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Posts Tagged ‘autori tedeschi’

 

 

un attenta indagine nei meandri della mente umana, cercando di viaggiare nei sottili confini che separano normalità e follia. Una Londra lontana da quella dei circuiti turistici, vista dopo gli attentati del 2005, quando il modo di vivere era ormai mutato, e una Francoforte ottimamente descritta fanno da sfondo ad un thriller elegante e conturbante!

«L’unica cosa di cui aver paura è la paura stessa.»

 

Wulf Dorn, Phobia,  
Corbaccio

 

«Uno scrittore brillante e pieno di talento.» LA STAMPA

 

«Con Wulf Dorn il successo è garantito!» TTL

 

«Dorn va all’essenza delle cose con uno stile asciutto e senza ricorrere a facili effetti.» SÜDDEUTSCHE ZEITUNG

 

 

Sa tutto del tuo passato.

Della tua vita. Della tua famiglia.

Ma tu non sai nulla di lui.

 

Londra, una notte di dicembre nel quartiere di Forest Hill. L’automobile del marito nel vialetto di casa. La chiave nella toppa. I passi che risuonano in corridoio. Rumori familiari per Sarah Bridgewater. Ma l’uomo che trova in cucina non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen. Sostiene di essere Stephen, e conosce delle cose che solo il marito di Sarah può conoscere. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza, né la polizia è preoccupata del fatto che il marito risulti svanito nel nulla. Sarah sa che può contare solo su una persona: l’amico psichiatra Mark Behrend. Con il misterioso sconosciuto ha così inizio un duello psicologico, in cui ogni punto vinto o perso può significare riuscire a sopravvivere o venire brutalmente uccisi…

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Theodore Fontane, Viaggio attraverso la Scozia, Santi Quaranta.

Theodor Fontane compie, nell’estate del 1858, un viaggio attraverso la suggestiva terra di Scozia, che racconterà poi con quella sua lingua signorile e familiare, efficace e puntigliosa, ma anche amabile e sorridente. Il cuore e gli occhi del grande scrittore tedesco si soffermano soprattutto a Edimburgo, però indugiano anche a Linlithgow, Stirling, Perth, Inverness e Oban; Fontane tocca le corde più alte nella bellissima storia riguardante “La Dama del Lago”. Sempre accompagnato dal fedele amico Bernhard von Lepel al quale dedica il libro, visita la brughiera di Culloden-Moor, l’abazia di Melrose, le isolette di Staffa e di Iona; Abbotsfort, la dimora-castello di Walter Scott, e tanti altri luoghi, terre e laghi scozzesi. Naturalmente s’interessa alle “case abitate dagli spettri”.
Come scrive il valente germanista Giuseppe Bevilacqua – nel profilo su Fontane che precede Il signore di Stechlin, Garzanti – con Viaggio attraverso la Scozia “è il passato, la storia come leggenda, il culto di una tradizione patriarcale ad affascinarlo”. La memoria si manifesta sobria, senza enfasi, attraversata da uno humor sottile e costante; Fontane ritrae una realtà con lo sguardo, penetrandola e dilatandola poi con la forza delle osservazioni profonde, ma anche con gustosi aneddoti storici e di costume. Una psicologia sapienziale dipinge le anime, gli interni dei gruppi e la vita quotidiana della gente in movimento. Quest’opera – sostiene Bevilacqua – “si distende in un periodare agiato e pastoso, in cui l’erudizione storica perde ogni aridezza trapassando nella pittura d’ambiente e di paesaggio, di grandi linee, ma con particolari di impressionistica freschezza”. Viaggio attraverso la Scozia si smoda, nell’insieme, come un itinerario minuzioso e poliedrico, che delinea, non solo la realtà ambientale, ma scandaglia pure l’arte e la storia. Si tratta della più bella “guida” esistente sulla Scozia che viene ora tradotta, per la prima volta, in italiano da Carmen Putti.

 

Heinrich Theodor Fontane (1819 – 1898) scrittore e poeta tedesco, èconsiderato un importante rappresentante del realismo poetico.

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Wulf Dorn, Phobia, Corbaccio

Dorn torna con un romanzo adrenalinico che riporta sulla scena il protagonista de La psichiatra.

Londra, una notte di dicembre nel quartiere di Forest Hill. L’automobile del marito nel vialetto di casa. La chiave nella toppa. I passi che risuonano in corridoio. Rumori familiari per Sarah Bridgewater. Ma l’uomo che trova in cucina non è Stephen. Eppure indossa gli abiti di Stephen, ha la sua valigia, ed è arrivato fin lì con l’auto di Stephen. Sostiene di essere Stephen, e conosce delle cose che solo il marito di Sarah può conoscere. Per Sarah e per Harvey, il figlio di sei anni, incomincia un incubo atroce, anche perché lo sconosciuto scompare così come era apparso e nessuno crede alla sua esistenza, né la polizia è preoccupata del fatto che il marito risulti svanito nel nulla. Sarah sa che può contare solo su una persona: l’amico psichiatra Mark Behrend. Con il misterioso sconosciuto ha così inizio un duello psicologico, in cui ogni punto vinto o perso può significare riuscire a sopravvivere o venire brutalmente uccisi…

 

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« Le strade attraversano lunghe il paese, i villaggi si stendono nella luce grigia, gli alberi stormiscono e le foglie cadono, cadono. Per le strade vanno passo passo, con le loro divise stinte e sudice, le grige colonne. I visi setolosi sotto gli elmetti d’acciaio sono sottili e scavati dalla fame, dalla miseria, stenti e ridotti ai lineamenti che segnano l’orrore, il valore e la morte. »

 

 

Il romanzo venne pubblicato a puntate sul quotidiano tedesco Vossische Zeitung tra il Dicembre del 1930 e il Gennaio del 1931. Successivamente venne pubblicato nell’Aprile del 1931. L’opera racconta l’esperienza vissuta da un giovane reduce dalle trincee della prima guerra mondiale, al rientro in Germania e il tentativo di reinserirsi nella vita quotidiana. Si colloca cronologicamente come seguito di Niente di nuovo sul fronte occidentale e prima del romanzo Tre camerati, a formare una trilogia capace di raccontare in maniera esemplare l’orrore: in questo libro il tema è quello del ritorno a casa dei sopravvissuti alla Prima guerra mondiale, alla sconfitta della Germania. Di cinquecento uomini iniziali della compagnia, solo una trentina ce l’ha fatta.

Immaginate uno studente delle scuole professionali come Ernst, il narratore, partito per difendere la patria, lasciando i banchi di scuola per vedere la morte in faccia, uccidere con la baionetta un soldato francese, far morire dissanguato un graduato inglese, vedere cadere uno dietro l’altro i commilitoni (spesso compagni di classe)

Remarque in Davos, 1929.

Remarque in Davos, 1929. (Photo credit: Wikipedia)

,emozioni rese magistralmente da Remarque. Poi, sentirsi esclusi dalla gretta società che li ha mandati al macello, lontani, orfani dello spirito fraterno che li hanno legati agli altri fanti in trincea: che senso ha tornare a scuola, dopo essere diventati uomini in questo modo? Come convivere con quanto è rimasto dentro di quei tremendi giorni?

 

Un grande autore, Remarque,le cui opere finirono bruciate dai solerti nazisti…

 

Erich Maria Remarque, La via del ritorno, Neri Pozza

 

Quattro anni trascorsi in trincea, in un inferno di orrori, in un lembo di terra tutta buchi e distruzione, tra brandelli di divise, lampi d’artiglieria e missili che solcano il cielo come fiori colorati e argentei… e poi in un giorno del 1918 ecco, improvvisa, la pace. Niente più mitragliatrici, niente più spari, nessun sibilo di granate. Comincia la ritirata e il ritorno in Germania per Ernst e la sua compagnia. Trentadue uomini, su più di cinquecento fanti partiti all’inizio della Grande guerra. Attraversano la Francia camminando lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, i volti irsuti sotto gli elmetti d’acciaio. Magri e scavati dalla fame, dalla miseria, dagli stenti. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, coi lineamenti che segnano l’orrore, il coraggio e la fine, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte, ritornano davvero alla vita? Lungo la strada incontrano i nemici, gli americani. Indossano divise e mantelli nuovi, scarpe impermeabili e della misura giusta. Hanno armi nuove e tasche piene di munizioni. Sono tutti in ordine. Al loro confronto Ernst e i suoi hanno l’aspetto di una vera banda di predoni. Eppure, una sola parola sgarbata e si lancerebbero all’assalto, selvaggi e sfiatati, pazzi e perduti. Arrivano in Germania di sera, in un grosso villaggio. Qualche festone appassito pende sopra la strada. Dei manifesti stinti dalla pioggia danno Il benvenuto. Ma nessuno li accoglie. Nessuna ragazza li saluta lungo la via, soltanto qualche bambino affamato corre loro accanto. Tutti sembrano tornati a occuparsi di se stessi, la vita continua come se loro fossero degli accessori. È quella davvero la patria, quella la casa? Oppure il fronte, quell’inferno di orrore e distruzione è penetrato così a fondo nei loro cuori che il lembo di terra della trincea è diventato la loro vera patria, terribile e straziante? Pubblicato per la prima volta a puntate sulla Vossische Zeitung e poi in volume nel 1931, La via del ritorno, riproposto qui in una nuova traduzione, fa parte, insieme con Niente di nuovo sul fronte occidentale e Tre camerati, della trilogia di Erich Maria Remarque dedicata alla Grande guerra. È uno dei libri più riusciti dello scrittore messo al bando dai nazisti, un’opera in cui la potenza delle immagini e delle parole si coniuga perfettamente con la storia narrata di un giovane reduce della Grande guerra. La prosa lieve e malinconica di Remarque raggiunge in queste pagine la sua più compiuta espressione, indugiando con maestria sui desolati paesaggi del terribile conflitto e restituendo al lettore l’anima di un personaggio che è il simbolo di un’intera generazione: una generazione che ha creduto di tornare a casa e dimenticare l’inferno delle trincee, e che invece ne è rimasta sopraffatta.

 

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ecco la Finale Argentina – Germania, in libreria, con un paio di novità   pertinenti:

FRATELLO KEMAL
Arjouni Jacob , Marcos Y Marcos – lo facciamo giocare per la Germania.
Com’è bella questa mamma tanto in ansia per sua figlia, e che invito quel serpente tatuato che punta sotto l’ombelico: ma il detective Kemal Kayankaya non vede l’ora di ritrovare la ragazza scomparsa e togliersi dalla testa quel profumo assassino. Da dieci anni lui ama solo Deborah e vorrebbe continuare così. Ritrovare la ragazza è anche facile, più difficile evitare di mettersi nei guai. Del resto Kayankaya non sopporta i papponi, soprattutto se mettono le minorenni sul mercato spacciandosi per artisti illuminati, e non resiste alla tentazione di conciare per le feste il losco bellimbusto che ha ingannato madre e figlia. Peccato che i papponi abbiano spesso amici potenti. Kayankaya è già preso da un nuovo incarico, quando capisce di aver messo la mano in un vespaio. Mentre dovrebbe proteggere uno scrittore arabo di larghe vedute da eventuali attacchi di integralisti islamici, si trova a proteggere Deborah e se stesso da minacce molto più concrete. Nei gorghi della Fiera del libro di Francoforte, fra editori vanesi, giornalisti famelici e scrittori con il mal di pancia, Kayankaya è costretto ad affrontare scelte difficili: battersi impavido contro i malvagi o difendere la donna che ama? Affidarsi alle braccia della giustizia o al grilletto della sua pistola?
 
Sartoria Los Milagros, Barbetta Maria Cecilia, Keller scende in campo per l’Argentina…
Sartoria Los Milagros in Calle Gascón a Buenos Aires: qui sotto la guida della zia Milagros lavora la giovane Mariana Nalo. Mariana ama tutti i fili colorati della sartoria e Gerardo, che però è scomparso negli USA senza lasciare traccia, eccezion fatta per tre cartoline… Un giorno al negozio arriva Analía Morán. Lei adora la perfetta simmetria dei numeri – e Roberto che sta per prenderla in sposa. Vuole adattare il prezioso abito italiano da sposa di sua madre e usarlo per il proprio matrimonio. Da quel momento nulla però sarà più come prima… perché Roberto e Gerardo sono forse la stessa persona… María Cecilia Barbetta racconta una storia d’amore, desiderio e speranze deluse, di lacrime di coccodrillo e genuina disperazione. Gioca con la grande tradizione latinoamericana della narrazione fantastica e delle telenovele, conducendo i propri lettori in una camera barocca piena di oggetti curiosi, un mondo di illusioni, sempre oscillante tra realtà e fantasia. Il libro è inoltre un oggetto costruito con disegni e rimandi interni, fotografie, pagine che si possono ritagliare. Un’esperienza anche concreta e artigianale da “taglia e cuci” della carta e del cuore.

Vedete voi chi fare vincere!

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Francia Germania, ore 18 . In libreria, due nostre scelte:

Djian Philippe
Criminali, Voland

traduzione di Daniele Petruccioli

Una storia corale, come tutti e tre i romanzi di Philippe Djian legati dallo scorrere del fiume Sainte-Bob: Assassini (Voland 2012), Criminali e Sainte-Bob (di prossima pubblicazione). Anche qui si agitano personaggi inquieti alle prese col dolore e la rabbia, tutti colpevoli nei confronti della propria vita. Soprattutto Francis è in un momento non facile: rischia di perdere il lavoro per problemi alla schiena, col figlio ventenne non riesce a comunicare, e con la nuova compagna, malgrado il sesso vada alla grande, i rapporti si complicano quando lui decide di prendere in casa il vecchio padre, ormai rincitrullito e che nasconde un terribile segreto… Un ordito di relazioni e sentimenti sostenuto dalla lingua e dall’ironia spietata che solo Djian è in grado di infondere ai suoi personaggi alla deriva.

Uwe Johnson
II giorni e gli anni (20 aprile 1968 – 19 giugno 1968). L’orma editore
«Uwe Johnson, ancor più di Günter Grass e Heinrich Böll, va considerato il più lucido e incorruttibile cronista del destino tedesco. Uno scrittore unico al mondo.» Joachim Kaiser, Süddeutsche Zeitung
traduzione di Nicola Pasqualetti e Delia Angiolini

È il 1968, siamo a New York. Mentre il mondo cambia, Gesine Cresspahl guarda sua figlia crescere cercando di comporre il puzzle del presente con i pezzi usurati del proprio passato. Tedesca emigrata dalla Germania dell’Est, Gesine ricorda l’infanzia
in Europa durante la Seconda guerra mondiale, ricostruendo anche le tappe, tra luci e ombre, della vita del padre.

Diviso in capitoli dedicati ognuno a un giorno dell’anno, il romanzo è un viaggio tra le dimensioni temporali che intessono il nostro quotidiano e lo legano indissolubilmente alle sorti comuni degli uomini. Con straordinaria varietà di registri, di toni e di stili, Johnson evoca il fervore della metropoli statunitense e le ferite della Storia per tracciare un affresco memorabile: dietro al susseguirsi dei giorni nella vita di una donna traspaiono gli anni cruciali dei destini d’Europa. Una lettura unica e necessaria. L’immersione totale in una vita parallela.

In questo terzo volume de I giorni e gli anni, del tutto inedito e narrativamente autonomo, si abbracciano i giorni dal 20 aprile al 19 giugno 1968: nella vita di Gesine, la potente rievocazione di un passato ancora vivissimo in cui l’Armata Rossa proruppe nel villaggio del padre si intreccia con il turbolento presente della Primavera di Praga e dei moti studenteschi americani.

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Il suo primo libro pubblicato in Italia,Di passaggio, con al centro della narazione una tenuta brandeburghese e gli abitanti che via via si erano succeduti come suoi abitanti, era stato un piccolo long seller anche qui ad Atlantide. Ora Feltrinelli propone un altro suo affascinante lavoro nella collana Indies, nata con l’intento di far conoscere ad un ampio pubblico autori che si sono fatti notare grazie al lavoro di editori indipendenti: in questo caso, la partnership è con Zandonai.

 

Che la Storia con la S maiuscola appassioni e sia fonte di ispirazione per l’autrice è chiaro anche con questa sua opera, che esplora le possibilità che il destino e la storia possano far prendere una piega divesa alle nostre esistenze; ma non pensiate che le “variazioni sul tema” de ED E’ SUBITO SERA sia un freddo lavoro sulle diverse modalità che l’esistenza dei suoi protagonisti potrebbero prendere SE, scopiazzando la trama di Sliding Doors.

 

Jenny Erpenbeck è davvero troppo in gamba per ridurre il tutto ad una semplice scampagnata tra diverse situazioni storiche. Il suo è un lavoro più attento e preciso sulle psicologie, sulle motivazioni e sulle sensazioni, non dimenticando di porre il lettore sulle tracce di temi filosofici più ampi, sul significato del tempo e dell’esistenza. Una ottima autrice, davvero!

 

Jenny Erpenbeck auf dem Blauen Sofa

Jenny Erpenbeck auf dem Blauen Sofa (Photo credit: Das blaue Sofa)

traduzione di Ada Vigliani

 

 

“C’era un intero mondo di ragioni perché la sua vita giungesse allora a una possibile fine, così come al tempo stesso c’era un intero mondo di ragioni perché lei adesso potesse e dovesse essere ancora in vita.”

 

Il libro

 

Se si potesse seguire dall’alto il percorso di una vita, vedremmo con chiarezza come ogni suo istante si lasci alle spalle innumerevoli possibilità che non si sono avverate. In E non è subito sera Jenny Erpenbeck adotta uno sguardo al condizionale (“cosa sarebbe successo se…”) per dipanare cinque possibili vite – e cinque fatali esiti – di una donna attraverso il Novecento. Davanti ai nostri occhi si dischiude un insospettabile ventaglio di vie alternative, a partire da una fredda culla nella Galizia asburgica nei primi anni del secolo per giungere, passando per la Vienna rossa del primo dopoguerra, all’Unione Sovietica dei grandi processi farsa e alla Germania hitleriana, sino alla Berlino riunificata e postcomunista. Con un tocco allo stesso tempo appassionato e distaccato, che ricorda quello di un angelo wendersiano, Erpenbeck sottolinea l’intreccio fra la Storia e le vicende minute con inestimabile ricchezza di dettagli: oggetti che passano di mano in mano, echi di frasi che si rincorrono attraverso gli anni, incontri fortuiti, decisioni istintive o ponderate che, all’insaputa di tutti, diventano i crocevia dei destini di un’intera famiglia.

 

Jenny Erpenbeck (1967) è nata a Berlino Est ed è l’ultima erede di una dinastia di intellettuali della Ddr. Il suo esordio letterario, Storia della bambina che volle fermare il tempo (Zandonai, 2013) la consacra come astro nascente della letteratura tedesca contemporanea. Con il pluripremiato Di passaggio (Zandonai, 2011) si impone definitivamente sulla scena letteraria internazionale, ottenendo un sorprendente successo di pubblico e di critica anche oltreoceano. Feltrinelli ha pubblicato E non è subito sera (2013).

 

 

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