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Posts Tagged ‘Indra Sinha’

Dice Animal all’inizio di questo libro: “un tempo ero umano” , nel corso della storia, capirà invece, ad onta dell’aspetto fisico, di esserlo comunque troppo!
Il luogo in cui si svolge la vicenza è Khaupfur, un piccolo villaggio indiano colpito dalle esalazioni venefiche della micidiale e tristemente famosa Union Cardibe, che nel 1984 seminò morte. Il narratore è un ragazzo reso deforme da questo incidente, costretto a camminare a quattro zampe per i danni subiti dalla colonna vertebrale, e chiamato per questo Animal. Animal ha alcuni sogni che rende noti ai suoi ascoltatori: vendicarsi della fabbrica che gli ha minato l’estistenza, fare sesso, e camminare come le altre persone. Le cose prenderanno una piega particolare quando dagli Stati Uniti arriverà una dottoressa animata dalla volontà di fare qualcosa per le persone malate come lui: ci sarà da fidarsi dalle sue parole, pronunciate da chi condivide la nazionalità di chi ha rovinato migliaia di esistenze?
Quella di Indra Sihna (che con Animal è arrivato vicino al Booker Prize) è una scrittura arrabbiata, mista a volte a momenti satirici, che ci parla di giustizia ed equità, di sogni e di desideri, della natura umana e dei suoi gorghi, senza nascondere nulla al lettore.

Indra Sinha,
Animal, Neri Pozza

«Un tempo ero umano. Almeno così dicono. Io non ricordo, ma la gente che mi ha conosciuto da piccolo racconta che camminavo su due piedi come un essere umano».
La storia di Animal comincia quella notte in cui lo trovarono steso davanti a una porta, bimbo di pochi giorni, avvolto in uno scialle. La notte famosa in cui la Kampani, la fabbrica chimica americana, sparse nel cielo del piccolo villaggio indiano di Khaufpur dei veleni «così buoni» che dopo tanti anni non si riescono ancora a togliere.
Animal tossiva quella notte, aveva la bava alla bocca, gli occhi storti dalla nebbia bruciante. Nessuno si aspettava che sopravvivesse, quando lo portarono all’ospedale. E invece sopravvisse. E allora lo affidarono all’orfanotrofio locale visto che non c’era anima viva a reclamarlo.
A sei anni, però, ecco un improvviso bruciore nel collo e dietro le spalle, e la schiena che comincia a piegarsi. Quando la spina dorsale ha smesso di fondersi, le ossa erano piegate come una forcina e la parte più alta di lui era il culo.
I primi a chiamarlo Animal sono stati i bambini dell’orfanotrofio quando l’hanno visto camminare a quattro zampe. E da allora il nome gli è rimasto appiccicato come fango.
Ogni tanto Ma Franci, la suora che lo accudisce come se fosse la sua vera madre, gli ricorda quanto gli piaceva da piccolo nuotare nei laghi dietro la fabbrica della Kampani e come si tuffava «con le braccia e le gambe tese, bello dritto».
Ma quando gli dice così Animal si sente triste, perché sogna ancora di tuffarsi dritto come un bastone nell’acqua profonda lasciandosi dietro la sua ombra storta.
Ora, però, ha trovato un lavoretto. È entrato a far parte della banda di Zafar, un tipo che ha lasciato di punto in bianco l’università ed è venuto a Khaufpur per organizzare la lotta contro la Kampani. Animal deve tenere occhi e orecchie aperti nelle strade e nei chioschi di chai, per scoprire cosa stanno architettando governo e munsipal per fregare la gente.
Nello slum, dicono che Zafar e i suoi sono dei santi a difendere le «vittime del veleno». Animal, però, odia tutti i discorsi sulle «vittime del veleno» e, per quanto riguarda Zafar, sa che non è affatto un santo visto che, quando compare la bella Nisha, nei suoi occhi c’è la stessa libidine che brilla nei suoi.
Romanzo-evento della recente stagione letteraria britannica, finalista al Booker Prize, vincitore del Commonwealth Writers’ Prize, Animal è una di quelle rare opere in cui un tragico evento reale (il più grave incidente chimico-industriale della storia avvenuto a Bhopal nel 1984) consente alla letteratura di celebrare la vita descrivendo lucidamente la crudeltà del male.

«Ecco i bambini dell’apocalisse! Un nuovo grande romanzo della narrativa angloindiana».
The Times Literary Supplement

«Un libro con il potere di cambiare le cose».
Sathyu Sarangi, International Campaign for Justice in Bhopal

«Un romanzo straordinario, perfetto».
The Independent

«Un sontuoso sense of humour e, insieme, un violento pugno nello stomaco».
Daily Telegraph

«Con Animal, Sinha ha creato un nuovo memorabile Quasimodo».
Time Magazine

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