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Posts Tagged ‘libri nuovi’

CONSIGLI DI LETTURA – ESTATE 2019
Maurizio Naldini, l’inviato speciale che vorremmo sempre leggere, con i suoi reportage dal mondo. La grande storia, e quella di ogni giorno. Ottimo libro!
Ultreya
di Maurizio Naldini, Clichy editore
«Ultreya» è l’incoraggiamento che i pastori della Galizia da mille anni rivolgono ai pellegrini del Cammino di Santiago: «vai oltre», abbi speranza. Naldini, inviato speciale che ha visitato negli anni Africa ed estremo Oriente, mondo arabo, India, America centrale, ex Jugoslavia, raccontando guerre e vicende quotidiane, ne fa il titolo di questo volume che raccoglie gli articoli da lui pubblicati sulla prestigiosa «Nuova Antologia» dal 2011 a oggi. Dalla condizione della donna ai suoi diversi modi di essere e di amare, da soldati e mercenari a eserciti formati da bambini, dalla sacralità e dal culto dei morti al senso del denaro, in un mondo che sempre più sostituisce la pace con la guerra.

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Mariana Leky , Quel che si vede da qui, Keller editore
Tradotto da Scilla Forti

IL NOSTRO LIBRO DEL MESE

 

Il libro scelto dai Librai tedeschi come migliore dell’anno (nel 2017) può collocarsi idealmente tra L’eleganza del riccio di Muriel Barbery e La morte dei caprioli belli, di Ota Pavel. Libri in cui aleggia un particolare clima che avvolge il lettore dalla prima pagina fino all’ultima. Una commedia a tratti divertente, a tratti triste, accattivante e godibile ma non superficiale, capace di rappresentare il mondo attraverso personaggi e situazioni tratteggiate con candore felliniano, partendo da un sogno di sventura, quello di un animale, un Okapi, che in precedenza ha già recato lutti nel paese, nel giorno che segue.

Il villaggio con i suoi originali personaggi viene messo in subbuglio dal sogno dell’anziana, la saggia Selma, visto che come accaduto in precedenza non viene rivelata l’identità del morituro, destinato a lasciare questa valle di lacrime in 24 ore… Sfilerà così una carrellata di personaggi tratteggiati con umanità dall’autrice: li amerete tutti, senza riserve, e alla fine converrete dell’importanza del vivere il momento, dando importanza ad ogni singolo giorno di esistenza…

 

La trama
Selma, un’anziana che vive in un villaggio nel verde Westerwald, ha una dote: può prevedere la morte. Ogni volta che in sogno le appare un okapi, qualcuno in paese muore il giorno dopo. Tuttavia, i sogni non rivelano mai chi stia per morire. Come si può immaginare nel lasso di tempo tra il sogno e la morte tutti nel villaggio vivono in uno stato di agitazione… e Mariana Leky descrive la paura della gente del luogo, ciò che osano ciecamente, che confessano, distruggono o cercano di sistemare. Ma questo non è tutto, proprio per nulla.Questo libro è il ritratto di un paese e della sua comunità. Ma è soprattutto un romanzo sull’amore in circostanze difficili, poiché i vari “oggetti del desiderio” hanno una forte tendenza ad allontanarsi (o al limite a non rispondere come vorrebbero gli altri). Come fa il bel Frederik, il grande amore di Luise che è la nipote di Selma, l’eroina e la voce narrante della storia.Frederik decide di trasferirsi in Giappone e di vivere in un monastero buddista, tornando al villaggio e da Luise solo per alcune settimane d’inverno. Ogni volta – inverno dopo inverno – Luise spera che rimanga per sempre. Ma le parole “per sempre” non vengono pronunciate spesso in un luogo in cui la spada di Damocle assume la forma di un okapi che appare in sogno all’anziana Selma…

Mariana Leky ha studiato Giornalismo culturale presso l’Università di Hildesheim, dopo aver svolto un tirocinio in una libreria. Oggi la sua vita si divide tra Berlino e Colonia. Il romanzo Quel che si vede da qui, pubblicato in Germania nel luglio del 2017, è rimasto per diverse settimane nei primi posti dei best seller e da allora a oggi è stabilmente tra i libri più venduti nelle librerie tedesche. È stato tradotto in più di quattordici lingue e al momento è in corso l’adattamento per il grande schermo.

 

LE NOSTRE RECENSIONI LE TROVATE ANCHE QUI: https://www.leggilanotizia.it/2019/06/27/il-libro-del-mese-quel-che-si-vede-da-qui/?fbclid=IwAR3UL7pE7JLVEK6yNjxZR_kTTpMoykI0KxIreZjwFVrzWlBsyChl6o8MccU

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Bene, siamo convinti. Sally Rooney si presenta con un curriculum lungo da qui a Pechino: oltre ai premi vinti (Costa novel Award, selezionato per il Man Booker Prize) viene considerata la scrittrice più titolata per rappresentare le vite comuni dei Millennials
Come libraio ormai iscritto di diritto alla categoria dei “senior” (e da padre) partecipo con commozione al modo in cui Sally Rooney riesce a trasmetterci in maniera limpida, diretta, i sentimenti, la presunta fragilità dei ragazzi che diventano adulti, e la fascetta in questo caso inquadra bene il tutto: Il romanzo che più di ogni altro di dice cosa vuol dire essere giovani oggi” (The Guardian). Fenomeno di culto nel mondo anglosassone, oggetto di studi, e ci scommettiamo, prossimo film in arrivo…
 
 
Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l’orrore, e l’attrazione, della normalità? Nell’abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l’esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.
 
«Il suo primo romanzo è stato universalmente e meritatamente acclamato. Era difficile credere che potesse mai scrivere qualcosa di meglio. Invece è successo».
«The Guardian»

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– Ebbene, ha parlato. Quando è stato chiesto loro se erano interessati a “onori, ricompense o una vita più facile” … hanno urlato “No! No!” Hanno accettato l’assioma secondo cui “la pace perpetua sarebbe una catastrofe per la civiltà umana” e, con l’esso, l’ordine di armarsi “a qualunque costo e qualunque mezzo, anche se dovesse significare fare tabula rasa di tutto ciò che si definisce vita civile”. – Le parole di colui che avrebbe fatto anche cose buone pronunciate nel 1939, in apertura del libro di Iris Origo dal titolo eloquente. Rappresentazione emozionata delle paure vissute in quei giorni.
Un brivido nell’aria
 
Vigilia di Guerra 1939-1940
 
 
Iris Origo, Passigli
 
 
Grazie alla sua ascendenza inglese e americana e al matrimonio con un membro dell’aristocrazia romana (Antonio Origo), Iris Origo aveva accesso al corpo diplomatico e agli ambienti vicini alla monarchia e al fascismo, nonostante di quest’ultimo fosse fiera oppositrice e mantenesse contatti con esponenti antifascisti. In questo straordinario diario personale, che l’autrice ha tenuto fra il 1939 e il 1940, è narrato il progressivo scivolare dell’Italia verso una guerra che pochi volevano tanto nelle forze armate quanto nello stesso fascismo, a cominciare da Galeazzo Ciano, Ministro degli Esteri e genero del Duce. L’opprimente atmosfera di un paese alla vigilia dell’entrata in guerra, e il contrasto tra la Roma del fascismo imperante e la Val d’Orcia ancora immersa nella immobilità e nell’isolamento proprio della campagna italiana di allora, fanno di questo diario un importante complemento di “Guerra in Val d’Orcia”, in cui Iris Origo documenta la tragedia del conflitto e degli anni bui della guerra civile. Un libro che offre un importante contributo alla comprensione di un passaggio cruciale della nostra storia, e di come talora gli errori di una classe politica possano avere conseguenze catastrofiche per una nazione

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In Mappe per amanti smarriti, suo romanzo d’esordio elogiato da Salman Rushdie ( e già consigliato all’epoca dai librai di Atlantide, nel 2004), Nadeem Aslam ben narrava quante siano le cose che differenziano le varie culture, (perfino il numero delle stagioni) , quanto sia difficile ma non impossibile arrivare ad una convivenza pacifica. I rapporti tra occidente e il resto del mondo, in particolare il Pakistan da cui proviene Nadeem, sono al centro della sua indagine, anche in questo ultimo romanzo. Il primo capitolo de Il libro dell’acqua e di altri specchi ci conduce subito al cuore del problema: il sangue degli infedeli non è nero come qualcuno vuole fare credere, ma dello stesso colore rosso di chi invece segue i precetti di un altro Dio. Prosa e trama che vanno dritti al cuore del lettore.
Tradotto da N.Gobetti
 
 
Scese ed entrò nello studio, dove trovò il libro mutilato di Massud. Vide che sei delle pagine erano state ricucite insieme con filo d’oro. Osservò il lavoro di restauro, facendo correre la punta delle dita su quelle cicatrici lucenti. Ogni cosa che accadeva in quel luogo, e in tanti altri luoghi come quello, riguardava il potere e l’autorità. Tutto. E i conflitti dei pachistani non riguardavano solo il Pakistan, ma la sopravvivenza dell’intera razza umana. Riguardavano il pianeta nel suo insieme.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi si apre in una città fittizia chiamata Zamana, in Pakistan. Nargis e Massud sono una coppia di architetti, uniti da un’affinità elettiva con cui hanno sapientemente modulato ogni fase della loro relazione. Eppure Nargis ha nascosto per tutta la vita al marito un elemento fondante e pericoloso della sua identità: è nata cristiana, con il nome di Margaret, ma crescendo si è finta musulmana per sfuggire agli abusi e alle oppressioni. Quando Massud muore in uno scontro a fuoco, la vita di Nargis inizia a sgretolarsi. Intanto qualcuno si serve degli altoparlanti dei minareti per rivelare i segreti e le dissolutezze degli abitanti, diffondendo il terrore in un Paese in cui l’accusa di blasfemia può costare la vita. I misteriosi annunci presto diventano persecuzioni e Nargis sarà costretta a fuggire. In questo mondo al limite della distopia, diverse trame amorose si liberano come fiumi in piena e con la loro poesia fanno da contraltare all’orrore. Questo romanzo è un ritratto rivelatore dello spirito umano, una storia di corruzione e resistenza, di amore e terrore, e delle maschere che a volte è necessario indossare per salvarsi.
 
Il libro dell’acqua e di altri specchi è al contempo una storia di formazione sentimentale, uno studio sulla perdita e un ritratto lucido dei conflitti che pervadono il Pakistan contemporaneo. È un romanzo importante dalla prosa cristallina e dai personaggi abilmente caratterizzati nelle loro sfumature emotive. Seppure crudo nella rappresentazione del brutale esercizio del potere, è un inno alla resilienza.
– Laura Garmeson, Financial Times
 
Aslam ha costruito un corpus di opere in cui descrive nel dettaglio il peggio cui gli uomini possono arrivare e ci è riuscito usando una prosa che suggerisce le possibilità salvifiche dell’arte. Orrore e bellezza convivono in un equilibrio precario.
– Peter Parker, The Spectator
 
Sbalorditivo… un romanzo magistrale, con una complessa stratificazione di simboli e una trama puntellata di colpi di scena drammatici fino all’ultima frase.
– Rebecca Steinitz, The Boston Globe

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Il più clamoroso “triplete” nel mondo dei premi letterari. Per tre anni di fila N.K.Jemisin si è aggiudicata i premi Hugo (insieme ad un discreto numero di altri riconoscimenti) con la sua sua trilogia The broken earth: la solidità della sua scrittura e delle sue trame l’hanno accostata ad Ursula Le Guin. Jemisin ha cominciato a scrivere libri a dieci anni, si è fatta strada con il suo blog, ed è una nota opinionista del mondo culturale afro-americano. Ecco dunque il primo capitolo, pubblicato da Mondadori, nella collana Oscar Fantastica: con un inizio archetipo, il dolore della madre per la perdita del figlio.

 

“«Un’opera di grande ambizione, narrata da punti di vista alternati la cui complessità non si manifesta compiutamente se non nella parte finale del romanzo. Questo nuovo lavoro di N. K. Jemisin si iscrive in un processo lento ma definito di cambiamento della narrativa fantasy e di fantascienza.»” Guardian

 

https://www.oscarmondadori.it/libri/la-quinta-stagione-la-terra-spezzata-libro-1-n-k-jemisin/ 

 

LA QUINTA STAGIONE, tradotto da A.Mantovani

Non è da tutti sovvertire un genere letterario. Dargli un nuovo inizio da cui non si potrà più prescindere. N. K. Jemisin ci è riuscita, con la narrativa fantastica» – Valerio Evangelisti

 

 

Ciò che devi raccontare è questo: la fine di una storia è solo l’inizio di un’altra. È già accaduto, dopo tutto. La gente muore. I vecchi ordini passano. Nascono nuove società. Quando diciamo: “È la fine del mondo”, di solito è una bugia, perché in realtà il pianeta sta bene. Ma è così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. È così che finisce il mondo. Per l’ultima volta

L’Immoto è da sempre abituato alle catastrofi, alle terribili Quinte Stagioni che ne sconquassano periodicamente le viscere provocando sismi e sconvolgimenti climatici. Quelle Stagioni che gli orogeni sono in grado di prevedere, controllare, provocare. Per questo sono temuti e odiati più della lunga e fredda notte; per questo vengono perseguitati, nascosti, uccisi; o, se sono fortunati, sono presi fin da piccoli e messi sotto la tutela di un Custode, nel Fulcro, e costretti a usare il loro potere per il bene del mondo. È in questa terra spezzata che si trovano a vivere Damaya, Essun e Syenite, tre orogene legate da un unico destino.

 

 

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Fiori sopra l’inferno è stato il thriller italiano più gradito dai lettori di Atlantide dell’intero 2018. Dietro l’angolo sta Ninfa dormiente, da Ilaria Tuti. Dal 27 maggio.
i chiamano «cold case», e sono gli unici di cui posso occuparmi, ormai. Casi freddi, come il vento che spira tra queste valli, come il ghiaccio che lambisce le cime delle montagne. Violenze sepolte dal tempo e che d’improvviso riaffiorano, con la crudele perentorietà di un enigma. Ma ciò che ho di fronte è qualcosa di più cupo e più complicato di quanto mi aspettavo. Il male ha tracciato un disegno e a me non resta che analizzarlo minuziosamente e seguire le tracce, nelle valli più profonde, nel folto del bosco che rinasce a primavera. Dovrò arrivare fin dove gli indizi mi porteranno. E fin dove le forze della mia mente mi sorreggeranno. Mi chiamo Teresa Battaglia e sono un commissario di polizia specializzato in profiling. Ogni giorno cammino sopra l’inferno, ogni giorno l’inferno mi abita e mi divora. Perché c’è qualcosa che, poco a poco, mi sta consumando come fuoco. Il mio lavoro, la mia squadra, sono tutto per me. Perderli sarebbe come se mi venisse strappato il cuore dal petto. Eppure, questa potrebbe essere l’ultima indagine che svolgerò. E, per la prima volta nella mia vita, ho paura di non poter salvare nessuno, nemmeno me stessa.
Dopo Fiori sopra l’inferno – l’esordio italiano del 2018 più amato dai lettori – torna la straordinaria Teresa Battaglia: un carattere fiero e indomito, a tratti brusco, sempre compassionevole. Torna l’ambientazione piena di suggestioni, una natura fatta di boschi e cime montuose, di valli isolate e di bellezze insospettabili. Tornano soprattutto il talento, l’immaginazione e la scrittura piena di grazia di una grande autrice.

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