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Posts Tagged ‘home’

Dopo il Pulitzer, l’ Orange Prize. L’ americana Marilynne Robinson è la vincitrice dell’ORANGE PRIZE, riconoscimento che ogni anno viene attribuito in Gran Bretagna a una scrittrice di lingua inglese. «Home», definito  dalla giuria un «racconto gentile, saggio, scritto in modo squisito» è il terzo romanzo in ventotto anni della Robinson ed è il seguito di «Gilead» (edito in Italia da Einaudi).
In questa audio-intervista l’autrice parla del libro con Claire Armitstead (in inglese):
http://www.guardian.co.uk/books/audio/2009/jun/05/marilynne-robinson-orange-home

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La tragedia degli aborigeni austrialiani è narrata con maneo esperta da Larissa Behrendt in questo bel libro. L’autrice, avvocato esperto nei diritti civili dei nativi australiani, docente di legge e d studi aborigeni, fa raccontare ad una giovane donna la ricerca delle propire radici, di quanto accaduto all’ava Garibooli, bambina aborigena strappata alla sua gente e alla sua terra. Una vicenda dal taglio autobiografico capace di emozionare.

LARISSA BEHRENDT, HOME, BALDINI CASTOLDI & DALAI
Campo di eualayai, 1918. Garibooli è solo una ragazzina quando, sottratta ai propri cari con la forza, diviene una dei tanti «bambini rubati» che, dai primi del Novecento fino al 1969, furono sradicati dalla loro storia per essere cresciuti secondo la rigida educazione dei bianchi.
Dopo oltre settant’anni – a distanza di tre generazioni – Candice, la giovane nipote cresciuta in città, ritorna con il padre nel luogo in cui la nonna fu rapita. Ha inizio un lungo viaggio nella memoria, dentro un dolore di cui tutto è ancora intriso. Dapprima la terra è muta ma, a poco a poco, come l’eco di «fanciulli immersi in un placido sonno», la storia di Garibooli comincia a risuonare nel vento. Affiora così il ricordo di giorni spensierati, di corse a perdifiato tra i fili d’erba, e di sere intorno al fuoco, sotto il cielo stellato, mentre cullata dalla mamma ascoltava il racconto di miti e leggende. Fino al momento in cui la realtà non irrompe con prepotenza e Garibooli, ribattezzata Elisabeth, viene violentata dal padrone presso cui era stata mandata a lavorare. Niente impedirà che suo figlio venga dato in adozione, e nemmeno il matrimonio con Grigor Brecht, filantropo tedesco, che infine le consentirà di fuggire, salverà i suoi discendenti dalla loro unica «colpa»: quella di avere una pelle diversa dai bianchi nell’Australia del dopoguerra. Un’opera prima di grande spessore che, rileggendo una pagina di storia voltata troppo in fretta, tenta di ricostruire un ponte con quel terribile passato. Un’intensa esplorazione del significato aborigeno della parola casa – home, appunto – eternamente diviso tra il luogo in cui questi bambini furono costretti a vivere e il calore della vera casa alla quale non poterono tornare mai più.

Larissa Behrendt, docente di legge e studi aborigeni, direttrice della Jumbunna Indigenous House of Learning presso l’Università di Tecnologia di Sydney, è stata la prima indigena australiana a frequentare legge a Harvard. Come avvocato ha sposato la causa dei diritti del suo popolo, su cui ha scritto articoli e saggi. Con Home, il suo romanzo d’esordio, ha vinto il David Unaipon Literary Award per scrittori indigeni (2002) e il Commonwealth Writers’ Prize per il miglior libro della sezione South East Asia and South Pacific (2005).

«Garibooli uscì dal casotto e si vide venire incontro due uomini con la divisa nera. “Qui ce n’è una”, gridò il più alto dei due, mentre Garibooli lo guardava stupita, un piccolo animale che si trovava all’improvviso davanti a un predatore. Non appena gli uomini scattarono verso di lei, Garibooli istintivamente si volse per fuggire. La madre e il padre le avevano detto più volte: se vedi una macchina nera, corri dalla parte opposta; se vedi uomini con le divise nere, i gunjie, mettiti a correre più veloce che puoi – nasconditi nel letto del fiume, sali in alto su un albero e non fiatare finché non se ne sono andati . . . Elizabeth aveva pianto tanto che ormai credeva di non avere più lacrime. Si stese sul letto, cercando di raccapezzarsi. Il mio nome è Garibooli. Sussurralo. Sussurralo, ancora e ancora.»

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