Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Freddo come il ghiaccio’

Tre gialli, o meglio, un noir (il primo) e due gialli, accomunati dall’ambientazione, la Germania degli anni del nazismo, dal 1929 al 1934.
Il primo è opera di un autore che avevamo apprezzato per La fattoria del diavolo, che ci riportava agli anni Venti sempre nella nazione tedesca, e che riesce a ricostruire con attenzione la cupa atmosfera che avrebbe portato agli orrori della Guerra, pregi che riconosciamo di certo anche ne Il  pesce bagnato di Kutscher Volker. Infine, segnaliamo il ritorno di Bernie Gunther, il commissario già protagonista di altre avventure di Philip Kerr

Freddo come il ghiaccio, Schenkel Andrea, Giunti
Monaco anni ’30, culla del nazionalsocialismo. Dalle campagne arrivano ogni giorno giovani in cerca di fortuna. Anche Kathie è una di loro, e sogna libertà e benessere, lontano dalle ristrettezze della vita di paese. Le vetrine variopinte, i locali chiassosi, l’allegria dell’Oktoberfest seducono la ragazza, che si unisce a un gruppo di giovani sfaccendati. Ma ben presto la realtà si rivelerà diversa dalle sue ingenue fantasticherie, e Kathie finirà per accettare lo squallore di situazioni promiscue in cambio di un tetto e un pasto caldo. Ha lunghi capelli neri, è formosa e carina, proprio come le ragazze che da un po’ di tempo spariscono misteriosamente. Un assassino feroce e glaciale si aggira indisturbato per le strade di Monaco. Sarà lei la prossima vittima?

Il pesce bagnato, Kutscher Volker, Mondadori
Berlino, 1929. La capitale tedesca è una città sull’orlo dell’abisso, dove covano tutte le tensioni, tutte le angosce e tutte le deliranti ambizioni di un paese uscito a pezzi dalla guerra. Rivendicazioni operaie, complotti ultrareazionari, lotte politiche creano un cocktail micidiale in quella che è la più americana delle metropoli europee. Il giovane commissario Gereon Rath, appena arrivato da Colonia, oltre che con la frenesia della città deve vedersela con la propria insofferenza per essere stato confinato alla Buoncostume. Mettere in gabbia puttane che sui set pornografici si accoppiano con i sosia della defunta grandezza prussiana – dall’ex imperatore Guglielmo II a Federico il Grande al generale Hindenburg – non è esattamente la sua aspirazione. Mentre Gereon e la sua squadra si immergono nella vita notturna popolata di night clandestini per ogni gusto, di coca e di traffici illeciti, scoppia qualcosa di simile a una guerra civile. Il primo maggio i comunisti infrangono il divieto di manifestare e su interi quartieri popolari cala uno stato d’assedio, alla fine del quale i morti si contano a decine, quasi tutti vittime di pallottole partite da armi della polizia. I giornali parlano con sdegno di “maggio di sangue”. Il prefetto cerca di sviare l’attenzione sul caso di un misterioso omicidio: da un canale è stata ripescata un’auto di lusso con al volante un uomo in abiti elegantissimi: le mani maciullate in seguito a torture. Segni d’identità: nessuno. Testimoni: zero.

Se i morti non risorgono, Philip Kerr, Passigli
Berlino, 1934. Hitler è al potere da un anno, e Berlino si prepara a ospitare i Giochi Olimpici del 1936. Bernie Gunther si trova in un momento difficile della vita: costretto a lasciare il suo lavoro di detective alla Omicidi a causa dei suoi sentimenti antinazisti, vivacchia con il modesto impiego di poliziotto privato del famoso Hotel Adlon. Ma due morti apparentemente lontane tra di loro, quella di un uomo d’affari tedesco ospite dell’Adlon e quella di un oscuro pugile ebreo trovato in un canale della città, incuriosiscono Gunther, che nel frattempo è impegnato ad assistere un’affascinante giornalista americana nella ricerca di prove della politica antisemita del governo nazista per sostenere l’ipotesi di un boicottaggio delle Olimpiadi da parte degli Stati Uniti. La tenacia di Gunther porta alla scoperta di un vasto apparato di corruzione sulla costruzione dei siti olimpici che investe, oltre che i più alti esponenti del partito nazista e Avery Brundage, allora presidente del Comitato Olimpico Americano, anche elementi della malavita organizzata. La situazione per Bernie Gunther si fa scottante e estremamente pericolosa, e lo obbliga ad abbandonare il caso. L’intreccio si svelerà solo vent’anni dopo, nel 1954 nella Cuba di Fulgencio Batista, della malavita americana e delle prime imprese rivoluzionarie di Fidel Castro, dove Gunther si è rifugiato sotto falso nome dopo aver dovuto abbandonare la Germania.

Read Full Post »