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loreley

Il Reno, il lungo fiume del nord, è il vero protagonista di queste splendide fiabe raccolte da Donzelli in un elegante volume, impreziosito da riproduzioni di quadri, illustrazioni di nereidi e ninfe, vedute del corso d’acqua e dei suoi dintorni, tutte ad opera di artisti dell’Ottocento.

È proprio il grande fiume(ah, dimenticavamo, quello tedesco, non quello emiliano . . ..), tranquillo ed impetuoso, il leitmotiv della raccolta che tiene unite fiabe capaci di spalancare le porte di un mondo romantico, fantastico e meraviglioso, dominato dalla magia e da animali mitologici dei fiumi come ondine, tritoni, ma anche creature arlanti, cavalieri coraggiosi, matrigne cattive e sorellastre terribili

Clemens Brentano, esponente del romanticismo tedeso, arriva all’essenza delle tradizioni, delle mitologie che accompagnano lo scorrere del fiume, pescando a piene mani dalle tradizioni popolari. Lo fa con un stile poetico ed intenso, inserendo anche canti e versi nella narrazione, aggiungendo qua e là qualche tocco di humour nero. Pare di cogliere nelle sue pagine lo spirito dell’epoca, e del popolo tedesco. Vi potrete trovare anche una incredibile creatura fatata, Radice Verbale. Che testualmente confessa ad un “umano”: “io sono la fata del suolo tedesco, e mi chiamo Radice Verbale. Ti ho sempre amato per il Tedesco bello, puro e corretto che parli, e per questo ti ho ricoperto di benedizioni”

Ne deriva uno splendido libro, tuttora attualissimo e godibilissimo, capace di far sognare gli adulti.

Le fiabe del Reno, di Clemens Brentano, Donzelli
edizione italiana a cura di Camilla Miglio e Laura Bocci

Clemens Brentano appartiene alla più romantica delle famiglie europee: fratello della scrittrice Bettina, cognato e amico fraterno dello scrittore Achim von Arnim, figlio di una delle amiche più intime di Goethe. Talento geniale, erotico e mistico, chitarrista vagabondo, enfant terrible dei salotti romantici, demoniaco ma capace di votarsi al capezzale di una monaca stigmatizzata, è stato anche un grandissimo conoscitore e reinventore del patrimonio di canti e fiabe della cultura europea. La “Fiaba del Reno” incarna uno dei suoi momenti più alti, di immediato godimento per i più giovani, compresi i bambini, e di deliziosa lettura per gli adulti. In queste storie affascinanti, che rileggono in chiave colta le molteplici radici folkloriche della fiaba europea, il mondo del Reno, insieme reale e fantastico come ogni sogno sa essere, si popola di animali parlanti, di ondine e di sirene. Troneggia al suo centro la bella Loreley, l’eroina acquatica più famosa e fatale; ma vi compare anche il Vecchio Padre Reno in persona, che favorisce amori e amicizie, ma che sa punire con severità gli empi; e poi, principesse, fanciulle infelici, matrigne e sorellastre, mercanti e imbroglioni, girovaghi e artigiani. In questa cornice si muove il protagonista: un mugnaio dal cuore aperto, che sa lasciarsi sorprendere e che è sempre pronto a recuperare una dimensione di armonia tra la natura terrestre, aerea e subacquea: un uomo semplice che insegna a lasciarsi catturare dalla fantasia.

L’autore secondo Wikipedia:

Clemens Maria Brentano, pseudonimo di Clemens Wenzeslaus Brentano de La Roche (Ehrenbreitstein (oggi Coblenza), 9 settembre 1778 – Aschaffenburg, 28 luglio 1842), è stato uno scrittore e poeta tedesco, esponente del Romanticismo.

Clemens Brentano era il secondo figlio di Peter Anton Brentano (della famiglia dei Brentano di Tremezzo).

La sua istruzione venne affidata ad una scuola cattolica ma seguirà anche viaggi a fine istruttivo a Berlino ed altre città tedesche.

Mostrò fin dall’infanzia una spiccata inclinazione alla solitudine e alla fantasticheria, fattori sempre riscontrabili nelle future opere. Lasciò l’università di Halle per proseguire disordinatamente ma in maniera continua gli studi letterari, riuscendosi a legare e stringere amicizie con i maggiori esponenti del romanticismo tedesco. Venendo a contatto con la corrente letteraria romantica, che in quegli anni si stava espandendo in tutta Europa, cominciò ufficialmente la sua carriera scrivendo numerosi racconti, al fine di rivalorizzare le antiche leggende tedesche, famose sono infatti le raccolte di questo tipo.

Brentano non si dedicò solo alle leggende, ma anche a ricette, tradizioni e usanze della Germania contadina. In una raccolta venne anche inserita la leggenda della Lorelei, tramandata dalle popolazioni del Reno, secondo la quale su uno scoglio realmente esistente nel mezzo del fiume, una sirena con il suo magnifico canto attirasse i pescatori e li facesse naufragare a causa delle forti correnti di quella zona. Il mito è una spiegazione leggendaria delle forti correnti di un certo tratto del fiume.

Amò follemente, così traspare dalle sue opere, Sophie Mereau che dopo molte resistenze riuscì a sposare nel 1803; ma solo tre anni più tardi essa morì, di parto.

Divenne intimo amico del cognato, Achim von Arnim, il quale aveva sposato Bettina, e fu con lui a Berlino dove lavorò intensamente al movimento politico-letterario che doveva preparare la riscossa dello spirito nazionale, scrivendo inni e canzoni.

Fu un instancabile viaggiatore e autore di numerose fiabe, romanzi, novelle e impressioni di viaggio.

Gli ultimi anni della sua vita li trascorse presso una donna che ebbe grande influenza sull’ultima parte della propria esistenza ed in particolare influenzò il suo spirito, attirandolo alla fede cattolica ed ispirandogli una grande opera sulla Passione di Cristo, la Das bittere Leiden unseres Herrn Jesu Christi.

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