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Posts Tagged ‘libri prima guerra mondiale’

 

I nostri prossimi APPUNTAMENTI. Beniamino Baleotti e la sua sfoglia,  I racconti di Sfinge, Paolo Casadio, Francesca Magni con la sua storia di dislessia, Paolo Malaguti,Guido Marangoni e i cromosomi sbagliati.

 

OZZANO EMILIA,

Biblioteca Comunale, Domenica 11 marzo, ore 18,00

Biblioteca Comunale di Ozzano Emilia, incontro con Beniamino Baleotti, alias Il re della sfoglia, in occasione della Festa della Biblioteca.

 

CASTEL SAN PIETRO

Libreria Atlantide, Mercoledì 14 Marzo, ore 18,15. Riproponiamo l’evento cancellato per maltempo.

Presentazione de I racconti di sfinge, di Eugenia Codronchi.

In compagnia dell’editrice Luciana Tufani, con Lisa Laffi (autrice de Cento passi di donne) e le letture di Giulia Ciarpaglini. Con il patrocinio del Comune di Castel S.Pietro.

 

Eugenia Codronchi, figlia del senatore Giovanni Codronchi Argeli e di Giulia Pozzi, con lo pseudonimo Sfinge pubblicò una ventina di libri, romanzi, novelle, testi teatrali, saggi, articoli su riviste. Visse gli ultimi anni della sua vita a Castel San Pietro Terme, nella villa Coccapane, dove morì nel 1934. Scrive l’editrice Tufani nella prefazione al libro «Eugenia, come altre [scrittrici ndr] parla di maternità, divorzio e separazione, adulterio affrontati con sguardo lucido e con ironia pungente ma anche con l’affettuosa partecipazione che solo una conoscenza diretta consente»

 

CASTEL SAN PIETRO

Libreria Atlantide, Mercoledì 21 marzo, ore 20.45.

Ciclo di incontri NOVECENTO E DINTORNI.

Presentazione de IL BAMBINO DEL TRENO, con l’autore Paolo Casadio

intervistato da Paolo Bassi

Una famiglia e un cane, una minuscola stazione lungo la linea ferroviaria Faenza-Firenze, un piccolo microcosmo negli anni compresi tra il 1935 e quelli della guerra, quando quel quieto universo apparentemente distante dalla quotidianità del conflitto verrà sconvolto dall’arrivo di un treno diverso dai soliti. Con il Patrocinio del Comune di Castel San Pietro.

 

MEDICINA –

Sala Auditorium – Medicina, Domenica 25 marzo, ore 18 –

Presentazione del libro di Francesca Magni Il bambino che disegnava parole, Giunti

Un viaggio verso l’isola della DISLESSIA e una mappa per scoprirne i tesori.

Introduce l’assessore all’Istruzione Dilva Fava. Le letture sono affidate a Stefano Grignani.

 

CASTEL SAN PIETRO

Libreria Atlantide, Venerdì 13 aprile 2018, ore 18,15

 Ciclo di incontri NOVECENTO E DINTORNI

Presentazione de PRIMA DELL’ALBA, con Paolo Malaguti,

intervistato da Corrado Peli, autore e giornalista

Romanzo dai toni noir dedicato all’artigliere Alessandro Ruffini fucilato il 3 novembre 1917 per un sigaro in bocca, storia vibrante che si sviluppa a ritroso dagli anni Trenta ai giorni della disfatta di Caporetto. Con il Patrocinio del Comune di Castel San Pietro.

MEDICINA –

prossimamente

Guido Marangoni presenta Anna che sorride alla pioggia – storia di calzini spaiati e cromosomi sbagliati – incontro a cura de Associazione Germoglio di Medicina.

 

Libreria Atlantide sarà presente a Medicina e Ozzano con bookshop tematici. Gli incontri del ciclo Novecento e dintorni sono invece organizzati direttamente da Atlantide, ed avverranno nella sede della libreria.

per info: libreria Atlantide

via Mazzini 93,40024 Castel San Pietro Bo

tel 051 6951180

info@atlantidelibri.it

 

Plus, segnaliamo gli appuntamenti con “Bim in Comics”

Rassegna a cura di Nicola D’Agostino, organizzati dagli amici di Vari.China.

Martedì 6 marzo, alle ore 20:30, la Biblioteca comunale di Imola (BO) in via Emilia 80 – 88 ospita il primo incontro fumettistico di “BIM in Comics”, con protagonista il fumettista, artista ed attivista ravennate Gianluca Costantini.

La sua pubblicazione più recente è il volume “Fedele alla linea”

(BeccoGiallo, 2017), che raccoglie numerosi racconti e reportage, realizzati tra il 2005 e il 2017, su vicende di bruciante attualità,

fenomeni culturali e questioni storiche.

Successivi incontri dedicati al fumetto: martedì 13, 20 e 27 marzo, con Giuseppe Palumbo, Flavia Biondi, Davide Reviati.

 

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vengono i brividi (accentuati dal fatto che fuori segna -6°) al pensiero della storia di questo libro, ordinatoci da un cliente.
Subito dopo la fine della Prima Guerra, Michelin pubblicò diverse guide dedicate ai luoghi delle battaglie, con le terrificanti immagini dei luoghi devastati, e di come erano prima. Il  volume conteneva inoltre un foglio di carta scritto a macchina: la persona che lo scrisse ricevette il libro da Mr Hoyle nel 1950, il padre venne ucciso nel novembre 1917. Probabilmente questa guida del 1919 accompagnò la moglie di Edward Hoyle nella dolorosa ricerca del cimitero di guerra in cui era sepolto. Un lungo viaggio l’ha fatta arrivare qui.

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EVENTO ANNULLATO. I RACCONTI DI SFINGE.
Il maltempo perdurante nelle zone circostanti e le previsioni metereologiche particolarmente avverse previste, da più parti, per la giornata di giovedì 1 marzo, ci vedono a malincuore costretti a rinviare a data da destinarsi (confidiamo a breve) la presentazione del libro di Eugenia Codronchi, Racconti di Sfinge, in programma negli spazi di Libreria Atlantide alle ore 18.15 alla presenza di Luciana Tufani, Lisa Laffi e Giulia Ciarpaglini, temendo possano diventare difficoltosi e pericolosi gli spostamenti.
In attesa che il meteo migliori, ricordiamo l’appuntamento già programmato: mercoledì 21 marzo alle ore 20,45 con Paolo Casadio e il suo Il bambino del treno, intervistato da Paolo Bassi.
Per ulteriori informazioni contattare Libreria Atlantide al numero di telefono 0516951180 o a mezzo email a info@atlantidelibri.it
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Il Novecento, un torno di tempo nevralgico per la storia di Italia e non solo. Un breve viaggio in questi decenni attraverso vite e storie diverse tra loro, capaci di restituire un quadro variegato di quel momento.

Ottimi libri, consigliati apertamente da Atlantide! Entrata libera.

Con il patrocnio del Comune di Castel San Pietro

 

                Libreria Atlantide,

Giovedi 1 Marzo, ore 18,15.

Presentazione de I RACCONTI DI SFINGE, di Eugenia Codronchi.

In compagnia dell’editrice Luciana Tufani, con Lisa Laffi (autrice de Cento passi di donne – Figure femminili attraverso la storia di Imola e del suo circondario ), con le letture di Giulia Ciarpaglini, autrice e direttrice della biblioteca del Centro Documentazione Donna.

Eugenia Codronchi, figlia del senatore Giovanni Codronchi Argeli e di Giulia Pozzi, con lo pseudonimo Sfinge pubblicò una ventina di libri, romanzi, novelle, testi teatrali, saggi, articoli su riviste. Visse gli ultimi anni della sua vita a Castel San Pietro Terme, nella villa Coccapane, dove morì nel 1934. Scrive l’editrice Tufani nella prefazione al libro «Eugenia, come altre [scrittrici ndr] parla di maternità, divorzio e separazione, adulterio affrontati con sguardo lucido e con ironia pungente ma anche con l’affettuosa partecipazione che solo una conoscenza diretta consente».

Libreria Atlantide,

Mercoledì 21 marzo 2018, ore 20,45

Presentazione de Il bambino del treno (Piemme),con l’autore Paolo Casadio, intervistato da Paolo Bassi.

Una famiglia e un cane, una minuscola stazione lungo la linea ferroviaria Faenza-Firenze, un microcosmo osservato negli anni compresi tra il 1935 e quelli della guerra, quando quel quieto universo apparentemente distante dalla quotidianità del conflitto verrà sconvolto dall’arrivo di un treno diverso dai soliti.

Libreria Atlantide, venerdì 13 aprile 2018, ore 18,15

Presentazione de Prima dell’alba (Neri Pozza), con l’autore, Paolo Malaguti. Ne parlerà con Corrado Peli.

Romanzo dai toni noir dedicato all’artigliere Alessandro Ruffini, fucilato il 3 novembre 1917 per un sigaro in bocca, storia vibrante che si sviluppa a ritroso dagli anni Trenta ai giorni della disfatta di Caporetto.

Con il Patrocinio del Comune di Castel San Pietro

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per info: libreria Atlantide

via Mazzini 93,40024 Castel San Pietro Bo

tel 051 6951180

info@atlantidelibri.it  

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Massimo Bubola, un nome che dice molto a chi ama le canzoni di Fabrizio De Andrè. Con questa vibrante prova narrativa, frutto di anni di lavoro negli archivi e sui luoghi della Grande Guerra, dona voce a undici soldati italiani caduti e non identificati, calandoci nelle loro vite ed emozioni:

Ballata senza nome

Bubola Massimo, Frassinelli

È il 28 ottobre 1921. Siamo nella basilica di Aquileia. Gli occhi di tutti sono rivolti alle undici bare al centro della navata, e alla donna che le fronteggia: Maria Bergamas. Maria deve scegliere, tra gli undici feretri, quello che verrà tumulato a Roma, nel monumento al Milite Ignoto, simbolo di tutti i soldati italiani caduti durante la Grande Guerra. Maria passa davanti a ogni bara, e ognuna le racconta una storia. Sono vicende di giovani uomini, strappati alle loro famiglie, ai loro amori, ai loro lavori, finiti a morire in una guerra durissima e feroce: contadini e cittadini, borghesi e proletari, braccianti e maestri elementari, fornai, minatori, falegnami, muratori, veterinari e seminaristi che parlano in latino con il nemico ferito sul campo di battaglia. Attraverso le voci di questi soldati senza nome non solo riviviamo i momenti cruciali della Grande Guerra, non solo ci caliamo, in una vera trance empatica, nelle vite dei protagonisti, ma riscopriamo un’Italia che oggi si può dire definitivamente scomparsa. Massimo Bubola, in questa «ballata», fonde le sue eccezionali doti di musicista con una sensibilità linguistica davvero rara: fa rinascere parole dimenticate, le armonizza e le «mette in musica», e dà alla luce un’opera destinata a rimanere nel tempo, sia per il suo valore storico e culturale, sia per la sua qualità lirico-letteraria. A cento anni dalla battaglia di Caporetto, uno dei più importanti scrittori di canzoni italiani dà voce ai soldati caduti nella Grande Guerra. Un’opera di ampio respiro letterario, storico e culturale, che racconta un momento cruciale della nostra storia, e nello stesso tempo, grazie alla prosa musicale e raffinata di Bubola, ci restituisce le voci, i sentimenti e le passioni di un’Italia oggi scomparsa.

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drammatico memoir sulla Prima Guerra Mondiale: ritorna in libreria, finalmente, ADDIO A TUTTO QUESTO, di ROBERT GRAVES, il grande indagatore dei miti e del mondo antico. Che visse le terribili esperienze della Somme e di Ypres.
 
 
 
Traduzione di Annalisa Carena
Con una Nota di Ottavio Fatica
 
Meno di cento chilometri in linea d’aria separavano le colline del Kent dalle Fiandre, e i corni della caccia alla volpe avevano un suono sinistro, contro il rombo dei bombardamenti a tappeto intorno a Ypres, o sulla Somme. Durante un attacco dell’artiglieria tedesca, il 20 luglio 1916, Robert Graves fu ferito così gravemente da comparire, in un primo momento, sulla lista dei caduti – con onore, beninteso – che il «Times» pubblicava ogni giorno. In realtà Graves tornò su un treno ospedale alla stazione di Wimbledon, e qualche tempo dopo si riprese dalle ferite, per quanto atroci: ma la notte sentiva esplodere granate intorno al letto, scambiava i passanti per amici perduti al fronte, e se sentiva partire una macchina, o sbattere una porta, si gettava a terra. E così, a poco a poco, quei cento chilometri scarsi fra il tè del pomeriggio e i cadaveri lasciati a decomporsi nella terra di nessuno diventarono, per Graves come per gli altri scampati al massacro, un abisso capace di inghiottire per sempre, in un orrore senza nome, il mondo di ieri. Che nel 1929, prima di lasciare un’Inghilterra in cui non avrebbe potuto più vivere, Graves ricostruì per un’ultima volta in questo libro – il più nitido, struggente e indimenticabile atto di commiato che le trincee d’Europa abbiano costretto un poeta a scrivere.
Portrait of English poet Robert Graves.

Portrait of English poet Robert Graves. (Photo credit: Wikipedia)

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In un mondo divelto dalle fondamenta, un uomo cerca il suo destino, contro tutto e tutti. Non parliamo del presente, ma della terribile seconda decade del secolo scorso, raccontata in Acciaio contro acciaio da Israel J. Singer. Ormai lo sapete, tutta la famiglia era composta da gente decisamente capace nel raccontare la vita!
 
 
Acciaio contro acciaio, Adelphi
Traduzione di Anna Linda Callow
Biblioteca Adelphi
2016, pp. 240
 
Le strade roventi popolate da orde di mendicanti, da cortei funebri, da bande militari tedesche che incedono con grande strepito, dai temuti Ussari della morte che sfilano in tutto il loro minaccioso splendore, da individui affamati e senza casa che si aggirano con espressione apatica, indifferente. Il gigantesco cantiere sulla Vistola dove gli operai – russi, ebrei e polacchi – si sfiancano assonnati e indolenziti, perennemente sovrastati dal fragore delle onde, dal rombo dei macchinari, dal ruggito delle voci che sbraitano in varie lingue. È la Varsavia che accoglie Binyamin Lerner, reduce da nove mesi sul fronte galiziano nella fanteria dello zar. E più che mai deciso a sopravvivere, anche a prezzo della diserzione, a conquistare il suo destino in un mondo divelto dalle fondamenta: a contrastare, acciaio contro acciaio, l’inesorabile violenza della Storia. Una violenza che Singer ha vissuto sulla propria pelle e nella quale – mentre seguiamo Binyamin dal vertiginoso caos di Varsavia a una comune agricola in Polesia e infine a Pietroburgo, cuore della Rivoluzione – ci sprofonda, letteralmente, con la prodigiosa maestria che i molti lettori della Famiglia Karnowski hanno imparato a conoscere.
Portrait of Israel Joshua Singer

Portrait of Israel Joshua Singer (Photo credit: Wikipedia)

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La Francia uscita dalla Prima Guerra Mondiale, gli echi delle gesta di Landru, un affermato autore capace come pochi di dipingere le epoche storiche, di rendere in maniera limpida le sue pagine: Guillaume Prevost riesce a coinvolgere appieno (anche se con un po’ di lentezza iniziale) il lettore con queste due inchieste dell’Ispettore Simon. Finalmente in edizione economica.

 

Guillaume Prevost, Il ballo dello squartatore, Leone Editore

 

Giugno 1919. A Versailles i trattati di pace vanno a rilento e la Germania è pronta a rovesciare il tavolo. François-Claudius Simon, giovane ispettore della omicidi, è invece alle prese con un serial killer che sfregia le sue vittime e lascia sui loro corpi oscuri messaggi in codice. Un dubbio inizia ad attanagliare lentamente l’ispettore Simon: dietro la mano dell’assassino si nasconde una strategia politica per mettere in ginocchio il primo ministro Clemençeau?

Guillaume Prevost, Il valzer degli sfregiati, Leone Editore
Il giovane ispettore Simon, appena approdato alla sezione omicidi, si ritroverà immediatamente coinvolto in una serie di delitti legati da un unico filo comune: la Prima guerra mondiale. Un serial killer si aggira per la capitale francese sfregiando barbaramente i volti delle sue vittime, tutte reduci del conflitto appena terminato. Perché lo fa? Quale segreto si nasconde dietro questi omicidi? L’indagine porterà Simon e il capo ispettore Robineau a scoperte sconcertanti, mentre Parigi s’infiamma delle proteste socialiste e il Trattato che si sta redigendo a Versailles preannuncia un cupo futuro incombente sull’Europa.

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« Le strade attraversano lunghe il paese, i villaggi si stendono nella luce grigia, gli alberi stormiscono e le foglie cadono, cadono. Per le strade vanno passo passo, con le loro divise stinte e sudice, le grige colonne. I visi setolosi sotto gli elmetti d’acciaio sono sottili e scavati dalla fame, dalla miseria, stenti e ridotti ai lineamenti che segnano l’orrore, il valore e la morte. »

 

 

Il romanzo venne pubblicato a puntate sul quotidiano tedesco Vossische Zeitung tra il Dicembre del 1930 e il Gennaio del 1931. Successivamente venne pubblicato nell’Aprile del 1931. L’opera racconta l’esperienza vissuta da un giovane reduce dalle trincee della prima guerra mondiale, al rientro in Germania e il tentativo di reinserirsi nella vita quotidiana. Si colloca cronologicamente come seguito di Niente di nuovo sul fronte occidentale e prima del romanzo Tre camerati, a formare una trilogia capace di raccontare in maniera esemplare l’orrore: in questo libro il tema è quello del ritorno a casa dei sopravvissuti alla Prima guerra mondiale, alla sconfitta della Germania. Di cinquecento uomini iniziali della compagnia, solo una trentina ce l’ha fatta.

Immaginate uno studente delle scuole professionali come Ernst, il narratore, partito per difendere la patria, lasciando i banchi di scuola per vedere la morte in faccia, uccidere con la baionetta un soldato francese, far morire dissanguato un graduato inglese, vedere cadere uno dietro l’altro i commilitoni (spesso compagni di classe)

Remarque in Davos, 1929.

Remarque in Davos, 1929. (Photo credit: Wikipedia)

,emozioni rese magistralmente da Remarque. Poi, sentirsi esclusi dalla gretta società che li ha mandati al macello, lontani, orfani dello spirito fraterno che li hanno legati agli altri fanti in trincea: che senso ha tornare a scuola, dopo essere diventati uomini in questo modo? Come convivere con quanto è rimasto dentro di quei tremendi giorni?

 

Un grande autore, Remarque,le cui opere finirono bruciate dai solerti nazisti…

 

Erich Maria Remarque, La via del ritorno, Neri Pozza

 

Quattro anni trascorsi in trincea, in un inferno di orrori, in un lembo di terra tutta buchi e distruzione, tra brandelli di divise, lampi d’artiglieria e missili che solcano il cielo come fiori colorati e argentei… e poi in un giorno del 1918 ecco, improvvisa, la pace. Niente più mitragliatrici, niente più spari, nessun sibilo di granate. Comincia la ritirata e il ritorno in Germania per Ernst e la sua compagnia. Trentadue uomini, su più di cinquecento fanti partiti all’inizio della Grande guerra. Attraversano la Francia camminando lentamente, con le loro divise stinte e sudicie, i volti irsuti sotto gli elmetti d’acciaio. Magri e scavati dalla fame, dalla miseria, dagli stenti. Anziani con la barba e compagni smilzi non ancora ventenni, coi lineamenti che segnano l’orrore, il coraggio e la fine, con occhi che ancora non riescono a capire: sfuggiti al regno della morte, ritornano davvero alla vita? Lungo la strada incontrano i nemici, gli americani. Indossano divise e mantelli nuovi, scarpe impermeabili e della misura giusta. Hanno armi nuove e tasche piene di munizioni. Sono tutti in ordine. Al loro confronto Ernst e i suoi hanno l’aspetto di una vera banda di predoni. Eppure, una sola parola sgarbata e si lancerebbero all’assalto, selvaggi e sfiatati, pazzi e perduti. Arrivano in Germania di sera, in un grosso villaggio. Qualche festone appassito pende sopra la strada. Dei manifesti stinti dalla pioggia danno Il benvenuto. Ma nessuno li accoglie. Nessuna ragazza li saluta lungo la via, soltanto qualche bambino affamato corre loro accanto. Tutti sembrano tornati a occuparsi di se stessi, la vita continua come se loro fossero degli accessori. È quella davvero la patria, quella la casa? Oppure il fronte, quell’inferno di orrore e distruzione è penetrato così a fondo nei loro cuori che il lembo di terra della trincea è diventato la loro vera patria, terribile e straziante? Pubblicato per la prima volta a puntate sulla Vossische Zeitung e poi in volume nel 1931, La via del ritorno, riproposto qui in una nuova traduzione, fa parte, insieme con Niente di nuovo sul fronte occidentale e Tre camerati, della trilogia di Erich Maria Remarque dedicata alla Grande guerra. È uno dei libri più riusciti dello scrittore messo al bando dai nazisti, un’opera in cui la potenza delle immagini e delle parole si coniuga perfettamente con la storia narrata di un giovane reduce della Grande guerra. La prosa lieve e malinconica di Remarque raggiunge in queste pagine la sua più compiuta espressione, indugiando con maestria sui desolati paesaggi del terribile conflitto e restituendo al lettore l’anima di un personaggio che è il simbolo di un’intera generazione: una generazione che ha creduto di tornare a casa e dimenticare l’inferno delle trincee, e che invece ne è rimasta sopraffatta.

 

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SAGGI STORICI:

Niall Ferguson, Il grido dei morti, Mondadori

 

Porta d’accesso al «secolo breve», guerra che avrebbe dovuto porre fine a tutte le guerre, «inutile strage »: il primo conflitto mondiale fu una tragedia che costò la vita a oltre nove milioni di persone e inferse all’Europa della Belle Époque una ferita profonda che ne trasfigurò per sempre il ruolo sul palcoscenico della storia mondiale. La Grande guerra fu lo sbocco finale della corsa agli armamenti perseguita dalle principali potenze europee (in particolare dalla Germania), il frutto avvelenato dell’imperialismo, l¿esito dell’azione di forze storiche talmente potenti e vaste che nessun politico, diplomatico o militare fu in grado di contrastarla. In breve, una sorta di fatale e ineluttabile Armageddon.

Sono queste le interpretazioni che gli storici hanno dato delle origini e delle cause della prima guerra mondiale. Ma davvero il Reich tedesco rappresentava una minaccia per l’ordine e la stabilità dell¿Europa? Davvero si trattò di un conflitto inevitabile? A queste e altre domande risponde lo storico Niall Ferguson. Muovendosi in una interdisciplinare «terra di nessuno», confrontando dati economici e finanziari, rileggendo i testi dei «poeti di guerra», gli articoli dei principali quotidiani dell’epoca, come pure i libri di memorie o i documenti diplomatici, Ferguson fa piazza pulita di tanti miti e luoghi comuni e solleva questioni cruciali che intaccano alla radice la nostra percezione e conoscenza della prima guerra mondiale: è vero che l’opinione pubblica accolse la guerra con entusiasmo, come spesso è stato scritto? E quale peso ebbe la propaganda nei paesi belligeranti? Se le condizioni di vita nelle trincee erano così spaventose, se le armi impiegate erano così micidiali, perché gli uomini continuarono a combattere e non disertarono o non si ammutinarono? Chi vinse la pace, o meglio, a chi toccò di pagare il prezzo della guerra? E soprattutto: ne valse la pena? Alla fine Il grido dei morti, nelle sue conclusioni provocatorie e sconcertanti, originali e controcorrente, ci consegna un’unica, terribile verità: la prima guerra mondiale non fu soltanto una tragedia. Fu il più grave errore della storia moderna.

 

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Christopher Clark,

I sonnambuli,

Come l’Europa arrivò alla Grande Guerra

trad. di D. Scaffei, Laterza

 

1914. Re, imperatori, ministri, ambasciatori, generali: chi aveva le leve del potere era come un sonnambulo, apparentemente vigile ma non in grado di vedere, tormentato dagli incubi ma cieco di fronte alla realtà dell’orrore che stava per portare nel mondo.

 

La mattina di domenica 28 giugno 1914, l’arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono austro-ungarico, e sua moglie Sofia arrivarono in treno a Sarajevo e salirono a bordo di un’autovettura, imboccando il lungofiume Appel, per raggiungere ilmunicipio. Non apparivano affatto preoccupati per la loro sicurezza. Venivano da tre giorni di soggiorno nella cittadina di vacanze di Ilidze, dove non avevano incontrato che facce amiche. Avevano perfino avuto il tempo per un’imprevista visita al bazar di Sarajevo, dove avevano potuto muoversi senza essere disturbati nelle viuzze affollate di gente. Non sapevano che Gavrilo Princip, il giovane serbo bosniaco che li avrebbe uccisi solo tre giorni dopo, era anch’egli nel bazar, intento a seguire i loro movimenti.

Anche l’Europa si avviava inconsapevole al dramma. Non sapeva di essere fragile, frammentata, dilaniata da ideologie in lotta, dal terrorismo, dalle contese politiche. Così l’atto terroristico compiuto con sconcertante efficienza da Gavrilo Princip ai danni dell’arciduca ha un esito fatale: la liberazione della Bosnia dal dominio asburgico e l’affermazione di un nuovo e potente Stato serbo, ma anche il crollo di quattro grandi imperi, la morte di milioni di persone e la fine di un’intera civiltà.

 

Impeccabilmente documentato, sostenuto da una prosa brillante e provocatoria, questo libro è un modello esemplare di ricerca.

Max Hastings, “Sunday Times”

 

Ci sono molti libri sulla prima guerra mondiale, ma pochi illuminanti come questo. Clark indaga ogni dettaglio, ma è particolarmente acuto sulle cause balcaniche del conflitto.

“Financial Times”

 

Il libro è stato inserito dal “New York Times” tra i 10 Best Books of 2013

 

 

 

La prima guerra mondiale. Dodici punti di svolta ,

Ian F. Beckett (Autore), C. Veltri, Einaudi

 

A un secolo dall’assassinio dell’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando, le ripercussioni del devastante conflitto mondiale che ne segui durano ancora oggi. In questo saggio, lo storico Ian Beckett isola dodici eventi cruciali della prima guerra mondiale. Soffermandosi su episodi sia celebri sia pressoché dimenticati, l’autore racconta la storia della Grande Guerra da una prospettiva inedita, sottolineando di volta in volta il ruolo del caso come quello della strategia, episodi giganteschi come solo apparentemente poco rilevanti, la dimensione sociale come quella militare e l’evento di lungo periodo come quello che esaurisce rapidamente la sua portata storica. “La prima guerra mondiale” adotta una prospettiva globale, accompagnando il lettore dai campi belgi intenzionalmente inondati per arrestare l’avanzata tedesca alle immagini della tragica battaglia della Somme proiettate nei cinematografi inglesi, dall’idealismo della Washington di Thomas Woodrow Wilson alla catastrofica offensiva tedesca del Lys, nel 1918. La guerra è di per sé un enorme agente di trasformazione, ma Beckett ci mostra che gli sviluppi storici più significativi non si verificarono solo sui campi di battaglia o nei palazzi del potere, bensì anche nei cuori e nelle mentalità dei popoli.

 

 

DUE COLPI DI PISTOLA, DIECI MILIONI DI MORTI, LA FINE DI UN MONDO

 

STORIA ILLUSTRATA DELLA GRANDE GUERRA

Emilio Gentile    , Laterza

 

Dieci milioni di morti, tre imperi secolari annientati, rivoluzioni, guerre civili, nuovi Stati, nuovi nazionalismi, nuove guerre. E la fine del primato europeo nel mondo. Sono queste le conseguenze dei due colpi sparati a Sarajevo il 28 giugno 1914. Un mese dopo esplode la guerra europea: in quattro anni, diventa la prima guerra mondiale. Nel continente che domina il mondo, la modernità trionfante della Belle Epoque si trasforma nella modernità massacrante di una guerra totale. La prima guerra mondiale lascia un marchio tragico nella coscienza umana: venti anni dopo, una seconda guerra mondiale, con cinquanta milioni di morti, lo rende indelebile. Gli storici interrogano la grande guerra: perché scoppiò, perché tanti milioni di soldati furono massacrati e perché altri milioni continuarono a combattere per tanto tempo? Conoscere la sua storia è la condizione per trovare una risposta. Emilio Gentile racconta con parole e immagini l’evento che ha dato origine all’epoca in cui viviamo.

 

 

 

ROMANZI:
Humphrey Cobb
Orizzonti di gloria, Castelvecchi

Scritto nel 1935 e adattato per il grande schermo nel 1957 da Stanley Kubrick, Orizzonti di gloria è una storia di coraggio e sacrificio: un romanzo, scritto da un reduce e ispirato a fatti realmente accaduti.

Durante la Prima Guerra Mondiale, sul Fronte occidentale i soldati francesi ricevono l’ordine di assaltare il «Formicaio», una roccaforte tedesca; la mossa appare subito azzardata, perché diretta contro un presidio praticamente inespugnabile. Dopo il prevedibile fallimento dell’attacco, che causa ingenti perdite, viene aperta un’inchiesta con lo scopo di trovare un capro espiatorio al disastro annunciato. Così, un piccolo gruppo di uomini scelti a caso tra i ranghi inferiori viene trascinato dinanzi alla Corte Marziale con l’accusa di codardia. Il processo che ne segue è la farsa agghiacciante di una pachidermica e impietosa macchina di potere, che passa da una forma di orrore omicida a un’altra, guidata in realtà solo dagli astrusi interessi di una minoranza.

HUMPHREY COBB

(1899 – 1944) Sceneggiatore e romanziere, nato a Siena da genitori anglosassoni. Dopo aver prestato servizio nell’esercito canadese per tre anni durante la Prima Guerra Mondiale, rientra negli Stati Uniti per lavorare dapprima nel mercato azionario, poi nella marina mercantile, nell’editoria, in pubblicità, e infine per l’Office of War Information – antesignano della Cia – redigendo materiale di propaganda. Cobb è inoltre autore di None But the Brave (1938) e della sceneggiatura del film San Quintino (1937) con Humphrey Bogart.

 

 

Sangue, paura, follia. La missione suicida di un giovane tenente sul fronte dell’Isonzo. Germano Bandiera è solamente un giovane, ma sente la responsabilità delle vite degli uomini che gli hanno affidato, in quel carnaio orribile che fu la Prima Guerra Mondiale

 

Un testo recuperato di Carlo della Corte, nato a Venezia nel 1930. Giornalista e collaboratore di varie testate, giornalista televisivo, poeta, cinefilo, esperto in comics, fu anche scrittore di fantascienza, ma quel che racconta in questo libro, è la terribile realtà di quel conflitto

 

Il grande balipedio. La missione suicida di un giovane tenente durante la prima guerra mondiale

Carlo Della Corte, Endemunde

 

Un balipedio, spiega il dizionario, è un “campo sperimentale per il tiro dei cannoni e per altre esercitazioni a fuoco”. Ed è così che il fronte dell’Isonzo, martoriato da una tempesta d’armi d’ogni tipo, appare al giovane tenente Germano Bandiera: un colossale tiro a segno funestato dalla stupidità e dal cinismo degli alti comandi. Letterato benestante e sensibile, combattente contro voglia e istintivamente antieroe, Bandiera si trova a dover guidare il suo plotone di guastatori in una missione tanto inutile quanto impossibile: recuperare tre pesantissime corazze di bronzo abbandonate sul campo di battaglia. Alla cronaca di una realtà fatta di fango e sangue, paura e abbrutimento, il racconto alterna i flussi di pensiero d’un venticinquenne cui l’impronta di un’educazione alto borghese impedisce di comprendere fino in fondo la natura classista “di uno scontro fra torme di contadini spaventati.” “Il grande balipedio” non è solo un duro romanzo di guerra. È anche la metafora di una resa all’insostenibile irrazionalità d’un gioco troppo grande e infernale.

 

PROSSIMAMENTE , un graphic novel

 

Joe Sacco,

La grande guerra , Rizzoli 

 

L’acclamato autore di “Palestina” con “La Grande Guerra” regala una nuova prospettiva sul conflitto più sanguinoso della Storia recente.

 

“Unico, devastante, indelebile.” – Kirkus Reviews

 

a Grande Guerra è tra i Best Book Kirkus Reviews del 2013 nella categoria non fiction “Guerra, eserciti e strategie militari”.

 

Lanciata il 1° luglio del 1916, la Battaglia della Somme è passata alla storia come il simbolo della follia della Prima guerra mondiale: solo durante il primo giorno morirono quasi 20.000 soldati inglesi e ne rimasero feriti più di 40.000. In “La Grande Guerra”, Joe Sacco racconta gli eventi con “un’opera panoramica” dettagliata, che ritrae vividamente le imponenti posizioni di artiglieria dietro le trincee, la violenza e la disperazione delle decine di migliaia di soldati costretti alla ritirata o morti e seppelliti in massa. Stampato su carta di pregio, piegato a fisarmonica e confezionato in un elegante cofanetto, il libro è accompagnato da un fascicolo che riporta un saggio e una preziosa nota d’autore.

 

 

 

 

 

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il Prix Goncourt 2013 approda in libreria. lui è un astro emergente del noir, che questa volta ha centrato il bersaglio raccontando una vicenda della Grande Guerra. Il ritmo è quello travolgente del noir voltapagine, ma questa volta la posta in gioco è diversa. Certo, il lettore troverà anche la suspence del colpo ben piazzato che può cambiare la vita dei due protagonisti, riscattando la loro esistenza, ma tutto è incentrato sul sacrificio delle tanti giovani vite buttate al macello durante la Prima guerra mondiale, abbandonate subito dopo: ancora una volta il suo occhio si rivolge ai più deboli.

Il suo stile è rapido ed incisivo, dal taglio cinematografico, cosa che ci sembra normale vista l’esperienza come sceneggiatore dell’autore!

 

Pierre Lemaitre, Ci rivediamo lassù, Mondadori

Sopravvissuti al caos della Grande Guerra, Albert e Edouard si trovano emarginati dalla società. La Francia glorifica i suoi morti, ma si dimentica dei vivi. Albert, un umile e insicuro impiegato che ha perso tutto, anche il grande amore, incontra sul campo di battaglia proprio alla fine del conflitto Edouard, un ragazzo ricco, sfacciato ed eccentrico, dalle notevoli doti artistiche.

Quest’ultimo lo strappa alla morte dopo che Albert è rimasto intrappolato in una buca, ma nel compiere questo gesto di altruismo gli esplode in faccia un obice che lo sfigura per sempre. Decide così di darsi per morto per sfuggire al padre che lo detesta.

I due ragazzi, perseguitati da un “cattivo tenente”, sono condannati a una vita grama di esclusi, ma decidono a loro modo di non perdersi d’animo e si inventano una colossale truffa ai danni del Paese ergendo il sacrilegio allo status di opera d’arte…

 

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