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Posts Tagged ‘Klaus Mann’

Scriveva Klaus Mann: „Non capivo più i tedeschi! Ma non ero forse un tedesco anch’io? Certo lo ero; e non per la lingua soltanto. La cultura tedesca aveva formato la mia visione cosmica, la mia individualità spirituale, o quanto meno l’aveva influenzata in modo decisivo. Una casa paterna come la mia, un’infanzia sotto il segno dei Novalis, Hölderlin, George; come potevo essere estraneo allo spirito tedesco? O forse appunto ci si sentiva troppo parente, troppo intimamente legato al grande e nobile spirito germanico per poter aderire ora alla sua falsificazione, al suo avvilimento; forse si era talmente di casa nella sfera di un germanesimo europeo e universale, che ci si doveva sentire dei senzapatria nel paese in cui il pensiero universale era stato ridotto a un sogno di mondiale assoggettamento“ da La scritta sul muro (1930–1932).

 

Vi aspettiamo il 5 ottobre in libreria, alle 20,30, per parlare de Il cappellano – Appennino 1944 (Pendragon), in compagnia di Pier Giorgio Ardeni, uno dei due curatori del volume.

i dettagli, qui:

https://buoneletture.wordpress.com/2018/09/25/ciclo-di-incontri-in-libreria-la-montagna-sguardi-e-vite-di-un-luogo-sospeso-il-cappellano-appennino-1944-di-klaus-mann/

 

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Thomas e Katia Mann, sei figli, a rappresentare la famiglia tedesca emblematica del Novecento. E un altro illustre personaggio, Heinrich, fratello di Thomas, pure lui scrittore (L’angelo  azzurro).  Talento, genio, drammi familiari, passioni, impegno e il rapporto con la madre patria, con il mondo culturale che li circondava. Giustamente ampia la letteratura in merito alle loro vite, che vi invitiamo a conoscere, come da ricordare sono gli scritti che ci hanno lasciato. La montagna magica, La scuola dei barbari. L’educazione della gioventù nel Terzo Reich (Giuntina, da Erika),  Memorie e pensieri – Una giovinezza in Germania (Il Mulino,da Golo ) Mephisto (Feltrinelli) e Il vulcano (Gallucci)da Klaus,  oltre al volume che andremo a presentare tra qualche giorno, Il cappellano – Appennino 1944, Pendragon: il 5 ottobre alle 20,30, qui in Atlantide. Dettagli in arrivo…

 

 

http://www.edt.it/libri/i-mann/

I MANN – STORIA DI UNA FAMIGLIA

Tradotto da Elisa Leonzio

 

Thomas e Katia Mann, insieme ai loro
sei figli, hanno rappresentato la famiglia tedesca del Novecento per eccellenza agli occhi del mondo intero. Come ebbe a scrivere uno dei massimi studiosi dello scrittore e premio Nobel, “ciò che per i britannici sono i Windsor, per i tedeschi sono i Mann”. La loro storia racchiude tutto ciò che ci si può aspettare da una grande saga familiare e letteraria che attraversa il secolo delle grandi tragedie mondiali: accanto a un dispiegamento fuori misura di talento, eccentricità e genio, una dose non comune di infelicità e una ricerca inesausta della propria identità e della propria libera affermazione personale.

Tilmann Lahme racconta in questo libro la complessa trama dei rapporti personali, degli amori repressi e di quelli realizzati, delle pulsioni segrete e di quelle affermate con coraggio, della storia vissuta sulla propria pelle al di là di ogni protezione fornita dal benessere e dalla fama del più illustre fra gli intellettuali tedeschi.

 

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Una famiglia incredibile. Padre Premio Nobel (Thomas), e sei figli che faranno molto parlare di sé nel mondo, per tanti motivi. Vite travagliate, esperienze avventurose e drammi personali, il rifiuto di vivere nella patria d’origine, la Germania della dittatura. Da questa esperienza di profughi nasce il grande libro che vi proponiamo, di cui fu autore il primogenito maschio Klaus, morto suicida nel 1949 in un albergo di Cannes. Furono necessari molti anni all’autore per portare a compimento la sua opera, pubblicata ad Amsterdam nel 1939: fu unanimemente considerato il grande romanzo dell’esilio. Se nei primi capitoli la partenza dalla Germania può apparire come una sorta di “gita all’estero”, con i circoli di espatriati che animano le località più “in” dell’Europa, da Parigi a Zurigo, via via che il tempo passa e le notizie diventano sempre peggiori, con l’avanzata in Europa della follia nazista, anche la loro situazione appare per quella che è. Essere profughi significa a volte non avere un passaporto regolare, poter contare su scarse risorse economiche, la resistenza e la voglia di combattere viene meno, subentra lo sconforto, la caduta nella depressione e nelle dipendenze dalle droghe. A volte può capitare che una passione violenta possa ridare linfa a queste esistenze, che l’esasperazione sia pronta ad esplodere come può avvenire per l’eruzione di un vulcano

 

Thomas Mann mit Familie in Nidden

Thomas Mann mit Familie in Nidden (Photo credit: Wikipedia)

E’ evidente l’intrecciarsi in questo romanzo di finzione e autobiografia, propria e della sua famiglia: un ritratto terribile di una generazione senza patria.

 

 

Klaus Mann, Il vulcano, Gallucci

trad Ganni C.

“Il romanzo dell’esilio”. Nell’Europa in bilico verso la tragedia del secondo conflitto mondiale un gruppo di intellettuali tedeschi fugge dal nazismo. Tra loro uno scrittore omosessuale, un’attrice impegnata contro il regime, un professore ebreo cacciato dall’accademia. Nel 1933 si ritrovano a Parigi, e sembra quasi un piacevole intermezzo. Con il passare del tempo, però, la musica si incupisce e il viaggio attraverso Francia, Svizzera, Olanda, Cecoslovacchia, Spagna, Stati Uniti diventa sempre più logorante. Gli esuli cadono preda della solitudine, della disperazione, delle droghe. Il vulcano sta per esplodere.

 

“Il documento letterario più vivo di quel grande esodo intellettuale che fu una delle peggiori disgrazie dell’Europa”

 

ITALO ALIGHIERO CHIUSANO

 

Klaus Mann nacque nel 1906 a Monaco di Baviera, primo figlio maschio dello scrittore Thomas Mann. Attivista politico e assiduo frequentatore dell’ambiente intellettuale ai tempi di Weimar, nel 1933 scelse l’esilio, in aperta opposizione con il nuovo regime. A questi anni risale anche la decisione di dedicarsi a tempo pieno all’attività letteraria, che culminò con opere importanti come Sinfonia patetica (1935), Mephisto (1936) e Il vulcano (1939), incentrato sulla condizione degli esuli tedeschi durante il nazismo. La sua vita intensa e tormentata, segnata dalla solitaria condizione di apolide, dall’abuso di droghe e da una dichiarata omosessualità, si concluse tragicamente a Cannes, dove morì suicida nel 1949.

 

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Per parallelo, viene naturale proporre questa novità di Zandonai editore. La famiglia dell’autore,originaria della Slovenia, risiedeva in Svizzera dal 1912. Nel 1938 le autorità svizzere decidono di espellere dal Paese chi non era cittadino elvetico, così ecco la storia di un forzato rientro nella terra d’origine, visto con gli occhi candidi di un bambino.

 

Lojze Kovacic,

I nuovi arrivati. La scuola dell’esilio,

Traduzione dallo sloveno di Darja Betocchi, Zandonai editore

 

Una lingua che non si capisce, ogni tanto può risultare piacevole. È come una specie di nebbia in testa. Può essere assai gradevole, davvero. Soprattutto finché non si riesce ancora a distinguere tra parole e sogno, è fantastico …

 

 

Seduto nell’ultimo banco c’è un bambino che sembra avere una macchia di inchiostro in fronte. Avvicinandoci scopriamo invece due splendidi occhi scuri che osservano stupefatti e impertinenti gli stravolgimenti del mondo circostante. Se ne sta in disparte perché le parole della sua lingua madre non vengono comprese, mentre quelle della sua nuova patria gli si bloccano in gola come cubetti di pietra.

A partire dai ricordi di quel “monello” straniato e taciturno – ma capace di regalare al lettore momenti di inaspettata tenerezza – Kovačič ha composto I nuovi arrivati, una trilogia riconosciuta tra le più grandi opere della letteratura europea del Novecento.

La scuola dell’esilio, prima parte di quest’opera, raccoglie un flusso ininterrotto di visioni e frammenti che oscillano tra la magia della favola e la crudezza del reale, ricomponendo da una prospettiva inedita gli sconvolgimenti politici che investirono la famiglia Kovačič durante gli anni della Seconda guerra mondiale.

 

Lojze Kovacic (1928 – 2004) è nato a Basilea da padre sloveno e madre tedesca. Quando nel 1938 la Svizzera provvede all’espulsione di chi è sprovvisto della cittadinanza elvetica, la famiglia decide di trasferirsi nel luogo natale del padre, un paesino sloveno di tradizione contadina. Dopo la laurea in slavistica e germanistica all’università di Lubiana, Kovačič ha lavorato come giornalista scontrandosi frequentemente con le autorità comuniste a causa di articoli critici e satirici. Ha insegnato a lungo arte e letteratura a Lubiana ed è stato membro sia della Associazione degli scrittori sloveni, sia dell’Accademia slovena delle scienze e delle arti. La sua opera letteraria comprende numerosi romanzi e racconti di forte matrice autobiografica, che gli sono valsi il premio Preseren nel 1973 e il premio Kresnik nel 1991 e nel 2004. Le sue opere sono tradotte in inglese, tedesco, francese, ungherese, spagnolo e olandese. I nuovi arrivati ha posto Kovacic nel novero dei più grandi autori del Novecento al fianco di Péter Nádas, Danilo Kis, Ismael Kadaré e Czeslaw Milosz.

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