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Posts Tagged ‘La Certosa di Parma’

Zia Mame, punta di iceberg. Quante altre zie sono passate sui banchi delle librerie, nel titolo o come personaggi? Ecco un breve elenco, partendo dalla zia di Fabrizio ne La certosa di Parma, per arrivare a Zia Dorothy, per ragazzi.

La Certosa di Parma , Stendhal, varie edizioni

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
Il romanzo, ambientato sullo sfondo dell’Italia della restaurazione, in buona parte immaginaria, ha per protagonista il giovane nobiluomo milanese Fabrizio Del Dongo, figlio illegittimo della moglie del Marchese Del Dongo e di un soldato napoleonico, Robert, ospitato dalla Marchesa durante l’ occupazione francese di Milano.

Fabrizio, bello e spigliato, cresce fra le attenzioni della madre e della zia, la contessa Gina Pietranera, e il suo animo si accende agli ideali di libertà, di cui Napoleone si faceva portatore, al punto che decide di armarsi e di andare a combattere al fianco dell’Imperatore, in Belgio.

Arrivato a destinazione ed unitosi, dopo mille peripezie, all’esercito, si troverà ad essere l’attonito spettatore di una battaglia che diventerà fin troppo famosa, quella di Waterloo. Ma la Waterloo di Fabrizio è una Waterloo confusa, guardata con l’occhio stupito ed inesperto di un giovanotto che non si rende conto di quello che sta succedendo, fra palle di cannone fischianti, disertori allo sbaraglio, furti di cavalli e stordenti cariche di fanteria prussiana. Lo stesso Napoleone, per conoscere il quale Fabrizio ha lasciato la casa paterna ed ha percorso molte miglia, non è altro che un’incerta, ingobbita apparizione cui il protagonista non riesce a dare più di una fuggevole occhiata.

Alla fine della battaglia, disilluso e impossibilitato a tornare in patria a causa di un bando di cattura, Fabrizio viene preso sotto l’ala protettrice della zia Pietranera e del suo spasimante, il conte Mosca, ministro del principe di Parma.

La zia, una figura di donna seducente ed emancipata, lo avvia alla carriera ecclesiastica e in breve volger di tempo lo introduce con tutti i fasti all’interno della corte parmense.

Qui Stendhal fa sfoggio di tutta la sua fantasia, inventando un fantomatico Principato storicamente mai esistito (giacché a quell’epoca Parma era compresa nel Ducato di Parma e Piacenza), nonché della sua colossale abilità letteraria riuscendo a ritrarre in maniera esemplare il complesso microcosmo della corte, con tutti i suoi delicati equilibri, le sue malcelate ipocrisie, i suoi rapporti di forza, le servitù, le clientele, gli amori, le figure dominanti.

In questa foresta sociale il giovane monsignor Del Dongo si muove agevolmente, seppur a volte un po’ incautamente, ma all’occorrenza sempre rintuzzato o protetto dalla zia(la quale ha ottenuto il titolo di duchessa Sanseverina appena arrivata a Parma), che, seppure molto più anziana, è visibilmente innamorata di lui.

Da questo momento in poi, il romanzo non verterà più soltanto sulla figura di Fabrizio, ma la Sanseverina acquisterà sempre maggior rilievo diventando il secondo perno della narrazione.

In seguito alla sua sfrenata e spesso irresponsabile ricerca del piacere, di stampo quasi epicureo, comune a molti dei personaggi stendhaliani, Fabrizio sarà però costretto ad abbandonare Parma, caldeggiato come al solito dalla Sanseverina e dal conte Mosca, ma ostacolato e braccato dai cortigiani che lo hanno in antipatia e dallo stesso Principe di Parma, innamorato perdutamente della Sanseverina e gelosissimo di Fabrizio.

Dopo un periodo di latitanza, Fabrizio verrà però catturato e condotto in catene alla Cittadella di Parma, con una sentenza di vent’anni di prigionia, ma con il rischio di essere avvelenato o impiccato pubblicamente.
Vediamo qui come ritorna il tema della prigionia come momento di catarsi ed introspezione, già notato in altre opere come, ad esempio, ne Il rosso e il nero. Ma qui la questione si complica, giacché alla prigionia fisica (che per Stendhal è sempre stata metafora della prigionia dell’anima libera da impedimenti all’interno di un corpo ingombrante e corruttibile), si aggiunge una prigionia spirituale dal momento che Fabrizio si innamora della bella e giovane Clelia Conti, figlia del governatore della prigione.

Al momento di fuggire dalla Cittadella, ovviamente attenendosi a un piano architettato da Mosca e dalla Sanseverina, Fabrizio è però quasi tentato di restare, sconvolto dall’idea di non rivedere mai più la ragazza di cui è perdutamente innamorato. Alla fine, convinto dalla stessa Clelia e dal rischio di avvelenamento, Fabrizio trova la salvezza dopo una rocambolesca fuga da una cittadella che Stendhal descrive molto dissimile dalla vera cittadella di Parma e molto simile al Castel Sant’Angelo da cui fuggì, nel Cinquecento, il Cardinale Alessandro Farnese, originario di Parma, che sarebbe poi diventato papa con il nome di Paolo III. L’esuberante personalità di questo ecclesiastico avventuriero è stata più volte accostata a quella di monsignor Fabrizio e si ritiene infatti che abbia ispirato a Stendhal la figura del protagonista del romanzo.

Nel finale, che Stendhal tagliò di circa trecento pagine per ordini dell’editore, Fabrizio, tornato a Parma dopo la morte del vecchio Principe e l’allontanamento dei cortigiani nemici, diventa un predicatore alla moda, e l’idolo di tutte le donne del principato. Riesce a raggiungere la carica di arcivescovo di Parma, e a ricongiungersi con Clelia, che gli regala un figlio, Sandrino.

Purtroppo il fato avverso strappa al nostro eroe prima il figlio e poi l’amata; a lui non resterà altra consolazione che l’isolamento nella Certosa di Parma, nella quale morirà dopo circa un anno. Stessa sorte avrà la duchessa Sanseverina, che muore di dolore nel suo palazzo fuori Parma, nella quale non aveva più voluto metter piede. In compenso in città non ci sono più prigionieri, il nuovo principe è amato e il conte è diventato ricchissimo: magrissimo sollievo per gli “happy few”, i pochi lettori eletti a cui l’autore ha dedicato l’opera.


In viaggio con la zia,Graham Greene , Mondadori

Una volta fui presente a una cremazione prematura”: attraverso questa frase memorabile, soprattutto se pronunciata a voce alta durante la cremazione di una congiunta, facciamo, nelle prime pagine di questo libro, la conoscenza di zia Augusta, dama smisuratamente eccentrica, formidabile esemplare di quella galleria di vecchie anticonformiste che sono una specialità della letteratura inglese. Insieme con noi ne fa la conoscenza il cinquantacinquenne Henry Pulling, suo nipote, educato, ironico, un po’ timido, e che, dopo aver trascorso una decorosa esistenza in una banca della City, già pregusta un tranquillo life-end trascorso coltivando dalie nel suo giardinetto. L’incontro sconvolgerà i suoi piani: recatosi a casa della zia avrà la sorpresa di vedere l’urna con le ceneri della madre trasformata in un contenitore di marijuana; verrà poi coinvolto in uno sfrenato carosello che lo trascinerà ai quattro angoli del mondo, al seguito sempre della terribile parente, e gli farà conoscere un variegato universo di loschi trafficanti, di ragazzine hippie in via per Katmandu, di decrepiti avventurieri italici, di agenti della CIA.


UN FARDELLO DI GRAZIA,
Adalinda Gasparini, Fernandel

In questo romanzo, di forte ispirazione autobiografica, la protagonista racconta la storia della propria famiglia, divisa a metà tra la follia e la ragione. In particolare si sofferma sul legame che unisce Ida (la zia della protagonista) al figlio Antonio, un legame possessivo e amoroso insieme, che è causa o forse conseguenza del loro squilibrio mentale. Consapevole di quanta irrazionalità ci sia nel mondo ragionevole del babbo, la protagonista – attratta da entrambe queste figure del vivere, che nella propria casa sembrano coesistere pacificamente – si avvia a diventare depo-sitaria delle loro storie, nel tentativo di trovare nel racconto una mediazione: è la genesi di quella psicoanalisi che eserciterà da adulta.

L’autore
Adalinda Gasparini vive e lavora come psicoanalista a Firenze, dove è nata nel 1951. Ha pubblicato due saggi (Aladino e la lampada meravigliosa. Psicoanalisi di una fiaba immortale, Ponte alle Grazie 1993 e 1996; La luna nella cenere. Il grande sogno di Cenerentola, Pelle d’Asino e Cordelia, Franco Angeli 1999), una versione dal francese della storia di Aladino (La vera storia di Aladino, Bompiani 1994), un romanzo per ragazzi sulla lotta partigiana (Nino. La valle rossa, Modena 1995), un libro di fiabe tradotte da Straparola e Basile (Le prime fiabe del mondo, Giunti 1996).


La zia Julia e lo scribacchino, Mario Vargas Llosa, Einaudi

Due biografie simmetriche che si mescolano e si intersecano mettendo a confronto il truculento mondo di Camacho con gli ideali di Mario, giovane scrittore, in un variopinto e irresistibile caleidoscopio.
Pedro Camacho, detto il «Balzac creolo», è uno strano e fecondissimo inventore di trame melodrammatiche e truculente per un programma feuilleton di Radio Lima. Tutti in città attendono con impazienza le «puntate» della sua fantasia, fatte di arresti misteriosi, morti segrete, incesti, sangue e passioni. In parallelo scorre la storia di Mario – pallidamente autobiografica, come il nome del protagonista lascia intendere – giovane aspirante scrittore attratto da questa curiosa macchina dell’immaginario. Ma anche lui ha la sua storia complicata da raccontarci: s’innamora, quasi con platonica indifferenza, d’una zia vedova e piú matura, che finirà per sposare, prima di trasferirsi in Europa e affermarsi come scrittore.


La zia marchesa,
Agnello Hornby Simonetta, Feltrinelli

Sicilia fine Ottocento. Costanza Safamita è l’unica figlia femmina di una ricca famiglia di proprietari terrieri, tanto amata e protetta dal padre, il barone Domenico, quanto rigettata dalla madre. Con la sua chioma di capelli rossi e il suo aspetto fisico quasi “di un’altra razza”, cresce fra le persone di servizio, fra l’orgoglio paterno del sangue e le prospettive alquanto ridotte della vita in provincia. Sarà lei, per volere del padre, a ereditare le sostanze e il prestigio della famiglia. Affronterà la mondanità palermitana e una vita coniugale in equilibrio tra l’amore per il marito e l’impossibilità di abbandonarglisi, saprà affrontare i capimafia e contenere lo sfascio della famiglia, in un mondo arcaico e barbarico, fotografato nel momento della fine.


Le storie di mia zia (e di altri parenti),
Cornia Ugo, Feltrinelli

Profonda provincia modenese. Una multiforme famiglia – padre, madre, zii e zie, prozie, nonni, bisnonni e trisavoli – e gli strani personaggi che vi orbitano attorno – amici, miti locali, imbroglioni, inventori, grandi mangiatori, politicanti e chi più ne ha più ne metta, Ugo Cornia filtra i racconti orali dell’amata zia e scrive la saga di una famiglia strampalata che abbraccia oltre cent’anni di storie incredibili e leggendarie: le ultime gioie del trisnonno Bartolomeo Ferrari e l’odio viscerale per il nemico di sempre, l’onorevole Marco Arturo Vicini; la zia Maria che parla con il fratello morto da tempo; la fastidiosa omonimia del padre con un uomo scomparso qualche anno prima; il miracolo del brodo della zia Bruna; la zia Filomena e il poeta corteggiatore. Sono storie che aprono e chiudono su panorami più vasti (l’Italia, la provincia, il tempo che passa), storie che spigolano dentro la mente umana, dentro le nostre speranze e, con luminosa e sagace leggerezza, sanno essere innamorate della vita, della sua inefficienza, della sua approssimazione.


Con il suo primo libro, UN MONDO CONOSCIUTO, si è aggiudicato il Pulitzer per la narrativa, il Premio Impac di Dublino e altri prestigiosi riconoscimenti. La sua ricca prosa lo aveva accostato a nomi illustri del calibro di Faulkner (per la creazione di un universo letterario) e a Marquez (per l’originalità della voce).
Ora arriva in Italia questo suo libro di racconti, in realtà la sua seconda raccolta di storie brevi, e ci sentiamo di affermare che la freschezza e la potenza della sua voce è immutata (e spunta fuori un altro termine di paragone: Toni Morrison).
Ancora una volta è la vita degli Afro-americani (nello specifico, tutti residenti a Washington, per la maggior parte facenti parte della borghesia di colore, tutti con diversi retroscena familiari) ad essere narrata in quattordici vibranti storie, che ci fanno intendere di essere davanti ad una nuova interessante realtà della narrativa!

EDWARD P.JONES, Tutti i figli della Zia Agar, Bompiani

“Un’opera di sensibilità e immaginazione straordinarie. La sua forza narrativa è tanto costante e infallibile da far sì che non sembri scritta, quanto scolpita nella roccia.”
Dave Eggers

“Le avvincenti e indimenticabili storie di Jones offrono immagini dell’esperienza afroamericana che non hanno eguali nella letteratura americana.”
Kirkus Review

“L’immaginazione di Jones riempie queste storie di personaggi, avvenimenti e momenti di grande tenerezza, per non dire di humour in mezzo alla malinconia.”

Wyatt Mason Harper’s Review

In questo seguito ideale a Il mondo conosciuto, vincitore del Premio Pulitzer, Edward P. Jones ha dato voce all’esodo verso la terra promessa del Nord, e in particolare verso Washington, dei figli di coloro che un tempo erano stati schiavi. Protagonista del libro non è più la schiavitù in se stessa, ma il suo retaggio novecentesco, che si dispiega nei multiformi destini dei discendenti della biblica Agar, concubina di Abramo ed emblema di tutte le donne schiave della storia, che secondo il folklore afroamericano diede origine alla stirpe degli uomini di colore, usciti dal grembo materno con “la consapevolezza che Dio aveva promesso un futuro a tutti eccetto che a loro”.

Dalla penna incantata e inesauribile di Jones sgorga così una galleria di personaggi legati da fili segreti e sotterranei alle sue opere precedenti, giovani che tentano di evadere dal Sud rurale cercando fortuna nella metropoli, bambini prodigio che si sforzano di superare la discriminazione con la forza dell’istruzione, ma anche dottoresse orgogliose del proprio sapere scientifico costrette a confrontarsi con le guaritrici depositarie della tradizione hoodoo. E ancora, donne tentate al supermercato da un diavolo in abito di gabardine, fanciulle miracolose e reietti in cerca di redenzione. Sotto lo sguardo pensoso e ironico dell’autore, intrecciate ai destini di una moltitudine di personaggi e a quello della città stessa che li ospita, le storie di amori mai confessati e tuttavia indistruttibili, di amori cementati dalla sofferenza, di amori violenti e di amori destinati a finire prendono così vita come un arazzo infinito e traboccante di vita.

La vita segreta di mia zia,
Cheek Mavis, tea

Che il matrimonio allunghi la vita degli uomini e accorci quella delle donne, l’ha appreso dalle statistiche femministe. Che l’adulterio possa mettere in pericolo invece la sua salute mentale, Dilys Holmes lo scopre da sola. Rimorchiandosi un giovane adorabile alla stazione di Bristol. Tanto adorabile, quanto la sua vita perfetta, con un marito perfetto, una casetta perfetta e una famiglia semplicemente stupenda. E mentre precipita in un caos emotivo, sessuale e logistico – dati gli inconvenienti di una doppia vita Dilys scopre che la falsità è già scritta nel nostro codice genetico, che le vecchie zie hanno i loro oscuri segreti, che dietro le sorelle invidiose si nascondono insospettati problemi. E che le scelte giuste, come anche la verità, raramente sono disinteressate, e certo non sono mai semplici.


Milly, Molly e zia Erminia,
Pittar Gill; Morrell Cris, Giralangolo

Milly e Molly non immaginano che aiutare zia Erminia sarà una vera sfida. Le storie di Milly e Molly raccontano in modo vivace e accattivante i grandi temi che aiutano a crescere in modo responsabile e nel rispetto degli altri. Età di lettura: da 3 anni.


Zia Dorothy
Ballerini Luigi, Giunti

Zia Dorothy in realtà non è la vera zia di Pietro e Caterina, ma un’anziana ed eccentrica amica di famiglia che è entrata di fatto tra gli affetti a loro più cari. La cara “zietta” improvvisamente viene a mancare. Così come ha vissuto, anche nel trapasso la ricca signora inglese riesce a stupire, coinvolgendo i ragazzi in un’avventura senza limiti. Età di lettura: da 12 anni.

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