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Posts Tagged ‘libri consigliati’

 
sorprende la purezza della prosa di questa autrice, luminosa e precisa, poetica ed intensa. Storia non banale, sospesa tra due nazioni, tra due epoche, la fine della guerra e le sue conseguenze, fatte anche di silenzi, segreti taciuti. (e ad un certo punto, nei libri per ragazzi, fa capolino la parola “conciliazione”, per cercare di unire due popoli, quello francese e tedesco, diviso da decenni di guerre e rancori. La convivenza nasce anche grazie alla scuola, ai libri che si leggono, in ogni epoca). Oh, il libro è stato selezionato dai librai teedeschi come uno dei migliori dell’anno.
 
Veloce la vita, di Sylvie Schenk, Keller
Traduzione dal tedesco Franco Filice
 
In una Lione degli anni Cinquanta che non ha ancora dimenticato i drammi dell’occupazione, arriva Louise che ha lasciato le Alpi francesi e un ambiente famigliare oppressivo. Per lei tutto è nuovo: la vita di una grande città, le avventure, l’amore…
Conosce Henri, pianista jazz molto dotato che non riesce ad accettare l’uccisione dei genitori e vive in un’antica casa con una biblioteca ormai vuota perché depredata dai nazisti, e quindi Johann, un ragazzo tedesco, con il quale è amore.
Per lui, Louise lascerà la Francia, si opporrà alla famiglia e sceglierà un nuovo Paese e nuove relazioni, imparerà una nuova lingua… Resta solo un tarlo: quello che Henri le ha svelato in un misto di rabbia e confidenza prima della sua partenza. Le persone da cui andrà forse non sono così innocenti.
Veloce la vita è un romanzo dalle molteplici letture e scritto in modo incantevole. È la bellissima storia di una donna, della sua indipendenza, della sua forza, delle sue scelte e dell’amore, dei ponti tra le lingue, dei libri letti, dei sogni, delle ombre e delle colpe che ci portiamo dietro – a volte anche quelle di cui non siamo responsabili – della drammatica velocità con cui passa il tempo e con cui anche la vita più piena, alla fine, si consuma.
Bello, intelligente e commovente.
 
AUTRICE
 
Sylvie Schenk è nata nel 1944 a Chambéry, in Francia. Ha studiato a Lione e si è trasferita in Germania nel 1966. Ha pubblicato poesie in francese e, dal 1992, ha iniziato a scrivere in tedesco. Vive vicino a Aachen (Aquisgrana) e a La Roche-de-Rame, nelle Alte Alpi francesi.
Quando Veloce la vita è stato pubblicato in Germania nel 2016, i librai lo hanno scelto come uno dei cinque libri più belli dell’anno

 

 

https://www.kellereditore.it/romanzi-racconti-e-reportage/405-veloce-la-vita-sylvie-schenk.html

 

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ATTENTI A QUESTO LIBRO.. perchè ci arriva dal bravissimo autore de Il morbo Kitahara e sopratutto de Il mondo estremo, uno dei romanzi storici che possiamo accostare a Memorie di Adriano, dedicato all’esilio del poeta Ovidio.
 

 

 
 
 
tradotto da Margherita Carbonaro.
 
Il grande imperatore cinese Qiánlóng, l’uomo più potente dell’epoca, invita alla propria corte a Be˘ijı¯ng il celebre orologiaio inglese Alister Cox. Vuole che costruisca per lui preziosi e raffinatissimi strumenti che sappiano misurare le diverse velocità con cui scorre l’esistenza umana, nei suoi svariati momenti: il tempo dell’infanzia, dell’amore, della felicità, della malattia e del morire. E, infine, un orologio capace di misurare persino l’eternità.
Sullo sfondo dello splendido diciottesimo secolo cinese, Christoph Ransmayr racconta l’incontro di due figure storiche che, nella realtà, non si incontrarono mai. La potenza del racconto dà vivace corpo a una suggestiva riflessione sullo scorrere della vita, in una lingua elegante e precisa quanto i delicati dispositivi che scandiscono il tempo.
 
“Il Maestro Alister Cox era invitato, a nome del Figlio del cielo e sommo imperatore Qiánlóng, a recarsi alla corte di Be˘ijı¯ng e a prendere alloggio, primo uomo occidentale, in una Città proibita per crearvi, secondo i progetti e i sogni dell’Eccelso sovrano, opere mai viste per il supremo e massimo cultore e collezionista di orologi e automi.”
 
“La potenza e l’eleganza della lingua di Ransmayr.”
Frankfurter Allgemeine
 
Christoph Ransmayr (Wels, Austria, 1954) ha studiato etnologia e filosofia a Vienna. Ha iniziato la sua vita letteraria come redattore editoriale scrivendo anche su varie riviste culturali. In seguito all’uscita del suo primo romanzo, Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre (1984), Ransmayr fu chiamato da Hans Magnus Enzensberger a collaborare alla preparazione del libro Das Wasserzeichen der Poesie e fu proprio traducendo per quel libro un brano delle Metamorfosi che si appassionò alla figura di Ovidio. All’esilio del poeta, Ransmayr ha dedicato il suo romanzo più noto, Il mondo estremo, pubblicato da Feltrinelli in edizione riveduta nel 2003. Di Ransmayr, Feltrinelli ha inoltre edito Il morbo Kitahara (1997, che ha ottenuto il premio europeo per la letteratura ‟Aristeion 1996” e il premio Mondello; Ue, 2017), Gli orrori dei ghiacci e delle tenebre (2008), Atlante di un uomo irrequieto (2015) e Cox o il corso del tempo (201

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Avete mai notato quanti libri sono intitolati “La libreria …..”? Fenomeno che non sempre testimonia una gran qualità del prodotto, ma solo un ammiccamento a qualcosa che evidentemente solletica la curiosità del lettore. In questo caso però la sostanza c’è. La libreria della rue Charras è ispirato dalla vicenda di Edmond Charlot, che nel 1935 aprì la sua piccola attività senza un soldo, ma che fu il primo a pubblicare Camus. Libraio, editore, e anche bibliotecario, perché i libri li prestava anche. Alle pareti esterne figurava una scritta, Un uomo che legge ne vale due, in francese e arabo, l’intenzione del ventenne idealista era di creare un ponte tra le due culture. Opera in cui riuscì benissimo, e il suo angolo di mondo, talmente piccolo che allargando le braccia si potevano raggiungere un paio di pareti, fu frequentato oltre che da Camus, anche da Gide, Saint Exupery. Con grande sensibilità Kaouther Adimi, giovane trentenne, ricostruisce la vita di questa libreria stipata all’inverosimile, del clima che l’avvolgeva, partendo dagli anni Trena per arrivare all’ultimo custode innamorato del luogo, Abdallah, triste testimone dell’epilogo. Epoca in cui lo Stato dicendo “c’è la crisi”, “non abbiamo scelta”, “il popolo ha bisogno di pane, non di libri”, agisce in maniera poco lungimirante. Anche sull’altra sponda del Mediterraneo.
I sogni di un ragazzo, la passione per i libri, la vita di una nazione, i drammi e le felicità,le difficoltà economiche e gli aiuti degli amici, le guerre e i problemi di ogni giorno che ne derivano, come la penuria di carta.. Un piccolo gioiello letterario, proposto da un editore che non delude mai.
Il nome della libreria, “Les vraies richesses”, fu avallato da Jean Giono, al quale Edmond si era rivolto per avere il permesso di usare il titolo di una sua opera: e noi lettori sappiamo che è un nome bellissimo.
 
Kaouther Adimi,
La libreria della rue Charras
«Un uomo che legge ne vale due.»
traduzione di Francesca Bononi – l’ORMA EDIZIONI
 
Algeri, oggi. Ryad, svogliato ventenne, studente universitario a Parigi, ha un compito ingrato davanti a sé: svuotare e chiudere la libreria Les Vraies Richesses. Questo polveroso negozio di quattro metri per sette, stipato di volumi ingialliti, foto sbiadite,
quadri e mille altri cimeli editoriali, nasconde la storia di un’eccezionale avventura umana e letteraria, custodita dal suo ultimo testimone, il misterioso Abdallah. Algeri, 1936. Edmond Charlot, ventenne entusiasta, dopo un viaggio a Parigi rientra in patria con una grande idea in testa: fondare una libreria-casa editrice che pubblichi scrittori di entrambe le sponde del Mediterraneo, senza distinzioni di lingua, nazionalità o religione. Sostenuto da una comunità di ingegni e di affetti, apre al 2 bis della rue Charras un luogo ibrido e accogliente che presto diviene sede delle mitiche Éditions Charlot, frequentate da aspiranti scrittori come da figure del calibro di Antoine de Saint-Exupéry e André Gide. Da quella appassionata stanzetta, intitolata alle «vere ricchezze» della vita, escono le prime edizioni di testi memorabili, tra cui l’esordio di un giovane di genio: Albert Camus. Mescolando passato e presente, realtà e invenzione, Storia e intima quotidianità, Kaouther Adimi ci conduce con finezza e semplicità per le viuzze di una città immaginifica e dà vita al romanzo di un traghettatore di libri e di idee che fu, magari senza saperlo, il segreto artefice di molta della migliore letteratura del Novecento.
 
Intervista con l’autrice.

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Clifton Johnson con le immagini scattate ad inizio del Novecento sui luoghi che hanno ispirato l’autore rendono speciale questa nuova edizione del Walden di Thoreau. Non posso non dirvi che anche gli altri titoli di questa brillante collana, Classici Bur De Luxe meritano di essere sfogliati (o aggiunti alla libreria di casa..): La regina delle nevi con le illustrazioni di Dulac, l’accoppiata Peter Pan Arthur Rackham, le Fiabe russe viste con gli occhi di Aleksandr N. Afanasjev..
 
 
 
Nel luglio 1845 Henry Thoreau, a ventotto anni, lascia la sua città natale e va a vivere sulle rive del lago Walden, in una capanna da lui stesso costruita, rimanendovi per più di due anni. Nella quiete dei boschi coltiva il suo orto, legge, osserva gli animali, passeggia sulle rive o fino a qualche villaggio vicino, scrive, fa piccoli lavori in casa, nuota. Thoreau vuole “marciare al suono di un tamburo diverso” e cerca la libertà immergendosi nei ritmi della natura. Testo seminale della consapevolezza ambientalista e caposaldo della controcultura americana, Walden è il resoconto autobiografico di questo esperimento di vita solitaria, la cronaca quotidiana di un ritorno alla semplicità e una dichiarazione d’indipendenza dalla pochezza morale di una società dedita all’accumulazione di ricchezza. Questa nuova edizione BUR Classici Deluxe, con le immagini dei luoghi in cui Thoreau è vissuto scattate all’inizio del Novecento, ripresenta ai lettori il capolavoro di una vita e uno dei primi romanzi sulla natura e l’ecologia della storia della letteratura. A cura di Pietro Sanavio

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ormai ci siamo, Beautiful music è dietro l’angolo, nelle scatole di fornitura le copie scalpitano per arrivare in libreria. Non è facile fare capire quanto sia stata importante e necessaria la musica per la crescita personale di chi è nato in certi decenni, a chi la ascolta solo come sottofondo. Ma Danny, il protagonista del nuovo libro di Michael Zadoorian, ha tutte le carte in regola per fare assaporare il percorso umano che accompagna i primi ascolti in compagnia di qualcuno, per approdare alla costruzione di un gusto personale, la strada che porta dall’infanzia all’età adulta. Libro con playlist memorabile.
Beautiful music, Michael Zadoorian, Marcos Y Marcos
 
 
La scheda del libro, tradotto da Claudia Tarolo:
 
 
Come sgusciare dall’adolescenza e conquistarsi un posto al sole in America, tra bulli, droghe e casini razziali? Dedicato a tutti quelli che almeno una volta sono stati salvati dalla musica.
 
 
Danny non ha i vestiti giusti, non è sportivo, non è abbastanza figo.
 
Per le ragazze è trasparente, per i bulli del liceo un bersaglio mobile.
 
Suo padre gli ha insegnato a non scappare, a guardare negli occhi l’avversario.
 
Lui ha un’arma che lo rende invulnerabile: il rock fantastico delle radio indipendenti, dei dischi comprati con i suoi risparmi; la musica che lo accompagna sempre nella testa, che gli dà la carica a ogni passo.
 
Danny è sempre triste quando la musica finisce, perché altre cose brutali lo assordano. Una notizia che non vuole ascoltare.
 
Le urla degli scontri razziali che forse a Detroit non finiranno mai.
 
La televisione sempre accesa, il frigorifero vuoto, il perenne mal di testa di sua madre. Ma la professoressa Floyd è così bella che sembra una santa. Gli offre l’occasione che sta aspettando: lavorare alla radio della scuola. Leggerà gli annunci meglio di chiunque al mondo, farà ascoltare Jimi Hendrix, i Led Zeppelin, gli Sly and the Family Stone… Finalmente la sua vita è a una svolta.

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“Era un martedì del marzo 1998”. Comincia così uno dei più passi migliori di un libro da non perdere, tra i migliori del 2018. Autunno di Ali SMITH (Sur edizioni) , un capitolo in cui l’anziano Daniel insinua nella protagonista Elisabeth il germe del dubbio, partendo da una versione particolare de Riccioli d’oro e i tre orsi proposta da Daniel:” e se la bambina vandalizzasse la casa dei tre orsi, dipingendo le pareti con una bomboletta spray?”.  Ne nasce un dialogo che dovrebbe essere letto da tante persone, non solo nelle scuole, (probabilmente più dagli adulti )per imparare a non ragionare per stereotipi o per sentito dire, ma valutando  il punto di vista dell’altro, cercando di capire cosa l’abbia spinto ad agire in un certo modo.  E per riflettere sul potere della parola, del dialogo.

Un libro, Autunno, che dipinge una nazione spaventata, influenzata dal virus della Brexit, narrando in parallelo il rapporto che unisce una ragazzina, poi divenuta donna, con un anziano vicino di casa. Legame sorto per caso, quando la madre cercava di tenerla lontana da lui, un po’ troppo “strano”…

Intanto, il libro potrebbe essere il primo romanzo degli ultimi dieci anni ad aggiudicarsi l’Orwell Prize, riconoscimento destinato ad opere che si sono distinte parlando (anche) di politica:

 

https://www.theguardian.com/books/2018/may/18/ali-smith-novel-could-be-first-to-win-orwell-prize-in-a-decade-after-making-shortlist

 

Ali Smith’s novel Winter could become the first work of fiction to win the Orwell prize for books in more than a decade, after her riff on A Christmas Carol made the shortlist for the UK’s top award for political writing.

 

 

 

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fuori dai consueti sentieri dei grandi editori, ce ne sono tanti altri che meritano la segnalazione. Exorma, con Sudeste ci conduce nelle terre del grande fiume Paranà, romanzo celebrato da critica e pubblico sudamericano, per la prima volta in Italia. Nuova vita per un autore vittima della dittatura argentina, figura nel lungo elenco dei desaparecidos..
 
 
Sudeste
Haroldo Conti, Exorma
 
Pubblicato per la prima volta in Italia (con la splendida traduzione di Marino Magliani), Sudeste è considerato uno dei romanzi più singolari della narrativa argentina contemporanea (premio Fabril).
 
Sudeste è il vento che scuote la foce del fiume Paraná e la direzione da cui soffia quel vento solleva e spinge il mare nel Delta. Ma la foce del Paraná non è tanto il riferimento a un luogo definito, bensì il centro dell’universo che l’autore ci vuole narrare.
 
Haroldo Conti, poco conosciuto in Italia, fu considerato da Gabriel García Márquez il miglior narratore della sua generazione.
 
Boga, un tagliatore di giunchi con gli «occhi da pesce moribondo», che conduce una vita sedentaria e monotona, decide dopo la morte del Viejo di avventurarsi sul fiume con una piccola barca sgangherata. Sono l’acqua, il vento, l’andirivieni tra i canneti a scandire le stagioni; il suo vagare silenzioso e solitario lo porta a sentire «quella specie di rumore che nasce nei luoghi da lungo tempo disabitati» e a scoprire un’umanità remota e sospesa. Il fiume «a conti fatti, sembra diabolicamente astuto e torvo, e perfino crudele», una specie di demone arbitrario che governa i destini di esseri duri e taciturni che vivono pescando e raccogliendo giunchi. Gente che mangia gallette rafferme e pesce che sa di fango e ama più i cani che gli uomini.
 
Il Boga giorno dopo giorno perde interesse per qualsiasi altra cosa che non sia questo vagare seguendo i suoi pesci. Quello che accade sembra niente ma è il tutto, il dipanarsi di una vita: fatti minimi che riempiono i giorni e incontri violenti con personaggi oscuri in mezzo a isole dal profilo illusorio, sopra un fiume che somiglia all’eternità. «Se ne stava lì, schiacciato contro il tavolato, ansimando. Mise la mano destra sul braccio ferito e sentì che si inumidiva, e poi vide il sangue, denso e scuro […]».
Anteprima
 
Il fiume è molto grande, e uno non può sapere tutto quel che fa il fiume. Dunque, in quel pomeriggio era apparso un tizio che somigliava al Cabecita e magari poteva essere davvero il Cabecita. Solo che la faccenda veniva a complicarsi un po’, perché era difficile tirar fuori qualcosa da un imbecille come questo, che non faceva altro che sorridere, e se ne stava lì, e non c’era modo di sapere con certezza se era lui, vivo, morto o resuscitato, o se era qualcun altro in una di queste tre condizioni.

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