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Care amiche e cari amici della Balena,

proseguono alla Libreria Moby Dick gli incontri domenicali di “Faenza ieri”.

Domenica 18 ottobre, alle ore 18, Stefano Saviotti presenta il suo libro “Faenza nel Settecento” (Stefano Casanova Editore). Interviene Santa Cortesi.

Nel Settecento il vecchio tessuto edilizio medievale e rinascimentale di Faenza iniziò a subire un processo di rinnovamento sempre più
rapido: chiese, conventi e palazzi furono ristrutturati, ampliati o ricostruiti ex-novo. Furono rinnovate o impiantate anche infrastrutture pubbliche fondamentali come l’Ospedale, il Macello e la Pescheria, anche la Piazza principale completò il suo aspetto attuale.
Il volume scritto da Stefano Saviotti ripercorre queste trasformazioni, con riferimenti alle fonti storiche e vuole essere uno strumento di consultazione per tutti coloro che si interessano al “secolo dei lumi” e ai cambiamenti che portò nella nostra città.

Stefano Saviotti di professione è “consulente tecnico edile” ma è noto in città soprattutto per la sua attività di storico e ricercatore e animatore della “Associazione per la Torre di Oriolo”. Sempre con l’editore Casanova ha dato alle stampe anche i volumi “Oriolo” (1990), “Le mura di Faenza” (2001) e “I sobborghi di Faenza” (2006).

Arrivederci a domenica.
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Libreria Moby Dick
Via XX Settembre, 3/b
48018 Faenza (RA)
Tel. e fax: 0546/663605
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Care amiche e cari amici della Balena,

siete tutti invitati alla nuova mostra ospitata nei locali della libreria.

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NEVIO BEDESCHI

Graffiti

(opere 2008-2009)

Inaugurazione della mostra sabato 3 ottobre alle ore 18,00.
Presentazione di Santa Cortesi

Nevio Bedeschi è nato a Faenza. Dopo aver frequentato la Scuola Comunale di Disegno “Minardi” sotto la guida di Francesco Nonni e Roberto Sella, consegue il diploma di maestro d’arte all’Istituto Statale “Ballardini”. Inizia la sua attività artistica a metà degli anni Cinquanta cimentandosi nella pittura e nelle varie tecniche grafiche con opere di impianto realista e ispirate a tematiche sociali. Tra il 1955 e il 1960 soggiorna spesso a Parigi, presentandosi a numerose rassegne d’arte in ambito nazionale e internazionale. Dal 1961 inizia la sua attività di insegnante di disegno e storia dell’arte nelle scuole medie superiori.

Legato a canoni sostanzialmente figurativi, l’artista faentino propone un personale linguaggio espressivo ricco di simbologie e di elementi trasfigurativi della realtà visibile, talora tratti dalla storia, talora offerti dalla cronaca del nostro tempo.

Nel corso della sua lunga carriera ha tenuto numerosissime mostre in Italia e all’estero: limitandoci agli ultimi anni citiamo quelle di Dozza, Kaufungen-Kasell (D), Bologna, Soliera, Imola, Linz (A), Montespertoli, fino alla personale del 2006 presso la Galleria Comunale d’Arte di Faenza.

La mostra resterà aperta fino al 29 ottobre.

Tutti i giorni ore 8,30-12,30 / 15,00-19,00. Chiuso Domenica e Lunedì mattina.

Arrivederci

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CARE AMICHE E CARI AMICI DELLA BALENA,

questa settimana vi proponiamo un appuntamento pre-serale.

VENERDI’ 20 MARZO, alle ore 19,00 (diciannove-virgola-zerozero), presso la Libreria Moby Dick di Faenza

presentazione del libro di

Flavio Santi

LA GUERRA CIVILE IN ITALIA

(Ed. Sartorio)

Ne parlano con l’Autore GIOVANNI NADIANI  e PAOLO MARTINI

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Flavio Santi è nato ad Alessandria nel 1973. È senz’altro una delle voci più interessanti del panorama della giovane letteratura italiana, sia che si tratti di narrativa, poesia o critica.
Ha pubblicato i romanzi “Diario di bordo della rosa” (PeQuod, 1999) e “L’eterna notte dei Bosconero” (Rizzoli, 2006). Alterna l’attività di libero docente universitario a quella di traduttore (André Breton, Barry Gifford, Wilbur Smith, Robert Stone, James Kelman ecc.). Ha al suo attivo diversi libri di poesia, l’ultimo molto discusso è “Il ragazzo X” (Ed. Atelier). Collabora con il quotidiano “Liberazione” e le riviste “Nuovi Argomenti” e “L’Indice dei Libri”.

Dalla penna di uno degli scrittori più interessanti delle ultime generazioni, considerato il vero erede di Pasolini, escono queste narrazioni, ora drammatiche, ora tragicomiche, ora ironiche, ora spietate. Sono racconti allucinati, eppure reali, troppo reali: un turista annoiato in cerca di forti emozioni, un potenziale terrorista, un videodipendente speciale, una strana regina, un uomo primitivo, un giovane disoccupato, ma anche personaggi del jet set come Freddie Mercury e Maurizio Costanzo. Un viaggio nell’Italia e nel mondo di oggi, tra i feticci e le ossessioni contemporanee: la società dei consumi, la musica pop, il terrorismo, l’immigrazione, il precariato, le fragilità quotidiane, pratiche ed esistenziali. Quattordici racconti che si possono leggere come un romanzo: il romanzo di un Paese bello e miserabile.

Vi aspettiamo.

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Care amiche e cari amici della Balena,

vi invitiamo Venerdì 13 marzo, alle ore 21,00, presso la Libreria Moby Dick di Faenza, alla presentazione del libro di Raffaele Russo “Una manciata di bristulini” (Stefano Casanova Editore).

Ne parla con l’autore Fabrizio Pasi (giornalista). Letture di Tiziana Asirelli e Raffaele Russo.

Il libro.

Bellaria, la cittadina della Riviera Adriatica, rivisitata e sublimata dall’autore in un sogno rievocativo, diviene “Brezza Marina”, sito immaginario e scrigno di ricordi. Ricordi di estati lontane,  di luminose vacanze al mare, quando il viaggio si faceva ancora in treno a vapore. Quando sulla spiaggia si allineavano le file di grandi tende rettangolari, e le barche dei pescatori avevano vele dai caldi colori, quasi tibetani. Quando i grattacieli  non erano ancora spuntati sulla Riviera, i pedalò erano sconosciuti e il profumo del pesce in graticola percorreva le piccole strade perpendicolari al lungomare fino alla spiaggia. Immagini e sensazioni,  “bristulini”  di un mondo scomparso alla vista, ma non nella memoria e nel cuore.

L’autore.

Raffaele Russo è nato nel 1947 a Faenza, città dove tuttora vive con la famiglia. Psicologo-psicoterapeuta, ha svolto l’attività professionale per oltre un trentennio presso i Servizi Sociali  e Sanitari dell’ambito territoriale faentino.

Presso la stesso editore Casanova ha già pubblicato “Chiese” (2005), itinerario allegorico e meditativo nella dimensione del Sacro, e “Tra la Pietramora e Monte Mauro” (2007), dodici fiabe ambientate nello scenario di Faenza e dintorni.
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CARE AMICHE E CARI AMICI DELLA BALENA,

si aprirà martedì 17 febbraio, giornata nazionale del gatto, la quarta edizione di «Artegatto Artefatto», una mostra di opere “graffianti”
ispirate al tema felino.
L’esposizione itinerante si tiene a Faenza in diversi locali del centro storico (Taverna degli Artisti, La Baita, La Segreta, La
Sghisa) e invaderà anche le vetrine dei negozi di corso Mazzini, fino al 17 marzo.

La rassegna, organizzata dalla Bottega d’arte ceramica “Mirta Morigi & girls”, coinvolge 42 artisti faentini o che a Faenza operano.

La mostra propone un tema antico, addirittura ancestrale: il gatto è un simbolo, ispiratore da millenni di raffigurazioni artistiche, e partecipe da sempre della storia dell’uomo.

Anche la Libreria Moby Dick partecipa a questa iniziativa, ospitando nei propri locali alcune opere degli artisti partecipanti. Non solo:
martedi 17 febbraio, alle ore 18, proporremo un piccolo brindisi inaugurale con la lettura di parole e versi dedicati ai gatti. Lettori d’eccezione Stefano “Teti” Damiani, Paolo “Poldo” Martini, Roberto “Pozzi” Pozzi e altri amici e amiche.

L’aperitivo è gentilmente offerto dall’Azienda Agricola Treré.

Miao
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Care amiche e cari amici della Balena,

vi segnaliamo un GROOOOOSSO appuntamento.

La Libreria Moby Dick, in collaborazione con l’ITIP Luigi Bucci di Faenza, promuove l’incontro con lo scrittore CRISTIANO CAVINA che presenta il suo ultimo libro “I frutti dimenticati” (Marcos y Marcos Editore). Conduce la serata Massimo Isola.

Venerdì 21 novembre alle ore 21,00 presso l’Aula Magna della Sezione Tecnica ITIP, in Via Camangi 19, a Faenza.

Nato a Casola Valsenio nel 1974, Cristiano Cavina è cresciuto nelle case popolari con la madre e i nonni materni. Le sue passioni sono evidenti fin da piccolo: leggere tantissimo e di tutto, avventura, fantascienza, classici russi, americani contemporanei… e inseguire il pallone nel campo dell’AC Casola, dove gioca in tutte le categorie, dai pulcini agli esordienti, fino all’under 18.

I suoi libri sono i tanti volti di Cristiano Cavina, quello del bambino legato al paese e alla famiglia; c’è il mondo vissuto attraverso i racconti della nonna Cristina, dove rivediamo l’Italia degli anni cinquanta, c’è il mondo delle scuole elementari, fatto di giochi, fantasie, paure e sogni adolescenziali, c’è il mondo adulto, di oggi, contemporaneo, ma che resta sempre aperto al passato, con “fantasmi” che rientrano nella vita del protagonista ma non dall’ingresso principale.

Dopo i precedenti “Alla grande”, “Nel paese di Tolintesàc” e “Un’ultima stagione da esordienti”, è uscito in questi giorni “I frutti dimenticati”.

Protagonista del nuovo romanzo di Cristiano Cavina è “Cristiano Cavina”. Se nei precedenti libri l’aveva tenuto fuori, stavolta il suo nome è continuamente presente: la storia, erede di decine di altre storie umane e di paese (la Casola dove l’autore vive), è un gioco della memoria, dove passato e presente si incrociano, dove i personaggi si perdono e si ritrovano, un ciclone narrativo dove tutto si cristallizza, alla fine, nella propria esatta dimensione.

C’è la storia dei frutti dimenticati, quelli coltivati dai preti e dalle suore dove il piccolo Cristiano studia; c’è la storia della nonna e della sua devozione al Creatore talmente intensa da farla eleggere santa già in vita; della madre, ligia parrocchiana di paese che compie un solo atto fuori dal normale: lasciarsi sedurre dall’unico uomo della sua vita. Nove mesi dopo quell’incontro, nascerà appunto il protagonista: un protagonista divertito e divertente, guascone, eroico e libero. E adesso, a trentatré anni compiuti, proprio mentre sta per diventare padre a sua volta, il protagonista viene contattato dal suo padre, fino ad allora assente e mai conosciuto. L’impresa di diventare figlio e padre negli stessi giorni mette in discussione il Cristiano uomo, non ancora maturo per questi sconvolgimenti esistenziali. Il registro del libro, contrariamente al solito, si fa greve, e in queste pagine non più scanzonate incontriamo per la prima volta un Cavina narratore di grande spessore e onestà.
Con quel sottile velo di autocritica che caratterizza il suo personaggio, ne “I frutti dimenticati” fino all’ultima pagina si sente e si vive il protagonista con le sue sofferte prese di coscienza.

Non mancate!!!
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dopo la pausa estiva riprendiamo le nostre piccole mostre.

VENERDI’ 5 SETTEMBRE, alle ore 18.00
inaugurazione della mostra
“PICCOLE SCULTURE”
bronzi e terrecotte di
LUCIANO SAMORE’
presentazione di Pietro Lenzini

Luciano Samorè è nato a Fognano nel 1940 e risiede a Faenza. Dopo aver frequentato l’Istituto Statale d’Arte per  la Ceramica, ha lavorato in numerose fabbriche di ceramica e collaborato con alcuni studi fra cui quelli di Carlo Zauli, Gatti, Bartoli e Cornacchia.
Ha insegnato presso l’Istituto Statale d’Arte di Chiavari e l’Istituto Ballardini di Faenza.
Nei primi anni ’70 collabora col pittore Enzo Zimbelli a Bologna e con lo scultore Pietro Solari a Chiavari. Nel 1977, per il VII Centenario della Madonna del Santuario del Monticino a Brisighella, gli viene assegnata la realizzazione della formella della Vergine dalla quale verranno poi realizzati i conii delle medaglie commemorative in oro, argento e bronzo.
Ha eseguito numerose opere sacre in bronzo che si trovano nei cimiteri di Landeck (Austria), della Certosa di Bologna, di Forlì, Vieste e anche in quello di Faenza. Nel viale del cimitero di Fognano si trova una sua Via Crucis in bronzo.
Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, sia in Italia sia all’estero.

La mostra resterà aperta fino al 30 settembre _______________________________________________

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siete invitati

Giovedì 22 maggio, alle ore 21,00
alla presentazione del libro
“La voce di Pasquino. Un’indagine di Salvator Rosa nella Roma di papa Chigi”
di Benito La Mantia e Gabriella Cucca (Stampa Alternativa)

Ne parlano con gli autori Antonio Castronuovo e Martino Albonetti

Il 29 agosto 1659 a Roma il pittore e poeta Salvator Rosa espone nel chiostro della chiesa di S. Giovanni Decollato il suo dipinto La Fortuna, suscitando immediato scandalo per la scelta del soggetto.
Denunciato al Sant’Uffizio egli riesce, con l’aiuto di alcuni amici influenti fra i quali don Mario Chigi, fratello dell’allora papa regnante, e del ravennate monsignor Cesare Rasponi, a evitare il carcere. L’episodio, realmente accaduto nella vita dell’artista napoletano, si intreccia con una vicenda di fantasia nella quale Rosa si trova ad agire. La scomparsa della giovane moglie del lettore di filosofia Giovanni Maria Onofri, amico del Rosa nella finzione letteraria, darà origine a una serie di fatti delittuosi per la soluzione dei quali il pittore sarà aiutato da un epigramma anonimo collocato sulla statua mutila di Pasquino. Tutta la narrazione si snoda su uno sfondo di eventi storicamente documentati tra più significativi dell’epoca.
Liberato finalmente dalle leggende e dalle distorsioni in cui per secoli certa letteratura romantica lo aveva imprigionato, Rosa finalmente appare in questo romanzo con le sue reali caratteristiche.
Egli fu, infatti, spirito indipendente e ribelle, pur senza essere né temerario né eroico. Alla sua attività di pittore e poeta affidò il compito di esternare il proprio dissenso nei confronti di un potere in buona parte corrotto che reprimeva la libertà di pensiero e di coscienza attraverso il tribunale dell’Inquisizione e l’Indice dei libri proibiti.
A questo importante artista, per lungo tempo ignorato e travisato, la sua città natale ha finalmente dedicato una mostra monografica che è stata inaugurata il 18 aprile al museo di Capodimonte.

Benito La Mantia e Gabriella Cucca sono co-autori anche del fortunato volume “Libri proibiti”, uscito nel 2007, sempre per i tipi di Stampa Alternativa, un libro che ha avuto successo a livello internazionale, essendo stato acquistato anche da prestigiose Università francesi e
spagnole. Il volume ripercorre quattro secoli di censura cattolica,
dalla metà del 1500, quando “l’Indice” fu inaugurato da papa Paolo IV, fino alla sua abolizione, nel 1966, da parte di Paolo VI. Praticamente tutti vi furono inclusi: scrittori, poeti, scienziati, filosofi, ed anche il nostro Salvator Rosa, le cui satire, pubblicate postume, furono proibite per oltre cent’anni, fino alla fine del XIII secolo.

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