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Posts Tagged ‘consigli di libri’

David Vann and Miriam Toews

David Vann and Miriam Toews (Photo credit: Robert Burdock)

 

 

Hosea Funk farebbe di tutto per ospitare il Primo Ministro del Canada ad Algren, nel luogo di cui è sindaco.. Non per gloria, ma per una scottante questione personale, ma la sua attenzione a certi fatti rischiano di allontanarlo dalle cose importanti della vita… Dall’autrice de In viaggio con la zia, Miriam Toews, giovane talento canadese (nazione da tripla aaa per quanto riguarda la letteratura, soprattutto dopo la vittoria al Nobel di Mrs Munro!) ecco una brillante commedia con personaggi azzeccatissimi (compresa una bambina chiamata Summer Feelin’…),  e tanta gioia di vita (in questo caso, in un piccolo paese di provincia)!

 

MIRIAM TOEWS,

Un tipo a posto, Marcos y marcos

Benati D.; Lasagni P.  

 

Millecinquecento, non uno di più, non uno di meno: è il numero di abitanti che deve mantenere Algren per essere la città più piccola del Canada e aggiudicarsi la visita del primo ministro il giorno della festa nazionale.

Hosea Funk, il sindaco di Algren, ha una ragione in più per desiderarlo: sua madre, sul letto di morte, gli ha confidato che il primo ministro è il suo vero padre, l’uomo misterioso che tanti anni prima la rapì dal ballo per far l’amore in un campo di colza e poi sparire nella notte.

Quindi gli abitanti di Algren non devono assolutamente aumentare né diminuire, almeno fino al primo luglio: per il sindaco Hosea sta diventando un’ossessione.

È un disastro, per esempio, se Max, giovane padre ex fuggitivo, torna all’improvviso per riconquistare la sua donna, e spiegare a Summer Feelin’, la sua bimba, che non bastano le braccia per volare. Un abitante di troppo.

Per fortuna il vecchio Hamm, novant’anni suonati, esala l’ultimo respiro. Meno uno, evviva; ma ecco che un miracoloso parto trigemellare fa saltare di nuovo i conti: più tre!

Per quanto Hosea si sforzi di tenere fermo il mondo, mille accidenti cospirano a mettere la gente in movimento. E una partita molto seria si gioca proprio sul suo cuore, perché Lorna, la splendida donna che lui ama, vorrebbe trasferirsi da Winnipeg ad Algren per stargli accanto…

 

Un tipo a posto è un romanzo dolce e sognante di persone che vanno e vengono, entrano dalle finestre aperte nelle notti calde o aspettano l’autobus che porta via. Tra albe arancioni e neve che si sfalda sui tetti a primavera, amori infiniti, finiti e rinnovabili ridisegnano le mappe dell’umana realtà.

 

Autentica rivelazione della narrativa canadese degli ultimi anni, Miriam Toews è nata in Manitoba, in una comunità mennonita di stampo patriarcale e fondata sulla colpa. I suoi genitori avevano vedute più larghe e si sono rassegnati a vederla fuggire. A diciotto anni era già a Montréal, e scrivere è stata la sua ribellione.

Il regista messicano Carlos Reygadas l’ha tentata con il cinema, nominandola sul campo attrice protagonista di Luz silenciosa; la sua intepretazione è memorabile, ma il suo vero terreno era e rimane

la scrittura, comica e malinconica in modo inestricabile.

Nel 2004 ha vinto un premio stratosferico, il Governor General’s Award, con Un complicato atto d’amore, pubblicato in Italia da Adelphi.

In fuga con la zia, pubblicato dalla nostra casa editrice, si è aggiudicato il Rogers Writers’ Trust Fiction Prize ed è stato tradotto

in dieci lingue.

Mi chiamo Irma Voth richiama la sua esperienza sul set di Luz silenciosa e narra lo stranissimo impatto di una troupe cinematografica su una comunità mennonita nel deserto messicano.

Un tipo a posto è il secondo dei cinque romanzi che ha scritto finora: il più gioioso.

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In una nuova traduzione dopo quella di Rizzoli del 1965 torna il libro di una figura straordinaria del Novecento: Zelda Fitzgerald, danzatrice, pittrice, autrice, personalità mitica e tragica. “Non voglio che tu mi veda vecchia e orribile. Meglio sarebbe morire entrambi appena compiuti i trent’anni”
Frase a dir poco profetica, quella pronunciata da Zelda Sayre Fitzgerald: la sua esistenza fu assai tumultuosa, da musa degli anni del jazz, animatrice delle cronache mondane e letterarie, ai lunghi anni della malattia che la condurranno, neppure cinquantenne, alla morte nel 1947. Lasciami l’ultimo valzer, romanzo fortemente autobiografico, fu scritto in appena un mese (e fonte di forti tensioni con il marito Scott, che stava lavorando da sei anni a Tenera è la notte: prese comunque parecchi spunti dal libro della moglie!). Zelda era una donna anticonformista, moderna, intelligente e dotata di humor: e la sua prosa, elegante e vibrante, spalancano le porte ad un fantastico ritratto di quel periodo, e di uno spirito sensibile.

Zelda Fitzgerald, Lasciami l’ultimo valzer, Bollati

Zelda Sayre Fitzgerald è stata la musa dell’«età del jazz». Era l’incarnazione di tutto ciò che era moderno e nuovo, il prototipo che ogni ragazza spregiudicata degli anni venti doveva seguire. Diceva di sé: «Non avevo pensieri che per me stessa. Non provavo un briciolo di sentimento d’inferiorità, impaccio o dubbio, e non avevo il benché minimo principio morale». Pubblicato nel 1932, Lasciami l’ultimo valzer è l’unico romanzo che Zelda Fitzgerald abbia mai scritto. Ambientato tra l’Alabama, New York, la Francia e l’Italia, è la storia di Alabama Beggs, bella e anticonvenzionale fanciulla del Sud che sposa un artista, viaggia con lui in Europa e conduce una vita relativamente infelice, cercando di mettere alla prova i suoi tormentati talenti artistici. In gran parte dolorosamente autobiografico, il romanzo di Zelda racchiude episodi della sua vita coniugale, tanti dei quali andranno a costituire la materia di Tenera è la notte, capolavoro di Francis Scott Fitzgerald. Ispiratrice di molte delle protagoniste femminili dei romanzi del marito, quella di Zelda è una figura incantevole e tragica. I riflettori dei ruggenti anni venti che avevano incoronato Zelda e Scott come la coppia più scintillante di ogni serata newyorkese non riusciranno a rischiarare il nero vuoto, l’ansia di appagamento che Zelda cercherà tutta la vita di mettere a tacere attraverso la scrittura, la danza e la pittura e che la condurrà da ultimo alla schizofrenia.
“Lasciami l’ultimo valzer” è assieme il tentativo disperato di dominare i propri demoni per non esserne la vittima e un sorprendente addentrarsi nella psiche dei personaggi, tanto da far dire al marito: «Non ho mai conosciuto una donna che si esprimesse con tanta grazia e originalità».

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