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Posts Tagged ‘libri nuovi’


è arrivata questa meraviglia, da Suzy Lee, per Corraini. Per tutti gli amanti dei bei libri!

Suzy Lee torna con un nuovo libro che parte da lontano, per la precisione da Vivaldi e dalle sue Quattro stagioni: l’autrice coreana sceglie di portare sulla carta l’estate, con i suoi giorni di sole, i giochi d’acqua, ma anche i cieli che si rannuvolano e i temporali improvvisi. L’orchestra sale sul palco, si prepara e… lo spettacolo ha inizio! Sulle pagine bianche si alternano i musicisti che suonano, concentrati e rapiti, e i bambini che giocano nel caldo pomeriggio estivo. Un pomeriggio che ripercorre, imprevedibile e cangiante, i tre movimenti con cui Vivaldi ha messo in musica questa stagione: ben presto si alza il vento, si scatena un acquazzone, per poi lasciare di nuovo posto al sole. In un’esplosione pirotecnica eppure sempre magistralmente equilibrata, Suzy Lee ci conduce tra pagine che evocano la musica di Vivaldi e la fanno risuonare nelle orecchie di chi legge (e guarda): quelle di Estate sono tavole senza parole, ma tutt’altro che silenziose. Le immagini, a cui è riservato il ruolo di protagoniste assolute, sono accompagnate da un testo essenziale che riprende e rende attuale il sonetto che accompagnava questo concerto di Vivaldi, in una versione fruibile da un pubblico di ogni età.

Un libro in cui la capacità di Suzy Lee di raccontare in modo nuovo e originale una storia nota – come aveva fatto in Alice in Wonderland – si unisce a quello stile amato da lettrici e lettori di tutto il mondo a partire dalla Trilogia del limite, fatto di linee nette, contrasti di colore e tecniche diverse che si incontrano sulla pagina.

#suzylee #estate #corraini

https://corraini.com/it/estate.html

PER la seconda, terza, e quarta immagine.

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«Preparati ad ascoltare cose che tra gli uomini mai sono state udite prima, e di cui gli Elfi parlano di rado.»

Domani, prende il via una lunga avventura… La pubblicazione de LA STORIA DELLA TERRA DI MEZZO, dodici volumi.

Il libro dei racconti perduti. La storia della Terra di mezzo. Vol. 1

di John R. R. Tolkien

Christopher Tolkien (Curatore)

Cinzia Pieruccini (Traduttore)

Bompiani, 2022

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Bruno Giorgini presenta “L’Adria. Storia di un amore partigiano” (Pendragon)

Venerdì 22 aprile, alle ore 20.30, presenteremo in Atlantide il libro di Bruno Giorgini L’Adria. Storia di un amore partigiano (Pendragon). Intervista a cura del giornalista Valerio Zanotti.

Iniziativa con il patrocinio del Comune di Castel San Pietro – Programma celebrazioni 77° anniversario della Liberazione.

“L’Adria era mia madre. Questa storia me l’ha raccontata a spizzichi e bocconi, fin da quando avevo sette anni, forse meno”, scrive Bruno Giorgini.

Una romanzesca storia di famiglia: la lotta partigiana, la liberazione delle Valli e di Ravenna, gli ideali e le passioni del cuore, quelle politiche e quelle dei sentimenti.

Libro segnalato da Internazionale tra i migliori del 2021.

LA SCHEDA DEL LIBRO. In queste pagine non è racchiusa una “semplice” storia familiare, bensì una stratificata saga dove passione politica e amori clandestini si consumano sullo sfondo di una lotta spietata. Tra fascismo e socialismo la voce dei diseredati romagnoli qui risuona forte e chiara come il grido di chi resiste e la violenza di chi offende. Una narrazione potente che ci trasporta nel mondo delle battaglie partigiane, quando si sapeva che era possibile morire per un ideale. Quando la vita aveva valori: dignità, coraggio, fedeltà, ma anche amore e amicizia. Una vita vera, quella dell’Adria, degna di essere raccontata.

Nato a Forlì, nel cuore della Romagna, nel 1946, Bruno Giorgini è fisico teorico e giornalista, attualmente direttore responsabile di Radio Popolare di Milano, senior scientist all’INFN – gruppo IV sezione teorica e collabora con la rivista «Inchiesta». A quattordici anni enuncia il suo programma di vita fondato su quattro punti: fare la rivoluzione, studiare la natura, scrivere, andare per mare. E nel 2021 per Pendragon pubblica il suo primo romanzo, L’Adria.

Valerio Zanotti, giornalista, è direttore de http://www.leggilanotizia.it

Gli appuntamenti sono tutti ad ingresso gratuito e si svolgeranno all’interno dei locali della libreria nel rispetto delle norme vigenti contro la diffusione del virus Covid 19.

Green pass rafforzato e mascherina FFPP2 necessari per accedere.

È gradita la prenotazione. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare Libreria Atlantide: tel. 0516951180; email: info@atlantidelibri.it

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Presentazione del libro di Paolo Malaguti “Il Moro della cima” (Einaudi)

Venerdì 8 aprile 2022, ore 18.00

PAOLO MALAGUTI, autore de Prima dell’alba, nella cinquina finalista del premio Campiello 2021 con Se l’acqua ride, presenta il suo nuovo libro Il Moro della cima, Einaudi.

Intervista a cura di Corrado Peli.

Paolo Malaguti torna a raccontare la Prima guerra mondiale con gli occhi di un personaggio leggendario che, incredibile a dirsi, è esistito davvero.

«Soprattutto all’alba, quando la luce è più morbida e la pianura si svela più ampia, e con lo sguardo arrivi fino alla curva del mare lontano: allora ti viene liscio credere che la vita possa davvero essere tutta così, giornate di sole e pascoli verdi».

La scheda del libro – Dicono che per vivere felici si debba trovare il proprio posto nel mondo: molti di noi passano la vita a cercarlo, per altri è questione di un attimo. Agostino Faccin, che tutti chiamano «il Moro», la felicità la scopre da ragazzo, tra le montagne di casa, nell’esatto momento in cui capisce che più sale di quota e più il mondo gli assomiglia. Quando gli propongono di diventare il guardiano del nuovo rifugio sul monte Grappa, non ci pensa su due volte. Ma la Storia non ha intenzione di lasciarlo in pace, la Grande Guerra è alle porte, e quella vetta isolata dal mondo diventerà proprio la linea del fronte. Paolo Malaguti torna a raccontare la Prima guerra mondiale con gli occhi di un personaggio leggendario che, incredibile a dirsi, è esistito davvero. Da quando era poco più di un bambino, il Moro ha una sola certezza: l’unico luogo in cui si sente al riparo dal mondo è tra i boschi di larici, i prati d’alta quota, e qualche raro alpinista… Così, quando gli danno in gestione un rifugio, sembra che la sua vita assuma finalmente la forma giusta. Ben presto in pianura si diffonde la fama di quell’uomo dai baffi scuri e la pelle bruciata dal sole, con i suoi racconti fantasiosi e le porzioni abbondanti di gallina al lardo. E in tanti salgono fin su per averlo come guida, lui che conosce come nessun altro quell’erta scoscesa di pietre bianche e taglienti. Ma quel rifugio è sulla cima del monte Grappa, e la Grande Guerra è alle porte. Lassù tira un’aria minacciosa: intorno al rifugio il movimento è frenetico, si costruiscono strade militari e fortificazioni, arrivano in massa le vedette, i generali, i soldati. E il Moro, che in montagna si sentiva al sicuro, assiste alla Storia che sfila sotto ai suoi occhi: nel 1918 il Grappa è la linea del fronte, un campo di battaglia che non tarderà a trasformarsi in un cimitero a cielo aperto e infine in un sacrario d’alta quota. Ma quando i fucili non fumano più e le fanfare smettono di suonare, lui, il Moro, tornerà sulla sua cima, e davanti allo sfregio degli uomini cercherà il suo personalissimo modo di onorare la sacralità della montagna. Paolo Malaguti ci regala un’altra grande storia da un passato che non c’è più, dando voce e corpo a un mondo perduto, e portandoci lassù a respirare un po’ di libertà. «Soprattutto all’alba, quando la luce è più morbida e la pianura si svela più ampia, e con lo sguardo arrivi fino alla curva del mare lontano: allora ti viene liscio credere che la vita possa davvero essere tutta così, giornate di sole e pascoli verdi».

Paolo Malaguti è nato a Monselice (Padova) nel 1978. È autore di Sul Grappa dopo la vittoria (Santi Quaranta 2009), Sillabario veneto (Santi Quaranta 2011), I mercanti di stampe proibite (Santi Quaranta 2013), La reliquia di Costantinopoli (Neri Pozza 2015, con cui ha partecipato al Premio Strega), Nuovo sillabario veneto (BEAT 2016), Prima dell’alba (Neri Pozza 2017), Lungo la Pedemontana. In giro lento tra storia, paesaggio veneto e fantasie (Marsilio 2018) e L’ultimo carnevale (Solferino 2019). Per Einaudi ha pubblicato Se l’acqua ride (2020), con cui ha vinto il premio Latisana per il Nord-Est (ex aequo) e il premio Biella Letteratura e Industria, ed è stato finalista al premio Campiello.

Corrado Peli, nasce a Castel San Pietro nel 1974. È scrittore e giornalista. È autore de I bambini delle case lunghe, (Time crime 2018) e de Il sangue degli abeti (Fanucci 2020). 

Gli appuntamenti sono tutti ad ingresso gratuito e si svolgeranno all’interno dei locali della libreria nel rispetto delle norme vigenti contro la diffusione del virus Covid 19.

Green pass rafforzato e mascherina FFPP2 necessari per accedere.

È gradita la prenotazione. Per ulteriori informazioni e prenotazioni contattare Libreria Atlantide: tel. 0516951180; email: info@atlantidelibri.it

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In libreria dal 3 marzo: Gino Strada, Una persona alla volta, Feltrinelli

Acquista la tua copia: dalla libreria a casa tua, o ritirala in Atlantide.

Gino Strada – Una persona alla volta – Feltrinelli – 16€

In libreria dal 3 marzo 2022.

Da Kabul a Hiroshima, il racconto di una missione durata tutta la vita.

“Non un’autobiografia, un genere che proprio non fa per me, ma le cose più importanti che ho capito guardando il mondo dopo tutti questi anni in giro”.

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Venerdì 19 novembre 2021 alle ore 20. 30, presentazione del libro di Matteo Cavezzali A morte il tiranno.

Dialogherà con l’autore Valerio Zanotti.

Appuntamento all’interno del programma della Festa internazionale della storia – Edizione di Castel San Pietro Terme

Dopo Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini e Nero d’inferno Matteo Cavezzali racconta e analizza le storie di coloro che decisero di liberare il mondo da coloro che ritenevano essere mostruosi tiranni.

Un libro che sorprende e cattura il lettore con vicende indimenticabili mentre pone molte domande fondamentali tra cui quella che apre il libro: “perché obbediamo al potere?”.

La scheda del libro

Chissà quanti esseri umani, negli ultimi settant’anni, hanno fantasticato di avere una macchina del tempo per uccidere Adolf Hitler prima che potesse prendere il potere e procurare tanta morte e sofferenza. Eppure nella Germania nazista ben pochi ritennero più giusto ribellarsi che obbedire. Due grandi scrittori come Henry David Thoreau e Lev Tolstoj teorizzarono la necessità della disobbedienza al potere dove corrotto e male esercitato, a patto che non si ricorresse alla violenza. Ma, dall’antichità greca e romana ai nostri giorni, molti importanti pensatori, dai santi Tommaso d’Aquino e Thomas More a Vittorio Alfieri e Benjamin Franklin, hanno invece ritenuto legittimo ribellarsi, anche con l’uso della forza, ai tiranni. Matteo Cavezzali, che ha già indagato i meccanismi del potere e della giustizia in due libri acclamati dalla critica (Icarus. Ascesa e caduta di Raul Gardini e Nero d’inferno), racconta e analizza le storie di donne e uomini che decisero di liberare il mondo da quelli che, a loro giudizio, erano mostruosi tiranni: i congiurati contro Cesare, Gaetano Bresci, i rivoluzionari francesi, Violet Gibson e Georg Elser che tentarono di uccidere Mussolini e Hitler, fino alla vera storia di Guy Fawkes che ha ispirato la maschera di V per Vendetta poi ripresa dai manifestanti di Anonymous. In A morte il tiranno, legato all’omonimo podcast di Storielibere.fm, le storie di tirannicidi riusciti o mancati diventano il modo per riflettere sulle strutture sociali, le psicologie uniche e irripetibili, le conseguenze imprevedibili delle azioni umane.

L’incontro si terrà nel rispetto delle normative vigenti. Green pass necessario per accedere.

Per info e prenotazioni contattare Libreria Atlantide: tel. 0516951180; email: info@atlantidelibri.it.

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sarà Garzanti a pubblicare in Italia, in contemporanea mondiale con numerosi altri Paesi, il primo volume dell’autobiografia di Barak Obama.
Dal 17 novembre.

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“non avrebbe mai fatto altro nella vita: il barcaro era l’arte per la quale sentiva di essere nato».
Però, ad un certo punto, il dubbio arriva per il giovane protagonista: continuare la tradizione di famiglia facendo il barcaro, o entrare “in Fabrica”?
Un libro felice quello di Paolo Malaguti: se l’autore ha confessato di essersi “divertito” molto a scriverlo, possiamo testimoniare che la sensazione di gioia si trasmette al lettore, catapultato in quell’Italia che stava cambiando alla fine degli anni Sessanta, da Paese contadino e povero a potenza industriale.
Ganbeto (di lui conosceremo solo il soprannome, prima di diventare semplicemente “l’apprendista”), vive a Battaglia Terme, dove la famiglia da secoli naviga lungo i tanti fiumi e canali che costellano il territorio.  È convinto che la “Teresina”, il burcio di famiglia, sia quanto gli ha riservato il destino, un mestiere affascinante scoperto durante l’estate dei suoi tredici anni, fatto di fatica e di orgoglio.
Ma si sa, per un adolescente niente è immutabile: cambiano il corpo, le amicizie, e il mondo che li circonda.   Nel paese si cominciano ad allestire i bagni in casa, si abbandona la campagna per la città, il Veneto per Milano,si apprezza il fascino del benessere ricavato dal lavoro in  “Fabrica”, si cerca di parlare solo italiano.
Il tramonto di un’epoca è narrato senza nostalgie, ma con rispetto, affetto per le situazioni e i paesaggi, siano quelli fluviali o quelli sontuosi della laguna, sempre descritti con grande intensità  e “felicità narrativa” degna di un grande romanziere (la critica ha già parlato di accostamento a Meneghello, un chiaro riferimento per l’autore).  Scorrono anche le pagine della Storia, come la terribile “acqua granda” del 1966, e le mitologie popolari: la Vespa!

(ps. Se l’appuntamento programmato in Atlantide con l’autore per fine maggio è saltato, l’occasione per ascoltarlo è imminente. Paolo Malaguti sarà tra gli ospiti della rassegna Freschi di Stampa 2020 a Imola, intervistato da Corrado Peli)

Paolo Malaguti, Se l’acqua ride, Einaudi

Sulla corrente dei fiumi nulla cambia mai davvero. Al timone degli affusolati burchi dal fondo piatto, da sempre i barcari trasportano merci lungo la rete di acque che si snoda da Cremona a Trieste, da Ferrara a Treviso. Quando Ganbeto sale come mozzo sulla Teresina del nonno Caronte, l’estate si fa epica e avventurosa. Sono i ruggenti anni ’60, nelle case entrano il bagno e la televisione in bianco e nero, Carosello e il maestro Manzi. I trasporti viaggiano sempre piú via terra, e i pochi burchi che ancora resistono, per ostinazione oltre che per profitto, preferiscono la sicurezza del motore ai ritmi lenti delle correnti e delle maree. Quello del barcaro è un mestiere antico, ma l’acqua non dà certezze, e molti uomini sono costretti a impiegarsi come operai nelle grandi fabbriche. A bordo della Teresina, Ganbeto si sente invincibile. Gli attracchi, le osterie, le burrasche, il mare e la laguna, le campane di piazza San Marco, i coloriti modi di dire di Caronte e i suoi cappelli estrosi, le ragazze che s’incontrano lungo le rotte. Presto, però, non potrà piú far finta di niente, lui che ha un piede nel vecchio e uno nel nuovo dovrà imparare la lezione piú dolorosa di tutte: per crescere bisogna sempre lasciare indietro qualcosa.

 

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Quattro volte finalista al Man Booker Prize, candidata al Nobel.
Pochi autori sanno raccontare il presente come Ali Smith, riescono a cogliere lo spirito dei tempi che attraversiamo. La tetralogia che l’autrice ha dedicato all’Inghilterra arrabbiata dei nostri giorni si arricchisce di un nuovo capitolo, il terzo della serie. Un anziano regista televisivo, una giovane donna agente di sicurezza in un centro per immigrati, una ragazzina misteriosa sono i tre protagonisti, un’altra toccante vicenda di incontri tra universi distanti, storia di speranza che diviene parabola universale, valida per ogni luogo. Arricchita dai consueti temi cari all’autrice, l’amore per la parola, per i libri, per le arti e per la capacità di rivelare in controluce le potenzialità di un seme primaverile pronto a germogliare.
Richard è un regista televisivo ormai anziano; la sua migliore amica, la geniale sceneggiatrice con cui ha lavorato ai suoi film più belli, è morta da poco, e lui è stato ingaggiato per l’adattamento dozzinale di un romanzo di successo; solo e sconfortato, è fuggito da Londra ed è in pieno stallo esistenziale. Brittany è una giovane donna che lavora come agente di sicurezza in un centro di detenzione dove vengono stipati gli immigrati senza documenti in (vana) attesa di rimpatrio; il suo impiego la sta disumanizzando sempre di più: il saluto che fa alle siepi dell’ingresso all’inizio e alla fine di ogni turno sembra il suo unico momento di dolcezza e sollievo. Nella vita di entrambi piomba però Florence, una dodicenne dalle origini misteriose e dall’irresistibile carisma, e l’incontro avrà effetti letteralmente miracolosi – o forse solo profondamente umani.
Nel terzo volume della sua tetralogia ispirata alle stagioni (che all’uscita nel Regno Unito è arrivato subito al primo posto nella classifica dei bestseller), Ali Smith ci regala un’altra magistrale storia di confronto fra diversità, di accoglienza e di speranza, che è al tempo stesso una fotografia del presente e una parabola universale. La sua voce, pulsante di amore per la realtà ma anche potentemente fantasiosa e letteraria, è quella di una scrittrice indispensabile per i nostri tempi.
TRADOTTO DA FEDERICA ACETO

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Un libro uscito nel momento peggiore, inizio marzo, da salvare dall’oblio.

Dobbiamo ringraziare Sandro Campani per questo romanzo che ci svela grazie a una scrittura essenziale e poetica un microcosmo di collina, palpitante mosaico di vita di piccolo borgo, con i suoi abitanti  per i quali il  passato converge in un momento comunitario, la pulizia di un bosco di proprietà di una vedova, “la Betti” . Una dei protagonisti, insieme a Francesco, il notaio, con i due figli, il giardiniere Oreste, il cinico Antonello con il fratello Danielone,  “la Luisa”, che nessuno ha mai sentito lamentarsi “e per questo si capisce che è suo questo paese”…

Tanti i motivi di merito, per:

Aver creato una sinfonia di voci priva di stonature, perfettamente amalgamate nelle loro diversità, con diversi registri lessicali, adattati al personaggio.

Per avere raccontato (di nuovo) il nostro Appennino senza sentimenti nostalgici, bensì rendendo con nitidezza il paesaggio umano e naturale.

Per aver “fotografato” personaggi e luoghi talmente realistici da renderli perfettamente percepibili ai nostri occhi.

Per la sua vocazione al narrare il bosco, sia come elemento naturale, che come grande contenitore metaforico, leggendario, posto che svela la fragilità della comunità umana. Quel bosco che “nascondeva qualcosa”, di cui “si può avere paura, un timore che non si può confessare”. Elementi simbolici che già avevamo conosciuto nel precedente IL GIRO DEL MIELE (che pure consigliamo), nella figura della lince che si aggirava.

Per avere disegnato una fantastica figura di perdente in opposizione al vincente ed ineffabile Luchino,  totalmente antipatico, concedendogli con coraggio la lunga parte finale del libro, che rivelerà non poche sorprese. Un personaggio simile “a quei serpenti dei documentari, che li vedi attorcigliarsi e salire lenti lenti verso il nido dove stanno gli uccellini, e te sei lì che guardi ma non puoi farci niente.”  Questo è Antonello, il figlio del notaio.

Per avere creato dei momenti di grande emozioni, istanti di puro godimento letterario, che dimostrano nuovamente il talento assoluto di uno scrittore che già avevamo apprezzato (e ospitato in Atlantide).

 

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