui i confini fra reale e immaginario si confondono, in cui il thriller internazionale si tramuta in storia alternativa, e in cui Lavie Tidhar con la sua bravura narrativa delinea uno sconcertante ritratto dei nostri tempi.

 

Lavie Tidhar (Israele 1976) è un prolifico autore di racconti e romanzi di genere fantasy e fantascientifico, nonché curatore di antologie di genere. Nel 2012 XXX ha vinto il World Fantasy Award come miglior romanzo ed è stato finalista anche al BSFA Award e al John W. Campbell Award. Sempre nel 2012 Tidhar si è aggiudicato il British Fantasy Award per il racconto Gorel & The Pot-Bellied God. Della sua produzione ricordiamo la serie The Bookman Histories e The Tel Aviv Dossier.

 

 

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Come tutti noi, anche la donna protagonista di questo libro ha qualche conto in sospeso nella vita, qualche sassolino che la fa incedere dolorante. Hemda si avvicina al termine della vita, e forse è il tempo di fare bilanci, di considerare rapporti familiari da una diversa prospettiva, di tornare con la mente ai luoghi che ha amato. Dopo l’esplorazione dell’universo coniugale (Una relazione intima (2000), Una storia coniugale (2001) e Dopo l’abbandono (2007), tutti editi da Frassinelli), l’autrice si porta oltre con un libro emozionante e profondo sul senso dell’esistenza che non lascia indifferente, sorretto da una scrittura di spessore.
Storia personale, di famiglia, romanzo di formazione e memoria, tessere di un libro importante!

Quel che resta della vita
Zeruya Shalev, Feltrinelli

Traduzione: Elena  Loewenthal

Per Hemda Horowitz è tempo di bilanci. Cos’è stato tutto? Qual era la cosa giusta da fare? Come sarà il resto della vita? Da un letto di ospedale, circondata dai due figli a cui ha dato un amore diseguale, la donna ripercorre i ricordi della propria esistenza, ma è il rapporto dell’anziana madre con Dina e Avner il vero cuore del romanzo: se con la figlia ha un legame faticoso e conflittuale, per il figlio prova una sorta di adorazione. Avner è un avvocato che combatte per i diritti delle minoranze, un uomo angosciato, frustrato sul lavoro, tormentato dalla propria inettitudine sentimentale. Dina cerca di essere una madre opposta a quella che ha avuto. Sposata con un fotografo schivo e di poche parole, ha messo da parte la carriera per stare accanto alla figlia adolescente Nitzan. Ma quando quest’ultima si allontana, in Dina si spalanca un vuoto che riempie con il desiderio di accogliere un bambino abbandonato, desiderio che incontra la netta contrarietà della famiglia e la costringe in un vicolo cieco che minaccia di distruggere tutto ciò che in realtà vuole salvare.

Zeruya Shalev non ha paura dei grandi temi – la solitudine, l’amore, la paura, la morte – e con Quel che resta della vita ha scritto il suo romanzo più maturo, una toccante esplorazione della vecchiaia, dei difficili rapporti tra genitori e figli, tra fratelli, tra partner, e ci lascia un messaggio potente di speranza, sul potere catartico dell’amore e sulla possibilità di lasciarsi dietro i fantasmi del passato e vivere fino in fondo quel che resta della nostra vita.

“Un’avventura della psiche che appassiona fino alle ultime pagine del libro quando l’autrice mette insieme i fili dell’intreccio in un trionfo d’amore che toglie il fiato.” Frankfurter Allgemeine Zeitung

“Leggere un romanzo di Zeruya Shalev significa non muoversi dalla sedia fino a quando non avete finito il libro.” Haaretz

“Come forse nessun’altra autrice, Zeruya Shalev riesce ancora e ancora a illuminare le fragili dinamiche delle relazioni interpersonali. Nessuno scrive in maniera così onesta dell’amore e dei suoi indecifrabili lati oscuri.” Sächsische Zeitung

“Un romanzo potente sul potere della riconciliazione.” Elle

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David Grossman, Caduto fuori dal tempo, Mondadori

Il libro più alto, più nobile, più intensamente poetico e universale di uno dei massimi scrittori contemporanei.

Una sera, in una città di un luogo immaginario, un padre si alza da tavola. Deve “andare laggiù”. Ha perso un figlio, cinque anni prima, e “laggiù” è dove il mondo dei vivi
confi na con la terra dei morti. Durante il cammino si uniscono a lui altri personaggi che vivono ciascuno il dolore per la perdita del proprio fi glio: il duca signore di quel luogo,
un insegnante di matematica che riempie di problemi i muri di casa, un’ostetrica, un ciabattino. Con loro, idealmente perché costretto in una stanza, c’è anche una strana fi gura
di Centauro, con la parte inferiore del corpo trasformata in scrivania. È uno scrittore che da quindici anni vive circondato dagli oggetti del fi glio morto, il cui unico desiderio è quello di
catturare la morte con le parole.
Durante la marcia ognuno di quei genitori parla di sé, del proprio dolore, del desiderio di rivedere almeno una volta il proprio fi glio. Finché arrivano a un muro di impalpabile
consistenza su cui compaiono sporgenze di volti e corpi umani, nei quali sembra di ravvisare le sembianze dei propri fi gli. Da lontano il Centauro racconta questa storia per
cercare di costruirsi una vita in cui ci sia spazio anche per un fi glio morto. “Lotto contro la distruzione, la cancellazione, l’oblio” dice, anche se in questo modo il dolore mantiene
intatta la sua violenza.

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Yoram Kaniuk

Image via Wikipedia

Era stato pubblicato circa tredici anni fa da Mondadori questo testo per ragazzi di uno dei più importanti autori israeliani. Il coraggio di una ragazzina , la sua determinazione, l’amore per i cani, permetteranno un piccolo miracolo, salvare prima Weiss dalla morte e poi da un’altra triste sorte..
Sentimenti ricambiati dall’animale, naturalmente! Con uno stile semplice ma coinvolgente e diretto l’autore ci parla di sentimenti e dei nostri rapporti con le specie che ci sono accanto. Un gran bel testo per lettori dai 10\11 anni

Il cane che sapeva cantare, Yoran Kaniuk, Salani

Talia, una ragazzina innamorata degli animali, trova per le strade di Tel Aviv un cane in fin di vita che porta i segni delle più spaventose torture. Il cane, battezzato Wass, sopravvive per miracolo e si affeziona a lei in modo quasi morboso. L’animale conquista presto l’amore delle persone vicine a Talia. Ma quando Wass rivela doti canore straordinarie che lo portano in televisione, rischia di essere separato dalla sua nuova amatissima padrona. Talia però è disposta perfino ad andare in prigione, pur di non abbandonare l’amico in mani pericolose.

I GIUDIZI

“I personaggi lottano per i propri diritti e quelli degli animali, contro le brutture della società.”
La Stampa

“Kaniuk ha messo così tanto amore nei suoi personaggi che persino i lettori ne ricevono un po’.”
Suddeutsche Zeitung

UN BRANO

“Lo dissi al dottor Steiner, glielo dissi quasi senza voce, con tristezza, con addosso una stanchezza che faceva addormentare perfino le parole: ‘È mio. Deve appartenere a me e a se stesso. È stato lui a scegliersi il nome Wass. È arrivato fino a me come una pallottola sparata da molto lontano. Voglio dire, lui cercava qualcuno che doveva assolutamente trovare, e quel qualcuno sono io. Non lo deluderò’.”

L’AUTORE

Yoram Kaniuk è considerato uno dei più importanti e popolari autori israeliani. È nato a Tel Aviv nel 1930, dove è tornato a vivere nel 1961, dopo dieci anni trascorsi tra Parigi e New York. Scrittore, pittore, giornalista ed esperto di teatro, i suoi libri sono stati tradotti in venti lingue e hanno vinto i più prestigiosi premi letterari internazionali. In Italia sono stati pubblicati Tigerhill, Post mortem, Adamo risorto e Il comandante dell’Exodus. Il cane che sapeva cantare è stato pubblicato, oltre che in Italia, in Germania, Francia, Svezia, Spagna, Grecia, Danimarca, Norvegia, Serbia e Croazia.

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agnon

 

 

“Come tutti quei nostri fratelli che ci riscattarono con la seconda ondata immigratoria, anche Isacco Kumer abbandonò il paese e la città che gli avevano dato i natali, per salire in Terra d’Israele, edificarla ed esserne a sua volta edificato”. E’ l’inizio del romanzo che è considerato il capolavoro del premio Nobel Shemuel Yosef Agnon, Appena ieri, da poco pubblicato da Einaudi nella traduzione di Elena Loewenthal, con una prefazione di A.B.Yehoshua. Il romanzo è stato pubblicato per la prima volta nel 1945 a Tel Aviv ed è uno straordinario viaggio tra Galizia e terra d’Israele, sionisti ed ortodossi, Tel Aviv e Gerusalemme.

 

Tanti i protagonisti di questo formidabile e potente romanzo, fortunata opera del premio Nobel per la Letteratura 1966, avvincente e coinvolgente fin dalle prime pagine. Un’opera fondamentale per chi ama la narrativa di origine ebraica, un libro di grande respiro alla maniera dei classici!

 

Shemuel Yosef Agnon , Appena ieri, Einaudi

 

Più di tutti gli scrittori e i poeti di prima e dopo di lui, Agnon è riuscito a stabilire una complessa dialettica fra l’antica cultura ebraica e le tensioni della modernità. La sua opera attinge tanto alla tradizione ebraica quanto ai modelli europei di scrittura nelle sue varie forme, e si dispiega lungo ben sessant’anni. La sua lingua tutta particolare, tanto da essere definita come «agnonica», non è solo un tramite, piuttosto una forma espressiva unica carica di mistero, ricca di voci, humour e ironia, causticità, di frasi composte da un’affermazione e dal suo contrario, di relativismo e uso «sovversivo» delle fonti. Per questo Agnon si rivela sempre un’esperienza eccitante e una sfida per i lettori, gli studiosi e i creativi, e continua a essere una fonte di ispirazione per chiunque.

dalla prefazione di Abraham B. Yehoshua

 

L’epos dell’immigrazione ebraica in Terra Promessa, la Palestina nei primi anni del Novecento. Grandi illusioni, poco lavoro, molta miseria. E più di settanta lingue che si incrociano in un territorio ancora governato dall’impero ottomano. Tra Giaffa (l’odierna Tel Aviv) e Gerusalemme si snodano le vicende di Isacco Kumer, giovane di belle speranze arrivato dalla Galizia, quelle dei suoi amici e dei suoi amori: la russa Sonia, colta ed emancipata, la splendida Shifra, figlia di un rabbino ultraortodosso. E poi c’è Balac: un cane randagio che pensa e sogna come un uomo, uno dei personaggi più belli e originali nella storia della letteratura.

Il tutto raccontato in una lingua sempre inventiva e straordinariamente ironica.

 

Shemuel Yosef Agnon (pseudonimo di Yosef Czaczkes) nasce a Buczacz, in Galizia, nel 1888, figlio di un commerciante di pellicce. Da ragazzo studia la Bibbia, il Talmud e la letteratura tedesca. Pubblica le sue prime poesie in yiddish a soli quindici anni. Nel 1908 si trasferisce in Palestina e scrive i suoi primi romanzi in ebraico con lo pseudonimo di Agnon. Nel 1913 torna in Europa e per una decina di anni vive in Germania. Nel 1924 torna in Palestina dove trascorre il resto della sua vita diventando la figura centrale delle rinate lettere ebraiche.

Appena ieri (Einaudi, 2010), da molti ritenuto il suo capolavoro, viene pubblicato nel 1947. Nel 1966 riceve, insieme a Nelly Sachs, il premio Nobel per la letteratura. Muore nel 1970.

Tutti i più grandi scrittori israeliani lo ritengono il loro maestro indiscusso, citandolo e rendendogli omaggio anche nei loro romanzi. In Una storia di amore e di tenebra Oz racconta quando lo incontrò da bambino.

Yehoshua inserisce la sua casa-museo nel plot della Sposa liberata, oltre ad avere scritto sulle sue opere nella raccolta di saggi Il potere terribile di una piccola colpa. Tre libri di Agnon sono stati pubblicati in Italia da Adelphi: Una storia comune, Nel fiore degli anni e La leggenda dello scriba.

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Scene dalla vita di un villaggio
Amos  Oz

Traduzione: Elena  Loewenthal
Collana: I Narratori – Feltrinelli
Pagine: 192

In libreria dal 10 marzo  2010
In breve
“Le cose più importanti sono quelle che rimangono non dette, ma che nella notte, nel silenzio possono essere udite.” Haaretz. Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d’Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece, in quell’armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore…
Il libro
Un uomo capita, quasi per caso, in un pittoresco villaggio d’Israele, Tel Ilan. Tutto sembra immerso in una quiete pastorale, se non fosse che invece in quell’armonia formicolano segreti, fenomeni inquietanti, tresche amorose, eventi di sangue. Tocca al visitatore cercare di svelare l’enigma, o anche soltanto conciliarsi con tutti questi misteri. Come quello di Benni Avni, sindaco del villaggio, che un giorno riceve un biglietto dalla moglie con solo quattro parole: “Non preoccuparti per me”. Il marito naturalmente si preoccupa, la cerca in casa, in un rifugio antiaereo in rovina, in una sinagoga vuota, in una scuola – e questo è quanto. Non sapremo mai dov’è finita la moglie di Benni Avni. Né sapremo mai l’identità di quella strana donna, vestita da escursionista, che improvvisamente appare davanti all’agente immobiliare Yossi Sasson. O cosa è successo al nipote della dottoressa Ghili Steiner, che doveva arrivare al villaggio con l’ultimo pullman, ma non si è mai visto. O chi sia lo strambo Wolf Maftzir, che si infiltra nella vita e nella casa di Arieh Zelnik.
Qualcosa di terribile è accaduto nel passato dei protagonisti di Tel Ilan. Qualcosa non è stato assorbito dalle loro menti e non è stato preservato nelle loro memorie, eppure esiste da qualche parte, nelle cantine, freme negli oggetti stessi, rivissuto ancora e ancora attraverso il dimenticare, in attesa del momento della rivelazione.

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In patria Yehoshua Kenaz è considerato quasi un classico, amato alla stregua di Amoz Oz e Avraham Yehoshua. L’editore La giuntina ripubblica questo suo importante romanzo, già edito nel 1999 da Mondadori. E’ un grande condominio di Tel Aviv a fare da sfondo a questo incrociarsi di esistenze, storie di vita apparentemente poco rilevanti di persone qualunque, che troveranno sbocco in uno sconcertante evento finale; Kenaz è bravissimo nel descrivere (con un pizzico di ironia) con tratti felici la dimensione privata, le ansie e le frustrazioni di una città degradata, i conflitti tra i nuovi immigrati e i vecchi residenti, la difficoltà di coabitare tra simili.

Yehoshua Kenaz, Ripristinando antichi amori, La giuntina

Due amanti clandestini, un amministratore di condominio in guerra con il mondo, una giovane e silenziosa cameriera filippina, un agente immobiliare perdutamente innamorato della misteriosa vicina: ecco alcuni dei personaggi che animano il palazzo di Tel Aviv che fa da sfondo a questo splendido romanzo le cui pagine diventano, a poco a poco, pareti sottili che lasciano filtrare voci e rumori, frammenti di vite umane che lentamente, come tessere di un puzzle, si uniscono in un’unica trama fino a disegnare il quadro della vita, fatta di vicende grandi e piccole, di passioni e di dolori, di grandezza e di squallore, fino al sorprendente epilogo. Un romanzo avvincente in cui Kenaz, ancora una volta, si conferma uno degli scrittori più raffinati del nostro tempo.

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