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Posts Tagged ‘autori turchi’

l’autore di questo romanzo appena pubblicato è tra i tanti arrestati in Turchia nel corso del 2016, a causa delle sue attività nei confronti delle minoranze.
 
 
 
Ahmet Altan,
Scrittore e assassino, E.o
gennaio 2017, pp. 416
ISBN: 9788866328230
Traduzione: Barbara La Rosa Salim
 
 
Scrittore e assassino è il grande romanzo di uno dei massimi scrittori turchi di oggi, arrestato nel settembre 2016 per la sua attività a favore delle minoranze e della libertà d’espressione nel suo paese.
 
Scrittore e assassino è un avvincente romanzo noir ma anche un raffinatissimo romanzo esistenziale, un libro che invita il lettore a riflettere a ogni pagina senza perdere mai il piacere della lettura.
 
Scrittore e assassino è una bellissima storia d’amore che ricorda Il minotauro. È una riflessione sul processo creativo della scrittura e un confronto affascinante tra la costruzione di un romanzo e l’intervento divino nel mondo.
 
Ambientato sulla costa mediterranea della Turchia, in uno scenario favoloso di mare, ulivi e vigne, ma anche teatro di conflitti ed emozioni violente, il romanzo di Altan racconta l’arrivo di uno scrittore in una cittadina lacerata da lotte tra bande per il controllo di traffici e del potere.
 
All’inizio l’uomo si tiene in disparte e cerca di approfittare della bellezza dei luoghi e della sua estraneità per ritrovare il filo della sua vocazione di scrittore, smarritosi dopo anni di successi e fallimenti. Ma la passione erotica incontrollabile per una donna che si rivelerà al centro delle lotte locali lo spinge a entrare nel gioco delle alleanze e degli scontri armati.
 
Mentre gli avvenimenti si tingono del nero dell’odio e dell’avidità, e del rosso della passione e della sensualità, il protagonista riesce a mantenere uno spazio di riflessione e di confronto con Dio sui grandi temi del destino e del libero arbitrio, per capire quanto il suo mestiere di costruire trame somigli a quello del Creatore.
 
Un’atmosfera e una vicenda che ricordano quelle di un altro capolavoro letterario: Il minotauro di Benjamin Tammuz.
Flag of Turkey.

Flag of Turkey. (Photo credit: Wikipedia)

«Altan butta giù le porte con su scritto “Non disturbare”. Scrittore e assassino è un romanzo profondamente politico».
The Guardian
 
«Una narrazione profondamente avvincente e coinvolgente sull’amore, il desiderio, la solitudine. Ahmet Altan è una delle voci più importanti della letteratura turca e ha molto da dire al mondo».
Elif Shafak, autrice della Bastarda di Istanbul
L’autore
 
Ahmet Altan
Ahmet Altan è uno dei massimi scrittori turchi di oggi, arrestato nel settembre 2016 per la sua attività di giornalista, difensore delle minoranze curde e armene, protagonista di primo piano della vita culturale turca (il premio Nobel Orhan Pamuk ha scritto un articolo sulla vicenda e ha firmato un appello in sua difesa). È autore di cinque romanzi di successo nel suo paese. Il primo, pubblicato all’età di 27 anni, ha vinto il Grand Award of the Akademi Publishing House. Nel 2009 ha ricevuto il prestigioso Prize for the Freedom and Future of the Media dalla Media Foundation della Sparkasse Leipzig e nel 2011 il premio internazionale Hrant Dink Award.

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in libreria, il nuovo libro del Nobel Orhan Pamuk, La donna dai capelli rossi
 
 
 
La storia di Cem comincia con un vuoto, quello lasciato dal padre, dissidente comunista nella Istanbul degli anni 80; scompare per lunghi periodi, imprigionato e torturato dal regime, lasciando al figlio adolescente insicurezze e domande senza risposta. A colmare questa assenza una passione quasi compulsiva per la lettura che, alimentata nella bottega di un libraio dove lavora per breve tempo, si trasforma nel sogno di diventare scrittore. La mancanza di una figura autorevole e la sensazione di un definitivo abbandono da parte del padre per motivi diversi da quelli politici, rafforzano il suo legame con il mastro dei pozzi, Mahmut Usta, con il quale va a lavorare nonostante la contrarietà della madre che lo vuole studente universitario. Mahmut lo prende come apprendista, lo chiama” Signorino”, stigmatizzando la sua origine borghese, stabilisce con lui un rapporto severo, esigente ma colloquiale.
 
Cem è affascinato dal mito di Edipo e da quello di Rostam e Sohrab, che ha scoperto nel Libro dei re, archetipi, in culture diverse, del rapporto tra padri e figli. Questi racconti lo accompagnano mentre cerca l’acqua con il mastro, scava un pozzo che non sembra voler ripagare la faticosa, e ossessiva, ricerca. Altre storie vengono raccontate dopo ĺe dure giornate di lavoro da Mahmut che mescola fatti veri con racconti di tradizione popolare.

Orhan Pamuk, turkish novelist.

Orhan Pamuk, turkish novelist. (Photo credit: Wikipedia)

 
L’incontro casuale con la Donna dai Capelli Rossi segnerà la sua vita; la cerca ovunque, la trova in un teatro itinerante che recita il monologo della madre di Sohrab ucciso involontariamente da Rostam. Il mito si ripresenta nella vita del protagonista fino alla fine, lo accompagnerà tutta la vita come commento dei suoi rapporti irrisolti. La passione tra la donna e Cem dura solo una notte, poi lei e il teatro se ne vanno. Abbandonato il Mastro la vita riprende il suo cammino, Cem diventerà un ricco costruttore, non di parole e storie come sognava, ma di edifici in una città in pieno sviluppo. Ma l’abbandono di Mahmut Usta è avvenuto in modo drammatico e l’uomo di successo è tormentato dai rimorsi, ossessionato dai sensi di colpa. Ragazzo senza padre, con una moglie che non può dargli figli, Cem colma i vuoti con la ricchezza. Ma riceverà una lettera che cambierà la sua vita con esiti imprevedibili.
 
L’autore riconosce il debito che ha nei confronti di Dostoevskij; la sua storia, come tante altre scritte da Pamuk, illumina le passioni e le debolezze umane con un respiro universale anche se ambientate in una amatissima Istanbul, colta nei suoi contradditori aspetti, nel suo incerto progredire tra passato e presente, desiderosa di conservare la sua cultura ma aperta all’Occidente.
 
***
 
«Mai come in questo momento la pubblicazione di un romanzo di Orhan Pamuk interroga l’Occidente. Insignito del premio Nobel, cantore della Istanbul entrata al giro del secolo negli itinerari turistici europei, lo scrittore si è assunto il ruolo antico di mediatore culturale tra il vicino Oriente e un perduto Occidente. Nello stesso volgere di anni, la Turchia sperimentava tutte le posizioni, le contraddizioni, le lacerazioni del vivere al confine tra due mondi, duecivilizzazioni, due epoche. Fino alla cronaca di questi giorni. E la cronaca di questi giorni ci narra immancabilmente di oppressione, violenza, resistenza, di un’esistenza storica in preda a brutalità preistoriche, di ferite immedicabili» (Antonio Scurati, «La stampa» del 07/01/2017, link).
 
 
 
Traduzione di Barbara La Rosa Salim

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Il romanzo di questi anni disperati, di popoli costretti a lasciare le proprie terre in fuga dalla guerra, gente che implora “ancóra” acqua,  “ancóra” vita. Un giovane autore nato a Rodi da genitori turchi dona ai lettori l’opera capace di fotografare quanto stiamo vivendo.

 

Pagine drammatiche, quasi urlate, grazie anche alla narrazione in prima persona di Gaza, figlio di trafficanti d’uomini, e promettente continuatore del business paterno,  capace di divenire nella parte centrale perfetto esponente di quella che può ancora essere definita la banalità del male. Saprà approfittare del messaggio insito nella figura della rana, quella rana di carta ricevuta da un profugo afgano, simbolo buddhista della reincarnazione, della speranza di una nuova vita?
Il libro si è guadagnato in Francia il prestigioso Prix Medicis.

Hakan Gunday, Ancóra, Marcos Y Marcos

Daha, ancóra: è l’unica parola turca che conoscono i migranti clandestini. Ancóra acqua, ancóra pane, ancóra speranza. Viaggiano nel cassone di un camion per monti e deserti, verso la costa turca dell’Egeo. Lì entra in gioco Ahad. Carica i migranti sul furgone, attraversa il bosco e li nasconde sottoterra, nella cisterna del suo giardino. Attendono lì, per settimane, sognando la Grecia. La cisterna è buia e spoglia, la governa un tiranno bambino: Gaza, il figlio di Ahad. Cresciuto senza madre tra trafficanti di uomini, ha ricevuto un’unica lezione di vita: sopravvivi. E il suo cervello è diventato più veloce del suo cuore. Gaza è un piccolo genio, sogna di studiare al liceo, all’università. Ma tra lui e i suoi sogni c’è di mezzo Ahad, padre padrone. È la cisterna, la sua scuola; Gaza, scienziato in erba, studia il comportamento delle persone in cattività. Una notte di pioggia cambia tutto. Il furgone di Ahad esce di strada, i clandestini muoiono a decine nel precipizio. Gaza vede l’inferno con i suoi occhi e non vuole più saperne dell’umanità. C’è una voce chiara, tuttavia, che lo chiama, dal profondo della sua mente. È la voce di Cuma, clandestino afgano, amico perduto. Dalle sue mani ha ricevuto l’unico bene al mondo che gli sia caro: una rana di carta. Con quell’origami in tasca, sempre tra le dita, con quella voce in testa, Gaza cerca una via per la rinascita. Sarà questa rana, verde e salterina, a indicargli la strada.
Tradotto da Bertuccelli F.

Hakan Günday, nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, cresce spostandosi da una città all’altra, per poi approdare a Istanbul, dove adesso vive.
A ventitré anni, invece di varcare il portone dell’università, comincia a trascorrere le giornate al caffè di fronte e scrive il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti otto, diventando in Turchia l’autore che tutti gli editori vorrebbero pubblicare, perché è un mito tra i giovani e campione d’incassi in libreria.
Racconta storie a tinte forti con stile vivo e fulminante, con passione cocente e sensibilità delicata. Tra incroci inediti di Oriente e Occidente, Hakan Günday coglie la vita in situazioni estreme, stagliandosi come una voce nuova e forte dell’Europa più giovane che cambia. Dopo A con Zeta, celebrato come miglior libro del 2011 in Turchia e tradotto in diciannove lingue, Ancóra affronta il tema scottante dei migranti ed è in corso di pubblicazione in tutto il mondo. In Francia è stato il caso letterario dell’autunno 2015 e ha vinto il prestigioso Prix Médicis.

 

 

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“Derdâ correva come se nella vita non avesse fatto altro

che fuggire dal marito, senza meta.

Correva come non faceva più da cinque anni.

Man mano che aumentava la velocità sentiva le gambe più leggere.

Sfrecciando tra lampioni, stradoni deserti e statue di bronzo, come se tutta Londra si fosse fermata a guardarla, Derdâ sentiva le ali ai piedi per una sensazione a lei totalmente nuova: libertà.”

 

 

è giovane Hakan Gunday, ma ha talento da vendere. Nome conosciuto anche al di fuori dei confini greci e turchi: è nato a Rodi, ma da genitori turchi. Il suo è un libro fresco e tagliente in cui appare riflessa tutta la complessità della società turca,  più in generale narando un mondo in cui anche i libri possono aiutare a salvare la vita, in cui il destino può spesso rivelare sorprese inaspettate…

 

A con Zeta, Hakan Günday, Marcos Y Marcos

 

A con Zeta è stato proclamato “Miglior romanzo dell’anno 2011” in Turchia ed è tradotto in diciannove lingue.

 

C’è una bambina di nome Derdâ: deve abbandonare la scuola e il suo villaggio in Turchia per seguire a Londra un marito crudele. C’è un bambino di nome Derda: vive in una baracca dietro un cimitero di Istanbul e si guadagna il pane lucidando le tombe. Come la A e la Zeta, non potrebbero essere più lontani, e in mezzo ci sono tutte le parole che devono ancora dirsi.

Derdâ corre per le vie di Londra con un dizionario in mano; si è guadagnata la libertà facendo la pornostar in chador. Derda si fa tatuare il nome di uno scrittore sulle dita; corre per le vie di Istanbul con un romanzo in tasca e una pistola in pugno. Loro non lo sanno, ma si stanno correndo incontro.

Lui troverà lei in un video porno; lei troverà lui all’incrocio tra letteratura e vita.

Si riconosceranno grazie a un libro, a unirli per sempre saranno i corpi e le parole; come la A e la Zeta, saranno l’una per l’altro inizio e fine.

 

Un romanzo tenerissimo e insolente.

 

“Hakan Günday è la stella nascente della letteratura turca”. Time Out

 

Trad di Fulvio Bertuccelli

 

Ilustratore. Lorenzo Lanzi

Biografia

 

Hakan Günday, nato a Rodi nel 1976, ha sangue turco e sguardo europeo. Figlio di diplomatici, cresce spostandosi da una città all’altra, per poi approdare a Istanbul, dove adesso vive.

A ventitré anni, invece di varcare il portone dell’università, comincia a trascorrere le giornate al caffè di fronte e scrive il suo primo romanzo. Da allora ne ha scritti otto, diventando in Turchia l’autore che tutti gli editori vorrebbero pubblicare, perché è un mito tra i giovani e campione d’incassi in libreria.

Racconta storie a tinte forti con stile vivo e fulminante, con passione cocente e sensibilità delicata.

Tra incroci inediti di Oriente e Occidente, Hakan Günday coglie la vita in situazioni estreme, stagliandosi come una voce nuova e forte dell’Europa più giovane che cambia.

A con Zeta è stato celebrato come miglior libro del 2011 in Turchia ed è tradotto in diciannove lingue.

 

 

 

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aykol

che piacere incontrare nuovamente Kati Hirschel, la libraia tedesca trapiantata in terra turca, occasionalmente ( tra il lavoro in libreria e la vita privata ) detective per caso. Un nuovo delizioso giallo, un libro di cui val la pena gustarsi l’atmosfera, per calarsi nella realtà di una Turchia piena di contrasti, ma quantomai affascinante e dinamica.

Appartamento a Istanbul, Aykol Esmahan, Sellerio

Kati Hirschel è una berlinese trapiantata a Istanbul da una quindicina d’anni. Gestisce una libreria specializzata in gialli, per il resto il suo tempo è preso a occuparsi di una quantità di piccoli affari pratici che la sballottano da un estremo all’altro della città che abbraccia il Bosforo. E parla, conversa continuamente e con chiunque, di ogni ceto occupazione e risma, amiche e vicini, amori, e personaggi con cui viene in contatto per il lavoro o per le altre incombenze: storie, particolari, vicende, incontri che finiscono per sommergerla di atmosfere metropolitane e, con lei, chi la segue nella sua giornata. E il ritmo di questa spericolata città che la attraversa e i delitti in cui si lascia coinvolgere da investigatrice involontaria funzionano inconsciamente come ottimi pretesti per tuffarsi nel miscuglio di vizio, affari e politica su cui galleggia la città. Un affarista è stato ucciso, un uomo che controllava un numero di posteggi in centro e speculava in aree edificabili. Caso vuole che il delitto sia avvenuto poco dopo un alterco con Kati, per via di un appartamento che la libraia vorrebbe comprare. Facile, per la polizia, sospettare di lei, ma è soprattutto la curiosità che spinge Kati a occuparsi delle strane circostanze di una morte che non avrebbe dovuto avvenire così facilmente. E mentre Kati scorre l’intera catena di conoscenze e contatti, piomba un secondo omicidio. Stavolta è immediato orientarsi verso i soci del morto e verso i circoli di politici fondamentalisti.

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Una vera chicca in formato economico, Memed il falco, il cantore del popolo curdo.
Yaşar Kemal, pseudonimo di Kemal Sadık Gökçeli (1923), è un famoso scrittore, giornalista  e intellettuale turco. Nel 1996 è stato condannato ad un anno e otto mesi di carcere, sentenza in seguito sospesa, per le critiche espresse in uno dei suoi libri circa la gestione del governo turco della questione della minoranza curda.

Nato in una famiglia povera, ha dovuto abbandonare gli studi dopo la scuola elementare. Nel 1950, ha trascorso un anno in prigione con l’accusa di “propaganda comunista”. Ha quindi iniziato a lavorare per il quotidiano turco “Cumhuriyet”. Il suo romanzo Memed il falco, del 1955, gli valse un importante successo che gli permise anche di essere candidato, nel 1972, per il Premio Nobel per la Letteratura. Il libro è stato tradotto in una trentina di idiomi, e ha avuto anche una versione cinematografica con Peter Ustinov

Yashar Kemal,
Memed Il falco,
Bur ora, in prima edizione pubblicato da Tranchida

Varlik Literature Award
Pen Club International
Raccomandato dall’UNESCO
Premio Nonino Opera Omnia
Friedenspreis des Buchhandels

Sui monti del Tauro in Anatolia la vita è dura e i cinque villaggi di Dikenli, sull’altopiano dei cardi, sono governati dal latifondista, Abdi Aga. Memed il Sottile, figlio unico di una povera vedova, progetta di fuggire da questa servitù con la sua amata Hatçe. L’aga cerca di fermare i due giovani fuggitivi e viene ferito da Memed che scompare nella notte, mentre Hatçe viene rapita. Memed, ancora solo un ragazzo, diviene un brigante delle montagne e guidato dalla sua determinazione libera la sua amata e chiude i conti con il vendicativo aga.
Questa prima storia di Yashar Kemal fonde una narrazione di grande emozione e di avvenimenti drammatici con un forte e semplice ritratto dei rigori della vita contadina vivido nei suoi particolari e riflessioni.
Considerato uno dei capolavori del Novecento, pubblicato in oltre quaranta Paesi e innumerevoli edizioni, il primo libro del ciclo di Memed raccoglie le voci epiche e leggendarie della regione del Tauro, lo spirito di rivolta della terra di Anatolia in una narrazione libera dai modelli occidentali, fresca come una fiaba orientale e potente come può esserlo soltanto l’epopea di un popolo. Premiato in patria dalla critica e dal consenso di un vastissimo pubblico internazionale, suscitò l’attenzione del Pen Club e venne presto tradotto in più di quaranta Paesi.
Nel 1984 Peter Ustinov ne ha diretto e interpretato una magnifica versione cinematografica dal titolo: Memed, my Hawk.

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Orham Pamuk sarà in Italia all’inizio di ottobre per presentare il suo nuovo romanzo. Lo scrittore incontrerà i suoi lettori a Milano giovedì 8 e sabato 10 ottobre. Orhan Pamuk sarà intervistato da Marco Ansaldo sulle pagine di Repubblica. Seguiranno le interviste di Claudio Magris sul Corriere della Sera e di Francesca Borrelli sul Manifesto.

Orham Pamuk,
Il Museo dell’ innocenza, Einaudi

Il Museo dell’innocenza è il primo romanzo di Orhan Pamuk dopo il Premio Nobel ricevuto nel 2006. Al centro del libro la fortissima passione tra Kemal e Füsun, nata nella Turchia degli anni Settanta e destinata a violare le leggi morali del paese. Sullo sfondo ancora una volta Istanbul, la città di Pamuk, in cui lo scrittore ha ambientato alcuni dei suoi romanzi più amati. Una città sospesa tra Oriente e Occidente, tra i richiami della modernità e i vincoli della tradizione.

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