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Posts Tagged ‘autori tedeschi’

da oggi in libreria, La notte di Lisbona, da un grandissimo della letteratura del Novecento, Erich Maria Remarque, di cui vale la pena frequentare non solo Niente di nuovo sul fronte occidentale! Promettiamo che non ve ne pentirete!

È il 1942 a Lisbona. Un uomo osserva attentamente una nave ancorata nel Tago, poco distante dalla banchina. Al vivo bagliore delle lampadine scoperte, sull’imbarcazione si sbrigano le operazioni di carico. Si stivano carichi di carne, pesce, conserve, pane e legumi. Come tutti i piroscafi che, in quei tumultuosi giorni del 1942, lasciano l’Europa per l’America, la nave sembra un’arca ai tempi del diluvio. Un’arca incaricata di porre in salvo una gran folla di disperati, di profughi inseguiti dalle acque fetide del nazismo che hanno inondato da un pezzo Germania e Austria, e già sommerso Amsterdam, Bruxelles, Copenaghen, Oslo e Parigi. Anche l’uomo che la contempla è un profugo, senza alcuna speranza, però, di raggiungere New York, la terra promessa. Da mesi i posti sulla nave sono esauriti e, oltre al permesso di entrata in America, all’uomo mancano anche i trecento dollari del viaggio. Sarebbe certamente destinato a perdersi e dissanguarsi nel groviglio dei rifiutati visti d’entrata e d’uscita, degli irraggiungibili permessi di lavoro e di soggiorno, dei campi d’internamento, della burocrazia e della solitudine, se la sorte non venisse in suo aiuto. Un uomo, che non ha l’aria di un poliziotto, lo approccia e in tedesco gli dice di avere due biglietti per la nave ancorata nel Tago. Due biglietti che non gli servono più e che è disposto a cedere gratis a una sola condizione: che il futuro possessore non lo lasci solo quella notte e sia disposto ad ascoltare la sua storia: la storia di un uomo che ha perso la felicità proprio quando pensava di averla tutta per sé.
Apparso per la prima volta nel 1962, La notte di Lisbona è un commovente romanzo d’amore e, insieme, una struggente testimonianza del disincanto dei vinti e dell’esodo come unica soluzione dinanzi alle mostruosità della tirannia.
«Commuovere il lettore con la forza delle parole, e destarne insieme cuore e mente, è il dono straordinario di Remarque».
The New York Times
Neri Pozza Editore, Traduzione di Pocar E.

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un attenta indagine nei meandri della mente umana, cercando di viaggiare nei sottili confini che separano normalità e follia. Una Londra lontana da quella dei circuiti turistici, vista dopo gli attentati del 2005, quando il modo di vivere era ormai mutato, e una Francoforte ottimamente descritta fanno da sfondo ad un thriller elegante e conturbante!

«L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.»

 

Wulf Dorn, Phobia,  
Corbaccio

 

«Uno scrittore brillante e pieno di talento.» LA STAMPA

 

«Con Wulf Dorn il successo è garantito!» TTL

 

«Dorn va all’essenza delle cose con uno stile asciutto e senza ricorrere a facili effetti.» SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

 

 

Sa tutto del tuo passato.

Della tua vita. Della tua famiglia.

Ma tu non sai nulla di lui.

 

Londra, una notte di dicembre nel quartiere di Forest Hill. L’automobile del marito nel vialetto di casa. La chiave nella toppa. I passi che risuonano in corridoio. Rumori familiari per Sarah Bridgewater. Ma l’uomo che trova in cucina non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen. Sostiene di essere Stephen, e conosce delle cose che solo il marito di Sarah può conoscere. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza, né la polizia è preoccupata del fatto che il marito risulti svanito nel nulla. Sarah sa che può contare solo su una persona: l’amico psichiatra Mark Behrend. Con il misterioso sconosciuto ha così inizio un duello psicologico, in cui ogni punto vinto o perso può significare riuscire a sopravvivere o venire brutalmente uccisi…

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Theodore Fontane, Viaggio attraverso la Scozia, Santi Quaranta.

Theodor Fontane compie, nell’estate del 1858, un viaggio attraverso la suggestiva terra di Scozia, che racconterà poi con quella sua lingua signorile e familiare, efficace e puntigliosa, ma anche amabile e sorridente. Il cuore e gli occhi del grande scrittore tedesco si soffermano soprattutto a Edimburgo, però indugiano anche a Linlithgow, Stirling, Perth, Inverness e Oban; Fontane tocca le corde più alte nella bellissima storia riguardante “La Dama del Lago”. Sempre accompagnato dal fedele amico Bernhard von Lepel al quale dedica il libro, visita la brughiera di Culloden-Moor, l’abazia di Melrose, le isolette di Staffa e di Iona; Abbotsfort, la dimora-castello di Walter Scott, e tanti altri luoghi, terre e laghi scozzesi. Naturalmente s’interessa alle “case abitate dagli spettri”.
Come scrive il valente germanista Giuseppe Bevilacqua – nel profilo su Fontane che precede Il signore di Stechlin, Garzanti – con Viaggio attraverso la Scozia “è il passato, la storia come leggenda, il culto di una tradizione patriarcale ad affascinarlo”. La memoria si manifesta sobria, senza enfasi, attraversata da uno humor sottile e costante; Fontane ritrae una realtà con lo sguardo, penetrandola e dilatandola poi con la forza delle osservazioni profonde, ma anche con gustosi aneddoti storici e di costume. Una psicologia sapienziale dipinge le anime, gli interni dei gruppi e la vita quotidiana della gente in movimento. Quest’opera – sostiene Bevilacqua – “si distende in un periodare agiato e pastoso, in cui l’erudizione storica perde ogni aridezza trapassando nella pittura d’ambiente e di paesaggio, di grandi linee, ma con particolari di impressionistica freschezza”. Viaggio attraverso la Scozia si smoda, nell’insieme, come un itinerario minuzioso e poliedrico, che delinea, non solo la realtà ambientale, ma scandaglia pure l’arte e la storia. Si tratta della più bella “guida” esistente sulla Scozia che viene ora tradotta, per la prima volta, in italiano da Carmen Putti.

 

Heinrich Theodor Fontane (1819 – 1898) scrittore e poeta tedesco, èconsiderato un importante rappresentante del realismo poetico.

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Wulf Dorn, Phobia, Corbaccio

Dorn torna con un romanzo adrenalinico che riporta sulla scena il protagonista de La psichiatra.

Londra, una notte di dicembre nel quartiere di Forest Hill. L’automobile del marito nel vialetto di casa. La chiave nella toppa. I passi che risuonano in corridoio. Rumori familiari per Sarah Bridgewater. Ma l’uomo che trova in cucina non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen. Sostiene di essere Stephen, e conosce delle cose che solo il marito di Sarah può conoscere. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza, né la polizia è preoccupata del fatto che il marito risulti svanito nel nulla. Sarah sa che può contare solo su una persona: l’amico psichiatra Mark Behrend. Con il misterioso sconosciuto ha così inizio un duello psicologico, in cui ogni punto vinto o perso può significare riuscire a sopravvivere o venire brutalmente uccisi…

 

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« Le strade attraversano lunghe il paese, i villaggi si stendono nella luce grigia, gli alberi stormiscono e le foglie cadono, cadono. Per le strade vanno passo passo, con le loro divise stinte e sudice, le grige colonne. I visi setolosi sotto gli elmetti d’acciaio sono sottili e scavati dalla fame, dalla miseria, stenti e ridotti ai lineamenti che segnano l’orrore, il valore e la morte. »

 

 

Il romanzo venne pubblicato a puntate sul quotidiano tedesco Vossische Zeitung tra il Dicembre del 1930 e il Gennaio del 1931. Successivamente venne pubblicato nell’Aprile del 1931. L’opera racconta l’esperienza vissuta da un giovane reduce dalle trincee della prima guerra mondiale, al rientro in Germania e il tentativo di reinserirsi nella vita quotidiana. Si colloca cronologicamente come seguito di Niente di nuovo sul fronte occidentale e prima del romanzo Tre camerati, a formare una trilogia capace di raccontare in maniera esemplare l’orrore: in questo libro il tema è quello del ritorno a casa dei sopravvissuti alla Prima guerra mondiale, alla sconfitta della Germania. Di cinquecento uomini iniziali della compagnia, solo una trentina ce l’ha fatta.

Immaginate uno studente delle scuole professionali come Ernst, il narratore, partito per difendere la patria, lasciando i banchi di scuola per vedere la morte in faccia, uccidere con la baionetta un soldato francese, far morire dissanguato un graduato inglese, vedere cadere uno dietro l’altro i commilitoni (spesso compagni di classe)

Remarque in Davos, 1929.

Remarque in Davos, 1929. (Photo credit: Wikipedia)

,emozioni rese magistralmente da Remarque. Poi, sentirsi esclusi dalla gretta società che li ha mandati al macello, lontani, orfani dello spirito fraterno che li hanno legati agli altri fanti in trincea: che senso ha tornare a scuola, dopo essere diventati uomini in questo modo? Come convivere con quanto è rimasto dentro di quei tremendi giorni?

 

Un grande autore, Remarque,le cui opere finirono bruciate dai solerti nazisti…

 

Erich Maria Remarque, La via del ritorno, Neri Pozza

 

Quattro anni trascorsi in trincea, in un inferno di orrori, in un lembo di terra tutta buchi e distruzione, tra brandelli di divise, lampi d’artiglieria e missili che solcano il cielo come fiori colorati e argentei… e poi in un giorno del 1918 ecco, improvvisa, la pace. Niente più mitragliatrici, niente più spari, nessun sibilo di granate. Comincia la ritirata e il ritorno in Germania per Ernst e la sua compagnia. Trentadue uomini, su più di cinquecento fanti partiti all’inizio della Grande guerra. Attraversano la Francia camminando lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, i volti irsuti sotto gli elmetti d’acciaio. Magri e scavati dalla fame, dalla miseria, dagli stenti. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, coi lineamenti che segnano l’orrore, il coraggio e la fine, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte, ritornano davvero alla vita? Lungo la strada incontrano i nemici, gli americani. Indossano divise e mantelli nuovi, scarpe impermeabili e della misura giusta. Hanno armi nuove e tasche piene di munizioni. Sono tutti in ordine. Al loro confronto Ernst e i suoi hanno l’aspetto di una vera banda di predoni. Eppure, una sola parola sgarbata e si lancerebbero all’assalto, selvaggi e sfiatati, pazzi e perduti. Arrivano in Germania di sera, in un grosso villaggio. Qualche festone appassito pende sopra la strada. Dei manifesti stinti dalla pioggia danno Il benvenuto. Ma nessuno li accoglie. Nessuna ragazza li saluta lungo la via, soltanto qualche bambino affamato corre loro accanto. Tutti sembrano tornati a occuparsi di se stessi, la vita continua come se loro fossero degli accessori. È quella davvero la patria, quella la casa? Oppure il fronte, quell’inferno di orrore e distruzione è penetrato così a fondo nei loro cuori che il lembo di terra della trincea è diventato la loro vera patria, terribile e straziante? Pubblicato per la prima volta a puntate sulla Vossische Zeitung e poi in volume nel 1931, La via del ritorno, riproposto qui in una nuova traduzione, fa parte, insieme con Niente di nuovo sul fronte occidentale e Tre camerati, della trilogia di Erich Maria Remarque dedicata alla Grande guerra. È uno dei libri più riusciti dello scrittore messo al bando dai nazisti, un’opera in cui la potenza delle immagini e delle parole si coniuga perfettamente con la storia narrata di un giovane reduce della Grande guerra. La prosa lieve e malinconica di Remarque raggiunge in queste pagine la sua più compiuta espressione, indugiando con maestria sui desolati paesaggi del terribile conflitto e restituendo al lettore l’anima di un personaggio che è il simbolo di un’intera generazione: una generazione che ha creduto di tornare a casa e dimenticare l’inferno delle trincee, e che invece ne è rimasta sopraffatta.

 

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ecco la Finale Argentina – Germania, in libreria, con un paio di novità   pertinenti:

FRATELLO KEMAL
Arjouni Jacob , Marcos Y Marcos – lo facciamo giocare per la Germania.
Com’è bella questa mamma tanto in ansia per sua figlia, e che invito quel serpente tatuato che punta sotto l’ombelico: ma il detective Kemal Kayankaya non vede l’ora di ritrovare la ragazza scomparsa e togliersi dalla testa quel profumo assassino. Da dieci anni lui ama solo Deborah e vorrebbe continuare così. Ritrovare la ragazza è anche facile, più difficile evitare di mettersi nei guai. Del resto Kayankaya non sopporta i papponi, soprattutto se mettono le minorenni sul mercato spacciandosi per artisti illuminati, e non resiste alla tentazione di conciare per le feste il losco bellimbusto che ha ingannato madre e figlia. Peccato che i papponi abbiano spesso amici potenti. Kayankaya è già preso da un nuovo incarico, quando capisce di aver messo la mano in un vespaio. Mentre dovrebbe proteggere uno scrittore arabo di larghe vedute da eventuali attacchi di integralisti islamici, si trova a proteggere Deborah e se stesso da minacce molto più concrete. Nei gorghi della Fiera del libro di Francoforte, fra editori vanesi, giornalisti famelici e scrittori con il mal di pancia, Kayankaya è costretto ad affrontare scelte difficili: battersi impavido contro i malvagi o difendere la donna che ama? Affidarsi alle braccia della giustizia o al grilletto della sua pistola?
 
Sartoria Los Milagros, Barbetta Maria Cecilia, Keller scende in campo per l’Argentina…
Sartoria Los Milagros in Calle Gascón a Buenos Aires: qui sotto la guida della zia Milagros lavora la giovane Mariana Nalo. Mariana ama tutti i fili colorati della sartoria e Gerardo, che però è scomparso negli USA senza lasciare traccia, eccezion fatta per tre cartoline… Un giorno al negozio arriva Analía Morán. Lei adora la perfetta simmetria dei numeri – e Roberto che sta per prenderla in sposa. Vuole adattare il prezioso abito italiano da sposa di sua madre e usarlo per il proprio matrimonio. Da quel momento nulla però sarà più come prima… perché Roberto e Gerardo sono forse la stessa persona… María Cecilia Barbetta racconta una storia d’amore, desiderio e speranze deluse, di lacrime di coccodrillo e genuina disperazione. Gioca con la grande tradizione latinoamericana della narrazione fantastica e delle telenovele, conducendo i propri lettori in una camera barocca piena di oggetti curiosi, un mondo di illusioni, sempre oscillante tra realtà e fantasia. Il libro è inoltre un oggetto costruito con disegni e rimandi interni, fotografie, pagine che si possono ritagliare. Un’esperienza anche concreta e artigianale da “taglia e cuci” della carta e del cuore.

Vedete voi chi fare vincere!

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Francia Germania, ore 18 . In libreria, due nostre scelte:

Djian Philippe
Criminali, Voland

traduzione di Daniele Petruccioli

Una storia corale, come tutti e tre i romanzi di Philippe Djian legati dallo scorrere del fiume Sainte-Bob: Assassini (Voland 2012), Criminali e Sainte-Bob (di prossima pubblicazione). Anche qui si agitano personaggi inquieti alle prese col dolore e la rabbia, tutti colpevoli nei confronti della propria vita. Soprattutto Francis è in un momento non facile: rischia di perdere il lavoro per problemi alla schiena, col figlio ventenne non riesce a comunicare, e con la nuova compagna, malgrado il sesso vada alla grande, i rapporti si complicano quando lui decide di prendere in casa il vecchio padre, ormai rincitrullito e che nasconde un terribile segreto… Un ordito di relazioni e sentimenti sostenuto dalla lingua e dall’ironia spietata che solo Djian è in grado di infondere ai suoi personaggi alla deriva.

Uwe Johnson
II giorni e gli anni (20 aprile 1968 – 19 giugno 1968). L’orma editore
«Uwe Johnson, ancor più di Günter Grass e Heinrich Böll, va considerato il più lucido e incorruttibile cronista del destino tedesco. Uno scrittore unico al mondo.» Joachim Kaiser, Süddeutsche Zeitung
traduzione di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini

È il 1968, siamo a New York. Mentre il mondo cambia, Gesine Cresspahl guarda sua figlia crescere cercando di comporre il puzzle del presente con i pezzi usurati del proprio passato. Tedesca emigrata dalla Germania dell’Est, Gesine ricorda l’infanzia
in Europa durante la Seconda guerra mondiale, ricostruendo anche le tappe, tra luci e ombre, della vita del padre.

Diviso in capitoli dedicati ognuno a un giorno dell’anno, il romanzo è un viaggio tra le dimensioni temporali che intessono il nostro quotidiano e lo legano indissolubilmente alle sorti comuni degli uomini. Con straordinaria varietà di registri, di toni e di stili, Johnson evoca il fervore della metropoli statunitense e le ferite della Storia per tracciare un affresco memorabile: dietro al susseguirsi dei giorni nella vita di una donna traspaiono gli anni cruciali dei destini d’Europa. Una lettura unica e necessaria. L’immersione totale in una vita parallela.

In questo terzo volume de I giorni e gli anni, del tutto inedito e narrativamente autonomo, si abbracciano i giorni dal 20 aprile al 19 giugno 1968: nella vita di Gesine, la potente rievocazione di un passato ancora vivissimo in cui l’Armata Rossa proruppe nel villaggio del padre si intreccia con il turbolento presente della Primavera di Praga e dei moti studenteschi americani.

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