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Posts Tagged ‘autori pakistani’

 

Aslam è nato in Pakistan, vive in Inghilterra da quando aveva quattordici anni. I suoi precedenti libri (Mappe per amanti perduti, per esempio, un libro stupendo, La veglia inutile) hanno dimostrato la sua capacità di gettare uno sguardo obliquo e penetrante allo scontro di civiltà, alle capacità della storia di rovesciare le nostre esistenze . I due Pachistani protagonisti di questa storia odiano sia l’integralismo religioso quanto la politica espressa dagli Stati Uniti dopo gli attacchi dell’Undici settembre. La loro voglia di aiutare i musulmani in difficoltà dopo la reazione Usa in Afghanistan viene incanalata in una spirale violenta dai tanti signori della guerra che popolano quelle terre martoriate. Un vibrante atto d’accusa nei confronti della follia religiosa, della incapacità dell’Occidente di gestire in modo costruttivo il conflitto. Certo, potete temere che a volte questi libri possano sembrare troppo programmatici e poco coinvolgenti, ma Nadeem Aslam è un narratore di gran classe, garantito!

 

 

Nadeem Aslam

Nadeem Aslam (Photo credit: kinikkin reims)

Note a margine di una sconfitta, Nadeem Aslam, FELTRINELLI
trad Vezzoli D.

Le tribolate vicende di questo romanzo, ambientato tra il Pakistan e l’Afghanistan invaso dagli americani dopo l’11 settembre, si snodano sullo sfondo di un giardino incantato, come ad assorbire la violenza di ciò che accade intorno, contrapponendo l’innocenza della natura alla crudeltà degli uomini e alle loro guerre insensate. Il giardino appartiene al vecchio Rohan, saggio e devoto musulmano che ha costruito un’oasi di pace nella città pachistana di Heer – una scuola aperta ad allievi di ogni credo religioso nel tentativo di allargare gli orizzonti di giovani altrimenti facili prede del fondamentalismo islamico nelle madrasse. Ma le speranze di Rohan di porre un freno alle violenze della guerra che infuria oltreconfine saranno tragicamente deluse: i suoi stessi figli, Jeo e Mikal – partiti in segreto per l’Afghanistan per contribuire alla liberazione del paese dalla tirannia talebana -, vengono rapiti dai fondamentalisti e costretti a partecipare alla jihad, a combattere contro il popolo che avrebbero voluto difendere. Mentre Rohan pota le rose del giardino, Jeo viene ucciso e Mikal è venduto agli americani dal signore della guerra che lo ha catturato. Dopo essere stato internato in un campo di prigionia americano, il giovane cercherà di fuggire attraverso il deserto afghano.

 

NOTA. ECCO QUANTO AVEVAMO SCRITTO ANNI FA in occasione dell’uscita di MAPPE PER AMANTI SMARRITI:

 

“è appena uscito in formato tascabile uno dei libri più premiati nel mondo degli ultimi anni (Kiriyama Pacific Rim Book Prize, Encore Awards, finalista alla corrente edizione dell’IMPAC DUBLIN LITERARY AWARD. . .). NADEEM ASLAM, autore di MAPPE PER AMANTI SMARRITI, vive in Inghilterra da ormai 25 anni, ed è proprio colà che si snoda questa vibrante vicenda che mette a nudo le debolezze e le difficoltà che affiorano quando culture diverse vengono a contatto. Musulmani, Sikh, occidente, religioni e musica, cibo, perfino le stagioni (che possono diventare cinque, se ci aggiungiamo quella dei monsoni), quante cose possono dividere! E’ un romanzo che colpisce immediatamente, dalla prima pagina, venato di poesia, capace di ritrarre in modo impietoso i disastri che il fanatismo religioso può provocare. Memorabile la pagina sull’atteggiamento dei bianchi verso gli immigrati: si passa dal periodo in cui l’atteggiamento era:”Non voglio vederli nè lavorare al loro fianco” a:”Non m’importa di lavorare al loro fianco se proprio devo,, purchè non debba anche rivolgere loro la parola”. Il passo successivo: “Non m’importa parlare con loro se proprio devo farlo sul luogo di lavoro, purchè non mi tocchi parlare con loro anche fuori dalle ore lavorative” e si termina con “Non m’importa se socializzano negli stessi posti dove vado io, se proprio devono, però non voglio trovarmeli nella casa accanto” arrivando in questo modo agli anni Settanta, dagli Anni Cinquanta del primo “ragionamento”.
 

 

 

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Come non segnalare un esordio letterario compiuto ad ottanta anni!  Viene da pensare alle parole di Hokusai: “Tutto quello che ho dipinto fino a 65 anni non ha valore”, disse il pittore giapponese Hokusai. “Solo a 73 anni ho cominciato a capire come sono fatti veramente gli animali, le piante, gli uccelli, i pesci e gli insetti. A 90 penetrerò il segreto di tutte le cose. A 110 tutto – ogni punto, ogni linea – prenderà vita”. Insomma, il tempo di imparare, di mettersi in gioco e sperimentare non ha mai termine.

Jamil Ahmad, ex funzionario civile pakistano, offre al lettore un vivace affresco di un angolo di mondo che solitamente viene dipinto come “il luogo più pericoloso della terra”,un area compresa tra Iran, Pakistan e Afghanistan, una zona isolata e remota, in cui le varie tribù che vi abitano sono riuscite a resistere quasi completamente all’influenza della modernità. La scena è ambientata negli anni Cinquanta, e le forti vicende con cui affascina il lettore fanno da sfondo ad un nuovo scontro tra gli antichi ritmi e le nuove esigenze di vita.

 

Jamil Ahmad, L’acqua più dolce del mondo, Bollati Boringhieri

Era il 1893, quando Sir Henry Mortimer Durand tracciò con un bastone una riga sulla sabbia del deserto per segnare il confine tra l’Afghanistan e l’allora India nordoccidentale, ora diventata Pakistan: uno dei tanti lungimiranti interventi britannici forieri di ogni genere di disastro. E disastri verranno in quel territorio. Oltre a quelli noti, come l’invasione sovietica e l’attacco americano, ci sono quelli che Ahmad racconta qui, in forma di romanzo. La narrazione comincia negli anni Cinquanta, e finisce una ventina d’anni dopo. A condurre il lettore attraverso le incredibili vicissitudini delle tribù locali, per lo più nomadi, costrette dalle guerre e dall’avanzare della modernità a perire per mancanza di cibo e acqua, a raccontarci le loro storie, le loro affascinanti leggende e l’imperscrutabile saggezza di cui sono portatrici, è un bambino, Tor Baz, “il falco nero”. Tor Baz nasce sotto il più infausto degli auspici: figlio di una donna colpevole di adulterio, viene alla luce in un avamposto militare nel deserto dove la madre ha trovato rifugio insieme al padre. Quando il piccolo ha sei anni, arriva un drappello di guerrieri guidato dal nonno materno, deciso a vendicare l’onore offeso uccidendo la figlia e il suo amante. Non ha però il coraggio di uccidere anche il piccolo, che vagherà fino all’età adulta da una tribù all’altra, da una figura paterna all’altra, conducendo anche il lettore nei recessi più oscuri del territorio e in quelli più misteriosi delle anime che lo popolano.

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shamsie

Kamila Shamsie è una autrice decisamente ambiziosa nel proporre le sue storie ai lettori, capace nel dare vita a trame complesse e dalla prosa rigorosa. Come nei suoi precedenti libri, i sentimenti e i rapporti tra diversi gruppi etnici sono alla base della sua indagine, e Ombre bruciate parte da quel 9 agosto 1945 in cui Nagasaki, dove l’amore tra un tedesco e una ragazza giapponese sta sbocciando, fu incenerita, per arrivare all’inizio del XXI secolo, a New York,passando per altre guerre, ma ponendo sempre l’attenzione sui rapporti tra le persone. C’è tanta storia del XX secolo, un secolo violento e di contraddizioni (all’inizio, un uomo con una tuta arancione si chide “come siamo arrivati a questo) e tanta vita in questo ottimo testo di una scrittrice veramente da consigliare.

Khamila Shamsie, Ombre bruciate, Ponte alle Grazie

Il 9 agosto 1945 a Nagasaki, Hiroko Tanaka esce sulla veranda di casa: leggera dei suoi venturi anni, innamorata del suo Konrad, i pensieri alati come le tre gru che le attraversano la schiena, ricamate sul suo kimono. All’improvviso, il cielo esplode di un bianco abbagliante e le strade si anneriscono di migliaia di ombre. . . E nel giro di un istante a Hiroko non rimane più nulla, a parte tre ustioni a forma di gru sulla schiena, ricordo indelebile di tutto ciò che la bomba le ha strappato. Due anni dopo arriva a Delhi, desiderosa di ricominciare. Come un fresco temporale estivo, entra nelle vite di Elizabeth, la sorella di Konrad, di suo marito James Burton, e di Sajjad Ashraf, un giovane indiano alle dipendenze dei Burton, da cui inizia a prendere lezioni di urdu. Gli anni passano, nuovi legami sostituiscono quelli perduti, vecchie guerre cedono il passo a nuovi conflitti. Ma tanto la Storia quanto le vicende personali gettano la loro ombra sulle vite ormai saldamente annodate dei Tanaka, dei Burton e degli Ashraf, trasportati dal Pakistan a New York, e di lì all’Afghanistan, all’indomani dell’11 settembre

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