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Posts Tagged ‘libri premiati’

Bene, siamo convinti. Sally Rooney si presenta con un curriculum lungo da qui a Pechino: oltre ai premi vinti (Costa novel Award, selezionato per il Man Booker Prize) viene considerata la scrittrice più titolata per rappresentare le vite comuni dei Millennials
Come libraio ormai iscritto di diritto alla categoria dei “senior” (e da padre) partecipo con commozione al modo in cui Sally Rooney riesce a trasmetterci in maniera limpida, diretta, i sentimenti, la presunta fragilità dei ragazzi che diventano adulti, e la fascetta in questo caso inquadra bene il tutto: Il romanzo che più di ogni altro di dice cosa vuol dire essere giovani oggi” (The Guardian). Fenomeno di culto nel mondo anglosassone, oggetto di studi, e ci scommettiamo, prossimo film in arrivo…
 
 
Marianne e Connell si parlano di tutto ma solo all’insaputa di tutti, si frugano i corpi e i sentimenti ma solo di nascosto, come pianeti dalle orbite imprevedibili si girano intorno, fra moti armonici e strazianti collisioni. Cosa impedisce a due ragazzi dei nostri giorni disinvolti di stare insieme in libertà e leggerezza? Gli squilibri di classe e potere? Le «stelle contrarie»? O solo l’orrore, e l’attrazione, della normalità? Nell’abbraccio in cui si stringono, però, «il suo corpo sposa quello di lei come quei materassi che pare facciano bene alla salute». E in quel quieto, benefico sostenersi sembra tacere ogni domanda.
Dopo l’esplosivo debutto di Parlarne tra amici, Sally Rooney ci offre un nuovo, emozionante manuale sentimentale per la nostra modernità.
 
«Il suo primo romanzo è stato universalmente e meritatamente acclamato. Era difficile credere che potesse mai scrivere qualcosa di meglio. Invece è successo».
«The Guardian»

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premiato dalla critica anglosassone come miglior libro del 2018, e ora vincitore del Costa Award, il primo importante premio della lunga stagione editoriale. Considerato una sorta di “classico” dei nostri tempi, per la rappresentazione dei rapporti di coppia ai tempi di WhatsApp, Parlarne tra amici dell’irlandese Sally Rooney è di sicuro uno dei libri di cui più si parla negli ultimi mesi. Dovremo continuarne la lettura..
 
traduzione di Maurizia Balmelli
Parlarne tra amici si può leggere come una commedia romantica o si può leggere come un testo femminista. Si può leggere come un libro sul tradimento e l’infedeltà ai tempi di WhatsApp o su ciò che nei rapporti di coppia non cambia mai. Ma in qualsiasi modo si decida di leggerlo, Parlarne tra amici è un romanzo indimenticabile e universale sulle strade che l’amore sa aprire nel cuore degli esseri umani.
 
Frances è troppo intelligente per innamorarsi di un uomo sposato. O almeno cosí pensava prima di incontrare Nick. Bobbi, la sua ex amante, e Melissa, la moglie di Nick, sono troppo moderne e consapevoli per essere gelose. O almeno cosí pensavano. «Sally Rooney ha scritto il caso letterario dell’anno. Parlarne tra amici è il romanzo sull’amore e il tradimento nel nostro tempo».
«The New Yorker»
 
Frances ha ventun anni e ha costruito un muro fatto di intelligenza, autocontrollo e freddezza per arginare il mare delle sue insicurezze. L’insicurezza per un corpo che non le piace e che è pronta a ferire pur di metterlo a tacere; l’insicurezza per una famiglia troppo povera e ignorante per il mondo in cui la figlia ha deciso di vivere; l’insicurezza per la sua stessa intelligenza che per quanto brillante, seducente e incline al sarcasmo, non lo sarà mai come quella di Bobbi. Ecco, Bobbi: la sua amica, compagna di studi e di passioni (insieme scrivono e recitano poesie in una Dublino mai cosí bohémienne e sensuale), e suo primo amore. Anche adesso, quando dopo essere state amanti imparano a essere amiche, Bobbi agli occhi di Frances sembra sempre la versione migliore di lei: piú bella, piú cool, piú trasgressiva, piú impegnata, piú lesbica, piú ricca. Eppure, quando le due ragazze conoscono una coppia sposata piú grande di loro, sarà su Frances e non su Bobbi che poserà gli occhi Nick – un attore in crisi ma decisamente bello. E Melissa, la moglie di Nick, cosa ci trova in Bobbi? È piú attratta dal suo esibito disprezzo per i borghesi (come Melissa stessa) o dalla sua distratta e selvaggia sensualità? Man mano che i legami si intrecciano e le relazioni si saldano, dal vivo o online, i quattro protagonisti di questa storia discutono insieme di sesso e amicizia, di arte e letteratura, di politica e genere, e ovviamente di loro stessi. Ma il centro di tutto è lei, Frances: il suo acume e la sua ingenuità, il suo desiderio, le sue debolezze, il suo amore ne fanno uno dei personaggi femminili piú autentici del nuovo millennio, il ritratto struggente, malinconico, profondissimo di una generazione e il simbolo di questi tempi inquieti. Parlarne tra amici è stato salutato per quello che è: l’esordio piú importante degli ultimi anni in lingua inglese, l’opera prima di un’autrice che, poco piú che ventenne, dimostra la raffinatezza stilistica e la profondità psicologica dei grandi scrittori, tra Sylvia Plath e Zadie Smith. Non solo: Rooney è stata paragonata a Elena Ferrante per la sincerità con cui racconta l’amicizia femminile, e Parlarne tra amici a un Bonjour tristesse del XXI secolo per come racconta la scoperta dell’eros di una giovane donna; mentre Kazuo Ishiguro ha definito il suo esordio «un evento davvero significativo». Quello che però rimane, una volta terminata la lettura, è la consapevolezza di una scrittura modernissima, di una freschezza nello sguardo, di un’intelligenza elettrica che non hanno paragoni nel panorama di oggi.

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dal premiatissimo Lavie Tidhar, che si è aggiudicato il British Science Fiction Award e il World Fantasy Award,ecco Central Station. Copertina ispiratissima, trama intrigante, autore paragonato a Dick e Vonnegut. Serve altro? Ha curato anche una antologia, Ebrei contro zombie..

 

 

 

https://www.acheronbooks.com/index.php?id_manufacturer=24&controller=manufacturer

 

A Tel Aviv, un quartiere popolato da un milione di persone è sorto intorno alla base spaziale Central Station. Umani, robot e i misteriosi Altri sono tutti interconnessi in una pervasiva coscienza digitale chiamata “la Conversazione”, e le molteplici culture si scontrano e si confondono fra reale e digitale. La vita può sembrare a buon mercato, ma le informazioni lo sono ancora di più.

Quando Boris Chong torna a Central Station, la ritrova in uno stato di caos. Le strade sono invase dalla droga religiosa chiamata Crucifixation. La sua ex compagna sta allevando un bambino dotato di poteri che lo rendono simile a un nuovo Messia. Suo padre è afflitto da un virus mentale multigenerazionale. Sua cugina è innamorata di un cyborg Robotnik. E una Vampira di Dati vagabonda lo ha seguito fin da Marte…

Lavie Tidhar è uno dei più importanti scrittori mondiali di narrativa fantastica della nuova generazione. Vincitore del British Science Fiction Award e del World Fantasy Award, è nato in Israele. È cresciuto in un kibbutz e ha vissuto in giro per il mondo, incluso le Vanuatu, il Laos e il Sudafrica. Il Guardian lo ha paragonato a Philip Dick e Locus a Kurt Vonnegut. I suoi romanzi più recenti, The Violent Century e A man lies dreaming, hanno ricevuto molte recensioni; il britannico Independent li ha definiti “capolavori”. Attualmente vive a Londra.

Per Acheron Books ha già pubblicato “Antechamber”, un racconto inedito mondiale in italiano e inglese, e l’antologia da lui curata (insieme a Rebecca Levene) “Ebrei contro Zombi”

 

tradotto da Davide Mana

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un altro libro che vale la pena segnalare: Elmet. Il nome fa riferimento all’ultimo regno celtico indipendente, ai giorni nostri è un angolo perduto e selvaggio dello Yorkshire. In una terra di nessuno vivono Daniel e Cathy, fratello e sorella, insieme al padre che li mantiene vivendo di espedienti. Hanno costruito insieme la loro casa, e spesso la caccia e la raccolta dei prodotti del bosco donano loro serenità. Fino all’entrata in scena di un ricco proprietario terriero, che minaccia l’equilibrio raggiunto. Dotata di ottimo stile, contrapponendo passi lirici ad una realtà fatta di patate bollite, di capacità nel dare vita ad un ambiente umano e fisico, Fiona Mozley con quello che la critica inglese ha definito “contemporary rural noir” incanta il lettore con un ritratto di famiglia che si stringe davanti alla minaccia esterna.
Fiona Mozley
Elmet, Fazi Editore
Traduzione di Silvia Castoldi
Elmet, l’ultimo regno celtico indipendente in Inghilterra, terra di nessuno e santuario di fuorilegge, rifugio ma allo stesso tempo trappola, è il lembo sperduto dello Yorkshire che oggi fa da sfondo a questa storia. Vi abitano Daniel e Cathy, fratello e sorella adolescenti. Sono stati abbandonati dalla madre, che sembra essere sparita nel nulla, e vivono, senza regole e senza contatti col mondo esterno, col padre John, un pugile di strada burbero e solitario, nella casa in mezzo ai boschi che lui ha costruito con le sue mani, dormendo all’addiaccio nei primi giorni, sostenendosi di caccia e raccolta. Un vero e proprio nido, in cui i tre trovano la serenità. Finché non compare il signor Price, ricco proprietario terriero senza scrupoli, padrone di gran parte degli alloggi e dei terreni locali e sfruttatore dei suoi lavoratori, che reclama il terreno dove John ha costruito la sua casa, affermando di possederlo legalmente. E con le stesse mani con cui ha ricreato una serenità perduta, John sarà pronto a difenderla…
Ritratto brutale e commovente di una famiglia atipica che vive ai margini della società, Elmet fa riflettere su quanto possa essere difficile trovare il proprio posto nel mondo e sull’impossibilità di rintracciare un senso di giustizia per coloro che non sanno scendere a compromessi.
Con la sua scrittura lirica, che ci fa respirare le atmosfere di luoghi splendidi in contrapposizione alla povertà più disperata, in pochi mesi il romanzo ha conquistato tutti: è stato finalista al Man Booker Prize – cosa davvero rara per un esordiente –, è stato definito il libro dell’anno dalle testate più autorevoli, ha venduto più di 70.000 copie ed è già in corso di traduzione in 14 paesi.
«Una scrittrice talentuosa. Idillio pastorale, denuncia politica, saga familiare e storia dell’orrore: una favola tradizionale che diventa un film gangster: un mix fra Hansel e Gretel e Il padrino».
«The Sunday Times»
«Con i suoi paesaggi incolti, la violenza, le emozioni forti, Elmet sembra Cime tempestose scritto con una voce completamente nuova. Questo esordio è l’inizio di qualcosa di grande».
«Stylist»
«Un romanzo che cavalca i secoli, al tempo stesso moderno e rivolto al passato».
«Literary Review»
«Una prestazione meravigliosa».
«The Times Literary Supplement»

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giusto riconoscimento, ottimo libro, e coronamento del percorso di una autrice affascinata dagli spunti narrativi che la storia offre. Ricordiamo ad esempio Le rondini di Montecassino, in cui il suo occhio cadeva sulla presenza di pachistani, polacchi ed altre nazionalità nella sanguinosa battaglia.
Nata a Monaco nel 1964 da una famiglia di ebrei originari della Polonia e naturalizzati tedeschi, dal 1983 vive in Italia.
Al secondo posto, Marco Balzano con Io resto qui, terza Sandra Petrignani.
 
 
Premio Strega, vince Janeczek: “Racconto la vita di Gerda, è il simbolo della donna libera”
La scheda del libro LA RAGAZZA CON LA LEICA, edito da Guanda

Finalista al Premio Campiello 2018
Vincitore del Premio Bagutta 2018
Il 1° agosto 1937 una sfilata piena di bandiere rosse attraversa Parigi. È il corteo funebre per Gerda Taro, la prima fotografa caduta su un campo di battaglia. Proprio quel giorno avrebbe compiuto ventisette anni. Robert Capa, in prima fila, è distrutto: erano stati felici insieme, lui le aveva insegnato a usare la Leica e poi erano partiti tutti e due per la Guerra di Spagna. Nella folla seguono altri che sono legati a Gerda da molto prima che diventasse la ragazza di Capa: Ruth Cerf, l’amica di Lipsia, con cui ha vissuto i tempi più duri a Parigi dopo la fuga dalla Germania; Willy Chardack, che si è accontentato del ruolo di cavalier servente da quando l’irresistibile ragazza gli ha preferito Georg Kuritzkes, impegnato a combattere nelle Brigate Internazionali. Per tutti Gerda rimarrà una presenza più forte e viva della celebrata eroina antifascista: Gerda li ha spesso delusi e feriti, ma la sua gioia di vivere, la sua sete di libertà sono scintille capaci di riaccendersi anche a distanza di decenni. Basta una telefonata intercontinentale tra Willy e Georg, che si sentono per tutt’altro motivo, a dare l’avvio a un romanzo caleidoscopico, costruito sulle fonti originali, del quale Gerda è il cuore pulsante. È il suo battito a tenere insieme un flusso che allaccia epoche e luoghi lontani, restituendo vita alle istantanee di questi ragazzi degli anni Trenta alle prese con la crisi economica, l’ascesa del nazismo, l’ostilità verso i rifugiati che in Francia colpiva soprattutto chi era ebreo e di sinistra, come loro. Ma per chi l’ha amata, quella giovinezza resta il tempo in cui, finché Gerda è vissuta, tutto sembrava ancora possibile.

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“Ogni due o tre generazioni, quando la memoria si affievolisce e gli ultimi testimoni dei massacri precedenti scompaiono, la ragione si eclissa e alcuni uomini tornano a propagare il male».
 
con questo libro Olivier Guez si è aggiudicato il Prix Renaudot oltralpe, premio prestigioso per questo libro che racconta in forma romanzata la seconda vita del criminale Mengele in Sud America:
 
Olivier Guez, La scomparsa di Josef Mengele, Neri Pozza
tradotto da M.Botto
 
 
Buenos Aires, giugno 1949. Nella gigantesca sala della dogana argentina una discreta fetta di Europa in esilio attende di passare il controllo. Sono emigranti, trasandati o vestiti con eleganza, appena sbarcati dai bastimenti dopo una traversata di tre settimane. Tra loro, un uomo che tiene ben strette due valigie e squadra con cura la lunga fila di espatriati. Al doganiere l’uomo mostra un documento di viaggio della Croce Rossa internazionale: Helmut Gregor, altezza 1,74, occhi castano verdi, nato il 6 agosto 1911 a Termeno, o Tramin in tedesco, comune altoatesino, cittadino di nazionalità italiana, cattolico, professione meccanico. Il doganiere ispeziona i bagagli, poi si acciglia di fronte al contenuto della valigia piú piccola: siringhe, quaderni di appunti e di schizzi anatomici, campioni di sangue, vetrini di cellule. Strano, per un meccanico. Chiama il medico di porto, che accorre prontamente. Il meccanico dice di essere un biologo dilettante e il medico, che ha voglia di andare a pranzo, fa cenno al doganiere che può lasciarlo passare. Cosí l’uomo raggiunge il suo santuario argentino, dove lo attendono anni lontanissimi dalla sua vita passata.
L’uomo era, infatti, un ingegnere della razza. In una città proibita dall’acre odore di carni e capelli bruciati, circolava un tempo agghindato come un dandy: stivali, guanti, uniforme impeccabili, berretto leggermente inclinato. Con un cenno del frustino sanciva la sorte delle sue vittime, a sinistra la morte immediata, le camere a gas, a destra la morte lenta, i lavori forzati o il suo laboratorio, dove disponeva di uno zoo di bambini cavie per indagare i segreti della gemellarità, produrre superuomini e difendere la razza ariana. Scrupoloso alchimista dell’uomo nuovo, si aspettava, dopo la guerra, di avere una formidabile carriera e la riconoscenza del Reich vittorioso, poiché era… l’angelo della morte, il dottor Josef Mengele.
Romanzo vincitore del prestigioso Prix Renaudot, La scomparsa di Josef Mengele si immerge fino in fondo nel cuore di tenebra del secolo trascorso. Tra vecchi nazisti, agenti del Mossad, dittatori da operetta e attori di un mondo corrotto dal fanatismo, dalla realpolitik e dal denaro – il coro che accompagna o protegge la fuga di Mengele – Guez mostra come la «luce nera» di «un uomo che non dovrebbe essere un uomo… si trasmette meglio nei romanzi che altrove» (Le Monde).

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giovedì 25 maggio, giorno di eventi. Lisa Laffi nella Biblioteca di Castel San Pietro alle 17,30 (vedi articolo precedente), Simona Vinci a Medicina alle 20:45.

Il serpente e la rosa, La prima verità. Due ottimi libri, parola di libraio!

https://www.facebook.com/events/199681613884003

“Giovedì 25 maggio nella Sala Auditorium di Medicina sarà presente la scrittrice Simona Vinci, intervistata da Caterina Cavina. L’autrice presenterà “La prima verità” romanzo vincitore del Premio Campiello 2016 e del premio Libro dell’Anno 2016 di Radio3 Fahrenheit – Sezione gruppi di lettura.
Il libro è edito da Einaudi nella collana Einaudi Stile Libero.
L’evento è organizzato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Medicina con la collaborazione dell’Associazione Donne in Rosa.”

 

Il bookshop tematico è a cura di libreria Atlantide

 

 

 

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