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Posts Tagged ‘Edmund White’

Un formidabile memoir di uno scrittore e commediografo che ci ha tanto deliziato con la sua pungente ironia: la storia della sua vita, dall’infanzia in una famiglia della middle class inglese, estremamente attenta al “cosa diranno i vicini”, al presente più sereno, passando per i problemi psichici della madre e la storia dell’amore dei due genitori; e sullo sfondo diversi decenni di storia sociale dell’Inghilterra!

 

ALAN BENNETT, UNA VITA COME LE ALTRE, ADELPHI

 

“Ci sono stati altri casi di malattia mentale nella vostra famiglia?”. Comincia così, con la domanda di un assistente sociale dello Yorkshire, questo commovente viaggio interiore di Alan Bennett. Siamo nell’istituto psichiatrico dove l’anziana madre è stata ricoverata per una grave forma depressiva – così almeno viene definita. Comunque sì, ci sono stati altri casi in famiglia, ma lui non lo aveva mai saputo. È il padre a svelare per la prima volta, in un atto burocratico e liberatorio, la fine drammatica e segreta del n

onno di Bennett, e a indurlo a esplorare le storie nascoste e dimenticate degli altri parenti. Ma come si distingue la malattia mentale dalle manie, dalle fobie, dal silenzio, dall’infelicità? Da parte di uno scrittore che in passato non poteva “neanche togliersi la cravatta senza prima far circondare la casa da un cordone di polizia”, un libro come questo è un dono inaspettato. Solo di recente, infatti, Alan Bennett ha sentito il bisogno di dedicarsi a quell’attività vagamente disdicevole che è lo scrivere di sé. Cambiando tonalità, forse, rispetto agli scritti esilaranti e

feroci che gli hanno dato la celebrità, ma sempre con lo stesso sguardo acuminato e instancabile. Uno sguardo di un’onestà dolente, poco caritatevole soprattutto verso le sue manchevolezze. E l’umorismo? Sotteso – o forse sospeso – in ogni pagina come uno strumento di interpretazione insostituibile, col quale ci si può destreggiare anche fra le tragedie della vita.

 
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Edmund White by David Shankbone

Image via Wikipedia

la vita di Manhattan tra gli anni Sessanta e Settanta: un periodo effervescente e unico, visto attraverso l’occhio acuto di Edmund White.

Edmund White, Ragazzo di città, Playground

Nel 1962, un giovane e sprovveduto White sbarca a New York. È l’inizio di una storia, o di un “romanzo”, che dura ancora, ma che ha i suoi passaggi più eccitanti e sorprendenti negli anni Sessanta e Settanta. Allora la città era “così pericolosa ed economica da poter accogliere gli artisti senza un soldo”. Una città allo sbando e in bancarotta, pericolosa e sudicia. Mucchi di spazzatura maleodorante restavano a marcire in strada per giorni, nel 1977 un blackout generale provocò saccheggi e arresti di massa, i newyorkesi fuggivano dalla loro stessa città trasferendosi sulla mite costa Ovest. Pericolosa e libertaria, sudicia e colta, la New York di quegli anni è il teatro della protesta contro la guerra nel Vietnam, delle prime manifestazioni a favore dell’ambiente, delle lotte femministe e infine del movimento di liberazione omosessuale, inaugurato dalla rivolta di Stonewall, nel 1969. “Una discarica a cielo aperto, con aspirazioni artistiche elevate”, un laboratorio sociale e culturale, nel quale Edmund White ha modo di conoscere e frequentare giganti dell’arte e della cultura come Susan Sontag, William Burroughs, Bob Wilson, Elizabeth Bishop, Jasper Johns, Robert Mapplethorpe, qui ritratti nella speranza di contribuire a spiegare il rapporto tra il loro temperamento, le loro ossessioni e la loro arte.

EDMUND WHITE
Nato a Cincinnati, Ohio, è cresciuto a Chicago e successivamente ha lavorato a New York come giornalista.

Dal 1983 al 1990 ha vissuto in Francia.

Il suo lavoro più famoso è forse Un giovane americano, il primo volume di una trilogia narrativa autobiografica che è continuata con La bella stanza è vuota e La sinfonia dell’addio.

La maggior parte dei suoi personaggi si muove nell’ambiente gay contemporaneo, anche se il suo lavoro più recente copre una gamma di temi più ampia.

White è stato anche influente come critico letterario e culturale, specialmente sulle tematiche gay, ed ha discusso apertamente la propria sieropositività all’HIV.

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