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Posts Tagged ‘libri di piccoli editori’

Isabelle Eberhardt

Image via Wikipedia

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Edizioni O.G.E.
Nata nel 2005, la casa editrice O.G.E. ha deciso di dare spazio,nella collana di narrativa “Oleandri”, non solo ad autori già affermati ma anche a esordienti di sicuro talento e a scrittori che, pur apprezzati in ambiti locali, non riescono per varie ragioni ad approdare alla ribalta del mercato nazionale.

DI O.g.e. Edizioni proponiamo:
Isabelle, amica del deserto
Viaggi, avventure, amori di una giovane esploratrice del Magreb
Mirella Tenderini

Una vita purtroppo breve, quella di Isabelle Eberhardt, sul crinale tra XIX e XX secolo. Eppure gremita di audaci esperienze: la parabola di una giovane donna nata a Ginevra da genitori russi, scrittrice e giornalista irrequieta, innamorata del Magreb e dell’Islam, che a lungo viaggiò attraverso il Nord Africa, travestita da cavaliere arabo per potersi addentrare in territori interdetti a visitatrici europee. Amica di sceicchi ma anche di ufficiali dell’esercito coloniale francese, sospettata di spionaggio da una parte e dall’altra, Isabelle abbracciò la fede musulmana e visse emozionanti avventure, troncate da una morte assurda, a soli 27 anni, nel 1904: vittima di un’improvvisa inondazione in Algeria, ad Aïn-Sefra; annegata, paradossalmente, in pieno deserto del Sahara.

http://www.edizioni-oge.com/

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Edizioni ALIA

Alia è una nuova casa editrice indipendente, creata nell’estate del 2008 con l’ambizione di dare vita ad un prodotto editoriale curato e bello, piacevole da vedere e da leggere, rivolto al segmento dei lettori “forti”, lettori colti e attenti al mondo che li circonda. Il mercato è difficile, le piccole dimensioni certo non aiutano, ma la passione c’è, e la voglia di far conoscere (o ritrovare) dei bei libri anche. Quindi ci proviamo, con entusiasmo e allegria.

di Alia Edizioni proponiamo Sonata d’Autunno, di Ramon del Valle Inclan

Sonata d’autunno
Sonata de otoño

Primo di un ciclo di quattro romanzi (che saranno tutti pubblicati in questa collana) racconta in forma autobiografica la vita e soprattutto gli amori del Marchese di Bradomìn, un Don Giovanni cinico e sensuale, cattolico e sentimentale, appassionato partigiano carlista.

Ambientato in Galizia, Sonata d’autunno racconta la storia d’amore tra il Marchese e Concha, che in punto di morte lo richiama accanto a sé per l’ultimo, vano fiorire della loro passione.

Amore e morte si mescolano, in un delirio di sensualità, in questo racconto romantico e macabro. Desiderio, piacere, senso dell’impossibilità, la tristezza della morte e la fame di vita si intessono mirabilmente con le suggestioni del paesaggio galiziano autunnale.

Ramón del Valle-Inclán y de la Peña
nacque in Galizia nel 1866, ma si trasferì presto in Messico, dove lavorò come giornalista e conobbe il rinnovamento ispanoamericano. Tornato in Spagna, si unì ad un gruppo di scrittori “bohemien”, fondando la cosiddetta Generazione del ’98. Dopo un altro viaggio in Sud America decise di dedicarsi all’agricoltura in Galizia, continuando però a scrivere e a pubblicare racconti e poesie. Nel 1921 tornò in Messico, per rientrare poi in Spagna ed appoggiare la Seconda Repubblica. Nel 1933 fu a Roma come direttore dell’Accademia delle Belle Arti spagnola.
Nel 1935 rientrò in Spagna, a Santiago de Compostela, dove morì il 5 gennaio del 1936.

http://www.aliaeditrice.com/index.html

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Amos Edizioni
Amos Edizioni di Toniolo Michele
via San Damiano, 11
30174  Mestre – Venezia
Italia
tel. +39 333 6457682
solo fax: +39 041 989980
e-mail: info@amosedizioni.it

di Amos Edizioni presentiamo:
Miguel de Unamuno, Abel Sánchez
Abel Sánchez è il libro dell’invidia. È questo il sentimento che sta dietro la “passione” del sottotitolo; è invidia ciò che prova Joaquín Monegro per l’Abel Sánchez cui è intitolato il romanzo.

In Abel Sánchez, Unamuno riscrive e attualizza la storia di Caino e Abele, mette in scena un romanzo nel quale i ruoli tradizionali di vittima e carnefice si confondono. Unamuno non condanna Joaquín Monegro; sa che, come uomo, non può farlo; Abele non è, e non può essere, più innocente di Caino. Colpevoli, a modo loro, lo sono entrambi.

Costruito come un attraversamento verticale dell’invidia, Abel Sánchez è un romanzo di azione e di pensiero.

Un classico che ora, dopo alcuni decenni, viene riproposto al lettore italiano in una nuova traduzione.

Miguel de Unamuno (1864-1936) fu scrittore, poeta e intellettuale tra i più importanti nella Spagna del Novecento. Conosciuti al lettore italiano sono soprattutto Del sentimento tragico della vita, L’agonia del cristianesimo e il romanzo Nebbia.

Abel Sánchez è l’atto di fede e di compassione più grande che si sia realizzato da tempo nella vita spagnola, l’atto di comprensione più eroico e generoso.

Unamuno ha avuto il coraggio di spingersi fino alla piaga più profonda della nostra vita.

María Zambrano


http://www.amosedizioni.it

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Gabriele Capelli Editore
Di Gabriele Capelli editore proponiamo:

Patrick White
La mano di una donna

Traduzione di Simone Garzella

La mano di una donna narra la storia di un’anziana coppia di coniugi in pensione, i Fazackerley, che ritrovano dopo molto tempo un vecchio amico del marito, Clem Dowson, conosciuto anni prima in Egitto.
Anche se la moglie, Evelyn, si sente in qualche modo attratta dalla vita disordinata condotta da quest’ultimo, che è un ingegnere navale in pensione ed è scapolo, e nonostante non le importi molto né dell’uomo né dell’amicizia che lo lega a suo marito, decide di intervenire nella sua vita spingendolo ad avvicinarsi a una sua amica, Nesta Pine, anche lei non sposata.
In maniera piuttosto inaspettata, i due decidono a un certo punto di sposarsi con lo scopo di farsi compagnia e offrirsi reciproco sostegno durante la loro tarda maturità.

Il racconto mette in parallelo con notevole maestria le due coppie. White offre in queste pagine un ritratto spietato dell’istituzione del matrimonio, visto con occhio lucido e implacabile. I legami descritti sono corrosi dalla semplice convivenza, in cui il coniuge più debole si trova a soggiacere alla volontà repressiva dell’altro. È ciò che succede ad Harold Fazackerley, la cui esistenza viene completamente plasmata dalla moglie Evelyn.
Anche in quelle che sembrano manifestazioni d’affetto, Evelyn nasconde in realtà un marcato desiderio di possesso che si traduce nella manifesta propensione a controllare, a indirizzare la vita delle persone che la circondano verso le scelte a lei più congeniali.
Allo stesso modo Clem Dowson e Nesta Pine rimangono vittime dell’impulso che porta la donna ad intervenire sulle loro vite facendoli incontrare e suggerendo a Clem come Nesta possa essere la “mano di una donna” che Evelyn ritiene indispensabile nella vita di un uomo.
Clem e Nesta però non impostano un rapporto come quello che esiste tra i Fazackerley, ma vivono, come afferma lo stesso Clem “su uno stesso livello”.
Eppure il loro legame è destinato a fallire.
La loro esperienza comunica l’idea di una convivenza coniugale come esperienza distruttiva, al cui interno è impossibile mantenere una propria individualità. Questo risulta valido in modo particolare per Clem il quale, prima di conoscere Nesta, aveva scelto di vivere nella solitudine e nel silenzio, riuscendo alla fine a trovare un equilibrio.
Anche l’unione dei Fazackerley mostra le proprie crepe e il conflitto scoppia nel momento in cui Harold scopre i sotterfugi della moglie e le sue dirette responsabilità nel determinare la catena di eventi che seguono l’incontro degli amici. È allora che l’uomo dà libero sfogo all’astio accumulato nel corso degli anni.
Per la prima volta i coniugi si trovano realmente uno di fronte all’altra e scoprono di non essersi mai conosciuti a fondo e di non aver fatto altro che mentire e recitare una parte per tutta la vita.
Un altro dei temi principali di questo racconto breve ma complesso come un grande romanzo, è dunque l’incomunicabilità.
I Fazackerley scoprono di essersi mentiti per tutta la vita.
I personaggi positivi sono coloro che, come Clem Dowson e Nesta Pine, non accettano di veder annullata la propria personalità. Ed è proprio da questa lotta e dal nemico che combattono – il materialismo e l’assenza di valori della società che li circonda – che la coppia è destinata a rimanere schiacciata.
Positiva è anche l’immagine della Natura. È significativo che Harold Fazackerley, dopo aver dato sfogo al suo profondo odio per la moglie, fugga in un estremo tentativo di fondersi con la natura, ritrovando un’armonia con se stesso e compenetrandosi con il tutto.
Riscoprendo una sorta di legame con la Natura, ad Harold viene offerta una possibilità di riconciliarsi con se stesso.
Egli d’altronde, da giovane era molto simile a Clem Dowson, ma a differenza di quest’ultimo, non ha “imparato a pensare” e dopo il matrimonio con Evelyn ha rimesso la sua vita nelle mani della moglie, rinunciando definitivamente ad aspirare ad un livello di vita superiore.
Il racconto è quindi costruito su una serie di confronti/scontri, verso la confessione e la messa in discussione di una realtà che rivela i suoi lati più sordidi e dolorosi.

Biografia

Patrick Victor Martindale White (Londra, 25 maggio 1912 – Sydney, 30 settembre 1990) scrittore, drammaturgo e saggista australiano. È stato uno dei maggiori scrittori del ventesimo secolo.
Nella sua narrativa cambia frequentemente il punto di vista attraverso il quale la vicenda viene narrata e e fa uso della tecnica del flusso di coscienza. Nel 1973 è stato insignito con il Premio Nobel per la letteratura.


http://www.directions.ch/

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Filema Editore

La storia  di Filema

Filema è il gesto con cui si riconoscono gli amici, un’espressione, un segno, una parola antica, che non fu scelta a caso, perché nasceva dalla frequentazione di giovani studenti e docenti, nel corso di sere trascorse insieme intorno a un libro, formulando domande, ricercando ragioni, tempi e luoghi inattesi. Un’esperienza che si ripete da sempre nei racconti delle storie di lettere e filosofie. Tante volte è accaduto e tante volte accadrà. Saranno differenti le circostanze, le ore, ma avranno avuto e avranno ancora la stessa emozione e l’incanto della sera. Saranno uguali le ombre e i ricordi, le parole. Quelle letture racchiuse nella condivisione di una passione erano esercizi di sapere alla ricerca di strumenti nuovi per scavare l’impensato, quel che è documentato, scritto e da scrivere. Scoprivamo allora che di là della filologia del debito, per cui si restituisce un testo alle sue vicinanze storiche, c’è la filologia della voce, quella fatta a proprie spese e rischio, che consegna il libro al proprio tempo, allo scarto di tempi e generi differenti che corrono insieme nel mondo.
Chi ci vedeva dall’esterno, presi dalla passione di quell’interrogare e vedere dentro libri come fossero illustrazioni della mente, viaggi, passaggi e paesaggi di idee, avrebbe detto, come le guardie di Liside, che eravamo amici, proprio quando provavamo a dire dell’amicizia senza trovarne una definizione.
Sono stati anche momenti di esilio forzato. Ripiegamenti di passioni comuni a fronte del mondo lacerato da profitti selvaggi, esposto a cambiamenti profondi di cui si riusciva a vedere lo scambio di classi in razze e la libertà costretta a conflitti di confini. Non si capiva o non si poteva piuttosto o non si voleva né capire né che fosse così. Si preparavano nuove esclusioni e nuovi privilegi, nuove economie. Noi eravamo là, a perimetrare una lontananza, e a non volere. Forse la letteratura e la filosofia sono così. Ti fanno vedere e volere altre cose, insegnando a vedere altrimenti.

Poi è venuta Camerota, quella terra rossa che declina tra sentieri di gerani e ginestre, misurata dai passi che portano al mare nella distanza minima dei verdi ulivi. Il sole la raccoglie tra l’azzurro dell’acqua e del cielo. Camerota divenne una leggenda. Rischiò la poesia. L’incanto. Ma Camerota è stata un luogo d’istruzione e formazione, un seminario all’aperto, fuori dalle mura. L’incontro di parole diverse che provano ad incontrarsi fuori da recinzioni. All’aperto. La seconda settimana di giugno ci ritrovava al Villaggio Villamarina. È stato così per anni. Poi è venuta Filema, sono venuti i libri. Il piacere del testo. Le forme. La ricerca di un sapere fuori del sapere codificato. Un patto tra lettere e filosofie, liberando le une e le altre dalla storia della filosofia e della letteratura, per riscoprire generi e differenze. Filema è venuta così. Non senza affanno. Una casa. Una casa di libri, editrice. Un’educazione sentimentale. Perchè la casa è un luogo di riparo e d’istruzione. Ha le sue maniere: uno stile. I libri poi sono anche degli oggetti di cura, perchè sono come l’involucro di quel che non si può più trattenere senza che sfugga ad ogni lettura. Filema è un progetto politico, che muove dall’esercizio di sè e dell’incontro con l’altro. L’attenzione alla differenza di genere ha avuto la parte principale. Il primo libro di Filema è Amore differenza mondo. Un’educazione sentimentale.


Di Filema editore proponiamo:
LAWRENCE G. BLOCHMAN, ELLERY QUEEN, GERALDTOMLINSON, CORNELLWOOLRICH, Delitti in Biblioteca

Il luogo che ospita i libri diventa, in questa antologia di racconti, scenario del crimine.

Delitti che si consumano tra la polvere dei libri e i banchi di vendita di librerie antiquarie. Un gruppo di quattro narratori statunitensi, il più noto dei quali è Ellery Queen, fa della biblioteca e delle librerie gli scenari misteriosi di furti e delitti. Assistiamo così al furto di un libro antico, alle peripezie di una bibliotecaria detective e altre divertenti avventure.

http://www.filema.it

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.

questa settimana proponiamo:Filema Editore

La storia  di Filema

Filema è il gesto con cui si riconoscono gli amici, un’espressione, un segno, una parola antica, che non fu scelta a caso, perché nasceva dalla frequentazione di giovani studenti e docenti, nel corso di sere trascorse insieme intorno a un libro, formulando domande, ricercando ragioni, tempi e luoghi inattesi. Un’esperienza che si ripete da sempre nei racconti delle storie di lettere e filosofie. Tante volte è accaduto e tante volte accadrà. Saranno differenti le circostanze, le ore, ma avranno avuto e avranno ancora la stessa emozione e l’incanto della sera. Saranno uguali le ombre e i ricordi, le parole. Quelle letture racchiuse nella condivisione di una passione erano esercizi di sapere alla ricerca di strumenti nuovi per scavare l’impensato, quel che è documentato, scritto e da scrivere. Scoprivamo allora che di là della filologia del debito, per cui si restituisce un testo alle sue vicinanze storiche, c’è la filologia della voce, quella fatta a proprie spese e rischio, che consegna il libro al proprio tempo, allo scarto di tempi e generi differenti che corrono insieme nel mondo.
Chi ci vedeva dall’esterno, presi dalla passione di quell’interrogare e vedere dentro libri come fossero illustrazioni della mente, viaggi, passaggi e paesaggi di idee, avrebbe detto, come le guardie di Liside, che eravamo amici, proprio quando provavamo a dire dell’amicizia senza trovarne una definizione.
Sono stati anche momenti di esilio forzato. Ripiegamenti di passioni comuni a fronte del mondo lacerato da profitti selvaggi, esposto a cambiamenti profondi di cui si riusciva a vedere lo scambio di classi in razze e la libertà costretta a conflitti di confini. Non si capiva o non si poteva piuttosto o non si voleva né capire né che fosse così. Si preparavano nuove esclusioni e nuovi privilegi, nuove economie. Noi eravamo là, a perimetrare una lontananza, e a non volere. Forse la letteratura e la filosofia sono così. Ti fanno vedere e volere altre cose, insegnando a vedere altrimenti.

Poi è venuta Camerota, quella terra rossa che declina tra sentieri di gerani e ginestre, misurata dai passi che portano al mare nella distanza minima dei verdi ulivi. Il sole la raccoglie tra l’azzurro dell’acqua e del cielo. Camerota divenne una leggenda. Rischiò la poesia. L’incanto. Ma Camerota è stata un luogo d’istruzione e formazione, un seminario all’aperto, fuori dalle mura. L’incontro di parole diverse che provano ad incontrarsi fuori da recinzioni. All’aperto. La seconda settimana di giugno ci ritrovava al Villaggio Villamarina. È stato così per anni. Poi è venuta Filema, sono venuti i libri. Il piacere del testo. Le forme. La ricerca di un sapere fuori del sapere codificato. Un patto tra lettere e filosofie, liberando le une e le altre dalla storia della filosofia e della letteratura, per riscoprire generi e differenze. Filema è venuta così. Non senza affanno. Una casa. Una casa di libri, editrice. Un’educazione sentimentale. Perchè la casa è un luogo di riparo e d’istruzione. Ha le sue maniere: uno stile. I libri poi sono anche degli oggetti di cura, perchè sono come l’involucro di quel che non si può più trattenere senza che sfugga ad ogni lettura. Filema è un progetto politico, che muove dall’esercizio di sè e dell’incontro con l’altro. L’attenzione alla differenza di genere ha avuto la parte principale. Il primo libro di Filema è Amore differenza mondo. Un’educazione sentimentale.

Di Filema editore proponiamo:
LAWRENCE G. BLOCHMAN, ELLERY QUEEN, GERALDTOMLINSON, CORNELLWOOLRICH, Delitti in Biblioteca

Il luogo che ospita i libri diventa, in questa antologia di racconti, scenario del crimine.

Delitti che si consumano tra la polvere dei libri e i banchi di vendita di librerie antiquarie. Un gruppo di quattro narratori statunitensi, il più noto dei quali è Ellery Queen, fa della biblioteca e delle librerie gli scenari misteriosi di furti e delitti. Assistiamo così al furto di un libro antico, alle peripezie di una bibliotecaria detective e altre divertenti avventure.

http://www.filema.it

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I piccoli editori, le piccole realtà, stentano assai in un mondo costruito su misura per i grandi, dove l’ossessione per il profitto e per il guadagno di nuove fette di mercato porta poi alle degenerazioni che sono sotto gli occhi di tutti. Per questo, vogliamo dedicare uno spazio alle nuove proposte di chi fatica a trovare spazi, pur proponendo ottime cose.
Una casa editrice per la letteratura Centro Europea in Italia. Le Edizioni Anfora

Edizioni ANFORA nasce nel 2003. Per non disperdersi sin dall’inizio in molteplici progetti editoriali e collane che avrebbero vanificato ogni tentativo di coesistere nel panorama editoriale italiano e quindi di poter offrire un percorso di lettura quasi inedito, nella ricerca di una sfera di interesse che fosse nello stesso tempo poco conosciuta e comunque di richiamo culturale, intraprese relazioni con l’Ungheria ed il Centro Europa per la ricerca di personalità ancora poco note in Italia.

Certamente in Italia sono apparsi nomi noti dell’Ungheria (Márai, Kertész, Füst, Esterházy…) come dall’ex Cecoslovacchia (Kundera, Hrabal, Klima), ma perché scrittori già di forte richiamo all’estero, con una forte promessa di vendite. Non emerge un programma che si interessi di questi paesi in modo dedicato ed esclusivo, soprattutto dopo la caduta dei regimi sovietici e la reimpostazione dello scacchiere Europeo.

Ne è nato quindi un disegno editoriale finalizzato, con precisi scopi e riferimenti geografici e culturali.

Oltre a rendere infatti opportuno diffondere maggiormente la cultura degli Stati di recente ingresso in Europa e favorire il relativo gemellaggio culturale coi rispettivi paesi, incontriamo tre fattori: il primo è la scoperta di nuove culture (la Slovacchia ad esempio, difficilmente riusciva a farsi notare quando ancora unita alla repubblica Ceca e riteniamo di aver pubblicato per la prima volta un romanzo slovacco in Italia), il secondo è che con le nuove divisioni statali alcune culture rimangono per lingua e tradizioni legate agli stati da cui furono divise, il terzo la riscoperta che quei confini mai realmente definiti, vaghi del Centro Europa, per lingue, destini storici ed affinità culturali ancora esistono.

Prima di lasciarvi ad una raccolta di citazioni e riferimenti che possono aiutare quanti leggono ad avere una visione più ampia e variegata del concetto centroeuropeo, permetteteci di sintetizzare il nostro progetto, già cominciato con letteratura dall’Ungheria, dalla Slovacchia e dalla Serbia.

Idealmente ci riferiamo al concetto geografico di Centro Europa dello storico polacco Oscar Halecki. Se riportassimo quei confini sulle carte attuali, considerando i paesi che hanno subito l’influenza di questa conformazione, i paesi di nostro interesse divengono quindi:

Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Slovenia, Ungheria, Romania (Transilvania), Croazia, Serbia, Ucraina, Lituania, Bosnia Erzegovina

Edizioni Anfora pubblica però narrativa contemporanea, cercando nel presente o nel recente la continuazione di questo sentire centroeuropeo. Gli autori che presentiamo sono poco conosciuti al pubblico italiano o del tutto inediti. Tuttavia nella maggior parte dei casi gli stessi sono molto noti all’estero (in particolare Francia e Germania, ma anche Stati Uniti ed Inghilterra). Uno dei presupposti della casa editrice è presentare questi nomi, offrire l’occasione di farsi conoscere nel nostro paese. Pubblichiamo il libro che manca in una biblioteca ideale, quello cercato da chi ne aveva sentito parlare e lo aspettava tradotto da tempo.

La traduzione è prioritaria, per la qualità ci affidiamo a docenti universitari o collaboratori di grandi case editrici. E’ spesso effettuata con la collaborazione diretta degli autori. Cerchiamo sempre un contatto diretto con gli autori, o gli eredi, andandoli ad incontrare nei rispettivi paesi.

Riceviamo di frequente attestazioni di stima da Università, letterati, associazioni straniere in Italia. Il nostro progetto editoriale e l’impegno rivolto alla realizzazione delle versioni italiane ha creato grande interesse nei paesi coinvolti, permettendoci di ottenere più volte sovvenzioni dall’estero per la diffusione di questa letteratura nel nostro paese.

delle edizioni Anfora proponiamo
PER ELISA, MAGDA SZABÓ
L’autobiografia di Magda Szabó

Era stata la sorella a chiederle di scrivere le parole per la bella musica di Beethoven. Ed è così che Magda Szabó, la grande scrittrice ungherese scomparsa nel 2007, ha intitolato “Per Elisa” la sua autobiografia, che contiene la storia della sua vita ed insieme quella della sorella Cecilia, in un tacito omaggio a quest’ultima. Magda Szabó non è riuscita a completare la sua opera, che doveva essere un trittico, e il libro pubblicato ora dalla casa editrice Anfora è soltanto il primo, che copre gli anni dalla sua prima infanzia alla fine del liceo.
Leggere un’autobiografia è un’esperienza strana: è come guardare dentro una casa attraverso una finestra che è aperta ma, secondo come sono tirate le tende all’interno, ci permette di vedere solo una parte, o quello che l’occupante della casa desidera che noi vediamo. Così in un’autobiografia abbiamo la possibilità straordinaria di conoscere i retroscena della vita di uno scrittore, le persone o gli eventi che hanno avuto un’importanza determinante nella sua formazione- tuttavia solo da una prospettiva, solo attraverso il filtro della memoria di chi ce ne parla, senza possibilità di confronto.
Comprendiamo tante cose, leggendo “Per Elisa”. Perché Magda, il cui nome non abbreviato è Magdolna, fu una bambina e poi un’adolescente fuori dal comune ed ebbe la fortuna di crescere in un ambiente fuori dal comune. Intelligente, curiosa, dotata di ottima memoria, caparbia, volitiva: tutte caratteristiche che possono venire potenziate al massimo portando a risultati eccellenti oppure, se non comprese da degli educatori dalla mentalità ristretta, possono essere soffocate impedendo la crescita intellettuale.
Il padre di Magda parlava con lei in latino fin da quando era piccola, sua madre era musicista. Entrambi la sollecitavano a pensare con la sua testa, a non accettare passivamente nulla, a rifiutare qualunque dogma. Entrambi stimolavano la sua fantasia. Entrambi la incoraggiavano a dire la sua opinione. Era naturale che, frequentando la scuola, Magdolna incontrasse delle difficoltà- non nell’apprendimento, tutto il contrario, perché spesso ne sapeva più dei suoi insegnanti, ma nei rapporti con i professori e con le altre studentesse. Con i professori perché non c’erano tabù per Magda- valga ad esempio il tema da svolgere sul quadro raffigurato in copertina al libro, Pilato con Gesù. Magda aveva scelto di esprimere il punto di vista del cane in primo piano- uno scandalo, dopo di che fu identificata come ‘quella del cane’. Con le compagne perché in mezzo a loro Magda si annoiava. Non aveva i loro stessi interessi.
C’era una sola coetanea che Magda amava tantissimo, nonostante l’avesse violentemente respinta all’inizio: la sorella Cecilia, adottata dai suoi genitori a quattro anni, dopo il trattato di pace del Trianon che aveva mutilato l’Ungheria di gran parte dei territori. Cecilia era ‘un’orfana del Trianon’, non ricordava nulla della tragedia che aveva alle spalle, della morte dei genitori. Dapprima Magda aveva odiato quell’intrusa con cui doveva condividere l’affetto dei genitori e il suo spazio vitale. Poi con la stessa passione dell’odio l’aveva amata, perché era impossibile non amare Cecilia che, ad iniziare dai capelli biondi e gli occhi fiordaliso, era l’opposto di Magda in tutto. Il suo doppio necessario.
Ci sono alcune parti che leggiamo con grande interesse, in “Per Elisa”. Ci divertiamo a leggere degli scontri verbali con gli insegnanti, ci piace individuare personaggi o episodi che la scrittrice utilizzerà in altri suoi romanzi, a volte pensiamo che, se avessimo letto prima “Per Elisa”, avremmo compreso meglio i libri che già abbiamo letto. E tuttavia a volte il racconto degli anni scolastici ci pare fin troppo dettagliato e non siamo certi se la scrittrice sappia che la ragazzina un po’ presuntuosa e così sicura di sé non è del tutto simpatica.
Un libro necessario sugli scaffali di chi ama Magda Szabó, anche se non un capolavoro- capolavori sono i romanzi in cui Magda ha riinterpretato la sua vita. Indispensabile per chi vuole leggere ‘dietro’ i suoi romanzi. Con un’ottima traduzione di Vera Gheno, un’esplicativa introduzione di Danilo Gheno, professore di ungherese all’università di Padova, ed esaurienti note di Mónika Szilágyi.

Magda Szabó, Per Elisa, Ed. Anfora, trad. Vera Gheno, pagg. 368, Euro 14,00

il sito dell’editore
http://web.tiscali.it/edizionianfora/

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