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Posts contrassegnato dai tag ‘Baldini Castoldi & Dalai’

Cosa ci si può aspettare da un romanzo in cui il protagonista è un maniaco sessuale condannato, costretto ad isolarsi in virtù di un verdetto della giustizia dal resto dell’umanità “normale”? Cosa può accadere quando un “Professore” lo sceglie per un esperimento antropologico? I lettori potranno non avere la forza di affrontare un libro  dalla lettura così moralmente complessa.

Lo sguardo del narratore si posa sul modo in cui la tecnologia sta spingendo l’umanità in una nuova era che possiamo definire post-umano, una società dominata dalla paura in cui un condannato non ha diritto ad alcuna pietà, anche dopo aver scontato il suo debito .

English: Writer Russell Banks at the 2009 Broo...

English: Writer Russell Banks at the 2009 Brooklyn Book Festival. (Photo credit: Wikipedia)

Traduzione di V.Bastia

La vita di Kid non ha una direzione, un senso, o se ce l’aveva è andato perduto. Il giovane è in libertà vigilata per una vicenda che ha a che fare con una ragazzina, e deve restare ad almeno settecentocinquanta metri da qualunque concentrazione di bambini. Così finisce sotto un ponte nel Sud della Florida, in una specie di comune con altri reietti accusati di violenza sessuale. È a questo punto della sua esistenza che conosce il Professore, un sociologo che individua in lui il soggetto ideale per una ricerca. I due instaurano, almeno in apparenza, un rapporto di amicizia. Ma, all’improvviso, l’oscuro passato dell’uomo riemerge mettendo in crisi l’equilibrio faticosamente raggiunto da Kid, che pure non perderà del tutto la nuova consapevolezza di se stesso. “La memoria perduta della pelle” è l’opera più matura di Russell Banks, un romanzo profondamente toccante che lancia un’accusa precisa a una società in cui la “tolleranza zero”, la volontà di isolare il crimine e il criminale, ha cancellato ogni traccia di compassion

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Andrea Camilleri at the Turin International Bo...

Image via Wikipedia

Andrea Camilleri , Il gioco degli specchi, Sellerio
In un deposito qualcuno ha messo una bomba. Sembra una storia di pizzo non pagato ma il magazzino era vuoto da tempo; e dunque? L’interesse di Montalbano & C. si concentra allora sugli abitanti della casa a fianco, un condominio abitato, tra l’altro, da alcuni pregiudicati: Carlo Nicotra, che gestisce lo spaccio di droga per conto dei potenti Sinagra, e Stefano Tallarita, attualmente in carcere, al servizio proprio di Nicotra.
A duecento metri dalla casa di Marinella c’è un altro villino, quasi uguale a quello di Montalbano. Per anni è stato vuoto ma ora sono andati ad abitarci i Lombardo. Lui, Adriano, è rappresentante di computer e perciò viaggia per tutta la Sicilia; la moglie Liliana, una bella torinese di 35 anni, lavora in un negozio di Montelusa. Una mattina la signora Lombardo rimane in panne e niente di più naturale per il vicino di casa Salvo Montalbano darle un passaggio. Quello dell’auto sembra un semplice guasto, ma il meccanico nota che il motore è stato manomesso.
Come sempre nei romanzi di Camilleri si incrociano due storie apparentemente distanti che però finiscono fatalmente per intersecarsi. E il legame tra le due vicende è il giovane Arturo Tallarita che fa il commesso proprio nello stesso negozio in cui lavora Liliana.
La vicinanza tra le due case a Marinella, la avvenenza di Liliana, la vicenda un po’ oscura dell’automobile manomessa, la presenza di una misteriosa Volvo nella trazzera: tutto concorre a fare drizzare le antenne a Montalbano che per di più è molto attratto da Liliana che sembra fare proprio di tutto per imbastire una storia con il commissario.
In tutte queste vicende che vediamo scorrere apparentemente senza un delitto, senza un conflitto, c’è qualcosa che non funziona, una nota discordante. Come in un gioco di specchi qualcuno vuole confondere Montalbano: la bomba davanti al deposito, le lettere anonime che indirizzano verso piste improbabili, un proiettile nella carrozzeria della macchina dello stesso commissario.
Molto prima che si abbia sentore di un delitto, tutto sembra scorrere nel più normale dei modi: la vita al commissariato, il gioco del corteggiamento, le cene sulla verandina; è proprio in questa
apparente normalità che sentiamo la tensione insinuarsi con una forza mai vista nei romanzi di Montalbano.
Nel diciottesimo romanzo della serie troviamo un Pasquano messo a dura prova ma più disponibile che mai, un Ragonese infido armato di tutta la sua potenza mediatica, un Catarella emozionato ma pronto a gettarsi nel fuoco per il suo commissario. Livia fa capolino ma solo al telefono, è forse per questo che Adelina la fa da padrona.

Massimo Carlotto,  Alla fine di un giorno noioso, E.o
Dopo 11 anni di vita “onesta” Giorgio Pellegrini, l’indimenticabile protagonista di Arrivederci amore, ciao viene truffato dal suo avvocato che, dopo averlo derubato, lo costringe a diventare un galoppino della criminalità organizzata. Giorgio diventa vittima di un complesso incastro di interessi ed è costretto a subire. Proprio lui che per diventare un “vincente” non aveva esitato a rubare, rapinare, stuprare e uccidere. Vorrebbe ribellarsi, trovare una via d’uscita e riprendersi la sua vita tranquilla di imprenditore di successo del Nordest però il tempo è passato e ora si rende conta di non essere in grado di affrontare i suoi avversari in uno scontro diretto… ma le vie del crimine sono infinite e Giorgio Pellegrini è troppo intelligente e crudele per rassegnarsi al ruolo di vittima.

e il suo booktrailer
http://www.youtube.com/watch?v=A866unyttF8&feature=player_embedded

Javier Cercas – Il nuovo inquilino, Guanda
È un giorno qualsiasi per Mario Rota, ricercatore di fonologia presso un’università del Midwest, uomo metodico e regolare, che ogni mattina fa jogging compiendo sempre lo stesso giro. Ma oggi un cespuglio traditore gli fa slogare una caviglia. Quando torna a casa, zoppicante e dolorante, oltre che tutto sudato, l’affittuaria gli presenta il nuovo vicino, il professor Daniel Berkowickz che, come Mario apprende in quel momento, sarà anche suo collega all’università. Peccato che Mario non ne sapesse nulla… Inizia così, in modo banale, una settimana da incubo per il protagonista di questo raffinato noir. Il nuovo inquilino sembra voler prendere il suo posto in tutto e per tutto, arrivando pure a portargli via Cinger, la laureanda che Mario corteggiava e che ora preferisce laurearsi con Berkowickz e non avere più nulla a che fare con lui. Berkowickz occupa anche lo studio di Mario, che quando cammina per i corridoi dell’università si sente addosso gli sguardi tra il compassionevole e il critico di tutti i colleghi. Che cosa puoi fare quando qualcuno ti porta via tutto? Forse un gesto estremo potrebbe ridarti la tua vita… Ma il finale, come la realtà, sarà molto più sconcertante.

Vasilij Grossman,Il bene sia con voi, Adelphi
Nel 1960 Vasilij Grossman porta a compimento Vita e destino, subito confiscato dal KGB, e va incontro all’amara sorte del reietto. Alla stessa stagione e allo stesso universo di quel capolavoro, che descrive le manifestazioni del male e la sua sconfitta in nome della «bontà irragionevole» dei singoli, appartengono i racconti qui radunati. I ricordi e le testimonianze di prima mano del periodo bellico, che ruotano intorno al destino tragico degli ebrei, ispirano le note drammatiche del Vecchio maestro e l’appassionata dichiarazione di fede nella vita e nel «miracolo della libertà» che conclude La Madonna Sistina. Se Fosforo è una riflessione tristemente autobiografica sull’amicizia misconosciuta, L’eterno riposo, Mamma, L’inquilina, Sulla Grande circonvallazione fotografano momenti diversi della lunga stagione sovietica, tra gli sconvolgimenti causati dal funesto meccanismo delle repressioni staliniane e la corruzione morale che ne consegue, all’insegna del più cieco egoismo. La strada, toccante parabola sul modello tolstojano di Cholstomer, è il racconto delle disavventure di un mulo italiano sulle strade della Russia in guerra: la mostruosità di un mondo in cui Treblinka e il Gulag, nazismo e comunismo gareggiano in efferatezza colpisce in modo ancora più brutale se vista con gli occhi di un animale innocente. E infine Il bene sia con voi!, dove le note di un viaggio in Armenia nell’autunno del 1961 si traducono in una sorta di poema luminoso, pervaso di lirismo. Al tramonto della vita, Grossman, già malato, disilluso, getta sul mondo e su se stesso uno sguardo in cui si intrecciano compassione e ironia – e raccontando della gente semplice che incontra, del martirio armeno, scrivendo di fede, arte, poesia, ci consegna il testamento di una vita intesa come dovere e missione, sempre vissuta «secondo coscienza».

W.G.Sebald, Le Alpi nel mare, Adelphi
In quattro schegge di prosa, una Corsica di luce e fantasmi che nessuno ha mai visto. L’ultimo vagabondaggio, mai portato a termine, di Sebald.

Jeffery Deaver,  Carta bianca, Rizzoli
In contemporanea mondiale, alla vigilia del giorno di compleanno di Fleming, esce il nuovo romanzo di Jeffery Deaver, Carta bianca, che avrà come protagonista James Bond, commissionato dalla Ian Fleming Pubblications, che gestisce i diritti dell’autore di 007.
Deaver ha solo accennato ai temi del libro, ancora segreti. Si sa che sarà concentrato sulla questione di cosa è accettabile in materia di sicurezza nazionale e internazionale. “Nel mondo dello spionaggio, dando carta bianca a un agente in missione viene fornita una quantità enorme di fiducia”, ha dichiarato lo scrittore. Carta bianca sarà ambientato ai nostri giorni e alcune scene si svolgeranno a Dubai.
Rizzoli, 19,50 €

Susanna Tamaro, Per sempre, Giunti
Nora se ne è andata da quindici anni e Matteo, ogni giorno da allora, chiede a se stesso quale sia la strada da percorrere. Un viaggio intriso di amore e dolore, di ricordi che riaffiorano dal passato, di luoghi in cui la natura amplifica con la sua bellezza e la sua forza i pensieri e le domande del protagonista. Vivendo ormai da anni immerso nella natura che circonda la sua casa in mezzo ai boschi, Matteo si confronta con la propria coscienza sul filo dei ricordi di un passato che riaffiora e si alterna al presente delineando i protagonisti, passati e presenti, della sua vita. “Perché, quando succede qualcosa di irreparabile, non si fa che pensare a quello che si poteva evitare?”
Cercando la risposta a infinite domande, Matteo racconta la sua storia forte e dolorosa, poetica e profonda: una storia d’amore così intensa da obbligare il lettore a confrontarsi con il racconto di una vita che, alla fine, non riguarderà più soltanto il protagonista ma tutti coloro che la leggeranno.
Per sempre è la storia di un amore. Che permane e resiste e che è, soprattutto, un amore impossibile. Con una scrittura nitida ed evocativa, a 17 anni di distanza dalla pubblicazione di Va’ dove ti porta il cuore, Susanna Tamaro torna con uno straordinario romanzo sulla profondità dell’animo umano, sulla fatica di crescere, sul coraggio e sull’amore come fondamento di ogni rapporto

Katherine Pancol,- Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì, Baldini Castoldi Dalai
E il giro di valzer continua. Iris non c’è più, ma Joséphine non riesce a darsi pace, il pensiero della sorella l’accompagna ogni giorno, s’insinua nel suo rapporto appena sbocciato con Philippe e lo soffoca sul nascere. Com’è fuggevole la felicità: ieri ci stringeva la mano e oggi si allontana correndo. Con Philippe a Londra che la cerca invano, la vita di Joséphine a Parigi ruota intorno a Zoé – alle prese con le ‘ansie e i timori del primo amore – e all’assoluta necessità di scrivere un altro romanzo. I soldi guadagnati con il primo stanno finendo, e Gaston Serrurier, l’affascinante editore che crede nelle sue capacità e che la sprona a fare lo stesso, la incita a trovare una nuova storia da raccontare: «Scriva, Joséphine! Qualsiasi cosa, ma scriva!» Joséphine è bloccata, la paura per il domani la tiene prigioniera nel suo guscio. Si sforza di uscirne chiamando Philippe a Londra, ma al telefono risponde un’altra donna: Dottie! E così lei si chiude di nuovo in se stessa, finché nei bidoni della spazzatura del suo palazzo trova un diario: una storia d’amore con protagonista Cary Grant. Immergendosi nel mondo del cinema degli anni Trenta Joséphine tornerà alla vita e alla scrittura! Sempre a Londra, invece, Hortense sta conquistando il mondo. Vince una selezione per allestire due vetrine da Harrods, la sua carriera è ormai lanciata, ma anche per lei c’è il rovescio della medaglia: dopo una notte appassionata tra le braccia di Gary, sceglie di seguire le sue aspirazioni professionali anziché restare con lui. Una scelta è una scelta. E Gary non è disposto a perdonare. È stato lasciato troppe volte: dal padre che non ha mai conosciuto e da sua madre che inseguiva l’uomo nero. Non è più disposto a farsi mettere da parte. Allora sarà lui ad andare a cercare il padre, a partire per la Scozia per scoprire la propria identità, le proprie origini. Ancora una volta i personaggi usciti dalla penna di Katherine Pancol si affannano, si disperano, gioiscono nel tentativo di afferrare un lembo di felicità, sempre pronta a sfuggire via all’ultimo momento. Lo sanno bene gli scoiattoli di Central Park, che si accontentano di piccoli istanti di gioia perché non sanno se durerà! Perché del futuro non c’è certezza. Ma se non sei felice oggi, chi dice che non potrai esserlo domani?

Mario Vargas Llosa , Il sogno del Celta, Einaudi
Il nuovo romanzo dello scrittore peruviano affronta le insondabili contraddizioni del male attraverso l’estrema avventura vitale di Roger Casement, uno dei primi uomini a denunciare gli orrori del colonialismo e l’inevitabile parentela tra civilizzazione e barbarie.
Il sogno del Celta racconta la non comune vita dell’irlandese Roger Casement (1864-1916), diplomatico al servizio della Corona inglese, grande amico di Conrad, ma anche cospiratore della rivoluzione irlandese e, soprattutto, primo a denunciare il genocidio del colonialismo belga in Congo, dove fu console all’inizio del XX secolo, all’epoca del boom del caucciù. È la storia di una vicenda avvenuta realmente nell’Ottocento, ma anche un pretesto per raccontare la vita di un personaggio che è stato, in qualche modo, pioniere dell’anticolonialismo e che è finito impiccato dagli inglesi nel 1916 con l’accusa di alto tradimento per aver tentato di approvvigionare di armi i nazionalisti irlandesi. Un uomo che è stato al tempo stesso eroe, traditore, pioniere e rivoluzionario e che è stato accusato — in seguito alla pubblicazione di suoi diari privati, probabilmente dei falsi redatti all’uopo dai servizi segreti inglesi – delle peggiori perversioni omosessuali. La denuncia dei massacri, delle vessazioni, perpetrate in Congo dal re Leopoldo II del Belgio e raccontate a un’Europa ‘all’oscuro di tutto si rivela come un grande atto di accusa nei confronti del colonialismo. Sono documenti di verità raccontati a un mondo che questa verità pare non voler conoscere. Il rispetto di culture diverse, seppur fragili e in qualche caso primitive. Il grido di dolore e di indignazione nei confronti di azioni che non hanno nulla di «civile». Lo sfruttamento sistematico dell’uomo nei confronti di un altro uomo. Compito degli storici, come pure dei romanzieri che raccontano fatti della storia antica o recente, è quello di cercare di capire cosa c’è dietro alla storia «ufficiale». Cosa viene nascosto dietro il paravento delle guerre «giuste» o delle rivoluzioni «trionfanti».

Gioconda Belli, Nel paese delle donne, Feltrinelli
A Faguas, un paese immaginario del Centro America, si consumano giochi di potere e corruzioni politiche, rocamboleschi abusi e fantasiose depravazioni. E allora, quando proprio non se ne può più di tutti questi eccessi, dopo aver smascherato un noto magistrato che si è fatto montare in salotto una costosissima cella frigorifera per metterci un pinguino importato di contrabbando e organizzarci delle orge con gli amici politici, la giornalista super sexy Viviana Sansón e le sue tre amiche del Club del Libro fondano il partito femminista della Sinistra Erotica, che stravince le elezioni e ribalta la vita, la società e l’economia del paese.. Grazie all’aiuto del vulcano Mitre, le cui esalazioni durante l’ultima eruzione hanno ridotto gli uomini senza testosterone, il nuovo governo può varare il suo programma: gli uomini a casa e le donne al lavoro!. Ma ecco che a pochi mesi dalla sua nomina, durante un comizio, la quarantenne e seducente presidentessa Viviana Sansón è vittima di un attentato. Mentre il capo di stato giace in coma in un letto d’ospedale con una pallottola conficcata nel cranio, sarà il neoministro della Difesa, Rebeca los Ríos, a occuparsi di risolvere il caso e di sedare le sommosse degli uomini, che scendono in strada a manifestare per riconquistare il loro potere nel paese delle donne. Chi si cela dietro l’attentato della presidentessa? Sarà Dionisio, l’autista dei ricchi, o si tratta di un complotto più grande e ancora tutto da svelare?

Michela Murgia, Ave Mary, Einaudi
A due anni da Accabadora, Ave Mary è il nuovo libro di Michela Murgia.
In questo libro, partendo dalla propria esperienza di donna e dalla propria umanità, la scrittrice mette in discussione forse il punto fondamentale su cui si regge, nella nostra cultura, l’idea della sottomissione femminile.
Un libro indispensabile e memorabile, per le donne ma anche per gli uomini. Una scrittura potente e visionaria si unisce a una sottile capacità dì scandaglio critico e alia verve polemica di Mìcheia Murgia.
“Ave Mary è nato due anni fa proprio in un momento così, quando si cercava di ricominciare a parlare del femminile in modo diverso. Il bisogno di affrontare il discorso è sorto tra donne, durante una sera di riflessioni sincere su noi stesse e sui modelli culturali a cui eravamo state vincolate nostro malgrado. Da qualunque direzione partissimo nel ragionare, le conclusioni ci riportavano sempre allo stesso punto: la religione cattolica. Una prodigiosa fucina di modelli coercitivi per le donne che eravamo e che avevamo attorno, anche di quelle che credevano di non avere alcun legame con una prospettiva di fede” (Michela Murgia).

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Andrea Levy ha conosciuto il successo con Small Island (Un’isola di stranieri) con cui si è aggiudicata l’Orange Prize, incentrato sulle vite di quattro giamaicani immigrati in Inghilterra nel 1948. Successo di pubblica e critica confermato con questo Una lunga canzone, che le è valso la shortlist al Booker Prize 2010. L’autrice continua ad indagare le radici della terra d’origine dei suoi genitori, dando vita ad una storia vibrante, in cui racconta gli ultimi anni dell’epoca della schiavitù in Giamaica e i primi di libertà. Una storia nata dalla domanda postagli da una ragazza durante una conferenza, sul come lei possa andare fiera di tali origini, sapendo che tutti i suoi antenati furono schiavi. Per dare voce a questi sentimenti ambivalenti, di vergogna e orgoglio, ha dato voce a chi voce non aveva. E solo raccontando la propria storia, anche la protagonista del libro troverà pace!

Andrea Levy, Una lunga canzone, Baldini Castoldi Dalai

«Tu non mi conosci ancora. Mio figlio Thomas, che sta pubblicando questo libro, mi dice che, all’inizio di un romanzo, è consuetudine dare al lettore un piccolo assaggio della storia che è contenuta nelle pagine che leggerai. In qualità di tuo narratore, ti comunico che questo racconto è ambientato in Giamaica durante gli ultimi turbolenti anni della schiavitù e i primi di libertà che seguirono.
July è una schiava cresciuta in una piantagione di canna da zucchero, chiamata Amity, e questo romanzo è la storia della sua vita. Era lì quando scoppiò la Guerra Battista del 1831 ed era ancora lì quando la schiavitù fu abolita. Mio figlio dice che devo spiegare che il libro racconta anche la storia della mamma di July, Kitty, e dei neri che lavoravano nella piantagione, di Caroline Mortimer, la donna bianca che ne era la proprietaria, e di molti altri, davvero troppi perché io li elenchi tutti qui. Ma quello che accadde loro è scrupolosamente descritto in queste pagine e tu potrai leggerne tutti i particolari. Forse, mi suggerisce mio figlio, potrei scrivere che è un viaggio appassionante in quell’epoca storica in compagnia delle persone che l’hanno vissuta. Vuole che lo faccia perché i lettori possano decidere se questo è un libro che li può interessare. Cha, dico a mio figlio, quante storie! Che lo leggano da soli.»
Andrea Levy evoca l’avidità e la dissolutezza dei padroni bianchi dello zucchero mentre si concedono ogni tipo di libertà e violenza con gli schiavi, prima di gettare via la Giamaica come un limone spremuto. I lettori che hanno apprezzato Un’isola di stranieri adoreranno Una lunga canzone, non solo per gli spunti che offre sull’«isola sventurata», ma anche per il miracolo di una narrazione ironica, commovente e meravigliosa.

«Una storia di sofferenza, coraggio e perseveranza che trascina il lettore sino all’ultima pagina.»
The Guardian

«Con grande intelligenza e ironia Andrea Levy riesce a trattare un tema difficile intessendo un romanzo magistralmente scritto.»
The Times

Andrea Levy è nata a Londra nel 1956 da genitori giamaicani. Ha iniziato a scrivere nel 1988 e ha raggiunto il successo con un Un’isola di stranieri (Dalai editore, 2005) caso editoriale in Inghilterra, con cui ha vinto tutti i premi più prestigiosi (l’Orange Prize e il Whitbread Prize for Fiction, nonché il Whitbread Book of the Year e il Commonwealth Prize 2005 per la sezione euroasiatica, l’Orange of the Oranges, come miglior vincitore tra gli Orange Prize degli ultimi dieci anni) e, di recente, l’International Emmy Award per la miniserie televisiva tratta dal libro. Per Dalai editore ha pubblicato anche Il frutto del limone (vincitore dell’Arts Council Writers Award) e Tutte le luci accese. Una lunga canzone è stato finalista dell’Orange Prize e del Man Booker Prize 2010.

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L’Italia e l’ascesa di Gheddafi, Arturo Varvelli, Baldini Castoldi & Dalai
«Riguardo all’espulsione della comunità in Libia, alcune responsabilità italiane furono evidenti. Moro si affidò all’intermediazione di Nasser rendendosi conto solo tardivamente dei contraddittori interessi tra Italia ed Egitto circa il mantenimento della presenza in Libia della collettività italiana e del doppio gioco egiziano, e ritardò i preparativi di un incontro chiarificatore a causa delle beghe di politica interna. Con ancora maggior gravità i diplomatici italiani non compresero prontamente che Gheddafi, per rafforzare il proprio potere all’interno del Paese, avrebbe potuto compromettere le relazioni con l’Italia e sottovalutarono i reali pericoli. (…) Solo più tardi l’Italia comprese la profondità del rancore e della voglia di riscatto di Gheddafi e di buona parte della popolazione libica.»

A soli 11 mesi dal golpe da lui capeggiato, il 21 luglio 1970 Muammar Gheddafi emanava una durissima legge contro gli italiani in Libia: confisca di tutti i beni ed espulsione dell’intera comunità residente. Gheddafi, allora uno sconosciuto colonnello ventisettenne, diveniva improvvisamente il liberatore dalla presenza coloniale italiana acquistando fama in patria e all’estero. La diplomazia e il governo italiano furono decisamente spiazzati: la richiesta mediazione di Nasser si rivelò un bluff perché non si compresero il doppio gioco e gli interessi egiziani; inoltre, seppur noto, fu sottovalutato il reale pericolo del nazionalismo libico. Oggi, per la prima volta, la consultazione della documentazione inedita degli archivi del ministero degli Esteri, integrata con le carte degli archivi inglesi e americani, ha permesso ad Arturo Varvelli di ricostruire minuziosamente quegli anni cruciali. E di raccontarci come Moro seppe riallacciare i rapporti con Tripoli, scartando le misure di ritorsione, sventando anche un golpe contro Gheddafi e puntando a compensazioni indirette in campo economico. Fu uno scambio conveniente per entrambi i Paesi, che coinvolse le grandi opere, il petrolio e le armi, e che assicurò all’Italia un approvvigionamento petrolifero preferenziale in cambio di know-how tecnico-scientifico essenziale allo sviluppo della Libia. La collaborazione italo-libica si muoveva però in uno scenario intricatissimo in cui l’Italia doveva mediare tra la politica mediorientale degli Stati Uniti, che con la crisi petrolifera del 1973 si mutò in dura opposizione ai Paesi produttori di petrolio, e le esigenze energetiche nazionali. Ecco perché la conclusione dell’accordo di cooperazione con la Libia del febbraio 1974 acquisì una rilevanza politica, il cui obiettivo era collocarsi come Paese «cerniera» fra l’Alleanza atlantica e il mondo arabo, salvaguardando gli interessi economici italiani in Medio Oriente e assicurandosi sul piano interno il consenso del Partito comunista. L’intesa del 1974 è rimasta un caposaldo della politica mediterranea italiana fino ai nostri giorni, malgrado una lunga situazione di contrasto tra il regime di Gheddafi e la maggior parte delle potenze occidentali. La storia si ripete, dopo il trattato d’amicizia tra Roma e Tripoli del 30 agosto 2008. Oggi come allora, Gheddafi è un partner indispensabile. La perfetta complementarietà tra le due economie sembra suggerire e rivelare che, in fondo, gli interessi comuni sono ancora gli stessi.

Arturo Varvelli è nato a Torino nel 1976. Si occupa di politica e storia internazionali. Ha conseguito un dottorato in Storia internazionale presso l’Università Statale di Milano. All’attività di ricerca presso l’ISPI (Istituto per gli Studi di Politica Internazionale) di Milano affianca quella giornalistica collaborando con diverse testate nazionali.

Non desiderare la terra d’altri. La colonizzazione italiana in Libia, Federico Cresti,Carocci
Negli ultimi anni i rapporti che legano l’Italia alla Libia sono stati spesso al centro di dibattiti e polemiche. Questo libro – che esce a cento anni di distanza dallo scoppio della guerra italo-turca (1911), primo atto del sogno nazionalista italiano di ottenere “un posto al sole”, e a sessanta dalla dichiarazione di indipendenza del paese nordafricano (1951) – rappresenta dunque l’occasione per ripercorrere un capitolo fondamentale dei rapporti fra i due paesi: la drammatica vicenda della conquista coloniale della Cirenaica, destinata dal governo fascista a essere popolata da agricoltori italiani.

A un passo dalla forca, Angelo Del Boca, Baldini Castoldi & Dalai
La conquista italiana della «quarta sponda» è costata alle popolazioni della Libia, nell’arco di vent’anni, centomila morti. Un numero enorme di vittime, se si pensa che il Paese contava, al momento dell’invasione, appena ottocentomila abitanti. Sinora si conosceva il dramma del popolo libico essenzialmente da libri redatti in base a documenti di fonte italiana ed europea, a volte incompleti e spesso poco imparziali. Nel 2006 Angelo Del Boca, il maggior storico del colonialismo italiano, ha avuto la straordinaria opportunità di poter consultare un documento di cui si ignorava l’esistenza: le memorie di Mohamed Fekini, capo della tribù dei Rogebàn, uno dei più irriducibili oppositori della dominazione italiana. Seguendo il filo degli avvenimenti narrati con grande precisione e lucidità da Fekini, Angelo Del Boca ha potuto così offrirci una ricostruzione, finalmente completa e attendibile, del periodo che va dal 1911, anno dello sbarco degli italiani a Tripoli, al 1930, quando Fekini, incalzato dalle bombe di Graziani, fu costretto a rifugiarsi con la sua gente in Algeria.
Il libro oltre a fornire una visione del tutto nuova e capace di rendere giustizia alla cultura e al patriottismo libici, ha anche il merito di dare risalto a pagine tragiche, colpevolmente rimosse dalla nostra storia nazionale.

Gheddafi. Una sfida dal deserto, Angelo del Boca, Laterza
“Sono il leader dei leader arabi, il re dei re dell’Africa e l’imam dei musulmani”: Muammar al-Gheddafi, da quarantuno anni alla guida della Libia, è vivo, lucido, nel pieno delle sue energie, deciso a mantenere il potere con ogni mezzo. È anche fresco di recenti successi. È stato cancellato dalla blacklist americana dei “paesi canaglia” e reintegrato a pieno titolo nella comunità internazionale. Resta l’ultimo suo grande sogno di costruire un’Africa unita, che stenta però a decollare. Angelo Del Boca, il più noto storico del colonialismo italiano, accoglie la sfida di una biografia in fieri e racconta le molte facce del leader libico: lo statista, l’agitatore, il politico e insieme il funambolico beduino, l’arguto narratore del deserto.

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Un grande autore di reportage di viaggi ripercorre la strada percorsa trenta anni fa,     quando in treno da Londra raggiunse Tokyo. Ora, ripercorre quei passi, sempre con il medesimo scoppiettante ed inconfondibile stile:

Un treno fantasma verso la Stella dell’Est, Paul Theroux, Baldini Castoldi & Dalai

Nel 1975 un giovane e ambizioso Paul Theroux decise di intraprendere una straordinaria avventura: partendo da Londra raggiunge Tokyo servendosi esclusivamente di treni. Da quell’esperienza nacque uno dei suoi primi libri di viaggio. Trent’anni dopo il grande scrittore ripercorre i propri passi sulle strade ferrate dell’Asia. Il risultato è questo nuovo capitolo della sua inesausta esplorazione di ogni angolo nascosto del pianeta. Forte di una scrittura precisa ed evocativa, libera da qualsiasi esotismo e capace di raccontare la bellezza senza arretrare di fronte alle brutture e alle contraddizioni del mondo, Theroux ci trasporta in luoghi lontani e spesso poco conosciuti come Tbilisi, Baku, le città sacre dell’India e le megalopoli giapponesi. Un viaggio che non è solo l’attraversamento di queste terre, ma soprattutto la descrizione del perpetuo peregrinare di una delle anime erranti più fascinose del nostro tempo.

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Un thriller tedesco(di grande successo da quelle parti, 400.000 copie) teso e coinvolgente, nonostante i salti temporali e spaziali, per quanto crudo nella trama e ben poco consolatorio : il male pare essere sempre in agguato fuori dalle nostre case!

Sabine Thiesler , La carezza dell’uomo nero  , Baldini Castoldi & Dalai

Berlino, 1986. Benny non ha il coraggio di far firmare due brutti voti alla mamma e marina la scuola. Sa che non deve dar retta agli sconosciuti, ma quando Alfred lo soccorre da due ragazzi che vogliono derubarlo si fida istintivamente di lui. Dopo due giorni, Benny viene ritrovato in una casupola alla periferia della città: è seduto a un tavolo e i suoi capelli sono stati pettinati con cura sulla fronte, sembra ancora vivo ma in realtà è morto da almeno diciotto ore. Anche a lui è stato strappato il canino destro superiore, post mortem. Come a Daniel, tre anni prima; come a Florian, tre anni dopo. Hanno sperato fino all’ultimo che i genitori venissero a salvarli, ma alla fine si sono arresi: è stato quello il momento in cui Alfred ha deciso che dovevano morire. Ora sono liberi, non dovranno soffrire mai più.

La polizia non ha la minima idea di chi sia il colpevole. Poi, inspiegabilmente, la serie degli omicidi si interrompe. Toscana, 1994. Durante le vacanze, Anne e Harald vivono l’incubo peggiore di ogni genitore: in una sera come un’altra, a pochi giorni da Pasqua, loro figlio Felix sparisce senza lasciare traccia e a loro non resta che tornare in Germania. Toscana, 2004. Ancora divorata dal dolore, Anne ritorna nel luogo in cui Felix è scomparso. Affascinata da un rudere isolato in una valle solitaria, lo acquista da un uomo affabile e carismatico, illudendosi di poter trovare un indizio su cosa sia successo, ma dopo dieci anni tutto sembra perduto. Eppure qualcosa in quel luogo risveglia i suoi incubi. Qualcuno ha visto, ma non può raccontare…

Vedrete con i suoi occhi
Capirete con il suo cuore
Lo odierete con tutte le vostre forze
Ma non potrete fare a meno di provare compassione
Non sarete mai stati tanto vicini a un assassino

Sabine Thiesler, nata e cresciuta a Berlino, ha studiato germanistica e teatro. Ha lavorato per alcuni anni come attrice, quindi ha scritto testi teatrali e sceneggiature televisive di successo. La carezza dell’uomo nero, bestseller in Germania con oltre 400.000 copie vendute e tradotto in diverse lingue, è il suo primo romanzo.

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Tariq Ali, uno dei direttori della rivista «New Left Review», noto e brillante esponente degli Studi Culturali, è anche storico, analista politico, romanziere e regista cinematografico. I suoi romanzi storici, raggruppati sotto l’etichetta di «Islam Quintet», comprendono Un Sultano a Palermo, All’ombra del melograno, Il libro di Saladino e La donna di pietra. L’atto finale del quintetto verrà pubblicato come gli altri da BCDe. Sullo sfondo dell’imminente caduta dell’impero ottomano, Tariq Ali intreccia con abilità le vite della famiglia di Iskander Pascia. Un ritratto vivido, personaggi ben riusciti e ottimamente rappresentati, tutti segretamente inclini a confessare le loro emozioni alla mitica Donna di pietra.

Tariq Ali, La Donna di Pietra, Baldini Castoldi & Dalai

Ogni anno la famiglia di Iskander Pascià, ex ambasciatore del Sultano in Europa, trascorre l’estate nel suo palazzo affacciato sul Mar di Marmara. È il 1899 e l’Impero ottomano è dilaniato da lotte intestine, fermenti popolari e dalle politiche di conquista delle grandi potenze europee. Nilofer, figlia di Iskander, dopo aver disonorato la famiglia, nove anni prima, sposando un umile insegnante greco, ritorna a casa. È lei a condurci dalla «Donna di Pietra», un antico masso dalle sembianze solo vagamente umane – a cui si arriva attraverso i frutteti, tra l’odore del timo e dell’albero del pepe – che per secoli ha raccolto le confessioni di intere generazioni. Disillusa e infelice, Nilofer sarà la prima a visitare la Donna di Pietra, ma tutti i personaggi, a turno, le affideranno il proprio dolore nascosto. Sara, moglie di Iskander, che cela un inconfessabile segreto; i figli Halil, generale dell’esercito impegnato a ordire una rivolta contro il Sultano, e Kemal, armatore di una compagnia di navigazione, tradito dalla moglie e dalla vita. Ma anche Petrossian, il fedele domestico armeno e Selim, barbiere di famiglia. Vicende minori che, sullo sfondo di un potente affresco storico e politico, illustrano il cosmopolitismo e i costumi spesso disinibiti dell’epoca (il fratello di Iskander, Memed, scaltro politico e diplomatico, ha una relazione con il barone Jakob von Hassberg). E mentre «come una prostituta ubriaca, l’Impero non sa né si cura di chi sarà il prossimo a prenderla», i protagonisti sopravvivranno alla Storia, come protetti dalla Donna di Pietra, quasi che questa strana figura preservasse quanto di più autentico c’è nell’anima, un baluardo di verità in mezzo ai miti e agli inganni di un mondo ormai in declino.

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dopo le ferie, cosa bolle nella pentola degli editori

NUOVI LIBRI IN ARRIVO
AUTORI STRANIERI

Allende Isabel, Isola sotto il mare, Feltrinelli
Asensi Matilde, La vendetta di Siviglia, Rizzoli
Bach Richard, Il cielo ti cerca, Rizzoli
Berry Steve, La tomba di ghiaccio, Nord
Brown Dan, Un nuovo libro, Mondadori
Chevalier Tracy, Strane Creature, Neri pozza
Coben Harlan, Tieniti forte, Mondadori
Coelho Paulo, Il vincitore è solo, Bompiani
Eggers Dave, Le creature selvagge, Mondadori
Gaarder Jostein, Il castello dei Pirenei, Longanesi
Ghosh Amitav,Lo schiavo del manoscritto,Neri Pozza
Harris Johanne, Il seme del male, Garzanti
Hayden Torey, La foresta dei girasoli, Corbaccio
Hornby Nick, Canzoni per Juliet, Guanda (un nuovo romanzo!)
Jergovic Miljenko,Freelander,Zandonai
King Stephen, The DOME, Sperling
Lehane Dennis, Quello era l’anno, Piemme
Matheson Richard, Tre ore per vivere, Fanucci
McCarthy Cormac, Suttree, Einaudi
Nafisi Azar, Le cose che non ho detto, Adelphi
O’Brian Patrick,Blu oltre la prua,Longanesi
0′ Carroll Brendan, Agnes Browne ragazza, Neri pozza
Sepulveda Luis, L’ombra di quel che eravamo, Guanda
Spark Muriel, I consolatori, Adelphi
Sparks Nicholas, L’ultima canzone, Frassinelli
Tolkien, La leggenda di Sigurd & Gudrun
Updike John,Le vedove di Eastwick,Guanda
Valley Angela, Le bambole sono tutte carnivore, Guanda
Waters Sara, Piccola ospite, Ponte alle grazie
Welsh Irvine, Crime, Guanda
Walcott Derek, Isole – poesie 1948 -2004, Adelphi
Yoshimoto Banana, Delfini, Feltrinelli

AUTORI ITALIANI
Eraldo Baldini, In una selva oscura, Einaudi
Alessandro Baricco, Emmaus, Feltrinelli
Stefano Benni, Il ritorno di Bar Sport, Feltrinelli
Federica Bosco, Vado a vivere con Max, Newton
Alessandro Bergonzoni, Bastasse grondare, Scheiwiller
Enrico Brizzi, La nostra guerra, Baldini Castoldi & Dalai
Marco Buticchi, Il respiro del deserto, Longanesi
Guido Cervo, I ponti della delizia, Piemme
Cristina Comencini, Quando la notte, Feltrinelli
Umberto Eco, La vertigine della lista, Bompiani
Oriana Fallaci, Intervista con la storia 2, Rizzoli (un inedito)
Dacia Maraini, Ragazze di Palermo, Rizzoli
Elisabetta Rasy, Memorie di una lettrice, Rizzoli
Bianca Pitzorno, Giuni Russo – da un’estate al mare al Carmelo, Bompiani
Susanna Tamaro, Il grande albero, Salani
Wu Ming, Tahammul – Quindici anni dopo Q, Einaudi

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Gabriella Kuruvilla è considerata una delle promesse della narrativa italiana contemporanea. Nata a Milano da padre indiano e madre italiana, il suo stile è stato accostato a quello di Zadie Smith e di Hanif Kureishi, e pensiamo di poter fare anche il nome di Jumpha Lahiri.Questa sua raccolta di storie sulla migrazione, vicende dal tono tagliente di chi resta sospeso tra due mondi, si fa ricordare per la solidità narrativa, per la prosa limpida e capace . Una scrittrice da tenere d’occhio!

Gabriella Kuruvilla, E’la vita, dolcezza, Baldini Castoldi & Dalai
Ricordi, malinconie, sogni, rabbie, desideri. Di uomini e donne, neri e meticci. Sembrano incontri fatti per strada quelli dipinti dall’autrice, vite comuni in cui stupisce la capacità di scoperchiare l’ovvio, colpendo laddove uno meno se l’aspetta. Tanti luoghi, molti volti, il medesimo filo conduttore: sentirsi stranieri o stranieri a metà, in lotta per uscire da un limbo, nella difficoltà di affermare la propria unicità.
Una donna lascia l’India per raggiungere l’Italia, ma non trova nessuno zio ad aspettarla e risponde all’annuncio «Cerco badante, giovane e asiatica». Il figlio di una coppia mista separata vive il disagio dell’adolescenza e ricerca la sua identità. Una ragazza, indossati sari e sandali, scende in strada e insulta la Barbie, bianca e bionda, rivale in amore. Il sogno di una casa a Trivandrum si arena in un quadro, nel ricordo di un padre che ascoltava Bob Dylan e tifava per l’Inter. Una bambina che sta imparando l’italiano sbaglia sempre le doppie e si esercita copiando le parole su pezzetti di carta. Punita dal nonno per aver scritto «puttana», finirà da grande per vendere il suo corpo.
Ma è la vita, dolcezza.
Non c’è commiserazione, né giudizio morale. Le parole sono veloci graffi sulla tela, che lasciano affiorare un colore tanto intenso quanto enigmatico, creando un mosaico di storie in cui confluiscono dolcezza e durezza, riflessività e impulsività. Un libro che lascia tracce dentro di noi, al di là di ogni razza, età e genere.

Gabriella Kuruvilla, nata nel 1969 da padre indiano e madre italiana è laureata in architettura. Ha lavorato come giornalista per diversi quotidiani e riviste prima di dedicarsi interamente alle sue grandi passioni: la scrittura e la pittura. I suoi quadri sono stati esposti in Italia e all’estero. Con lo pseudonimo Viola Chandra ha pubblicato nel 2001 il romanzo Media chiara e noccioline, un estratto del quale è presente all’interno dell’antologia statunitense Multicultural Literature in Contemporary Italy (2007). Del 2005 è l’antologia Pecore nere che contiene i racconti Ruben e India; Documenti (da cui è tratto La casa), premiato al Concorso letterario Nazionale Lingua Madre, è pubblicato in Lingua Madre Duemilasette. è tra le poche scrittrici italiane sulla scia di Hanif Kureishi e Zadie Smith.

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