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Posts Tagged ‘libri nuovi consigliati’

“L’adolescenza è una sequela di sbagli. Quando cominci a sciare ti dicono che la cosa più importante è imparare a cadere, ecco l’adolescenza è così: prove generali di caduta”. Così si esprime l’autore, da dieci anni residente a Roma, sull’adolescenza. Questo suo esordio narrativo, che ricorda quello di Culicchia, è davvero molto godibile, fresco e pimpante, colmo di ironia e di ottimi squarci sul paesaggio umano e fisico della capitale.

Prove di felicità a Roma Est, Roan Johnson, Einaudi
Uno scanzonato romanzo sul piú grande talento della giovinezza: quello di sbagliare all’infinito.

«È che lo sfigato è sfigato per natura. Magari perché è grasso, timido, balbuziente. Io ero sfigato per convinzione. Era accaduto per eccesso di sensibilità, avrebbe detto mia mamma. Ero stato fregato, avrei detto io».

Ironica, ruvida, sincera: è la voce di Lorenzo Baldacci, arrivato a Roma per svoltare e incagliato invece in una folla di personaggi esilaranti. E in Samia, la ragazza che attira gli sguardi di tutti, e per tutti resta un inaccessibile mistero. Quella che risplende per una breve, fulminea stagione.
Con sguardo aspro e comico, di giovanissimo provinciale toscano approdato nella capitale, Lorenzo Baldacci racconta una Roma marginale, vitalissima e mai cosí vera. Pony-pizza, badanti, professori in pensione, professori sfruttati, truffe, subaffitti, periferie e campi rom.
Una voce fresca e originale, un irriverente romanzo di formazione che è anche la piú classica e struggente delle storie d’amore.

Lorenzo ha 21 anni ed è approdato nella capitale per cercare di prendere finalmente il diploma in un liceo del «calcioinculo», uno di quelli privati in cui paghi e ti promuovono. A Roma si aspettava il «casino serissimo», invece si ritrova a dover sbarcare il lunario facendo il pony-pizza. Con la sua Vespa Primavera si rovina la schiena a ogni buca delle strade romane, e spia le persone, le loro vite, per cercare di afferrare la città, cambiare punti di vista, e finalmente capire. In questa schiera di personaggi indimenticabili, esasperati, commoventi, si imbatte proprio in Samia, e sembra non capirci nulla neppure di lei.

Roan Johnson, anche se non sembra, è italiano. Nato da madre materana e padre londinese, è cresciuto a Pisa. Ha 35 anni e da 10 vive a Roma. Prove di felicità a Roma Est (Stile libero, 2010) è il suo primo romanzo.

il sito dell’autore;
http://roanjohnson.com/

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La giornata ordinaria di un professore di mezza età addolorato per la morte improvvisa del compagno diventa  il delicato e a tratti caustico racconto di un uomo solo, ripercorrendo gli attimi quotidiani rivestiti delle consuete occupazioni, mescolando  sensazioni intime e visioni sul mondo che lo circonda, gioie e dolori , la necessità di amara, l’approssimarsi della vecchiaia e la mancanza del compagno. Il romanzo è dedicato a Gore Vidal.

Edmund White lo ha definito come il primo e migliore romanzo della moderna letteratura gay, successivamente considerato una pietra miliare del movimento di liberazione gay.

Nello stile di Adelphi, una ottima lettura sorretta da un perfetto equilibrio tra la prosa e la profondità del testo!

Nel 2008 lo stilista Tom Ford ha acquistato i diritti del romanzo per realizzare un adattamento cinematografico, che segna il suo debutto alla regia. A Single Man ha per protagonista l’attore inglese Colin Firth, nei panni del professore, il resto del cast comprende Julianne Moore, Matthew Goode, Nicholas Hoult e Ginnifer Goodwin.

Christopher Isherwood, Un uomo solo, Adelphi

Già negli anni Trenta, quando scrisse Addio a Berlino, Christopher Isherwood sosteneva di voler trasformare il suo occhio di romanziere nell’obiettivo di una macchina fotografica. Ma per lungo tempo – attraverso libri molto diversi fra loro, e spesso segnati dai personaggi fittizi o reali che raccontavano – l’intenzione rimase una di quelle fantasticherie stilistiche che spesso gli scrittori inseguono per tutta la vita senza realizzarle mai. E invece nel suo ultimo romanzo – questo – Isherwood trasforma una giornata nella vita di George, un professore inglese non più giovane che vive in California, in un’asciutta, e proprio per questo struggente, sequenza di scatti. Non è una giornata particolare per George: solo altre ventiquattr’ore senza Jim, il suo compagno morto in un incidente. Ventiquattr’ore fra il sospetto dei vicini, la consolante vicinanza di Charlotte, la rabbia contro i libri letti per una vita ma ormai inutili, e il desiderio di un corpo giovane appena intravisto ma che forse è già troppo tardi per toccare. Quanto basta per comporre un ritratto che non si può dimenticare, e che alla sua uscita sorprese tutti, suonando troppo vero per non essere scandaloso.
la scheda e il trailer del film la trovate qui:
http://www.mymovies.it/film/2009/asingleman/

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Tariq Ali, uno dei direttori della rivista «New Left Review», noto e brillante esponente degli Studi Culturali, è anche storico, analista politico, romanziere e regista cinematografico. I suoi romanzi storici, raggruppati sotto l’etichetta di «Islam Quintet», comprendono Un Sultano a Palermo, All’ombra del melograno, Il libro di Saladino e La donna di pietra. L’atto finale del quintetto verrà pubblicato come gli altri da BCDe. Sullo sfondo dell’imminente caduta dell’impero ottomano, Tariq Ali intreccia con abilità le vite della famiglia di Iskander Pascia. Un ritratto vivido, personaggi ben riusciti e ottimamente rappresentati, tutti segretamente inclini a confessare le loro emozioni alla mitica Donna di pietra.

Tariq Ali, La Donna di Pietra, Baldini Castoldi & Dalai

Ogni anno la famiglia di Iskander Pascià, ex ambasciatore del Sultano in Europa, trascorre l’estate nel suo palazzo affacciato sul Mar di Marmara. È il 1899 e l’Impero ottomano è dilaniato da lotte intestine, fermenti popolari e dalle politiche di conquista delle grandi potenze europee. Nilofer, figlia di Iskander, dopo aver disonorato la famiglia, nove anni prima, sposando un umile insegnante greco, ritorna a casa. È lei a condurci dalla «Donna di Pietra», un antico masso dalle sembianze solo vagamente umane – a cui si arriva attraverso i frutteti, tra l’odore del timo e dell’albero del pepe – che per secoli ha raccolto le confessioni di intere generazioni. Disillusa e infelice, Nilofer sarà la prima a visitare la Donna di Pietra, ma tutti i personaggi, a turno, le affideranno il proprio dolore nascosto. Sara, moglie di Iskander, che cela un inconfessabile segreto; i figli Halil, generale dell’esercito impegnato a ordire una rivolta contro il Sultano, e Kemal, armatore di una compagnia di navigazione, tradito dalla moglie e dalla vita. Ma anche Petrossian, il fedele domestico armeno e Selim, barbiere di famiglia. Vicende minori che, sullo sfondo di un potente affresco storico e politico, illustrano il cosmopolitismo e i costumi spesso disinibiti dell’epoca (il fratello di Iskander, Memed, scaltro politico e diplomatico, ha una relazione con il barone Jakob von Hassberg). E mentre «come una prostituta ubriaca, l’Impero non sa né si cura di chi sarà il prossimo a prenderla», i protagonisti sopravvivranno alla Storia, come protetti dalla Donna di Pietra, quasi che questa strana figura preservasse quanto di più autentico c’è nell’anima, un baluardo di verità in mezzo ai miti e agli inganni di un mondo ormai in declino.

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censur

I Cloni di Khaled Hosseini stanno cominciando ad assumere dimensioni importanti negli scaffali delle librerie, quasi a cercare di rubare spazio ai libri stile Twilight. E quando il fenomeno diventa mero sfruttamento commerciale, subentra il “non se ne può più!”. Vale però la pena di tenere gli occhi aperti, cercando di non generalizzare, e di considerare con attenzione CENSURA.
«Sono uno scrittore iraniano stan­co di scrivere storie cupe e amare, popola­te da fantasmi e narratori passati da tem­po a miglior vita, con prevedibili finali di morte e distruzione» Così la voce narrante di CENSURA, lo Scrittore, si presenta ai lettori, lanciando un grido di dolore per la sorte del suo popolo, dell’arte, del suo Paese. L’autore è da qualche anno emigrato negli Stati Uniti, e questo suo libro è stato pubblicato nei giorni delle elezioni iraniane, giungendo così a diventare involontariamente un caso editoriale con la sua vista profetica: “In una Teheran misteriosa e caotica, dove il profumo dei fiori di primave­ra si mescola al puzzo di monossido di carbonio e le motociclette diven­tano taxi improvvisati in un traffico da de­lirio, una ragazza che manifesta davanti al­l’università sta per diventare l’eroina di una storia più grande di lei. La ragazza non sa che esattamente sette minuti e set­te secondi dopo, al culmine degli scontri tra polizia, studenti e militanti nel Partito di Dio, sarà travolta nel caos delle cariche e delle fughe, cadrà all’indietro, batterà la testa su uno spigolo di cemento e chiude­rà i suoi occhi orientali per sempre». Questo è l’inizio del libro, e ci pare possa bastare, pensando a quei giorni. È un testo originale che trabocca di erudizione, passione, amore per i libri, che per certi versi ricorda Leggere Lolita a Teheran.

Censura. Una storia d’amore iraniana

Shahriar Mandanipour , Rizzoli
Uno scrittore iraniano, “stanco di scrivere storie cupe e amare, storie popolate di fantasmi e narratori morti con prevedibili finali di morte e distruzione”, decide di gettarsi in un romanzo d’amore, ambientato in una Teheran che “profuma di boccioli di primavera, monossido di carbonio e aromi e veleni da Mille e una notte”. Però deve fare i conti con la censura: il ministero della Cultura e della Guida religiosa non tollera che parole, frasi o situazioni immorali finiscano sotto gli occhi dei giovani, contaminando le loro menti pure. “Censura” è una storia d’amore (di Sara, studentessa ventiduenne di letteratura contemporanea, e Dara, ex studente di cinema che è stato anche in prigione per motivi politici) e, allo stesso tempo, il racconto autobiografico dello scrittore che scrive quella storia, e cancella da solo le frasi destinate a finire sotto le forbici del censore, e spiega a tutti noi cosa significa vivere, amare ed essere un artista nell’Iran di oggi.

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Si ritorna a quell’estate, nel 1982, quando l’Italia di Bearzot conquistò il suo mondiale di calcio in Spagna con questo bel romanzo di Luigi Garlando. Giornalista sportivo e scrittore di testi per ragazzi (molti hanno per argomento proprio il calcio), ci fa rivivere quelle emozioni nell’incontro tra Cisco, un ragazzo che come Pablito proprio “non ce la potrebbe fare”, e il Vecio della Nazionale, avvenuto molti anni dopo. Con leggerezza, Garlando ci parla di avventure private e dei protagonisti di quell’impresa, fino a prospettare una incredibile serenata con Conti e Graziani come coristi in aiuto di Cisco!


L’ amore ai tempi di Pablito ,
Garlando Luigi, Rizzoli

Costruire un ponte lungo venticinque anni. Ecco il senso del viaggio che Francisco Valenzuela, da Pontevedra in Galizia, fa in un’unica estenuante tappa fino a Lignano Sabbiadoro per portare un regalo a Enzo Bearzot, il Vecio, che compie ottant’anni. Incontrare il mitico c.t. italiano, per Cisco, vuoi dire evocare il ricordo della più bella notte d’amore della sua vita. Clara Cortazar, con il gonnellino da tennis: ripensarci è una vertigine. Mentre la squadra che ora è leggenda, allora fischiata e criticata, compiva il miracolo del Mundial ’82, Cisco era lì, facchino nel loro hotel-ritiro, la Casa del Baron di Pontevedra. E anche lui, a diciassette anni, doveva compiere il miracolo. Lui come Pablito, pallido, sotto peso, bruttino, umile, contro un nemico impossibile, il fidanzato di Clara, figlio del presidente della comunità galiziana, con il sorriso di Cabrini e le spalle di Collovati, e con la promessa di un fulgido futuro. Tuttavia Cisco, proprio come Pablito, aveva una forza segreta ed esplosiva dentro di sé, il coraggio assurdo dei Valenzuela che amano in modo disperato ma una donna sola nella vita, e per conquistarla sono disposti a farsi incornare da un toro. Nell’incontro fra Cisco e il Vecio riprendono vita passioni irresistibili, sfide al destino e l’inseguimento di un sogno, in un sorprendente gioco di corrispondenze. E, poiché la vita non smette mai di stupire, questo viaggio trascina Cisco in una nuova spirale d’amore, nostalgia e mistero.

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Gli amanti dello humour inglese non dovrebbero farsi sfuggire questo libro del 1924, appena pubblicato in Italia da Elliot Edizioni. Il protagonista si considera un vero galantuomo, un uomo retto ed illuminato, abbastanza pieno di sé da considerare necessaria una biografia rivolta alle masse, con l’intento di allontanarli dal peccato attraverso il suo fulgido esempio. Che, in controluce, dimostra invece la sua meschina e ipocrita facciata: gli atti da lui commessi ( e prima di lui dal padre) sono in ogni caso giustificabili, considerata “l’altezza morale” da cui provengono.

Henry H. Bashford
Augustus Carp
L’autobiografia di un vero galantuomo . Elliot

Collana Raggi
Traduzione Franca Pece

Pubblicato anonimo nel 1924, dimenticato per decenni, Augustus Carp è ormai unanimemente consacrato come un piccolo capolavoro della letteratura umoristica inglese, definito dall’autore di Arancia Meccanica (che qui firma la postfazione) “Uno dei più grandi romanzi comici del XX secolo”.

In un’epoca in cui ogni livello di decenza è stato abbattuto, ecco un uomo da prendere ad esempio come alto modello di virtù. Religiosissimo, Presidente della Lega della Purezza di San Potamus, Augustus Carp è il più tenace oppositore al Peccato sotto qualsiasi forma esso si manifesti. Glorioso nella sua mediocrità, puntuale nell’esporre le colpe di chiunque incontri sul suo cammino, risoluto nella difesa della Bontà e nel promuovere se stesso, le dimensioni della sua Pietas sono inferiori solo al suo girovita. Arriva finalmente anche in Italia un classico dell’umorismo, l’autobiografia apocrifa di un proprietario terriero inglese ipocritamente pio e puritano, pieno di sé e comico nella sua vacuità boriosa, che indulge in numerosi atti immorali in nome del Cristianesimo e giustifica i propri vizi, mentre condanna senza appello quelli degli altri. Una satira graffiante dell’ipocrisia, uno dei peccati peggiori e più diffusi in ogni epoca. Leggendola, ognuno scoprirà di aver conosciuto almeno un Augustus Carp nella propria vita.

Henry H. Bashford Sir Henry Howarth Bashford (1880-1961) ebbe una illustre carriera come medico e studioso, divenendo Medico Onorario di Re Giorgio VI. Autore di numerosi articoli di carattere scientifico e opere di fiction e non-fiction, è ricordato principalmente per il romanzo Augustus Carp, che venne inizialmente pubblicato come opera anonima.

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Comporre le vite di scrittori , poeti , filosofi con le citazioni tratte dalle loro opere è costata molta fatica (e speriamo anche molte soddisfazioni) all’autrice di questo delizioso libretto, Silvia Ronchey. Non è semplice cercare di condensare in poche righe l’essenza di Baudelaire o Catullo, distillarne il succo attraverso le parole seminate nelle loro opere: Silvia Ronchey è riuscita pienamente nell’intento!

Silvia Ronchey, Il guscio della tartaruga, Nottetempo

Apuleio, coi “capelli lunghi, spioventi sulla fronte”; Catullo “così giovane, così provinciale, così studioso”; Flaubert, con la sua vestaglia scarlatta, le sue reliquie, il suo divano alla turca su cui fuma meditando la pipa; Ildegarda di Bingen, che a quarantadue anni e sette mesi vede una luce di fuoco proveniente dal cielo, che pervade il suo petto come una fiamma. E poi Agostino, Balzac, Freud, Pitagora, Teresa d’Avila, Voltaire, Zenone. Silvia Ronchey narra le vite di sessantacinque uomini e donne illustri come se li avesse conosciuti intimamente. Che cos’hanno in comune queste vite? Un segreto, rivelato in fondo al libro. Così che ognuna potrà leggersi come un racconto, un sapiente profilo o una sfida al lettore. Sono vere vite? Sono più che vere: come il guscio di una tartaruga non aderisce al corpo, ma lo ricopre e lo illustra, così i ritratti rivestono le esistenze senza combaciare veramente, ma le proteggono e le illuminano di scaglie di saggezza, restituendo loro una marmorea freschezza.

Silvia Ronchey è una lettrice infaticabile. E forse anche per questo il suo ultimo libro ha un modello principale, la Biblioteca di Fozio. Interferiscono ovviamente anche altri modelli collaterali, tra cui, in tacita ma ben visibile contrapposizione sin dal titolo, le Vite immaginarie di Marcel Schwob.
Luciano Canfora
Il guscio della tartaruga è il segreto di queste vite: è più largo del corpo della tartaruga, lo ricopre, lo adorna, lo protegge, lo nasconde, lo trasporta, lo tramanda. Il guscio è coperto a sua volta da un mosaico di scaglie, che insieme formano la corazza, lo scudo della altrimenti povera esistenza della tartaruga.”
Ginevra Bompiani

“L’anima di Teresa uscì da sé, per rientrare in sé come fa la tartaruga”
da “Teresa D’Avila”, pag. 197

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E’ un fiume, la Mura, uno dei protagonisti principali di questo bel romanzo pubblicato da un giovane editore, Beit, attento a quanto accade oltre confine, guardando ad est. Un fiume e le circostanze che hanno riunito in un piccolo fazzoletto di terra tanti popoli danno vita ad un brillante e colorito affresco della Slovenia del 1941, quando ormai la Seconda Guerra Mondiale stava arrivando a spazzare via tutto, in maniera più impetuosa ancora degli umori del corso d’acqua.

Feri Lainscek,La ragazza della Mura, BEIT editore

Slovenia, Murska Sobota, 1941. Alla vigilia dell’invasione tedesca, un giovane ingegnere sloveno rimasto senza genitori in circostanze tragiche, incontra Zinaida, una ragazza ungherese che vive al di là della Mura, il fiume che ha segnato tutta la sua vita. I due progettano di scappare insieme, ma una rivelazione inattesa scombinerà i loro piani profilando un’inconsapevole colpa e consegnandoli in balìa del destino della guerra.

L’autore – Feri Lainscek è tra i più noti in patria, ha vinto nel ’95 il prestigioso premio Preseren con il romanzo Ki jo je megla prinesla. Da un altro romanzo La colazione del gallo è stato tratto l’omonimo film di Marko Nabersnik (2007) che ha avuto grande successo in Slovenia e all’estero. Lainsek, nato nel 1959 a Dolenci (Goricko) in Slovenia, ha al suo attivo numerosi romanzi, racconti, prose brevi, poesie, radiodrammi e libri per ragazzi. Nel 2003 ha pubblicato Locil bom peno od valov, il primo romanzo della Trilogia della Mura, in cui La ragazza della Mura occupa la posizione centrale.

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Il fascino di Hong Kong, quella degli anni Trenta, con le sue etnie e la brillante vita mondana, si unisce all’orrore causato dall’occupazione giapponese della Seconda Guerra Mondiale in questo ottimo esordio, incentrato su un amore clandestino e sui segreti nascosti nella storia di una famiglia . Sentimenti che dovranno cedere il passo all’istinto di sopravvivenza nel turbine della guerra. Un romanzo dal ritmo intrigante e sensuale, una ambientazione suggestiva come sanno esserlo certe città che sonostate crocevie di culture e storie personali .

Janice Lee, L’insegnante di pianoforte, Bompiani

“È una persona odiosa, che non merita nulla
di quanto possiede. Crede che sia possibile
seppellire il passato. Ma il passato torna sempre,
in un modo o nell’altro.”

“Un debutto straordinario, che si confronta con le sfide dell’amore e della sopravvivenza in tempo di guerra, e con le conseguenze delle scelte fatte quando la libertà è in discussione.”
Publishers Weekly

È il 1942. Will Trusdale arriva a Hong Kong in cerca di una nuova vita e subito si innamora di Trudy Liang, una donna di grande fascino che dà scandalo di sé nella buona società della colonia inglese. Tra loro nasce una grande passione, ma lo scoppio della guerra e la minaccia di un’invasione giapponese minano il loro rapporto: Will sarà costretto a partire lasciando Trudy sola ad affrontare il suo futuro incerto. Dieci anni dopo, Claire Pendleton arriva a Hong Kong e trova lavoro come insegnante di pianoforte di Locket Chen, figlia di una coppia benestante della città. Abituata alla vita nella sonnolenta campagna inglese, Claire viene presto sedotta dall’alta società e dai suoi fasti, fino a ritrovarsi, novella Madame Bovary, a vivere una vita parallela fatta di relazioni clandestine, segreti e scoperte inaspettate. In un crescendo narrativo sullo sfondo delle sensuali atmosfere d’Oriente, Claire si troverà a dover scegliere, senza possibilità d’appello, tra amore e sicurezza, tra coraggio e sopravvivenza, tra presente e passato.
Una presentazione (in inglese) del libro, secondo le parole dell’autrice, lo trovate qui:
http://www.youtube.com/watch?v=nUD2-UMMZIk&feature=PlayList&p=2AA7441BE89359E4&index=42

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LA VALLE DEGLI EROI, Jonathan Stroud, Salani
Un tempo lontano, dodici coraggiosi eroi combatterono e vinsero contro i Trow, misteriose creature assassine, cacciandoli dalla valle in cui intendevano vivere pacificamente. Ora, i discendenti degli eroi convivono più o meno pacificamente nella valle, suddivisi in dodici casate, ciascuna cresciuta nell’ammirazione del suo fondatore. Siamo dunque nella casa di Svein, dove facciamo la conoscenza di Halli Sveinsson, goffo ragazzino che dell’eroe non ha proprio l’aspetto fisico, essendo basso, tozzo e un po’ goffo, come non mancano di fargli notare i membri della sua famiglia, tutti alti e belli. Halli crede a tutte le leggende che sono nate intorno a Svein, e la sua più grande ambizione è quella di compiere un’impresa degna di entrare nel mito; purtroppo,  sembra che le occasioni avventurose siano ormai scomparse dalla Valle, e per lui si prospetta un futuro da contadino.
Fino a che un membro di una casa lontana non uccide suo zio per regolare una contesa vecchia di decenni, e Halli decide di partire per vendicarlo, in un viaggio che lo porterà a dubitare di molte delle storie in cui aveva creduto ciecamente da bambino… e poi c’è un’altra persona, la giovane Aud, che sembra non credere nemmeno ai Trow, accrescendo ancora di più i suoi dubbi. Halli e Aud tenteranno di ribellarsi al destino preparato per loro, andando dritto incontro all’ignoto, misurandosi con la forza delle leggende e dei miti.
Jonathan Stroud costruisce una storia forte e avvincente, che ha il coraggio di mettere in discussione la validità delle vecchie storie, così importanti all’inizio per i protagonisti. Halli, poi, è una figura memorabile, una sorta di antieroe che, alla fine, dimostrerà più coraggio e ingegno di tutti, conquistandosi il posto nelle narrazioni epiche che tanto aveva sognato da bambino. Un romanzo davvero da non perdere, per la fantasia e l’ironia che lo attraversano, ma anche per la capacità di fornire punti di vista nuovi – e inaspettati – sulla visione del mondo cui si è abituati.

recensione di Valentina Stefanini per Libreria Atlantide

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