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Posts Tagged ‘ebola’

Sergio Ramazzotti è il reporter italiano che ha visto con i propri occhi gli effetti dell’epidemia di Ebola. Questo libro, appena uscito in libreria, è il resoconto di quei giorni:

Sergio Ramazzotti, Ground Zero Ebola, Piemme

«Sono appena sbarcato da un Paese, la Liberia, di quattro milioni di assassini. Quasi un milione è concentrato nella capitale, Monrovia. Assassini sono tutti: giovani, meno giovani, donne, bambini. Spero di essere perdonato per queste parole: non ne trovo di più adeguate. Loro non hanno colpa. La colpa è della paranoia che in me, dopo tre settimane in quella città, ha preso il sopravvento sulla ragione. È così che ti riduce la psicosi da Ebola: vedi chiunque come un potenziale killer. E sono certo che molti considerassero me allo stesso modo. I nuovi princìpi che regolano i rapporti sociali sono semplici: se tocchi la persona sbagliata, muori. Tocchi la persona che ha toccato la persona sbagliata, muori. Sali sul taxi sbagliato, muori. Per distrazione ti stropicci un occhio o ti accendi una sigaretta con la mano che ha toccato la cosa o la persona sbagliate, muori. Tre settimane dopo, quando alle cinque e venti del mattino è atterrato il volo SN1247 all’aeroporto di Bruxelles, non è successo niente di speciale. L’aeroplano ha parcheggiato dove doveva e gli oltre cento passeggeri, fra i quali c’ero anch’io, si sono riversati nell’aeroporto attraverso il molo. Come accade per qualsiasi altro volo, su quelle persone non sono stati fatti controlli di nessun genere, tranne quello del bagaglio a mano ai varchi di sicurezza. Il che non avrebbe nulla di sconcertante, se non fosse che il 1247 è il volo diretto Monrovia-Bruxelles, che la maggior parte di quei passeggeri erano liberiani in fuga dal loro Paese devastato dall’epidemia di Ebola. E che il volo, per la cronaca, è lo stesso sul quale, solo 11 giorni prima, aveva viaggiato Thomas Eric Duncan, il cittadino liberiano che poi ha proseguito per il Texas, dove è stato ricoverato in gravi condizioni in un ospedale di Dallas, dove è morto…».

http://www.parallelozero.com/photographers/sergio-ramazzotti-2

 

 

 

 

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Area di contagio, il primo libro su Ebola di venti anni fa, era davvero avvincente come un romanzo.  Promette molto bene anche questo testo, in arrivo per Adelphi:

DAVID QUAMMEN – Spillover. L’evoluzione delle pandemie
Adelphi – Traduzione di Luigi Civalleri
Ogni lettore reagirà in modo diverso alle scene che David Quammen racconta seguendo da vicino i cacciatori di virus cui questo libro è dedicato, quindi entrerà con uno spirito diverso nelle grotte della Malesia sulle cui pareti vivono migliaia di pipistrelli, o nel folto della foresta pluviale del Congo, alla ricerca di rarissimi, e apparentemente pacifici, gorilla. Ma quando scoprirà che ciascuno di quegli animali, come i maiali, le zanzare o gli scimpanzé che si incontrano in altre pagine, può essere il vettore della prossima pandemia – di Nipah, Ebola, Sars, o di virus dormienti e ancora solo in parte conosciuti, che un piccolo spillover può trasmettere all’uomo – ogni lettore risponderà allo stesso modo: non riuscirà più a dormire, o almeno non prima di avere letto il racconto di Quammen fino all’ultima riga. E a quel punto, forse, deciderà di ricominciarlo daccapo.

 

English: Color-enhanced electron micrograph of...

English: Color-enhanced electron micrograph of Ebola virus particles. Polski: Mikrofotografia elektronowa cząsteczek wirusa Ebola w fałszywych kolorach. (Photo credit: Wikipedia)

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The isolation ward of Gulu Municipal Hospital,...

The isolation ward of Gulu Municipal Hospital, Gulu, Uganda, during an outbreak of Ebola hemorrhagic fever in October 2000 (Photo credit: Wikipedia)

chi si ricorda di questo vecchio libro, degli anni Novanta? Il primo a raccontare con crudezza il virus Ebola, con una tensione capace di inchiodare il lettore alla pagina. Tutto vero, purtroppo, e il virus è ancora lì, più forte che mai..

 

Area di contagio, Richard Preston, Rizzoli

 

“Dal profondo delle foreste tropicali, dove fino al 1980 è vissuto e si è moltiplicato senza che medicina ne rilevasse l’esistenza, un virus letale si manifesta all’improvviso: attacca le scimmie, ma anche l’uomo, e gli effetti sono rapidissimi e devastanti. La difficoltà di riconoscerne i sintomi, l’inefficacia delle terapie, la facilità con cui il virus si riproduce e uccide ne fanno uno dei flagelli più pericolosi che mai abbia minacciato l’umanità: peggiore della peste, peggiore dell’AIDS. Area di contagio non è un romanzo. La storia che racconta è vera, e reali sono i personaggi che descrive.
Non solo il micidiale virus Ebola esiste davvero, ma si manifesta in differenti varietà, in vari punti del globo, negli ultimi quindici anni, e nel 1989 è anzi riuscito a penetrare, attraverso scimmie di laboratorio importate dalle Filippine, nel cuore degli Stati Uniti. Così a pochi chilometri da Washington, senza che l’opinione pubblica se ne accorgesse, per qualche giorno si è combattuta una vera e propria battaglia: un combattimento contro un nemico invisibile a occhio nudo, capace di penetrare nell’organismo umano attraverso il contatto, ma anche attraverso il respiro, di moltiplicarsi rapidamente, di scomparire per anni per poi riapparire più micidiale che mai.
Una battaglia vinta forse solo per caso, quando la varietà penetrata negli Stati Uniti si è rivelata non letale per l’uomo.
Ebola, dopo la sua terrificante sortita, è rientrato nella foresta. Tornerà? Area di contagio racconta situazioni che fino a qualche anno fa sarebbero sembrate fantascienza, e lancia un monito: la natura sta reagendo alla sovrappopolazione, all’inquinamento, alla distruzione sistematica degli habitat naturali.
Ancora una volta è l’uomo a creare i mostri che potrebbero distruggerlo.”
Questo libro, che ho apprezzato davvero molto, mi ha lasciato tanto e lo consiglio a chi ama letture mozzafiato e cariche di suspance.
Di lui hanno scritto:
“Leggete questo libro.” (Time)
“Potrebbe rivelarsi la migliore lettura della stagione.” (Newsweek)
“Uno dei libri più terrificanti che abbia mai letto. Stiphen King e Michael Crichton arrendetevi. Questa è una storia vera.” (Arthur Clarke)
“Che libro! Io l’ho divorato e credo che mi rimarra nella memoria per un bel po’” (Stiphen King)

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