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Dall’8 settembre 2018, Giornata mondiale dell’Alfabetizzazione, avrete un motivo in più per entrare in una libreria indipendente. L’illustratrice e autrice di libri per bambini Agnese Baruzzi ha disegnato in esclusiva uno splendido segnalibro per ricordarvi che ci sono tanti motivi per scegliere le proprie letture entrando in una libreria indipendente.

LA COMUNITA’
I negozianti del territorio sono tuoi amici e vicini, pronti a supportare le attività di scuole, enti culturali e di carità . Più negozi indipendenti offrono più scelta, più varietà e quindi maggior libertà, la possibilità di dare vita ad una comunità come nessun’altra, non standardizzata.
L’AMBIENTE
Comprare “locale” significa meno packaging, meno trasporti, meno infrastrutture, meno inquinamento.
LA SOCIETA’ E LA CULTURA
Più librerie, più editori indipendenti, creano una offerta culturale variegata, valore sostenuto anche dalla Comunità Europea.
L’ECONOMIA
I negozi indipendenti creano posti di lavoro nel tuo territorio, versano per intero le imposte, in Italia, così ne pagate di meno voi.

I libri devono essere venduti da chi li ama e li conosce: il libraio è un professionista competente ed informato, pronto a consigliarvi,a darvi idee per un regalo, a cercare per voi il libro che desiderate.

Appuntamento dunque all’8 settembre: entrando in una delle librerie che seguono riceverete in dono il segnalibro a tiratura limitata! Il design sarà svelato solo quel giorno..

Cartacanta, Monterotondo (RM)
Liberamente, Ravenna
libreria Garbolino, Chivasso Chivasso (TO)
Libreria Bufò , Torino
Libreria Dante, Ravenna
Il Segnalibro, Firenze
Acilia Libri, Roma
Il Mosaico, Imola (BO)
Libreria le Corti, Saluzzo (CN)
Libreria Campus, Bari
Atlantide, Castel San Pietro (BO)

 

 

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2014, fanno cento anni dalla grande Guerra e da un libro di poesia capace di farsi ricordare a lungo. I CANTI ORFICI di Dino Campana.

 

Un autore e un libro dalla vita non semplice!

La prima stesura, Il più lungo giorno, andò perduta…

Dino Campana

Dino Campana (Photo credit: Wikipedia)

 

Secondo la ricostruzione dello stesso Campana: “venuto l’inverno andavo a Firenze al Lacerba a trovare Papini che conoscevo di nome. Lui si fece dare il mio manoscritto (non avevo che quello) e me lo restituì il giorno dopo e in un caffè mi disse che non era tutto quello che si aspettava ma che era ‘molto molto’ bene e mi invitò alle Giubbe rosse per la sera… per tre o quattro giorni andò avanti poi Papini mi disse che gli rendessi il manoscritto ed altre cose che avevo, che l’avrebbe stampato. Ma non lo stampò. Io partii non avendo più soldi (dormivo all’asilo notturno ed era il giorno che facevano le puttane sul palcoscenico alla serata futurista incassando cinque o seimila lire) e poi seppi che il manoscritto era passato in mano di Soffici. Scrissi 5 o 6 volte inutilmente per averlo e mi decisi di riscriverlo a memoria…”.

 

Il manoscritto andò perso e vide la stampa solo nel 1973 dopo essere stato ritrovato, nel 1971, tra le carte di Soffici.

 

Senza dubbio il colpo fu forte per il giovane che però reagì con vitalità e, in poco tempo, rimise insieme la raccolta perduta apportandovi numerose modifiche.

 

Il giovane Campana non si perse d’animo, e preparò una nuova versione, che venne stampata a Marradi nel luglio del 1914 dal tipografo Bruno Bavagli a spese dell’autore (in teoria, visto che il denaro arrivò da una sottoscrizione di amici).

Molti sottoscrissero, pochi pagarono realmente: si sarebbero do¬vute stampare cinquecento copie, ma il tipografo che temeva di non essere pagato ne stampò di meno.

Questa prima stampa ebbe notevoli difficoltà, nessun successo e il poeta stesso andava a vendere copie del libro nei caffè di Firenze e di Bologna oppure agli amici.

 

Nel 1928 l’editore Vallecchi pensò ad una ristampa dei Canti Orfici, senza nemmeno chiedere il permesso a Campana che in quel periodo era ricoverato in manicomio, e affidò la cura del progetto ad un giornalista e letterato, Bino Binazzi.

 

Il libro venne pubblicato con il titolo Canti Orfici ed altre liriche e comprendeva, oltre i testi presenti nell’edizione del ’14, alcune liriche del Campana apparse tra l’agosto del 1915 e il marzo 1917 su vari giornali e riviste.

 

Da quel momento, la fortuna del libro crebbe fino a diventare uno dei libri di poesia più amati, alternando prosa e versi, sulla scia di Rimbaud e Baudelaire.

 

Tra i poeti del Novecento italiano, Campana è colui che ha cercato di incorporare nella sua poesia tutti gli effetti dei nuovi mezzi di tecnica e di produzione.

Oltre alla passione che il poeta dimostrò verso l’elettricità, vista come simbolo del nuovo mondo ma facilmente ricollegabile a quello antico, un posto importante va assegnato ai rapporti tra la poesia di Campana e il nuovo linguaggio cinematografico.

 

   opere. Poesia e varie:

Canti Orfici, Marradi, 1914

Inediti, raccolti a cura di E.Falqui, Firenze, 1942

Taccuino, a cura di F.Matacotta, Fermo 1949

Taccuinetto faentino, a cura di D.De Robertis, prefazione di E.Falqui, Firenze, 1952

Fascicolo marradese, a cura di F.Ravigli, Firenze, 1952

Il più lungo giorno, Roma-Firenze, 1973, 2 voll. vol. I: riproduzione anastatica del manoscritto ritrovato dei “Canti orfici”; vol. II: prefazione di E.Falqui, testo critico a cura di D.Robertis

 

Epistolari:

Dino Campana – Sibilla Aleramo, Lettere, a cura di N.Gallo, prefazione di M.Luzi, Firenze, 1958

Le mie lettere sono fatte per essere bruciate, a cura di G.Cacho Miller, Milano, 1978

Souvenir d’un pendu. Carteggio 1910-1931, a cura di G.Cacho Miller, Napoli, 1985

Un viaggio chiamato amore – Lettere 1916-1918, Sibilla Aleramo, Dino Campana, a cura di Bruna Conti, Feltrinelli, 2000

Raccolgono la parte essenziale dell’0pera campaniana a prescindere da “Il più lungo giorno”) i due volumi di “Opere e contributi”, a cura di E.Falqui, prefazione di Mario Luzi, note di D.De Robertis e S.Ramat, carteggio a cura di N.Gallo, Firenze, 1973

 

Nel 1999, con il titolo Il più lungo giorno, è stato realizzato un film sulla vita del poeta diretto e sceneggiato da Roberto Riviello; interpreti Gianni Cavina, Roberto Nobile, Giuseppe Battiston.

 

 

 

 

LA CHIMERA

 

Non so se tra roccie il tuo pallido

Viso m’apparve, o sorriso

Di lontananze ignote

Fosti, la china eburnea

Fronte fulgente o giovine

Suora de la Gioconda:

O delle primavere

Spente, per i tuoi mitici pallori

O Regina o Regina adolescente:

Ma per il tuo ignoto poema

Di voluttà e di dolore

Musica fanciulla esangue,

Segnato di linea di sangue

Nel cerchio delle labbra sinuose,

Regina de la melodia:

Ma per il vergine capo

Reclino, io poeta notturno

Vegliai le stelle vivide nei pelaghi del cielo,

Io per il tuo dolce mistero

Io per il tuo divenir taciturno.

Non so se la fiamma pallida

Fu dei capelli il vivente

Segno del suo pallore,

Non so se fu un dolce vapore,

Dolce sul mio dolore,

Sorriso di un volto notturno:

Guardo le bianche rocce le mute fonti dei venti

E l’immobilità dei firmamenti

E i gonfii rivi che vanno piangenti

E l’ombre del lavoro umano curve là sui poggi algenti

E ancora per teneri cieli lontane chiare ombre correnti

E ancora ti chiamo ti chiamo Chimera.

 

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