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Esordire come editori

 

Le Edizioni La Linea. Ecco il loro “esordio”:

 

“Ci eravamo rintanati al quarto piano di uno scialbo condominio della
città. Vi avevamo passato qualche mese nell’anonimato, la portinaia
indecisa sulle parole con cui salutarci e i vicini che ne facevano a meno.
Fu un omino tarchiato che illuminò la nostra presenza in quel luogo. Lo
fece scaricando nell’atrio dello stabile un paio di scatoloni di libri
provenienti da una tipografia. Tra i mugugni di chi tentava di scavalcarlie l’imbarazzo della portinaia, li caricammo in ascensore e li portammonel nostro ufficio. Ne uscirono due libri a cui ci presentammo come i loro editori.”

 

qualche notizia sulle Edizioni La Linea:

 

La Linea è un marchio editoriale che nasce a Bologna e debutta in libreria nel luglio 2011.

 

I fondatori sono quattro soci legati da una passione comune e decisi ad affrontare insieme una sfida che non si presenta certamente facile. Due di loro, Alessandro Menon e Marco Nardini, si occupano da tempo di libri: il primo lavora da oltre vent’anni nell’ambito dell’editoria scolastica e da alcuni anni ha avviato uno studio professionale; il secondo, dopo un’esperienza pluriennale in case editrici, radio e librerie, ha aperto un’agenzia letteraria. Gli altri due, Isabella De Ponti e Andrea Ghezzi, provengono da un dottorato di antropologia con un lungo periodo di ricerca sul campo all’estero.

 

Il programma editoriale si articola in quattro collane.
Tam Tam, la collana di narrativa, è dedicata a romanzi e racconti. Quello che vogliamo offrire è uno sguardo attento e critico, ma anche ironico e tagliente, verso la società in cui viviamo, punti di vista obliqui e originali, così come testimonianze della propria realtà di appartenenza, storie di emigrazione e di ibridazione, contesti sociali nuovi e inusuali.

 

La collana di saggistica breve Le Stringhe è un contenitore dedicato a opere sintetiche e divulgative su temi di ampio respiro, che possano interessare una larga audience di lettori.

 

La collana di antropologia Il Secondo Libro si propone di reindirizzare l’esperienza di campo o di studio del ricercatore sociale verso la dimensione narrativa o descrittiva, proponendo testi scritti per il grande pubblico, piuttosto che per l’accademia: il cosiddetto “secondo libro” dell’antropologo, appunto.

 

Infine, la quarta collana, La Linea Edu, si rivolge al settore della didattica per adulti, con particolare attenzione alla popolazione immigrata. Dal 2012 i titoli di questa collana usciranno in coedizione con la casa editrice Loescher.
L’ultima fatica de La Linea, Nostalgia dell’ombra, dello scrittore messicano (esordiente con questo libro in Italia!) Eduardo Antonio Parra

Nostalgia dell’ombra è la cronaca della nascita di un killer nel Messico violento dei nostri giorni.

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Come non segnalare un esordio letterario compiuto ad ottanta anni!  Viene da pensare alle parole di Hokusai: “Tutto quello che ho dipinto fino a 65 anni non ha valore”, disse il pittore giapponese Hokusai. “Solo a 73 anni ho cominciato a capire come sono fatti veramente gli animali, le piante, gli uccelli, i pesci e gli insetti. A 90 penetrerò il segreto di tutte le cose. A 110 tutto – ogni punto, ogni linea – prenderà vita”. Insomma, il tempo di imparare, di mettersi in gioco e sperimentare non ha mai termine.

Jamil Ahmad, ex funzionario civile pakistano, offre al lettore un vivace affresco di un angolo di mondo che solitamente viene dipinto come “il luogo più pericoloso della terra”,un area compresa tra Iran, Pakistan e Afghanistan, una zona isolata e remota, in cui le varie tribù che vi abitano sono riuscite a resistere quasi completamente all’influenza della modernità. La scena è ambientata negli anni Cinquanta, e le forti vicende con cui affascina il lettore fanno da sfondo ad un nuovo scontro tra gli antichi ritmi e le nuove esigenze di vita.

 

Jamil Ahmad, L’acqua più dolce del mondo, Bollati Boringhieri

Era il 1893, quando Sir Henry Mortimer Durand tracciò con un bastone una riga sulla sabbia del deserto per segnare il confine tra l’Afghanistan e l’allora India nordoccidentale, ora diventata Pakistan: uno dei tanti lungimiranti interventi britannici forieri di ogni genere di disastro. E disastri verranno in quel territorio. Oltre a quelli noti, come l’invasione sovietica e l’attacco americano, ci sono quelli che Ahmad racconta qui, in forma di romanzo. La narrazione comincia negli anni Cinquanta, e finisce una ventina d’anni dopo. A condurre il lettore attraverso le incredibili vicissitudini delle tribù locali, per lo più nomadi, costrette dalle guerre e dall’avanzare della modernità a perire per mancanza di cibo e acqua, a raccontarci le loro storie, le loro affascinanti leggende e l’imperscrutabile saggezza di cui sono portatrici, è un bambino, Tor Baz, “il falco nero”. Tor Baz nasce sotto il più infausto degli auspici: figlio di una donna colpevole di adulterio, viene alla luce in un avamposto militare nel deserto dove la madre ha trovato rifugio insieme al padre. Quando il piccolo ha sei anni, arriva un drappello di guerrieri guidato dal nonno materno, deciso a vendicare l’onore offeso uccidendo la figlia e il suo amante. Non ha però il coraggio di uccidere anche il piccolo, che vagherà fino all’età adulta da una tribù all’altra, da una figura paterna all’altra, conducendo anche il lettore nei recessi più oscuri del territorio e in quelli più misteriosi delle anime che lo popolano.

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