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Posts Tagged ‘libri consigliati’

Si comincia pensando a Conrad, poi l’orizzonte si amplia anche ad Austerlitz di Sebald, ispirati anche dalle dediche iniziali. “Alla luce di quel che sappiamo” è un gran pezzo di bravura, un romanzo capace di farci meditare sulla storia e sulla religione, sulla bellezza e sulla scienza, sull’amicizia, sulla politica mondiale e sul nostro modo tutto occidentale di guardare al resto del mondo, sempre da un gradino più alto. Zafar, la persona che bussa alla porta del narratore in un mattino londinese, è un vinto della storia, desideroso di farci conoscere meglio il mondo per come è diventato dopo quel fatidico Undici settembre.
 
 
 
Alla luce di quello che sappiamo, Zia Haider Rahman, La nave di Teseo
Tradotto da Fabio Zucchella
 
Una mattina di settembre, un consulente finanziario con una carriera in disfacimento riceve una visita a sorpresa nella sua casa di Londra. Si sforza di mettere a fuoco la figura trasandata con uno zaino sulle spalle che gli sta di fronte, fino a che non riconosce in lui l’amico di gioventù, Zafar, un brillante matematico scomparso anni prima in circostanze misteriose. Ora è tornato con una confessione scomoda che affida al compagno ritrovato.
Nella quiete di quella casa londinese, i due amici, ricostruendo il loro passato, iniziano a parlare di qualcosa che riguarda tutti noi: l’amore e la guerra, l’orgoglio e la lotta.
Pubblicato in 14 paesi, Alla luce di quello che sappiamo è lo straordinario esordio di Zia Haider Rahman. Un romanzo che travolge con intelligenza e coraggio le nostre certezze più profonde
Zia Haider Rahman è nato nelle campagne del Bangladesh. Si è poi formato al Balliol College, a Oxford, Cambridge, Monaco, e all’Università di Yale. Ha lavorato come consulente finanziario a Wall Street e come avvocato dei diritti umani internazionali. 

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Vuoi già partire? Il giorno non è ancora vicino: era l’usignolo, e non l’allodola, quello che ti ha ferito col suo canto l’orecchio trepidante; esso canta tutte le notti su quel melograno laggiù: credi, amor mio, era l’usignolo. Parole di Giulietta. In libreria, Shakespeare e l’amore, da Arturo Cattaneo. Splendida ed illuminante lavoro sui capolavori senza tempo.
 
 
 
Romeo e Giulietta, Otello, i Sonetti… le piú famose opere di Shakespeare dedicate all’amore ci emozionano oggi come quattrocento anni fa. Ogni capitolo di questo libro racconta, intrecciando aneddoti, curiosità e fatti storici, un’idea dell’amore secondo Shakespeare: l’amore a prima vista che si crede eterno, l’amore che si muta in odio e uccide, l’amore che impone di farsi raccontare in una storia che è confessione e denuncia insieme… Una casistica straordinaria, con al centro la domanda di sempre: l’amore è commedia o tragedia? Un percorso che dalla passione tra adolescenti in Romeo e Giulietta porta alla tragedia del razzismo e della gelosia in Otello, fino alla sorpresa dei Sonetti. Qui Shakespeare è il protagonista, parla in prima persona e si mette crudelmente a nudo in un diario segreto dove confessa due passioni, per un giovane biondo e una dama bruna, che si confondono in un triangolo difficile da districare.
Arturo Cattaneo è Professore Ordinario di Letteratura inglese presso l’Università Cattolica di Milano. Si è specializzato in Inghilterra, al Warburg Institute dell’Università di Londra. Tra le sue pubblicazioni, Il trionfo della memoria. La casa della vita di Mario Praz (2003), Chi stramalediva gli Inglesi. La diffusione della letteratura inglese e americana tra le due guerre (2007), Shakespeare alla sbarra. Giustizia e processi nel “Mercante di Venezia” e in “Otello” (2012), A Short History of English Literature (2019), e i romanzi Ci vediamo a settembre(2010) e La notte inglese (2012). Per Einaudi ha pubblicato Shakespeare e l’amore (210

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anche questa volta siamo conquistati dal nuovo libro di Sorj Chalandon, di cui abbiamo già amato La quarta parete e Chiederò perdono ai sogni. Anche questa volta la grande Storia rivive attraverso gli accadimenti personali dei suoi protagonisti. Le pagine delle vessazioni con cui un padre fanatico della grandeur francese, dell’impero a rischio di sgretolamento con la guerra in Algeria, stravolge la vita del giovane protagonista, arruolandolo nella sua personale battaglia contro De Gaulle e i nemici della patria, sono agghiaccianti. Anche questa volta i premi sono fioccati numerosi per l’autore: a ragione,diciamo noi!
 
 
 
orj Chalandon scrive con le sue lacrime. Dopo quelle versate per il tradimento del suo amico irlandese, quelle del massacro di Sabra e Shatila in Libano (La quarta parete), lo scrittore libera le lacrime della sua infanzia in La professione del padre. Sorj Chalandon scrive con le sue lacrime. Dopo quelle versate per il tradimento del suo amico irlandese (Il mio traditore), quelle del massacro di Sabra e Shatila in Libano (La quarta parete), lo scrittore libera le lacrime della sua infanzia in La professione del padre. OLIVIER PÉROU, LE POINT
Quante cose si possono fare in una sola vita? André Choulans dice di essere stato cantante, insegnante di judo, calciatore, spia, pastore pentecostale, paracadutista durante la guerra, confidente del generale de Gaulle e poi suo nemico. Ha una missione: uccidere de Gaulle e combattere affinché l’Algeria resti francese: per questo chiede aiuto al figlio Émile.
Il ragazzo decide di stare al suo fianco eseguendone gli ordini e accettandone il duro addestramento. Affascinato ascolta i racconti di eroismo del padre e dimentica i comportamenti violenti di quell’uomo malato. Incassa i colpi, non dubita, non si lamenta, non giudica.
Vuole essere il miglior figlio possibile, ogni volta più bravo, a scuola come a casa. Quella casa, dove non è permesso portare nessuno, che diventa il luogo in cui la piccola storia eroica e avventurosa di Émile incontra la grande Storia nella quale il padre in qualche modo è sempre implicato – la fuga di Nureyev dall’URSS, l’omicidio di Kennedy – e dove si forma la ferita che poi albergherà nel cuore del protagonista anche da adulto.
Un romanzo forte e potente – pieno di ombre che convivono con la luce – come tutti quelli che ci ha regalato Sorj Chalandon, narrato con uno stile serrato, pieno di immagini dalle quali difficilmente riusciamo a staccarci.
Una storia toccante e un romanzo sublime.
PRIX DU STYLE
ROMANZO DELL’ANNO PER LES ÉTOILES • LE PARISIEN • AUJOURD’HUI EN FRAN

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Ho camminato per ventuno isolati insieme a Leto  e al Matematico, fresco di viaggio in Europa. Sono stato anche io alla festa di compleanno di Washington, grazie al racconto di Boton,  ho preso il treno con Leto per trascorrere le vacanze in campagna, e ho assistito a  quanto accaduto a suo padre, mentre lui e la madre erano via. Ho atteso che il traffico cessasse per attraversare la strada insieme ai due protagonisti, e conosciuto la  loro sorte e quella dei dei partecipanti alla festa grazie alle “memorie dal futuro” del  Matematico. Ho incrociato anche io come loro Tomatis  lungo il cammino e ascoltato una nuova versione di quello che è accaduto la festa, per poi rivederlo, pagine dopo, sul divano di casa della madre .. Come Leto ho avuto anch’io l’impressione di essermi perso qualcosa del discorso di Washington, riportato dal Matematico, e che quelle parole avrebbero donato un senso compiuto a tutto ciò che era accaduto o stato detto in precedenza.. Mi è venuto il dubbio che la vita in fondo sia una somma incessante di casualità, e che una di queste ci faccia perdere di vista il significato di quanto è accaduto prima .  Ho la certezza di avere letto un libro fondamentale, tra i migliori del 2018. Nell’impossibilità di ringraziare di persona l’autore, scomparso qualche anno fa, doveroso proferire un sonoro GRAZIE all’editore La nuova frontiera, e a chi ha tradotto Glossa.

Ai sommi basta una passeggiata tra due amici, in una città argentina degli anni Sessanta, parlando degli echi di una festa alla quale nessuno dei due ha partecipato, per dare vita ad un libro sublime, capace di contenere il mondo intero, di spalancare finestre sul passato e sul futuro, nei pensieri di Leto e del Matematico, nel composito universo dell’America Latina, in un turbine caleidospico  di immagini vive sempre cangianti. Per chi ama Onetti, e la sublime letteratura sudamericana del secondo Novecento..

 

 

Juan Josè Saer, Glossa, La nuova frontiera

Tradotto da Gina Maneri

L’uomo che si alza la mattina, si fa una doccia, fa colazione e poi esce nel sole della città, viene, non c’è dubbio, da più lontano che dal suo letto, e da un buio più nero e più fitto di quello della sua camera: nulla e nessuno al mondo potrebbe dire perché Leto, questa mattina, invece di andare come tutti i giorni al lavoro, sta camminando, indolente e tranquillo, sotto gli alberi che contribuiscono all’ombra della fila di case, lungo la calle San Martín in direzione sud.”

 

Leto e il Matematico si incontrano una mattina per strada. Il primo si è appena trasferito in città dove lavora come contabile. Il secondo viene da una famiglia dell’alta borghesia cittadina ed è appena tornato da un viaggio di studio in Europa. Decidono di fare un pezzo di strada insieme parlando della festa del poeta Washington Noriega, festa alla quale nessuno dei due ha partecipato.

A partire da un pretesto così semplice Saer costruisce una macchina letteraria perfetta, capace di insinuare il dubbio su tutto ciò che crediamo di vivere e percepire. Il lettore vede il romanzo dispiegarsi liberamente sotto i suoi occhi, come se si scrivesse da solo. Vede la coscienza dei protagonisti esitare e i loro ricordi ingannarli mentre si accumulano, passo dopo passo, parole non dette, angosce e disillusioni.

Cosa sono i ricordi, il tempo, la realtà e come li raccontiamo sono i temi dell’opera più filosofica di Saer, che è, allo stesso tempo, il commovente racconto della generazione perduta di un paese, l’Argentina, che proprio in quegli anni viveva il suo periodo più buio.

 

Uno dei romanzi più sorprendenti del XX secolo. – Le Figaro

 

Glossa coglie la natura selvaggia dell’esperienza umana in tutte le sue sfaccettature e la deriva cieca, incomprensibile e inarrestabile del tempo. – The New York Times

 

È un mondo intero, con le sue incertezze e il suo caos, quello che si dipana nel corso di questa passeggiata. Un mondo folle come quello che noi viviamo. – Le Monde

 

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“Uno dei migliori libri scritti nel Novecento. Sto parlando del suono che quel libro emette, del suo peso nella memoria, del suo modo di disporsi nel tempo, dei suoi colori, del suo modo di accoppiarsi con l’attenzione del lettore…». Alessandro Baricco ha indicato la trilogia di Rebecca West come l’opera che porterebbe su un’isola deserta. Arriva in libreria il secondo capitolo, dopo La famiglia Aubrey
traduzione di Francesca Frigerio
È trascorso qualche anno da quando abbiamo salutato la famiglia Aubrey. Le bambine non sono più tali: i corsetti e gli abiti si sono fatti più attillati, le acconciature più sofisticate; l’ozio delle giornate estive è solo un ricordo. Oggi le Aubrey sono giovani donne, e ognuna ha preso la sua strada: le gemelle Mary e Rose sono due pianiste affermate e vivono le difficoltà che comporta avere un talento straordinario. La sorella maggiore, Cordelia, ha abbandonato le velleità artistiche per sposarsi e accomodarsi nel ruolo di moglie convenzionale. La cugina Rosamund, affascinante più che mai, lavora come infermiera. La madre comincia piano piano a spegnersi, mentre il padre è sparito definitivamente. Poi c’è lui, il piccolo Richard Quin, che si è trasformato in un giovane seduttore brillante e, sempre più, adorato da tutti. La guerra, che piomberà sulla famiglia come una catastrofe annunciata, busserà anche alla sua porta, e sconvolgerà ogni cosa. Mentre l’Inghilterra intera è costretta a separarsi dai suoi uomini, l’universo delle Aubrey si fa sempre più esclusivamente femminile: gli uomini e l’amore rimangono un grande mistero, un terreno inesplorato da attraversare, pagine ancora tutte da scrivere che, forse, troveranno spazio nel prossimo volume di questa appassionante saga familiare.
Dopo La famiglia Aubrey, Nel cuore della notte è il secondo capitolo della trilogia di Rebecca West.
«Una ricostruzione narrativa che si apparenta per tono di voce e coloritura morale a certi grandi romanzi dickensiani, ma con il valore aggiunto di una solidità affettiva che invece richiama alla memoria il quadretto della famiglia colta e povera per eccellenza, quello della famiglia March di Piccole Donne di Louisa May Alcott».
Alessia Gazzola, «La Lettura – Corriere della Sera»
Nata Cicely Isabel Fairfield a Londra, prese il suo pseudonimo dall’omonimo personaggio di Ibsen, un’eroina ribelle. Nel corso della sua lunga vita travagliata e romanzesca è stata scrittrice, giornalista, critica letteraria, instancabile viaggiatrice, femminista ante litteram e politicamente impegnata. Amica di Virginia Woolf e amante di H.G. Wells, Rebecca West viene considerata una delle più raffinate prosatrici del ventesimo secolo. La trilogia degli Aubrey, ispirata alla storia familiare dell’autrice, è stata indicata da Alessandro Baricco in risposta alla domanda «Quale libro ti porteresti su un’isola deserta?».

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Luogo terribile, quell’isola in cui riecheggiano le grida di dolore delle donne segregate, manicomio femminile per uxoricide e altre donne ritenute incurabili. Coinvolgente e potente, L’isola delle anime, racconta la storia di un manicomio finlandese, e di legami femminili più forti della violenza.
 
 
Finlandia, 1891. Una notte, ai primi di ottobre, una barchetta scivola sull’acqua nera del fiume Aura. A bordo, Kristina, una giovane contadina, rema controcorrente per riportare a casa i suoi due bambini raggomitolati sul fondo dell’imbarcazione. Le mani dolenti e le labbra imperlate di sudore, rientra a casa stanchissima e si addormenta in fretta. Solo il giorno dopo arriva, terribile e impietosa, la consapevolezza del crimine commesso: durante il tragitto ha calato nell’acqua densa e scura i suoi due piccoli, come fossero zavorra di cui liberarsi.
La giovane donna viene mandata su un’isoletta al limite estremo dell’arcipelago, dove si erge un edificio, un blocco in stile liberty con lo steccato che corre tutt’attorno e gli spessi muri di pietra che trasudano freddo. È Själö, un manicomio per donne ritenute incurabili. Un luogo di reclusione da cui in poche se ne vanno, dopo esservi entrate.
Dopo quarant’anni l’edificio è ancora lì ad accogliere altre donne «incurabili»: Martha, Karin, Gretel e Olga. Sfilano davanti agli occhi di Sigrid, l’infermiera, la «nuova». I capelli cadono intorno ai piedi in lunghi festoni e poi vengono spazzati via, si apre la cartella clinica della paziente, ma non c’è alcuna cura, solo la custodia. Un giorno arriva Elli, una giovane donna che, con la sua imprevedibilità, porta scompiglio tra le mura di Själö. Nella casa di correzione dove era stata rinchiusa in seguito alla condanna per furti ripetuti, vagabondaggio, offesa al pudore, violenza, rapina, minacce e possesso di arma da taglio, aveva aggredito le altre detenute senza preavviso. Mordeva, hanno detto, e graffiava.
L’infermiera Sigrid diventa il legame tra Kristina ed Elli, tra il vecchio e il nuovo. Ma, fuori dalle mura di Själö la guerra infuria in Europa e presto toccherà le coste dell’isola di Åbo.
Magnifico romanzo che muove da un luogo realmente esistito, L’isola delle anime è una commovente storia sul prezzo che le donne devono pagare per la loro libertà. Un inno alla solidarietà, all’amore e alla speranza.
 
Johanna Holmström è nata nel 1981 e cresciuta a Sibbo sulla costa meridionale della Finlandia di lingua svedese. Dal suo debutto a 22 anni, ha vinto il premio letterario Svenska Dagbladet e il premio letterario svedese YLE.

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A volte, tra le scatole di libri nuovi bisogna essere come i cercatori d’oro del Klondike per trovare qualcosa di memorabile, tenaci e fortunati. L’occhio del monaco, di Cees Nooteboom, Einaudi. Poesie dedicate alle memorie, anche di chi non è più qui, il mare del Nord, il vento, i paesaggi…
 
L’occhio del monaco, Tradotto da Fulvio Ferrari, testo a fronte.
 
 
Tredici, numero della nebbia,
lo smarrire direzione, la strada
per l’edificio abbandonato,
il luogo della danza,
tenersi per mano, poi sedere
a lungo e aspettare, cos’è la sera,
di chi è il corvo, di chi è la tartaruga,
il fuoco in lontananza?
Non rispondere è sempre una risposta,
la carpa diventa poi una balena,
il piccolo diventa grande
e accudisce il piccolo
finché morte non sopravviene.
 
Nooteboom è uno dei maggiori scrittori al mondo. Ha scritto romanzi, racconti, reportage di viaggio. Ma lui si considera ed è soprattutto, prima di tutto, un poeta. L’ampia antologia di tutte le sue raccolte che abbiamo pubblicato nel 2016, Luce ovunque, dava un’idea complessiva del suo percorso di poeta. Ora questo nuovo libro si pone probabilmente al vertice, non solo cronologico, di tutta la sua produzione. Trentatré poesie, tutte con lo stesso schema metrico. Ognuna è la descrizione di un sogno. Immagini ricorrenti provengono dal luogo dove sono state scritte: una piccola isola del Mare del Nord battuta da un forte vento e illuminata da un faro isolato. Un’isola reale ma anche archetipica: scenario ideale per il flusso di materiali onirici. Cosí le immagini surreali – angeli, conigli, la vecchia madre scomparsa da anni, ecc. – si mescolano alle dune e ai venti dell’isola, a navi di passaggio, alla luce ritmica del faro che entra nel sogno. E non si sa piú che cosa è sogno e che cosa è isola. Ma la differenza – questo lo si capisce bene – non ha alcun senso.

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