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Posts Tagged ‘fiume reno’

l’affascinante storia del Reno raccontata in un dvd dal fotografo Stefano Monetti, dalla sorgente alla foce, tra chiuse e colline, gli antichi canali e i borghi che incontra.

 

In viaggio lungo il Reno. Ambiente, arte e storia è un filmato di un’ora e mezza circa che racconta il percorso del fiume nei suoi 210 chilometri verso l’Adriatico. Tra gli altri meriti, il documentario realizzato da Stefano Monetti divulga le peculiarità di uno dei corsi d’acqua meno noti della penisola italiana, teatro di parecchi avvenimenti storici e soggetto, nel tempo, a consistenti mutazioni e rivolgimenti. I concetti di “rivolgimento” e “continuo divenire”, a cui la stessa idea di fiume può essere allegoricamente associata, sono racchiusi peraltro nel nome stesso del Reno, riconducibile a un’antica radice che significa proprio “scorrere” (omonimia che condivide con il celebre fiume nordeuropeo).

La narrazione di questo river movie, che ha come filo conduttore fino quasi a Bologna la ferrovia Porrettana (opera che all’epoca suscitò tanta meraviglia e stupore per le ardite soluzioni costruttive che consentirono di superare le asperità naturali presenti nella valle del fiume), è divisa in tre parti. Nel primo tempo è accuratamente esposto il tratto dalla sorgente, situata nella montagna pistoiese, fino a Porretta Terme. L’autore esplora anche i numerosi affluenti tributari che hanno permesso la vita per lunghi secoli alle minuscole frazioni dell’alto Appennino. Uno di questi è il torrente Silla, che nasce all’interno del Parco Regionale del Corno alle Scale e incontra il Reno poco lontano dal centro termale. L’obiettivo della telecamera entra quindi nell’area protetta e risale fino alla vetta del Corno, spaziando liberamente tra gli straordinari orizzonti che si aprono dalle Alpi all’Adriatico, fino alla Corsica, senza tralasciare le molteplici particolarità botaniche e faunistiche di questa porzione di Appennino.

Il tratto che scorre da Porretta a Bologna è raccontato invece nel secondo tempo. A cominciare da Vergato, le immagini ci guidano via via alla scoperta degli antichi paesi lambiti dal fiume e dei suggestivi borghi situati sulle colline che fanno da corona al suo letto (come quello della Scola di Vimignano, uno dei più caratteristici prodotti delle maestranze comacine nella collina bolognese). Scendendo ancora di più verso valle, incontriamo dapprima il famoso abitato etrusco di Marzabotto, poi Sasso Marconi con la “propria fisionomia velleitaria di aspirante cittadina”, il castello de’ Rossi e infine, attraverso contesti paesaggistici di notevole rilievo geoambientale (il Contrafforte pliocenico in particolare), il capoluogo emiliano.

Dalla Chiusa di Casalecchio comincia l’ultima parte del nostro viaggio. Seguendo il lento fluire di quel canale che proprio al fiume deve il suo nome, ci addentriamo progressivamente nell’esplorazione dei corsi d’acqua che innervano il sottosuolo di Bologna. Transitando dall’ex porto cittadino, attraverso il Canale Navile arriviamo quindi a Malalbergo, mentre la voce narrante illustra come le vicende della città turrita, come quella dei centri abitati, dei castelli e delle fortezze che fin dal Medioevo sono sorti a guardia del territorio, si siano intrecciate profondamente con queste antiche “idrovie” che hanno da sempre offerto ottime potenzialità di sviluppo al commercio fluviale.

Tristezza e sconforto si insinuano nell’animo quando le riprese si soffermano sul suggestivo centro storico di Cento o sulle simmetriche e poderose strutture del castello della Galeazza o della Giovannina, ancora intatte all’epoca della registrazione: oggi, insieme alle altre dimore storiche e chiese della Bassa, apparirebbero sfregiate, quando non colpite a morte, dal sisma della scorsa primavera.

Il sistema fluviale tra Bologna e Ferrara, attualmente, ha nel “Cavo Napoleonico” e nel Canale Emiliano-Romagnolo (oltre ovviamente al Po e al Reno) le sue arterie maggiori. Quest’acqua, oggi regimentata e capillarmente distribuita, ha consentito già nei secoli passati lo sviluppo di coltivazioni estensive, in particolare di quella che per molto tempo ha segnato la vita degli abitanti delle campagne: la canapa. La memoria della sua importanza e delle pratiche legate a essa sono conservate nel Museo di San Marino di Bentivoglio, nei pressi appunto del Canale Emiliano-Romagnolo.

Il Reno, infine, rallenta la sua corsa una volta entrato nella provincia di Ferrara, dove si va approssimando alla foce. Dopo la svolta del Canale Benedettino, attraversa la campagna di Argenta (nei cui pressi ancora si estendono l’Oasi di Campotto e Saiarino) per poi giungere, confluendo nell’antico letto del Po di Primaro, nell’affascinante scenario di Sant’Alberto e di Volta Scirocco. È un territorio che ha subìto nel tempo profonde modificazioni, conseguenze dell’immane lavoro degli uomini che, per poter sopravvivere nelle basse terre di pianura spesso allagate, sono intervenuti ripetutamente per bonificarle, arginando fiumi e scavando collettori e scoli. Questi, come i vasi sanguigni del corpo umano, si diramano in tutte le direzioni, drenando il terreno ma anche irrigandolo durante la stagione secca.

Siamo giunti davvero alla fine del nostro viaggio ma il fiume ci riserva ancora pregevoli sorprese paesaggistiche. Prima di sfociare nel mare Adriatico a Casal Borsetti, si aprono infatti le straordinarie vedute delle aree protette della foce, annesse oggi al Parco del Delta del Po. Le ultime inquadrature sono riservate alla raccolta del sale nelle saline di Cervia e a una passeggiata fra i colori degli edifici di Comacchio. Monetti condensa qui i tratti fondanti della “poetica” fotografica che ha da sempre caratterizzato i suoi lavori, con un’attenzione minuziosa alla percezione del paesaggio e alla luce che ne modella le forme e l’aspetto.

 

90 minuti

 

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finalmente, mettiamo in copertina oggi questo libro: non è bellissimo sentire la voce dell’acqua stando a letto? La pioggia è arrivata..

http://www.mauriziogaruti.it/home.htm

Maurizio Garuti,
LA VOCE DELL’ACQUA,Pendragon, 2017, pp. 158, € 14,00

Non è un romanzo. Ma è una narrazione. Narro il nostro rapporto con le acque: nostro di emiliani, almeno di questa parte di territorio che fa capo a Bologna, dal crinale dell’Appennino fino al Po. Racconto questa storia in lungo e in largo. In lungo, cioè nel tempo, da prima dei Romani. E in largo, cioè nello spazio: la montagna, il Reno, la pianura, i canali, gli argini, le bonifiche, i maceri, i pozzi. Con una folla di protagonisti composta via via da coloni, monaci, barcaioli, mugnai, mondine, scarriolanti, contadini, braccianti, possidenti, bonificatori. Di questi temi mi ero già occupato anni fa con due volumetti, esauriti. Ora esce questa nuova edizione, unica e aggiornata. Da leggere come un romanzo.

 

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