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Sic, con spietata precisione,Alessandra Fiori svela attraverso il “percorso” del protagonista il lato viscido del potere in Italia, la strada fatta di compromessi, accomodamenti, cancellazione del senso etico, che conducono poi a quello che tutti noi abbiamo sotto gli occhi. Dalla Dc a Tangentopoli, un lucido sguardo alla rincorsa del successo personale ad ogni costo.

Alessandra Fiori, Il cielo è dei potenti, E.o Edizioni

Claudio Bucci è stato un uomo potente, un politico della Prima Repubblica. La corsa per il successo ha segnato la sua esistenza. A settant’anni un incontro inatteso e lungamente evitato lo spinge a raccontare i segreti della sua storia con cinico disincanto. I sogni, l’ambizione e l’ascesa in un’educazione sentimentale che parte dalla provincia dei primi anni Quaranta e prosegue nella Roma dell’immediato dopoguerra. Claudio conosce la fine del fascismo e la nascita dei Comitati Civici. È in coda con i “fagottari” sulla Via del Mare e dentro i bordelli affollati del centro storico. È immerso in fumose sezioni di partito e conquistato dall’ambiguo fascino dei suoi meccanismi. Tessere, correnti e congressi, protettori e compari dominano l’orizzonte di Claudio, fino alla scoperta del grande amore per un’unica donna. Ma nell’irrinunciabile lotta per rimanere in alto il compromesso si fa pane quotidiano. Il come eravamo di una generazione narrato da un uomo con il demone del comando.
NOTA SULL’AUTORE
Alessandra Fiori è nata a Roma nel 1977, dove vive e lavora. Laureata in Lettere alla Sapienza, è giornalista, scrittrice e sceneggiatrice. Nel 2010 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, Le conseguenze del caso (Piemme). Il cielo è dei potenti è il suo secondo romanzo.

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Sono circa 130 le pagine di questo romanzo, ma dall’inizio si ha la sensazione di trovarsi di fronte a qualcosa di molto originale nel panorama letterario italiano, sospeso tra il fantastico e il distopico, con una prosa essenziale quanto precisa ed evocativa ai massimi livelli, che si insinua immediatamente nel cuore del lettore. La caccia, la bestia, la telepatia, la natura e i legami familiari, e sull’altro versante un potere oscuro dai toni astratti, danno vita ad riuscitissimo intreccio!

Una lettura coinvolgente ed entusiasmante, davvero complimenti all’autrice, che inaugura questa nuova collana di Ponte alle grazie destinata ad ospitare talenti da scoprire e conoscere.

Laura Pugno, La caccia, Ponte alle grazie

En un giorno qualsiasi, nella città di Leilja, il cadavere di una donna rossa viene ritrovato nella modesta casa di un uomo. C’è molto sangue, ma non le appartiene: lo ha perso l’uomo, un ex miliziano che risponde al nome di Nord, ora scomparso. Suo fratello Mattias, che gli è legato dalla misteriosa e probita pratica della telepatia, si avvia a seguirne le tracce, che lo portano sui monti selvaggi ed arcaici del Gora: un confine assoluto oltre il quale vivono imprecisate civiltà, un luogo dove la Natura è per sempre irredimibile, dove le rosse volpi sopravvivono a ogni furbizia dei cacciatori. È lì che scomparve un giorno il padre dei due ragazzi, è da quel luogo che discende la bellissima donna mutante che è stata ritrovata morta, è lì che vive un’enorme e imprendibile Bestia minacciando la vita dei cittadini, ed è lì che Mattias intuirà l’essenza nascosta della propria stirpe, la chiave autentica della propria esistenza, il senso della naturalità perduta per sempre eppure continuamente presente nel vivo, nel corpo di ognuno.

I GIUDIZI
“La tensione verso l’inatteso non abbandona mai la pagina… quello che Laura Pugno scrive resta appiccicato alle dita con cui poi toccherai tutto il resto.”
Michela Murgia
“Pugno ha una autorità e strana capacità di presa che cattura il lettore costringendolo a una lettura appassionata e tesa.”
L’Unità
“Si salvi chi può: è nata una grande scrittrice.”
Tuttolibri – La Stampa

UN BRANO
“Lei sorride, e improvvisamente vedo che è bella, molto bella, che la bellezza di ognuno dei particolari del corpo – i capelli color fuoco, la pelle così bianca, di un biancore che riflette la luce – si somma in una qualità più grande. Sorride, e io cerco un modo per trattenerla. Mi chiedo cosa posso offrirle, mentre lei alza gli occhi verso di me, occhi color terra, chiari.”

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Laura Pugno è nata a Roma nel 1970. Ha pubblicato tre romanzi, Antartide (minimum fax, 2011), Quando verrai (minimum fax, 2009), Sirene (Einaudi, 2007; Premio Libro del Mare 2008 e Premio Dedalus 2009); una raccolta di racconti, Sleepwalking (Sironi, 2002); tre raccolte poetiche, La mente paesaggio (Perrone, 2010), Il colore oro (Le Lettere, 2007) e Tennis (NEM, 2002); la plaquette gilgames’ (Transeuropa, 2009) e i testi teatrali di DNAct (Zona, 2008). È presente in varie antologie di prosa e poesia, tra cui Nuovi poeti italiani 6 (a cura di Giovanna Rosadini, Einaudi 2012), Poeti degli Anni Zero (a cura di Vincenzo Ostuni, Ponte Sisto, 2011), Narratori degli Anni Zero (a cura di Andrea Cortellessa, Ponte Sisto, 2012) e nel Decimo quaderno italiano di poesia contemporanea (a cura di Franco Buffoni, Marcos y Marcos, 2010).

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Italian writer Melania Mazzucco Italiano: La s...

Italian writer Melania Mazzucco Italiano: La scrittrice italiana Melania Mazzucco (Photo credit: Wikipedia)

Melania Mazzucco, Limbo, Einaudi 

 

Un romanzo di grande potenza, una storia d’amore, d’attesa e di rivolta. Al centro un personaggio femminile fortissimo: una donna soldato stanca di guerra, che torna ferita dal deserto afghano per misurarsi con altri deserti, più intimi e domestici.

La vigilia di Natale, Manuela Paris torna a casa, in una cittadina sul mare vicino Roma. Non ha ancora ventotto anni. È assente da tempo, da quando è andata via – ancora ragazza – per fare il soldato. In fuga da un’adolescenza sbandata, dalle frustrazioni di una madre che cerca attraverso di lei il proprio riscatto e dalle lacerazioni della sua famiglia. Con rabbia, determinazione e sacrificio, Manuela si è faticosamente costruita la vita che sognava, fino a diventare sottufficiale dell’esercito e comandante di plotone in una base avanzata del deserto afghano, responsabile della vita e della morte di trenta uomini. Ma il sanguinoso attentato in cui è rimasta gravemente ferita la costringe a una guerra molto diversa e non meno insidiosa: contro i ricordi, il disinganno e il dolore, ma anche contro il ruolo stereotipato di donna e vittima che la società tenta di imporle. L’incontro con il misterioso ospite dell’Hotel Bellavista, Mattia Rubino, un uomo apparentemente senza passato e, come lei, sospeso in un suo personale limbo di attesa e speranza, è l’occasione per fare i conti con la sua storia. E per scoprire che vale sempre la pena vivere – perché nessuno, nemmeno lei, è ciò che sembra. Cronaca, affresco e diario, storia d’amore e di perdita, di morte e resistenza, spiazzante e catartico, Limbo si interroga anche, e ci interroga, su cosa significhi, oggi, essere italiani.

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Dopo averlo presentato due settimane fa, ecco la recensione: il nuovo libro di Eraldo Baldini ci ha proprio convinto!

 ERALDO BALDINI     “L’UOMO NERO E LA BICICLETTA BLU”, EINAUDI

Trattandosi di Eraldo Baldini è meglio dire subito che questo suo ultimo libro non è un noir, e che anche i riferimenti al fantastico e al soprannaturale  sono pressochè assenti.  Si potrebbe quasi pensare che Baldini abbia  scritto un romanzo di formazione, facendo narrare in prima persona a Gigi, il bambino di dieci anni protagonista del romanzo, quei pochi mesi del 1963 che segnano l’addio alla sua infanzia e cambiano per sempre la sua vita.
Ma al di la’ delle categorie letterarie la cosa più importante è quello che c’è dentro al romanzo:  personaggi eccentrici, ricordi di infanzia degli anni 50′ e 60′, di quando in tanti abitavano in campagna, di quando nei piccoli paesi  era normale tenere le galline, di quando la televisione si guardava tutti insieme al bar, di quando c’era l’enciclopedia “Conoscere” , di quando a Capodanno i bambini andavano di casa in casa a dare il buon anno.
Baldini continua a raccontare il mondo rurale della campagna romagnola, e la sua vita scandita dai riti  stagionali, ma questa volta la sua cifra stilistica sono la tenerezza e la malinconia soffusi di umorismo.L’uso della  narrazione in prima persona riscalda la scrittura di Baldini e rende il romanzo sicuramente uno dei suoi libri più belli.

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